Nonostante un secolo di ricerca accademica sull’argomento, che ha prodotto una gran quantità di materiale sperimentale, non c’è ancora consenso riguardo alla natura dell’ipnosi.
Per comprendere cos’è realmente l’ipnosi, occorre innanzitutto chiarire cosa non è: nell’immaginario popolare, infatti, l’ipnosi è una diabolica forma di manipolazione psicologica e controllo mentale, capace di trasformare le malcapitate “vittime” in dei burattini alla mercé dell’ipnotista. Niente di più incorretto.
Al contrario, un soggetto in Ipnosi (o per così dire “in stato di trance”), nonostante la scarsa reattività col mondo esterno (dovuta alla focalizzazione verso l’interno), si trova in una condizione di estrema ricettività mentale (capacità di accettare ed elaborare i concetti ad un livello più profondo, con maggiore efficacia). La “ricezione” è però tutt’altro che passiva: la mente del soggetto, si troverà costantemente nella condizione di dover “scegliere” se accettare o scartare, in base al suo pensiero più profondo (inconscio, sistema di credenze, codice etico, etc.) quanto gli viene suggerito.
Suggerire (o “suggestionare”) un soggetto a compiere una qualunque azione contraria al suo volere, alla sua etica, si tradurrà nella totale negazione della messa in opera della stessa.
Non è infatti possibile, ad esempio, indurre alcun individuo mentalmente sano a compiere un omicidio attraverso l’ipnosi (a patto che non sia capace di farlo anche in condizione “normale”).
Orne ed Evans (1965) hanno condotto uno studio per scoprire se potevano far compiere a soggetti ipnotizzati azioni antisociali, come lanciare un barattolo pieno di acido nella faccia di un assistente ricercatore (per questioni di sicurezza il barattolo non conteneva effettivamente acido, ma i soggetti dell’esperimento non lo sapevano).
Crearono due gruppi di 6 soggetti: uno con individui altamente ipnotizzabili ed in stato di trance, ed un gruppo di controllo con soggetti scarsamente ipnotizzabili a cui era stato chiesto di “fingere d’essere in ipnosi”. Evidenziarono che, 5 soggetti altamente ipnotizzabili lanciarono “l’acido”, ma che lo fecero anche tutti i 6 soggetti poco ipnotizzabili, non in trance, a cui era chiesto semplicemente di “fingere d’essere in ipnosi”.
Questo esperimento dimostra che non c’è niente nell’ipnosi che possa portare le persone a compiere azioni antisociali, ma piuttosto qualcosa riguardo la situazione sociale in cui l’esperimento è stato condotto. La logica dell’esperimento è che se puoi portare delle persone a compiere atti antisociali senza ipnosi, allora non c’è bisogno di usare l’ipnosi per spiegare ciò che stanno facendo (basti pensare al famoso esperimento sull’autorità di Stanley Milgram, 1963).
Altra convinzione diffusa, è che l’ipnosi possa essere in qualche modo simile al sonno. Per questa stessa ragione, il fenomeno è stato chiamato Ipnosi derivandolo da “Hypnos”, Dio greco del sonno; ciò nonostante le ricerche hanno dimostrato come ipnosi e sonno differiscano ampiamente. Gli studi sull’attività cerebrale hanno mostrato che nonostante esistano degli schemi caratteristici d’attività mentale associati con il sonno, questo non vale per l’ipnosi. Per un osservatore l’ipnosi può apparire simile al sonno (dato che viene comunemente suggerito il rilassamento come parte della routine ipnotica), ma i soggetti ipnotizzati sono in uno stato molto più simile allo stato di veglia (ad es. l’ipnosi è stata indotta sperimentalmente in persone che pedalavano su delle cyclette (Devos, 1999), la cosiddetta “ipnosi in allerta attiva”).
E’ lecito chiedersi: l’ipnosi è pericolosa? No, l’ipnosi non è pericolosa (anzi, è un’esperienza estremamente piacevole e positiva), anche se, ovviamente può portare ad effetti imprevisti o negativi se praticata da persone non competenti (Lynn, Myer e Mackillop, 2000).
E’ altrettanto bene segnalare che non è possibile restare “intrappolato” in stato di trance. Se l’ipnotista “non sveglia” un soggetto sotto ipnosi, quest’ultimo si sveglierà spontaneamente nel giro di poco tempo (al massimo entro qualche ora). In alternativa ad un risveglio diretto, un soggetto in trance che non viene svegliato si “addormenta” in un comune sonno fisiologico, per poi risvegliarsi in stato normale di veglia.
La totale disinformazione e carenza d’informazione su cosa sia effettivamente l’ipnosi, abbraccia persone di ogni estrazione sociale e cultura. Come esempio dimostrativo, basti pensare che solo una piccola percentuale di Medici e Psicologi, infatti, possiede un opportuno bagaglio di conoscenze sul fenomeno. Questa enorme lacuna è una diretta conseguenza di alcuni aspetti sociali, culturali e storici. Per citare le più importanti:
- L’immaginario trasmessoci dal Mondo Fantastico (romanzi, film, fumetti, etc.) è essenzialmente errato (fantastico per definizione), ma che raggiunge una vastissima audience. A questi elementi, bisogna aggiungere il caso degli Ipnotizzatori Da Palcoscenico che, operando nell’intrattenimento, hanno tutto l’interesse nell’alimentare l’idea che si tratti di qualcosa di “magico” o “soprannaturale” e s’impegnano a produrre fenomeni e reazioni particolarmente clamorose.
- Equivoci e Fraintendimenti: ad esempio, molte truffe e rapine sono state spiegate chiamando in causa l’Ipnosi, fino alla genesi del termine specifico “ipnorapine”. Queste, in realtà, sono nella maggior parte dei casi una sapiente combinazione di confusione, distrazione, rapidità d’azione e sangue freddo, che lasciano la vittima in uno stato di shock dovuto non tanto alla pratica stessa di cui è stato oggetto, quanto piuttosto alla incapacità di comprendere quanto abbia vissuto (e per questa ragione viene chiamata in causa l’ipnosi).
- L’ostilità storica da parte dell’Ambiente Scientifico: l’incapacità di comprendere la sua natura Scientifica s’è tradotta, nei primi dell’800 in una ferma posizione d’ostilità della scienza ufficiale nei confronti del fenomeno. In quegli anni l’Ipnosi è stata oggetto di una vera e propria caccia alle streghe: i medici ritenuti “colpevoli” di praticarla, venivano sistematicamente allontanati e sollevati dai loro incarichi. Molti medici, per evitare di macchiarsi d’Eresia, furono costretti a praticarla segretamente. E’ anche grazie a questi coraggiosi (Charcot, Janet, Bernheim, Freud, etc) che finalmente, nella prima metà del ‘900, l’ambiente scientifico ufficiale accetta l’ipnosi nella pratica medica (seppure con molte riserve).
Fonte: Persuasione.net
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