Chi non ha uno zio d’America? Io no, ma non fatico a credere quanto la fantasia di chi ha un parente nel Nuovo Mondo possa aver lavorato fantasticando su quasta figura, su questo stereotipo di persona avventurosa, eroica, un po’ scapestrata e magari anche pecora nera della famiglia, ambigua ma sicuramente affascinante. E magari, grazie ad Internet, più di uno di noi si è dilettato nel ricercare il proprio cognome nell’uno o nell’altro angolo del pianeta, a volte scoprendo personaggi addirittura illustri, altre volte abbiamo spento il nostro terminale delusi di non condividere il sangue o le origini con una celebrità.
In quest’ultima eventualità, la verità storica rischia poi sul serio di divenire un boccone molto amaro da mandare giù, tale da far perdere quella sorta di “patente” di nobiltà di essere il paese di Qualcuno, come è accaduto di recente all’intera Sardegna con la sua riconosciutissima grande madre Eleonora, la quale non sembrerebbe in realtà nativa di luoghi come Oristano e nemmeno di una generica Arborea, ma bensì di sicure origini catalane o aragonesi.
Il caso Juan Peròn-Giovanni Piras rientra proprio in questa fenomenologia, trattandosi tuttavia sicuramente di uno dei casi più misteriosi ed affascinanti della storia moderna: il mitico Generale Juan Perón, tre volte presidente dell’Argentina, sarebbe in realtà un italiano, e nel particolare originario proprio della Sardegna. L’ipotesi avanzata è una pretesa che ha quasi dell’incredibile ma molti elementi concorrono, in tutti i casi, in direzione di un Perón sardo.
Il fatto passò alle prime ribalte della cronaca, piuttosto timidamente in verità, negli anni ‘40 e verso l’inizio dei ‘50 solamente a Mamoiada (piccolo centro in provincia di Nuoro, nel cuore della Barbagia) teatro iniziale di questa fantastica vicenda, ma esplose poi con fragore nel 1951 dopo la pubblicazione di due articoli redatti dall’avvocato e giornalista Nino Tola sul quotidiano “L’Unione Sarda” e, pure se parzialmente, anche ne “Il Giornale d’Italia”. In quel periodo il Tola svolse incredulo le prime indagini incuriosendo tutti, e inevitabilmente anche negli ambienti culturali sardi a quei tempi la notizia venne ampiamente commentata fra stupore e perplessità, talvolta anche condita da scherno.
Dopo vent’anni di sostanziale silenzio, il caso fu ripreso dal giovanissimo mamoiadino Peppino Canneddu e culminò nella pubblicazione, nel 1984, di un libro dal titolo “Juan Peron-Giovanni Piras, due nomi una persona”, edito da Antonio Lalli – Poggibonsi –.
Le prime ricerche e relativi riscontri insinuavano il fatto che Giovanni Piras, un umile contadino di Mamoiada emigrato giovanissimo ai primi del secolo scorso in Sud-America, sarebbe diventato nientemeno che il mitico presidente Juan Perón. La questione affascinò per tanto tempo un terzo ricercatore freelance ancora una volta mamoiadino: Raffaele Ballore, che dal 1993 in poi iniziò ad indagare ulteriormente e a raccogliere materiale deciso a trarre un soggetto cinematografico da questa storia (soggetto finito di scrivere nel 1996, registrato e depositato alla SIAE – Roma – nel 1998-). La ricerca doveva però necessariamente essere approfondita e trovare documentazione probatoria pro o contro questa fantastica tesi e verificare argomenti e fatti che hanno viziato alcune coincidenze in passato.
Dal 1984 ad oggi, tantissimi nuovi elementi si sono aggiunti a migliorare o, più spesso, a complicare le cose, e in base alla documentazione acquisita hanno fatto cambiare percorso iniziale al Ballore pur mantenendo la stessa “rotta”. I dubbi sul Piras sono stati affrontati e risolti dalla sua meticolosa ricerca riportata nel libro “El Presidente” – Il caso Piras-Perón -, con sottotitolo “La leggenda di un sardo che sarebbe diventato Juan Perón”.
L’indagine sfata e fa crollare di netto il caso finora conosciuto, quello del Peròn mamoiadino, non senza polemiche anche all’interno del Paese, dove il mito del Piras già cominciava a trarre (pochi in verità) benefici economici, soprattutto in termini di turismo. Lo studio del Ballore, tuttavia, evidenzia efficacemente le tantissime e innegabili contraddizioni di Perón e le lacune degli storici argentini con documenti e fotografie, ed è caratterizzato dal forte desiderio di conoscenza e verità.
Troppo spesso le voci di popolo hanno avuto qualche fondamento, ma è anche vero che talvolta la “cassa di risonanza” popolare amplifica più del dovuto i fatti ed arriva persino a stravolgerli. Una seria verifica era necessaria senza lasciarsi trasportare o coinvolgere emotivamente anche quando moltissime testimonianze giocavano a favore della ipotesi di Mamoiada e che per una lunga serie di micidiali coincidenze (alcune delle quali rivelatesi forzate) sembrava non lasciare spazio a molti dubbi.
A ciò è seguito uno studio accurato, andando alla ricerca del Piras emigrato da Mamoiada nel 1910 e indagando su particolari fasi della vita di Perón e dei suoi documenti personali, e in base ai dati raccolti la pista del Perón mamoiadino è stata poi trascurata, non senza un velo di delusione, dal Ballore quando sono stati analizzati importanti documenti della prima moglie del Generale e i dati antropometrici nel foglio Matricolare Militare del Piras confrontati con quelli di Perón. Infine è stata lasciata definitivamente alla leggenda popolare dopo il risultato di una perizia che non lascia dubbi.
L’autore riporta le voci popolari e le testimonianze in Sardegna che fanno letteralmente rimanere a bocca aperta per il contenuto delle rivelazioni e le tante coincidenze che avvalorerebbero la versione del Perón mamoiadino ma che, in tutti i casi, contribuiscono indubbiamente ad un fondo di verità poiché importanti elementi fanno ritenere che Perón sia stato un sardo vero. Che il tre volte presidente argentino nasconda qualcosa di serio nel libro emerge in maniera chiara ed inequivocabile.
Nel relato autobiografico del 1976, Juan Peròn afferma infatti la sardità del suo bisnonno, non citandone tuttavia il paese d’origine nè la provincia. Nel testo, a pagina 19 si può leggere:
“…mi tatarabuelo era medico; medico sardo. El apellido Peròn existe en España, en Italia y en Francia acaso, porquè Cerdeña, de donde procedìa, estuvo ocupada a lo largo de historia por estas potencias. El reino de Cerdeña (reino de gentes testarudas) estaba compuesto por la Isla de Cerdeña, Génova y el Piamonte…fue mi bisabuelo, el hijo del medico, que emigrò a Buenos Aires en 1860…lo cierto es que si mi apellido fuera de origen italiano nos llamarìamos Peroni. De modo que acaso soy descendiente de españoles afincados en Cerdeña desde la epoca en que España ocupaba la isla…”
la cui traduzione, fedele, è questa:
“…il mio trisnonno era medico, medico sardo. Il cognome Peròn esiste in Spagna, in Italia e Francia casualmente perchè la Sardegna, da dove proveniva, fu occupata per lungo tempo da queste tre potenze. Il Regno di Sardegna (regno di gente testarda) era composto dall’Isola di Sardegna, da Genova e Piemonte…Fu il mio bisnonno, il figlio del medico, che emigrò a Buenos Aires nel 1860…Certo è che se il mio cognome fosse di origine italiana ci saremo chiamati Peroni. Ad ogni modo sono discendente da spagnoli stanziati in Sardegna fin dall’epoca della dominazione spagnola.”
Chi emigra nel 1860 è il figlio del trisnonno medico, il bisnonno, che in Argentina chiamano bisabuelo. I Peròn, dunque, secondo dichiarazione diretta (e registrata) del Generale, si trovano in Sardegna da parecchie generazioni.
Il cognome Peròn, senza accento sulla “o” come viene scritto in Argentina, è un cognome tipicamente veneto e tutt’oggi è parecchio diffuso in quella regione, oltre a contare presenze anche in Francia e Spagna.
Pare impossibile che una persona di quel calibro che per forza di cose doveva avere chiare origini o, in questo caso, doveva crearsele inafferrabili, avesse commesso un’approssimazione così grossolana nella data di emigrazione del bisnonno, perchè ragionando con le cifre abbiamo che Juan Peròn nasce, secondo la storia ufficiale, nel 1895. Chiaro è che non poteva trattarsi del bisnonno ad emigrare nel 1860, dato che per evidente fatto fisiologico poteva trattarsi, al limite, solo del padre.
Le memorie biografiche del Generale, poi, quelle ricche di ricordi d’infanzia ed episodi di gioventù, sono frutto di anni di lavoro e aggiustamenti suoi e del suo segretario Lòpez Rega. Lo stesso Peròn, quando gli faceva notare le diverse e discordanti versioni su episodi politici, sulle origini e altro che spesso si verificavano riascoltando i nastri registrati che poi dava ai biografi, ribatteva più di una volta dicendo che i documenti si cancellano, si distruggono, si creano e se qualcuno intendeva pubblicare cose non vagliate da lui gli avrebbe fatto prendere un bello spavento.
Peròn: “…questa passione degli uomini per la verità mi è sempre parsa insensata…Qualcuno ha scritto che io devo studiare meglio i documenti. Già. Ecco qui i documenti, tutti quelli che voglio. E se non ci sono Lòpez li inventa…Nessuno saprà mai che viso avesse Monna Lisa nè come sorridesse, perchè quel viso e quel sorriso non corrispondono a quello che lei fu veramente ma a ciò che dipinse Leonardo. Eva mi diceva la stessa cosa: bisogna mettere le montagne dove uno vuole, Juan. Perchè dove le metti, così restano. Così è la storia.” (tratto da T.E. Martinez – Il romanzo di Peròn ed. Guanda, 1999 pag. 52)
Ancora Peròn, rivolto al suo segretario Rega mentre gli dettava le memorie: “…lei sa bene che io non dico mai volgarità, ma c’è un solo modo per definire la storia. La storia è una puttana, va sempre con quello che paga di più. E più leggende aggiungo alla mia vita, più mi arricchisce e più armi ho a disposizione per difendermi. Lasci tutto come sta (non corregga niente). Non è una statua ciò che voglio ma qualcosa di più grande: governare la Storia, prenderla per il culo” (tratto da T.E. Martinez – Il romanzo di Peròn ed. Guanda, 1999 pag. 182)
La tesi del Peròn sardo è un collage di tanti episodi, un immenso, enigmatico puzzle di cui però fondamentalmente i punti di maggior forza sono: la più volte dichiarata “sardità” del Generale e l’inesistenza dei suoi avi nell’isola; il ritrovamento di documenti ufficiali riguardanti il politico argentino chiaramente sospetti; le fotografie da giovane e da maturo militare non corrispondenti a quelle del bambino e adolescente; le minacce avute dall’avvocato Tola e l’importante testimonianza inedita raccolta dal giornalista Franco Siddi (attuale presidente della Federazione Nazionale della Stampa). Seguono una serie di anomalie e stranezze nella documentazione ufficiale del militare Perón e della famiglia.
Raffaele Ballore ha seguito e crede in una pista sarda pur non essendo riuscito ad individuare località di provenienza, infatti scriverà “Piras-Perón” sino alla fine del libro ma con questo gioco di cognomi vuole significare più generalmente il caso, appunto, di un Perón sardo.
Ormai sono tanti ad essere colpiti dalla “peronite”, questa storia affascina chiunque: chi procura scritti, chi una piccola testimonianza, altri suggeriscono un indizio. In questo caso chi più ne ha più ne metta, la verità storica si raggiunge con il contributo di tanti.
Per mettere definitivamente la parola fine al caso del Perón sardo, manca solo la prova genetica, prova che, secondo le risultanze riportate sul libro “El Presidente”, dovrebbe essere fatta ai resti di Juan Perón e di sua madre Juana Sosa. Il perché si capisce leggendo questo volume che argomenta il caso con documenti, foto e testimonianze.
Tomás Eloy Martínez, grande scrittore e biografo indipendente di Perón, scrive: «…insieme a Joseph Page ho scoperto che narrare di Perón è un’impresa senza fine e nessuno potrà mai scrivere il libro definitivo».
In Sud America non è stato facile indagare su una storia del genere: troppe difficoltà, troppe porte chiuse, troppo tempo trascorso e, perché no, troppi interessi sfociati spesso in vera e propria ostilità da parte degli argentini e dello Stato Argentino stesso.
Alcuni scrittori hanno segnalato delle incongruenze anagrafiche circa le origini del Generale, chi le giustifica con l’imbarazzo di Perón non legittimato dalla nascita e chi, più spesso, non sa spiegarsene i motivi. Pochi però hanno osservato attentamente le sue vicende, giacchè soltanto con un’attenta analisi ci si accorge che tutta la vita di questo illustre personaggio è fitta di misteri e sorprese che pongono seri interrogativi sopratutto perché ci sono ora elementi non trascurabili da sottoporre all’attenzione degli storici.
Bisogna dire che questo caso ha meritato la difficile e approfondita ricerca di cui è stato oggetto. Indagare sulla vita di Perón per chiarire la vera identità non vuole assolutamente essere un atto scortese nei confronti del popolo argentino ne’ sminuire la figura del loro ex Presidente.
L’autore non valuta il Perón politico perchè non ha approfondito la conoscenza del suo operato e le sue idee, all’interno di questa ricerca accenna solo un piccolo profilo. Esprime però la personale considerazione dicendo che se é stato eletto democraticamente per tre volte vuol dire che per gli argentini qualche merito l’avrà pur avuto anzi, ancora oggi, lui ed Evita, la famosa venerata e dissacrata sua seconda moglie, rimangono due figure mitiche nell’intero panorama latino-americano. Ma non ha intenzione di celebrare o demolire nessun “mito”, vuole soltanto mettere in discussione una verità di interesse storico perché se tutto corrisponderà a verità un suo conterraneo, con il nome di Juan Perón, nel bene e nel male, è stato un protagonista della storia del 1900.
In uno dei libri di Enrique Pavòn Pereyra, biografo personale di Juan Perón, spicca in maniera enigmatica una frase dettata allo scrittore dall’esule argentino nella casa madrilena su come ha conservato gelosamente l’origine della sua natalità, si legge: «…Io ho giocato con il mio destino una magica scommessa, sono riuscito fino ad oggi a conservare le mie origini come profondo segreto».
Anche per un altro ricercatore sardo, Gabriele Casula, una sostituzione di persona in piena regola è la spiegazione della falsificazione e della manipolazione dei documenti anagrafici di Juan Perón e delle contraddizioni esistenti nelle biografie degli storici argentini oltre che nelle sue stesse memorie e lo spiega nel libro “¿Donde nació Perón? Un enigma sardo nella storia dell’Argentina” (Ed. Condaghes, Cagliari). Al di là della fantastica storia che propongono i libri “El Presidente” di Raffaele Ballore e “¿Donde nació Perón? di Casula, un fatto importante accomuna i destini della Sardegna, dell’Argentina e le loro capitali: la città di Buenos Aires prende il nome dalla chiesa della Vergine della Buona Aria, patrona di Cagliari e di tutta la regione sarda.
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Correzione: la vergine di Buona Aria, o Madonna di Bonaria, non è patrona di Cagliari ma solo della Sardegna.
Il patrono di Cagliari è San Saturnino.