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Molte divinità antiche, secondo i miti, sono uccise e discendono nella tomba il periodo che va tra la morte e la resurrezione è generalmente di tre giorni.

Della nascita di Gesù Cristo non venne rivelato il giorno e neppure il mese e l’anno. Il 25 dicembre è una data simbolica e più avanti capirete il perchè. Gli antichi dotti, con astrusi quanto complicati calcoli, hanno assegnato varie date a questo evento. Génébrard, dopo un’infinità di incredibili considerazioni, si convinse che Cristo era nato nel 4090 dopo la creazione del mondo. Scaligero (figlio) si disse certo che Gesù era venuto al mondo nel 3948 dopo la genesi, mentre, secondo l’erudito Pico della Mirandola, nel 3958. E tanti altri, con calcoli strampalati, trovarono molte altre date.

Se, come si è visto, vi è molta incertezza nello stabilire l’anno esatto di nascita di Gesù, la confusione è ancora maggiore quando si vuole ricercare il giorno e il mese. Non è affatto vero che il Cristo sia nato, come moltissimi credono e come si celebra, il 25 dicembre. Per avere una pallida idea di quanto la questione sia complessa basti pensare che, nel passato, alcune sette cristiane calcolarono, addirittura, centotretasei date differenti.

Lightfoot stabilisce che la data di nascita di Gesù fu il 15 settembre, altri parlano di febbraio e agosto. Due sette, secondo quanto scrive Epifanio, celebravano la nascita di Gesù in due periodi diversi: una in giugno e l’altra in luglio. Clemente Alessandrino affermò che Gesù Cristo era nato il 25 Pathon, che corrisponde al 20 maggio, o il 15 Tybri, cioé il 10 gennaio, o l’11 Tybri, il 6 gennaio.

Secondo San Cipriano la data esatta era il 28 marzo. Sant’Ippolito si disse convinto che il Cristo fosse nato il 23 aprile. La controversa e confusa questione fu risolta dal papa Giulio I nell’Anno Domini 337. San Giovanni Cristostomo, nel 390, così spiegò quanto il papa aveva deciso: «In questo giorno (25 dicembre) anche la natività di Cristo fu ultimamente fissata in Roma…». Ancora oggi, tuttavia, alcune chiese cristiane, come la copta, l’armena e quella ortodossa, celebrano il Natale in un giorno diverso: il 6 gennaio.

I cristiani, tra il III e IV secolo, scelsero il 25 di dicembre come nascita del Salvatore nell’intento di sovrapporre una festività cristiana alla celebrazione pagana del Sole commemorata quasi dappertutto. Stabilirono, così, la data del Redentore il giorno dopo il solstizio d’inverno (24 dicembre), giorno durante il quale si festeggia solennemente, presso i romani e non solo, la rinascita del Sole, il Dies Natalis Solis Inviti (“giorno natale del Sole Invitto”), che riprendeva il suo cammino sulla volta dei cieli. Il sole del solstizio, infatti, ha raggiunto il punto più meridionale della sua orbita, cosicché alle latitudini dell’emisfero settentrionale si registra il giorno più corto dell’anno. Da quel momento l’astro inizia, lentamente, a riprendere il suo tragitto in direzione delle latitudini settentrionali e le giornate, a poco a poco, si allungano.

Scrive Alfonso Cattabiani che il Sol Invictus era «una divinità solare di Emesa introdotta dall’imperatore Aureliano (270-275), che aveva costruito anche un tempio in suo onore nel campus Agrippae, l’attuale piazza San Silvestro». Nel culto del Sol Invictus confluirono la Mastruca celtica e il germanico Yule (ruota), con esplicito riferimento al sole. Nigel Pennick spiega: «Lo stesso termine “Yule” (anglo-sassone “Geola”) significa Giogo dell’Anno, vale a dire il punto d’equilibrio esistente oltre il declino della luce del sole (…). Il periodo dello Yule inizia quindici giorni prima del solstizio d’inverno con la festa di San Niccolò, che è associato alla figura sciamanica dello stesso Odino» . La nascita di Cristo, come si è detto, venne sostituita al giorno dedicato al culto solare perché, come scrive Gibbon in Decadenza e caduta dell’Impero Romano, «i Romani (Cristiani) ignorando… la data reale della nascita di Cristo, fissarono la festa solenne al 25 Dicembre, il solstizio d’inverno o Brunale, quando i pagani celebravano, ogni anno, la nascita del Sole».

La Chiesa delle origini sovrappose le celebrazioni cristiane alle vecchie ricorrenze pagane. Per fare pochi esempi: la festa di San Giorgio ha rimpiazzato l’antichissima festività della Parilia; i festeggiamenti di San Giovanni Battista hanno rimpiazzato la festa dell’acqua, che era celebrata a mezz’estate; la festività dell’Assunzione della Vergine ha preso il posto delle celebrazioni di Diana. Halloween diventò la festa di Ognissanti e via di seguito.

Ritornando al 25 di dicembre, ben pochi sanno che quasi tutti i popoli della terra hanno sempre celebrato, intorno a questa data, la nscita di un dio. In Egitto si festeggiava la nascita del dio Oro, all’epoca corrispondente al nostro Natale. Il padre di Oro, Osiride, si credeva fosse nato, pure, nello stesso periodo. In Babilonia si celebrava, il 25 di dicembre, il dio Tammuz, “unico figlio” della dea Ishtar, rappresentata col figlio divino tra le braccia e con, intorno al capo, un’aureola di dodici stelle. Sempre al solstizio d’inverno, in persia, nasceva il dio Mithra, noto anche con l’appellativo di Salvatore. Le più antiche testimonianze di questo dio sono databili, all’incirca, al 1600 a. C. e sono contenute nei Rgveda o “Veda della Lode”, testi sacri indiani scritti in sanscrito fra il 1600 e il 600 a. C.

A Roma il culto di Mithra fu portato dalle legioni romane e prese caratteristiche proprie, a tal punto che si può, senza tema di errare, parlare di una religione dei Misteri mitriaci romani. Nell’antico Messico, alla stessa data, era nato il dio Quetzalcoatl. Nello Yucatan veniva celebrata la nascita del dio Bacab, che si credeva messo al mondo da una vergine di nome Chiribirias. Pure al solstizio d’inverno nasce il dio azteco Huitzilopochtli. Gli scandinavi festeggiavano il dio Freyr, figlio di Odino e di Freya. Sempre un 25 dicembre nascono Bacco in Grecia e Adone in Siria. Williamson, in La legge suprema, scrive: «…alcuni dei primi Padri della Chiesa Cristiana asseriscono che la grotta di Betlemme, in cui si celebravano i misteri di Adone, fosse quella in cui era nato Gesù».

Il 25 di dicembre, peraltro, fu fin da lontanissimi tempi celebrato come sacro; basti pensare che la nascita del dio semitico Shamash veniva fatta cadere un 25 dicembre di tremila anni prima di Cristo.

C’è ancora da dire che oltre alla nascita è simile la morte e la resurrezione di dio o uomo divino. Scrive ancora Williamson: «Noi troviamo che Krishna, Osiride, Tammuz, Adone, Mithra, Ati, Bacco, Dionisio, Baldur, Quetzalcoatl e Gesù discendono tutti nella tomba (ed alcuni nelle regioni infernali) e che il periodo tra la morte e la resurrezione è generalmente di tre giorni, mentre la resurrezione avviene di regola all’equinozio di primavera, o pochi giorni di distanza da esso».

Qualche esempio, Mithra, nato il 25 dicembre, fu pianto nella tomba dai suoi discepoli nel periodo che corrisponde alle festività pasquali. Essi gioendo affermavano: «Rallegratevi, o Iniziati; il vostro dio è risorto dalla morte. Le sue pene e le sue sofferenze saranno la vostra salvezza» (Depuis, Origine di tutti i culti, vol. V).

Il dio Ati, celebrato nell’antica Frigia con gli appellativi di “Figlio unigenito” e di “Salvatore”, era simbolizzato con un agnello, Frazer scrive: «Ati era per la Frigia, quello che Adone era per la Siria. Come per Adone, la sua morte e risurrezione erano, ogni anno in primavera, commemorate con una festa (…). Le cerimonie celebrate alla festa di Atis non sono perfettamente conosciute: sembra che la celebrazione della sua resurrezione seguisse immediatamente quella della sua morte» (Il Ramo d’oro, vol. I).

In Irlanda, la religione dei Celti celebrava il dio Samhein di cui si racconta che risorse dalla morte dopo tre giorni. Il dio Bacco, ucciso dai Titani, veniva fatto risorgere da Giove dopo tre giorni. Analogamente sotto le altre sue sembianze di Dionisio è detto che «subito dopo la sua sepoltura, risuscitò dalla morte e salì al cielo» (Macrobio, Commentarium in Somnium Scipionis, Origene, Contra Celsum). Infine scrive ancora W. Williamson: «Nel Nord abbiamo Baldur il bello, giusto e benefico, che i missionari cristiani trovarono rassomigliare a Gesù. Egli muore ucciso da una freccia scoccata dal cieco Hoerder, dio delle tenebre. Questa freccia era fatta con legno di vischio. Baldur giace morto per 40 giorni, e alla fine di questo periodo si risveglia e regna (…). La rozza e superficiale allegoria qui è abbastanza chiara: a 68 gradi di latitudine il sole è morto per 40 giorni, ucciso dalle tenebre dell’inverno. La freccia di legno di vischio era il primo indizio di una nuova vita proveniente dalla morte stessa (e attraverso la soglia di essa), poichè il vischio era chiamato del pari “la pianta del freddo e gelido inverno”, e il “ramo salutare”. Baldur era anche chiamato “Figlio dell’Uomo”. Egli risorse, come era stato profetizzato dalla terza Sibilla nel Volospa: “I campi non seminati daranno il loro prodotto. Tutti i dolori saranno sanati. Baldur ritornerà”».

Giuseppe Cosco
Tratto da i Misteri anno IV n. 30 1998.


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