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«I leader nazisti volevano estirpare totalmente la cristianità e sostituirla con una religione razziale adatta ai loro obiettivi. Credevano di potere soffocare le chiese protestanti e cattolica in un tempo relativamente breve. Stabilirono un piano prima ancora di prendere il potere. Il piano nacque dagli incontri dei gerarchi più fidati di Hitler, Goering, Goebbels, Rosenberg, Hess, Schemm, Von Schirach. Gerarchi meno antireligiosi come Von Epp e Von Papen ne furono probabilmente tenuti all’oscuro». Così inizia un massiccio dossier compilato dall’Oss, lo spionaggio americano della Seconda guerra mondiale, in vista del processo di Norimberga. Sono 148 volumi custoditi dalla Cornell University, una delle università più prestigiose d’America, diretti da William Donovan, detto “wild Bill”, il selvaggio Bill, il fondatore dello stesso Oss, morto nel 1959. La ricercatrice Julie Seltzer Mandel ne ha pubblicato il primo, di 108 pagine. [...] Il capo dell’Oss potrebbe non essere del tutto imparziale: cattolicissimo, gesuita mancato, fu sempre dalla parte del Vaticano (che lo impiegò a fini spionistici persino in Giappone). Ma sul neo paganesimo nazista ha forti pezze di appoggio, compresi i filmati degli ancestrali riti notturni, soprattutto per i giovani, alla luce delle torce, e i simboli e le formule magiche delle antiche deità tedesche, a cominciare da Odino, onorate dai gerarchi…

Questo è quanto riportato da un articolo comparso sul Corriere della Sera nel marzo 2002 [1], uno dei molti testi, storici e giornalistici, che nel corso degli anni, hanno contribuito a creare nell’immaginario collettivo il binomio tra “spiritualità e ideologia nazista” e culto degli antichi dei norreni, tanto da far diventare la “runa di Odino” (“Othala”) una sorta di simbolo internazionale neo-nazista.

In realtà, si tratta di un binomio a dir poco imperfetto.

Per comprendere il senso di questa “imperfezione”, dobbiamo partire, innanzitutto, da una breve analisi del senso dell’”Odinismo”.

La religione che oggi viene comunemente chiamata Odinismo è una branca del movimento eteno, un culto che ripropone in epoca moderna l’antico paganesimo germanico in forme talvolta definibili ricostruzioniste, talvolta esplicitamente innovative ed eclettiche.

Sostanzialmente, comunque, l’Odinismo e l’Etenismo si inquadrano in un filone piuttosto ben definito di ritorno a religiosità primarie di cui fanno parte elementi quali il neopaganesimo naturista o la Wicca: a differenza di queste forme religiose, però, evolutesi in forme “modernizzate”, l’Etenismo o, più tecnicamente, l’”Asatru” (che originariamente [2], nel suo significato di “credo negli Asi”, sta ad indicare il culto degli dei d’Islanda, una delle ultime terre nordiche a convertirsi al cristianesimo, ma è andato progressivamente a disegnare il quadro del culto complessivo delle divinità scandinave) o il “Forn Sed” (“Vecchie Usanze), si fonda molto di più su una operazione quasi “archeologica” di ricostruzione dell’originale religiosità norrena [3].

Le origini di tale religiosità, per altro, si perdono nella più remota antichità e includono alcuni nuclei tematici fondamentali:

- il credo politeistico in tre “razze” divine coinvolte negli affari umani, gli Asi, che rappresentano il potere, l’ordine e le capacità produttive, i Vani, che rappresentano la fertilità della terra e le forze della natura e gli Jotnar, i giganti che rappresentano il caos e le distruzione;

- la presenza di alcuni dei più importanti e con “funzioni” specifiche. Tra essi si possono ricordare: Thor il dio del tuono che genera la pioggia con il suo martello, Odino, il capo di tutti gli dei, simbolo della saggezza, capace di donare un occhio per bere alla fonte della conoscenza e di rimanere appeso nove notti all’albero sacro Yggdrasil per apprendere il segreto delle sacre rune, Frey, dio della fertilità dei campi e dell’agricoltura, Ostara dea della generatività femminile e Skadi, dea dell’indipendenza, della morte, della caccia e… dello sci4;

- un sistema valoriale basato sulle cosiddette “Nove Nobili Virtù”: coraggio, verità, onore, fedeltà, disciplina, ospitalità, industriosità, autostima e perseveranza. E’ altresì da notare che nella “antica religione” non esistevano assolutamente forme di discriminazione basate su etnicità, genere, lingua, nazionalità, razza, orientamento sessuale o elementi simili;

- l’origine diretta degli esseri umani dagli dei, con i tre fratelli Odino, Ve e Vili che avrebbero creato gli uomini da tre alberi e una quarta divinità, Rig, che avrebbe portato il senso delle “classi sociali” sulla terra. La differenza centrale tra uomini e animali starebbe nella capacità dei primi di avere l’”Od”, cioè l’estasi mistica. Dopo la morte, coloro che muoiono in battaglia saranno portati nel Valhalla dalle Valchirie e banchetteranno con gli dei, mentre coloro che si comportano in modo disonorevole dimoreranno nel triste e tormentato regno della dea Hel;

- una cosmogonia che si basa sulla fusione di fuoco e ghiaccio provenienti dai rispettivi regni di Muspelheim e Niflheim nello spazio vuoto chiamato Ginnungigap (con Odin, Vili e Ve che, successivamente, avrebbero forgiato la terra dalle ossa di un gigante che avevano ucciso) e una teleologia che si fonda sul concetto fondamentale del Ragnarök, la grande battaglia tra gli dei e i giganti. A differenza dell’Apocalisse, la descrizione del Ragnarök è molto chiara in tutti i suoi aspetti: dai lupi che inghiottiranno sole e luna al crollo delle montagne, dalla morte della maggior parte degli dei alla sopravvivenza di un uomo e una donna Lifthrasir e Lif, che ripopoleranno il mondo e daranno inizio ad una nuova era di pace [5].

Già da queste poche note risulta piuttosto evidente la difformità tra credo odinistico e mistica nazista: esistono certamente punti di unione, in particolare riguardo alle “Nove Virtù”, ma, come si è visto, la grande apertura mentale propria della religiosità etenico-norrena, crea una divaricazione notevolissima tra i due sistemi di pensiero.

Da cosa nasce, dunque, un accostamento persistente quanto erroneo?

Per capire questo punto, è necessario analizzare quel grande sostrato mistico-ideologico e fondamentalmente sincretico di ogni tradizione religiosa o pseudo-religiosa di matrice antica che formo la cultura “misterica” europea tra fine XIX e, soprattutto, inizio XX secolo.

In questo travagliato periodo di perdita delle “certezze positive”, alcuni personaggi particolari, capaci proprio di operazione sincretiche a tratti a dir poco “spericolate” dal punto di vista storico e teologico, seppero emergere ed imporre le proprie idee a circoli di persone che avevano visto cadere progressivamente ogni certezza.

Tra costoro, un ruolo di primo piano fu quello assunto da Guido Von List, poeta, giornalista, intellettuale, drammaturgo e pellaio viennese che, a partire dal suo famoso Deutsch-Mythologische Landschaftsbilder [6] e poi in una serie di scritti in prosa e poesia, pose le basi di quella sorta di religione occulta che prese il nome di “Armanismo”. La “leggenda”, creata da Von List stesso, sulla prima ispirazione che lo condusse allo sviluppo della sua teoria teologica vuole che il giovane Guido, all’età di 14 anni, rimanesse così folgorato da una visita alla cripta della cattedrale di Santo Stefano (chiesa costruita sul sito di un tempio pagano) a Vienna nel 1862 da decidere fin da allora di costruire un giorno un tempio al dio Odino [7]. Purtroppo, da quanto è possibile comprendere oggi, Von List, con l’andare del tempo, pur ampliando in estensione il raggio del suo pensiero, non pare, dal punto di vista storico, averlo approfondito ulteriormente da quel giorno. L’Armanismo, infatti, si presenta oggi allo storico delle religioni come una sorta di confuso guazzabuglio di idee in cui le già discutibili teorie teosofiche della celeberrima occultista Madame Blavatsky si mescolano ad elementi provenienti dalla Gnosi e ad elementi raccogliticci di storia romana e germanica, il tutto condito da un certo gusto tardo-romantico e vagamente ossianico. Ne deriva una specie di culto solare e di esaltazione delle antiche tradizioni germaniche, in cui il ritorno alla antica religiosità para-naturale norrena (e, si badi bene, la confusione tra tradizione germanica e tradizione scandinava, che, per quanto legate a radici comuni, si differenziano storicamente piuttosto nettamente, è pressoché totale) e allo studio della “magia delle rune” (“Armanen Futharkh”) hanno un peso sostanziale. Particolarmente interessante è, poi, la concezione della superiorità filosofico-etnica del “popolo ariano”, il cui profondo misticismo sarebbe derivato da conoscenze superiori, perdute con l’avvento del cristianesimo, di cui il popolo germanico avrebbe dovuto reimpossessarsi [8].

E’ impossibile non vedere in questi nuclei tematici le ragioni di un interesse successivo per l’Armanismo da parte di numerosi circoli politico-occultistici pre, para e proto-nazisti.

Tra questi, uno assume, in prospettiva storica, particolare importanza: la “Società Thule” (“Thule Gesellschaft”).

Il fondatore di questo gruppo era stato Rudolph Blauer (che poi mutò il proprio nome in Rudolf von Sebottendorff), un ricco commerciante tedesco che, durante un soggiorno in Turchia, era stato istruito sui segreti della massoneria, del rosicrucianesimo e del misticismo orientale.

Sebottendorff, per molti versi, fornì la base esoterica del nuovo gruppo occultista, che nacque ufficialmente nell’agosto del 1918, prendendo il nome dalla leggendaria isola nordica dell’Artico: secondo la tradizione, la terra di Thule si doveva identificare con l’Islanda, la Scandinavia o la Groenlandia, ed era un’isola abitata da esseri superiori (noti col nome di Ariani o Iperborei) che possedevano facoltà telepatiche e tecnologie avanzatissime rispetto a quelle umane.

Il centro più importante della società fu Monaco di Baviera, dove, grazie ai contributi di alcuni ricchi adepti, la “Thule” riuscì persino ad acquistare il quotidiano locale, l’”Osservatore di Monaco”, poi rinominato l’”Osservatore del Popolo” [9].

Definire la ideologia di fondo della Società è impresa ardua: per molti versi il “credo” dei suoi partecipanti appare oggi come una sorta di “antologia” (per non dire di “frullato”) di tutto quanto di misterico e para-mitologico era stato costruito nel cinquantennio precedente, dall’immancabile teosofia della Blavatsky a residui steineriani, dalle teorie biblico-razziali della “teozoologia” di Jörg Lanz Von Liebenfels [10] alle elocubrazioni geopolitiche di Karl Haushofer [11], dall’infame antisemitismo più becero di Theodor Fritsch [12] allo “spiritualismo germanico” appunto di Von List, che, per alcuni versi, fungeva da “padre nobile” della società, ritenendosi quasi tutti gli altri teorici menzionati direttamente o indirettamente suoi allievi.

Era, dunque, quasi inevitabile che, in questo “poutpourri” pseudo e para-misticheggiante, un posto d’onore spettasse proprio alla già di per sé piuttosto inesatta teologia germano-norrena del poliedrico studioso viennese. Di fatto, però, essa, mescolandosi ad altri elementi di così varia origine, venne ulteriormente snaturata, riducendosi ad un miscuglio di simbolismi (dalle rune alla svastica) di vago sapore germanico, che, agli occhi dello studioso contemporaneo appaiono essere, più che altro, significanti svuotati di significato e pronti per essere ricaricati di senso a seconda delle esigenze e degli interessi di chi li utilizza. Non c’è, d’altra parte, da stupirsi di ciò: di fatto la “Thule Gesellschaft” fu un prodotto del suo tempo, di una società che aveva perso ogni punto di riferimento e che, nella affannosa ricerca di un sistema per “riprogrammarsi”, era disponibile alla fascinazione di ogni teoria radicata nell’alterità assoluta rispetto all’esistente e di ogni simbolismo capace di assurgere al ruolo di “nuova bandiera da seguire”, qualunque fosse il significato più o meno forzatamente imposto al simbolo stesso.

Purtroppo, il risultato della miscela di teorie teosofico-germanofilo-arianizzanti della Società Thule, fu un uomo capace proprio di trovare (o “appiccicare”) significati nuovi a simboli di per sé anche molto lontani dalle sue idee di fondo: Adolf Hitler.

È, infatti, nel 1919 che la Società Thule mostrò al mondo intero quello che diventerà il suo più celebre e “illustre” iniziato. In quegli anni il futuro fuhrer ebbe come maestro e precettore Dietrich Eckart, uno degli affiliati più brillanti dell’organizzazione, essendo egli a capo dell’edizione di un giornale anti-semita e un esperto occultista.

Eckart addestrò Hitler nelle tecniche oratorie, linguaggio del corpo, mimica facciale, e accrescimento dell’autostima, rendendolo così un oratore capace di entusiasmare e ammaliare con i gesti e con le parole la pressoché totalità del “volk” germanico [13].

Non è un caso che Hitler in seguito dedicò il Mein Kampf, la sua opera più importante, proprio al suo mentore Eckart. Dopo essere stato discepolo di quest’ultimo, Hitler ricevette anche gli insegnamenti di Karl Haushofer, nel frattempo divenuto professore di geopolitica a Monaco e fondatore della famosa e discussa Società Vril: con questo ultimo passaggio, il cerchio produttivo della ideologia mistica nazional-socialista divenne completo.

Ma cosa rimase, in tutto questo lavoro di filtraggio e in tutti questi passaggi rielaborativi, del nucleo etenista all’interno di tale ideologia?

In realtà ben poco: praticamente le scatole vuote di una visione romantico-wagneriana [14] delle antiche virtù germaniche, snaturate della loro qualità creativa originaria e reinserite nel più stretto dogmatismo [15] di quello che, secondo le parole di Pauwels e Bergier [16], doveva diventare un “altrove assoluto” rispetto a tutta la cultura sviluppata nel tardo ’800, i significanti svuotati di rune reinterpretate in chiavi lontanissime dal loro senso norreno [17] e, forse, anche se è discutibile, l’auto-identificazione di Adolf Hitler con un “thurse”, un essere della distruzione che, nella sofisticata visione cosmologica dell’Asatru, doveva fungere da agente dell’entropia, a cui si contrapponeva (in un contrasto che sfociava nella complementarietà) la forza ordinatrice rappresentata, secondo la rilettura hitleriana, dell’intero popolo ariano, costruttore di un “mondo nuovo”[18].

D’altro canto, Hitler stesso dimostrò a più riprese la propria distanza dall’Odinismo classico.

Certamente, durante la sua ascesa, alcuni gruppi occultistici fondati sulla base delle dottrine che influenzavano la società tedesca dell’epoca, mostrarono un grande interesse per quello che oggi viene definita, con una certa genericità, “misticismo nazista”, ma una volta raggiunto il potere, il führer scoraggiò apertamente ogni attività di stampo religioso che potesse anche solo velatamente deviare dagli obiettivi del partito, dalla sua immagine di “deus soter”[19] o dalla linea esoterica ufficiale del “mago di Himmler” Karl Maria Willigut (che semplicemente, nella sua “Ueiskuinigsto”, riproponeva in chiave misticheggiante le fantasie occultistiche della Thule, di cui il suo “padrone si era appropriato facendone una ragione di vita [20]), cosicché parecchi gruppi neopagani e mistici germanici dovettero subire una serie di persecuzioni che si conclusero anche con deportazioni nei campi di concentramento [21]: Friedrich Marby, il grande studioso delle rune realmente scandinave passò 99 mesi a Dachau, Siegfried Kummer, leader dell’Armanismo “scientifico” sparì nel nulla e Herman Wirth, creatore della “etenistica” “Deutsches Ahnerbe” venne esiliato.

Le affermazioni di Hitler e quelle di altri gerarchi andarono, d’altra parte, sempre nella stessa direzione. “Il Fuhrer «dichiarò che il futuro non era la rinascita del culto di Wotan»; Rosenberg proclamò che «Odino è morto»; e von Schirach «assicurò ai genitori che non avrebbe spinto i loro figli a erigere altari nelle foreste»” [22]. Già nel Mein Kampf Hitler aveva apertamente criticato i pagani “che sognano l’eroismo del passato, la preistoria, le lance e gli scudi, ma che in realtà sono i peggiori codardi che si possa immaginare” [23].

Su queste basi, le pretese di certi moderni Odinisti di estrema destra, in particolare di quel ramo etenista che si definisce “Wotanista” e che ha come principale esponente un “teorico” (o meglio un criminale comune [24]) dello spessore (nullo) di David Eden Lane [25], di un connubio tra ideologia nazionalsocialista e culti norreno-germanici, non può che definirsi un semplice, per quanto terrificantemente nefasto, frutto dell’ignoranza storica e della facile fascinazione per simboli di seconda mano, completamente annullati da rimaneggiamenti accumulatisi nei periodi più bui del XX secolo.

Note

:

[1] E. Carretto, “Pagani in marcia sotto la svastica“, Corriere della Sera, 4 marzo 2002

[2] Il termine è apparso per la prima volta nel periodico “Fjallkonan”, come ritorno alle tradizioni nordico-islandesi, nel 1885

[3] M.Mirabello, The Odin Brotherhood, Mandrake 2003, p.23

[4] Dalle “funzioni specifiche” di questi dei è possibile apprendere molto sia dello stile di vita che del sistema valoriale che dominavano le esistenze degli antichi vichinghi.

[5] J. Lindow, Norse Mythology: A Guide to Gods, Heroes, Rituals, and Beliefs, Oxford University Press, USA 2002, passim

[6] G.Von List, Deutsch-Mythologische Landschaftsbilder, Verlag den Verfassers 1891-1913

[7] G.Von List, Das Geheimnis der Runen, Guido-von-List-Gesellschaft 1908, p.14

[8] N.Goodrick-Clarke, Black Sun: Aryan Cults, Esoteric Nazism and the Politics of Identity, New York University Press 2003, pp.87ss

[9] D.Sklar, The Nazis and the Occult, Dorset Press 1977, pp. 63ss.

[10] J. Lanz von Liebenfels, Theozoologie oder die Kunde von den Sodoms-Äfflingen und dem Götter-Elektron, Vienna 1905

[11] K. Haushofer, Bausteine zur Geopolitik, Berlino 1927

[12] T. Fritsch, Antisemiten-Katechismus, Berlin 1893

[13] T. Ravenscroft, The Spear of Destiny, Samuel Weiser Inc. 1973, pp.37-38

[14] L’influenza wagneriana sullo sviluppo del pensiero di Hitler è ben nota. In proposito cfr. J.Kohler, Wagner’s Hitler: The Prophet and His Disciple, Polity 2000, passim

[15] C.G.Jung, The Collected Works of C. G. Jung, Routlege & Kegan Paul, 1967, pp. 231-237

[16] L.Pauwels, J.Bergier, The Morning of the Magicians: Secret Societies, Conspiracies, and Vanished Civilizations, Avon 1968, p.103

[17] E.Thorsson, Northern Magic: Rune Mysteries and Shamanism, Llewellyn Publications 2002, pp.30-33

[18] Tale interpretazione discende in particolare da un passo del Mein Kampf in cui Hitler scrive: “Il primo passo per distruggere una nazione è distruggere la sua cultura”. Cfr. A.Hitler, Mein Kampf, Houghton Mifflin 1971, p. 71

[19] W.C. Langer, The mind of Adolf Hitler; the secret wartime report, Basic Books 1972, p.29

[20] P.Roland, The Nazis and the Occult: The Dark Forces Unleashed by the Third Reich, Chartwell Books 2007, pp.89 ss.

[21] Ivi, pp.97-98

[22] E.Carretto, Citato[23] A.Hitler, Citato, p.49

[24] Lane è morto per un attacco epilettico nella prigione di Terre-Haute, Indiana, dove era detenuto per cospirazione e violazione dei diritti civili.

[25] Cfr. D.Lane, Wotanism in http://www.mourningtheancient.com/dl-2.htm


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