C’è chi l’ha definita la Piazza Armerina di Puglia; infatti la residenza tardo antica in corso di scavo in località FARAGOLA,nel territorio di Ascoli Satriano (Fg).
Anche se l’area finora indagata,circa 1550 metri quadri,è solo parte di un complesso molto più vasto e articolato,la villa di Faragola,databile fra IV e VI sec.d.C.,si presenta già come uno dei più significativi esempi di residenze rurali tardo antiche nell’Italia meridionale.
Le ricerche stanno ricostruendo una lunga vicenda,a partire dalle fasi insediative che precedettero la villa,prima della conquista romana della Daunia avvenuta tra fine IV e II sec.a.C. : per l’età daunia nella stessa area è presente un abitato rurale,al momento attestato solo da una piccola porzione di mosaico a ciottoli databile al IV-III sec.a.C.
Alquanto limitati sono,finora,anche i dati per l’età tardo repubblicana e per la prima e media età imperiale,alla quale risale la prima e media età imperiale,alla quale risale la prima fase della villa di Faragola,come documentano alcune strutture murarie in opus incertum riutilizzate come fondazione di muri della residenza nella sua straordinaria fase tardo antica.
Il sito di Faragola ha una collocazione per più versi strategica,rispondente ai precetti degli agronomi romani Catone, Varrone e Columella,relativi alla scelta del luogo ideale per la costruzione di una villa : l’edificio è posto su un pianoro alle ultime propaggini collinari che delimitano la fertile valle del Carapelle,a soli cinque chilometri da Asculum ,del cui territorio questa proprietà faceva parte,e a nove da Herdonia.
La villa era dunque vicina a due importanti centri urbani,nei cui mercati potevano essere venduti i prodotti freschi e acquistati i generi necessari alla vita dell’azienda agricola.
Ma ciò che rendeva l’area di Faragola particolarmente adatta all’insediamento era l’ampia disponibilità d’acqua,garantita da molte sorgenti e dal fiume.
Infine,la villa non era isolata,ma sorgeva lungo un’importante arteria,che,oltre a dare sicurezza,garantiva facili collegamenti: la via Aurelia Aeclanensis o Herdonitana , strada che assunse particolare rilievo proprio in età tardo antica,realizzata con funzioni di “bretella” per collegare Aeclanum , cioè le zone interne appenniniche,attraversate dalla via Appia,alla via Traiana, intercettata a Herdonia.
Due sono i poli principali del complesso finora individuati:un ampio e articolato balneum (terma ) e una lussuosa cenatio (sala da pranzo) estiva.
La circostanza non sorprende poiché è nota l’importanza assunta dalle terme e dalle sale per banchetto nelle residenze rurali tardo antiche,a conferma della centralità attribuita dalle aristocrazie sia alla cura del corpo sia ai piaceri della tavola,e in generale agli spazi e alle pratiche della vita sociale e della convivialità.
Al momento,invece, non è stato individuato il quartiere produttivo,s si esclude una fornace per laterizi databile al IV secolo,parte di un più esteso settore artigianale.
La terma comprende un ampio salone,gli ambienti tiepidi (tepidaria) e caldi ( caldaria ) ,oltre a una serie di vasche.
Alcuni vani presentano una pregevole pavimentazione a mosaico con motivi geometrici. L’ambiente di maggiori dimensioni,probabilmente utilizzato come palestra,per massaggi e altre attività termali,si caratterizza per un mosaico articolato in quattro pannelli quadrati ( emblemata ), mentre una cornice a foglie d’edera,cui sono unite grandi foglie cuoriformi campite in rosa,segna il margine esterno del pavimento.
La parte meridionale dell’ambiente è occupata da un lungo pannello con motivo a stuoia e anche il vano di accesso alle terme conserva una decorazione musiva geometrica policroma.
Oltre a una serie di vani di servizio,particolare rilievo aveva nel complesso termale un ambiente (frigidarium),pavimentato con grandi lastre di marmo,che consentiva l’accesso a vasche di diverse dimensioni,tra cui si distingue una vera a e propria piscina (natatio) .
Soprattutto,è la cenatio , la sala da pranzo,a fornire le indicazioni più chiare sul progetto architettonico,decorativo e ideologico che sta alla base dell’intervento edilizio promosso in età tardo antica dal dominus, il padrone,di sicuro un personaggio colto,oltre che dotato di cospicue risorse finanziarie,perfettamente integrato nelle forme di vita e nelle manifestazioni tipiche della classe aristocratica cui apparteneva.
Il grande vano a pianta rettangolare,dotato di tre ingressi,si presentava come un padiglione,una sorta di “gazebo” in giardino, provvisto di copertura ma con i lati lunghi aperti.
In una prima fase,tra fine IV e inizi V secolo,il pavimento era costituito da un mosaico policromo con decorazione geometrica del tutto simile ai pavimenti della terma ed p verosimile che già allora l’ambiente svolgesse funzione di sala da pranzo,probabilmente con la tradizionale sistemazione a triclinio.
Nel corso del V secolo,il dominus ritenne di dare alla cenatio una sistemazione più lussuosa e monumentale,oltre che fortemente innovativa.
Le trasformazioni riguardano principalmente il pavimento e la realizzazione di un tipo particolare di divano per banchetto (stibadium) in muratura,provvisto di una fontana.
Il pavimento,sovrapposto al precedente mosaico,fu realizzato con lastre di marmo prevalentemente di reimpiego di vario tipo e colore,sistemate in moda da creare tre diversi livelli pavimentali.
Particolare rilievo,per la posizione enfatica e il pregio dei materiali impiegati,avevano tre tappeti in opus sectile,originariamente montati forse su pareti e poi inseriti come emblemata nella pavimentazione marmorea lungo l’asse centrale del vano.
L’elemento di maggior spicco della cenatio era costituito dal raro stibadium,il divano in muratura per il banchetto,collocato i posizione dominante e in maniera enfatica sull’asse principale dell’ambiente. Di forma grosso modo semicircolare,aveva lo spazio centrale occupato da una piccola vasca.
Il rivestimento della struttura era particolarmente accurato: le parti meno visibili(la vaschetta e il muro semicircolare esterno) erano foderate da lastre di marmo bianco,mentre la facciata presentava una ricercata decorazione nella quale si integravano sapientemente opus sectile marmoreo,mosaico ed elementi scultorei figurati.
È possibile ricostruire la presenza di tre pannelli centrali,uno in porfido e due in serpentino,delimitati da una cornice a dentelli triangolari,e ai lati due pannelli rettangolari nei quali erano iscritti rombi delimitati da cornici in cipollino e decorati da lastrine lapidee con motivo a onde con tessere musive a foglia d’oro.
Il lato destro,meglio conservato,presenta al centro un tondo di marmo bianco scolpito a bassorilievo,inquadrato da due cornici di tessere musive di pasta vitrea con foglia d’oro e di dentelli triangolari,con la raffigurazione di una danzatrice davanti a un’ara sulla quale è poggiata una cista con avvolto un serpente.
Un secondo frammento,rinvenuto negli strati di crollo,conserva un volto femminile con il caratteristico copricapo di canne : si tratta di un oscillum del I sec. d.C., reimpiegato nella decorazione della fronte dello stibadium,a testimonianza della stretta connessione tra il mondo conviviale e i temi dionisiaci.
In questa scelta,infatti,va sottolineato non solo il significato legato al reimpiego dell’oscillum, nel quadro di un generalizzato fenomeno di riuso di manufatti più antichi ben attestato nella villa,ma anche,e soprattutto,la scelta di temi legati al patrimonio iconografico pagano,di chiara ispirazione dionisiaca,tipico degli ambienti conviviali ancora in età tardo antica.
È un fenomeno ricorrente e ,anche se in alcuni casi è possibile che questa scelta sia da interpretare come un segno di appartenenza religiosa alternativa al cristianesimo,risulta più diffusa la prassi di utilizzare tali simboli,nel quadro di una forte persistenza di immagini convenzionali,quali sinonimi di convivialità,ospitalità,felicità della vita terrena.
Non è chiaro se al di sopra della vasca posta al centro del divano in muratura fosse sistemata una mensa di marmo,oppure se,come descrive Plinio nel caso dello stibadium della sua villa in Lazio,nella vaschetta piena d’acqua galleggiassero “piatti”con le diverse portate.
È molto probabile che,sulla fronte dello stibadium,dalla vaschetta l’acqua fuoriuscisse a “cascata”,in modo da defluire nella parte centrale della sala da pranzo,ribassata rispetto ai corridoi laterali. Un velo d’acqua doveva quindi “ricoprire” i marmi del pavimento e i tappeti in opus sectile,offrendo uno straordinario effetto scenografico,in particolare grazie al gioco di riflessi che enfatizzava la cromia dei marmi e della paste vitree.
La presenza d’acqua nell’ambiente,inoltre,contribuiva a garantire una piacevole frescura durante i banchetti estivi. Questa trovata trasformata lo stibadium quasi un ninfeo,molto simile ad esempio al ninfeo imperiale di Punta Epitaffio a Baia.
Qui l’insieme degli elementi architettonici e decorativi manifesta la volontà di collegare l’interno al contesto esterno,”sfondando” le pareti e aprendo lo spazio della sala da pranzo al paesaggio circostante.

- lato destro
Si conferma così la tendenza all’”uso architettonico” dell’acqua in tali strutture per banchetto,secondo un carattere aulico riscontrabile già in case e ville romane più antiche,come nella celebre descrizione dello stibadium della villa di Plinio o nel monumentale stibadium in muratura del Canopo di villa Adriana a Tivoli,in particolare nel giardino – cenatio ,il cosiddetto “ninfeo – stadio”,il cui settore meridionale,terminante con una gradinata a emiciclo e una elaborato gioco d’acqua,somiglia molto alla cenatio di Faragola.
Nella sala da pranzo,lo stibadium è in posizione enfatica,sopraelevato e in asse con l’accesso,offriva una visione frontale e simmetrica. I percorsi reali e visivi costituivano,uno degli aspetti più curati nell’edilizia residenziale,in particolare per le sale di ricevimento e per quelle da pranzo. Il banchetto era sentito come una sorta di spettacolo,non solo per l’esibizione di musici,attori,mimi e intrattenitori vari,ma perché la sala da pranzo era vissuta quasi come uno spazio teatrale nel quale il dominus, come ogni ospite,nel rispetto di precise convenzioni sociali,recitava una parte in modo da ostentare il proprio status nei confronti di amici e clienti.
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NON TUTTI |
SANNO CHE |
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Aeclanum |
Insediamento osco sorto nella fertile valle del Calore (in Campania),divenuto municipio romano e poi colonia. Conobbe notevole sviluppo dopo la costruzione della via Appia. |
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Opus Incertum |
Opera incerta: muratura costituita da piccole pietre,messe in opera in filari irregolari. |
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Ausculum |
Insediamento daunio divenuto municipio romano,caratterizzato da una continuità di vita durante il Medioevo e l’età moderna,fino ad oggi. |
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Opus sectile |
Rivestimenti pavimentali o parietali realizzati con lastrine di marmo o di altro materiale pregiato in modo da realizzare decorazioni geometriche o figurate. |
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Daunia |
Territorio daunio corrispondente alla Puglia settentrionale e alla parte orientale dell’attuale Basilicata. |
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Oscillum |
Lastra marmorea rotonda,finemente scolpita,appesa a decorazione degli intercolumni dei peristili. |
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Emblemata |
Quadri decorati inseriti all’interno di pavimenti a mosaico o in opus sectile. |
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Tardoantica(età) |
Periodo storico(circa IV-VII sec.d.C.) corrispondente ai secoli finali dell’Antichità e alla fase di passaggio al Medioevo. |
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Herdonia |
Insediamento daunio divenuto municipio romano,posto lungo il tracciato della via Traiana e occupato fino alla tarda antichità. Il villaggio medievale sorto al di sopra della città antica fu abbandonato nel XV secolo circa. |
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Villa |
Azienda agricola,generalmente suddivisa in pars urbana ,dove risiede il signore(dominus) e pars fructoria , per la gestione della produzione agricola,spesso con l’impiego di manodopera schaivile. |
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Triclinio |
Sala da pranzo con tre letti disposti a ferro di cavallo e mensa al centro. |
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Una scoperta importantissima per la storia dell’architettura domestica romana! Complimenti. Comunque penso que esisteno alcuni punti obscuri relativi agli spazzi aperti e coperti. Sono interessato di obtenire piu d’informazzioni su gli scavi (autori, indirizzio, posibilita di contatto). Sono archeologo, professore d’archeologia classica e provinciale a l’universita di Cluj Napoca, Romania.