La tentazione è forte: dopo aver osservato, studiato, analizzato al microscopio gli orrori della dittatura nazista, l’incredibile ferocia, l’assurda determinazione e l’intima malvagità dimostrata da uomini e donne che non solo in Germania, ma di fatto, in misura maggiore o minore, in pressoché tutta Europa si riconobbero nel simbolo della croce uncinata, l’istinto naturale risulta quello di ritenere questo fenomeno una sorta di “corpo estraneo”, un’errore per certi versi casuale, un’aberrazione parentetica, non appartenente alla tradizione dell’Occidente “civilizzato”.
Numerosi storici, anche della Chiesa, non sono stati immuni da questa tentazione [1].
Ecco, allora, che nelle loro ricostruzioni storiche, il nazismo diventa un cancro sviluppato da elementi estranei, infiltratisi in un periodo come quello post-bellico, di estrema difficoltà psicologica ed economico-sociale e di indebolimento delle strutture culturali preesistenti, nel corpo sostanzialmente sano della tradizione occidentale.
Da questa premessa derivano numerosi assunti piuttosto discutibili, da quelli che vogliono vedere nel nazismo una “parentesi buia” della storia tedesca [2], a quelli che, in misura sempre maggiore, attribuiscono lo sviluppo del nazionalsocialismo all’intrusione del misticismo orientale e dell’Induismo in Occidente, tra la seconda metà del XIX e l’inizio del XX secolo [3], a quelli, infine, che, con più marcato orientamento ideologico, vedono nell’insorgenza della brutalità hitleriana il naturale corollario di una sempre più diffusa corrente ateistica ed anti-cristiana [4].
Lasciando da parte l’idea, prettamente anti-scientifica, della possibilità di parentesi chiuse ed auto-referenziali all’interno del continuum storico (la storia non ha parentesi ma nessi causale, per quanto spesso aggrovigliati e da dipanare) e della precisa “localizzazione” del fenomeno dal punto di vista spaziale, smentita dalla già accennata “internazionalità” della sua diffusione, con particolare concentrazione nell’area centro-europea, è certamente più interessante concentrarsi sugli ultimi due aspetti, chiedendosi:
1) siamo certi che la penetrazione filosofico-religiosa di elementi orientali possa essere causa, per quanto indiretta, del nazismo, o dovremmo piuttosto pensare che i nuclei tematici sviluppati da questa corrente di pensiero siano, in qualche modo, autoctoni?
2) In questo caso, tenendo conto che la costruzione culturale occidentale è sostanzialmente informata dal pensiero cristiano, quanto di tale pensiero, seppur in forma chiaramente deviata e distorta, è passato nel nucleo ideologico nazista e come può essere accaduto ciò?
Per quanto riguarda il primo punto, è necessario premettere immediatamente che, con ogni probabilità, l’apporto del misticismo orientale al nazismo, per quanto certamente esistente, è stato fortemente sovrastimato. E’ sicuramente vero che alcuni dei più alti gerarchi hitleriani (da Hess a Himler e altri) trovarono il fondamento della propria aderenza all’ideologia suprematista e etnocentrica nazista nelle loro precedenti esperienze occultistiche legate, seppur attraverso il filtro di rivisitazioni a tratti notevolmente azzardate (da Madame Blavatsky alla Società Thule) a mistiche e filosofie orientaleggianti, ma è altrettanto vero che, in fin dei conti, tali gerarchi furono solo una minoranza della grande massa dei sostenitori dell’NSDAP e che, comunque, Adolf Hitler, in gioventù passato attraverso le seduzioni di tali “culti misterici”, a differenza di alcuni suoi seguaci, se ne distaccò in seguito, tanto che, dopo un decreto del 1937 che metteva fuori legge massoni, teosofisti e membri di società occultistiche, in particolare dopo il volo del suo delfino Rudolf Hess verso la Scozia nel 1941 fece di tutto per eliminare ogni componente magistica dal regime: dapprima descrisse tutti gli astrologi come imbroglioni, poi convinse molti gerarchi a rivoltarsi contro ogni forma “superstiziosa”, infine ordinò l’arresto di occultisti, spiritualisti, guaritori e antroposofisti e il loro internamento nei campi di prigionia [5].
E’, al contrario, piuttosto indiscutibile che gran parte della “mitologia nazista” derivasse da strutture culturali chiaramente riconoscibili nella tradizione occidentale.
Come ha giustamente notato il professor Hollister [6] della Università della California, i nuclei mitologemici della civiltà occidentale nascono “…dalla sintesi di tre culture: Classica, Cristiana e Germanica” e solo con la fusione delle tradizioni classica e cristiana con la tradizione germanica “si può parlare realmente di nascita della Civiltà Occidentale”. Allo stesso modo, è proprio da questa unione culturale che nasce la lettura oggi ritenuta “universale” del Nuovo Testamento, una lettura che ha prodotto la correlazione diretta tra Occidente e Cristianità.
In particolare, cinque elementi della tradizione germanica sembrano aver avuto una presa così forte sulla cultura occidentale da diventare, in una sintesi strettissima con il cristianesimo, pilasti di tutto il sistema di pensiero dell’Occidente. Ebbene, ciascuno di essi può essere facilmente identificato come elemento costitutivo di base dell’ideologia nazista:
ricerca del Graal => ricerca della purezza interiore (o razziale);
senso di fratellanza => Gemeinschaft Prinzip (base del “Socialismo Nazionale”);
paranoia dell’assedio => Angst Prinzip (base della teoria dello “spazio vitale”);
tradizione di leadership del singolo => Führer Prinzip;
elitarismo => Übermensch Prinzip (base della gerarchizzazione etnico-sociale).
E’, inoltre, da notare come ciascuno di questi elementi, da soli o in combinazione con gli altri, tende ad avvicinarsi a nuclei tematici propri del cristianesimo, oltre che del platonismo, creando, per lo più sulla base di comuni “inimicizie” e “fobie sociali”, una connessione inusitata tra sistema di pensiero cristiano e fondamenta ideologiche nazionalsocialiste, una connessione che, indubbiamente, favorì l’ascesa, in un paese in cui l’80% della popolazione si dichiarava credente (cattolico o protestante) [7], dell’unico dittatore della grande ondata tirannica tra anni ‘20 e ‘30 ad essere eletto democraticamente dal suo popolo.
E’ a partire da questo dato che vale la pena di analizzare più in profondità le relazioni intercorrenti tra cristianesimo e nazismo, relazioni a tutt’oggi ampiamente discusse dagli storici, con posizioni che vanno dalla negazione di ogni nesso (con l’idea di una ideologia nazista considerabile completamente ateistica) [8] all’accusa di “complicità cristiana” nei crimini hitleriani [9].
In particolare, recentemente alcune ricerche svolte da studiosi di storia ecclesiastica [10] hanno accertato, dopo attente analisi dei documenti nazisti, che, probabilmente, il cristianesimo avrebbe potuto avere la capacità di fermare l’ascesa nazionalsocialista prima della presa del potere da parte di Hitler e di moderare la sua ferocia durante il regime, ma non lo fece a causa di una certa quiescenza complice da parte delle maggiori denominazioni cristiane.
Sostanzialmente, la maggioranza dei cristiani tedeschi supportava il Reich e molti continuarono a farlo nonostante la sempre crescente evidenza di una dittatura feroce e depravata.
Per comprendere, però, il quadro di questo muto collaborazionismo nella sua interezza, dobbiamo, prima di tutto, cercare di capire in che contesto religioso, storico e culturale i fascismi europei ebbero modo di svilupparsi.
Fin dai tempi più remoti, le Chiese cristiane hanno sempre tentato di promuovere la lealtà verso governi anche autoritari, purché non ostili al cristianesimo o, peggio ancora, atei.
L’antisemitismo cristiano si sviluppò proprio da uno dei primi tentativi della chiesa di trovare un accomodamento con il potere costituito: la reinterpretazione del Vangelo per allontanare la colpa della crocifissione dai Romani, spostandola sugli Ebrei (accusati di “deicidio”) è chiaramente un esempio di questa tendenza a cercare posizioni clientelari nei confronti dei governi per ragioni meramente politiche (in questo caso, con l’aggiunta del rifiuto ebraico di convertirsi) [11].
L’antisemitismo cristiano fu, in effetti solo raramente violento, ma in ogni occasione in cui la violenza esplose, il risultato fu devastante, dal primo sterminio del 414 d.C. in poi. Ciò spiega la ragione per cui oggi, nonostante con un tasso tecnico di crescita normale gli ebrei della Dispora dovrebbero essere centinaia di milioni, nel mondo vi siano solo 13 milioni di ebrei [12]: stermini di massa e conversioni forzate hanno segnato i rapporti tra cristiani ed ebrei per almeno un millennio e mezzo [13].
E’, forse, il caso di ricordare che, in tutta Europa, pratiche quali l’obbligare gli ebrei ad indossare segni identificativi (come le stelle gialle), la loro ghettizzazione e la confisca dei loro beni furono di secoli pre-esistenti all’avvento del nazismo [14].
Tutto il Protestantesimo europeo portò a lungo il marchio di Lutero, il cui Sugli Ebrei e le Loro Menzogne del 1543 venne citato quasi pedissequamente in almeno un paio di capitoli del Mein Kampf [15]. Per altro, oltre ad essere ferocemente antisemita, Lutero fu chiaramente anche un fervente sostenitore delle autorità costituite: il suo Esortazione alla Pace a Proposito dei Dodici Articoli dei Contadini di Svevia, condannando la rivolta dei contadini colpevoli di essersi ribellati ai soprusi nobiliari, contribuì alla morte di 100.000 cristiani e a porre le basi per una sempre più repressiva autocrazia germano-cristiana [16].
Durante l’Illuminismo, poi, pensatori deistici e laici instillarono nella cultura occidentale la nozione greco-romana di democrazia e libertà d’espressione, ma le aristocrazie feudali e le Chiese contrattaccarono sulla base di un programma reazionario con basi pseudo-bibliche: il contrasto tra questi due sistemi di pensiero diede forma all’intera temperie culturale del XIX secolo. Nel 1870 la Chiesa Cattolica formalizzò la sua posizione con il Concilio Vaticano I che, voluto e diretto da Pio IX, condannò il modernismo, la democrazia, il capitalismo, l’usura e il marxismo [17]. Anche l’antisemitismo entrò in questo “pacchetto anti-rivoluzionario”: la seconda metà dell’ ‘800 e gli inizi del ‘900 vedono una vera e propria fioritura di pubblicazioni cattoliche improntate alla più stretta intolleranza e l’antisemitismo cattolico, ancora ben presente anche dopo la sua condanna da parte di Pio XI, sarà, inequivocabilmente, uno dei più importanti modelli d’ispirazione per la propaganda nazista.
In questo stesso periodo, anche il Protestantesimo, dal canto suo, fu, con rare eccezioni in Nord Europa, in gran parte ostile al modernismo e alla democrazia e, vedendo negli ebrei dei materialisti filo-illuministi, molte denominazioni protestanti proseguirono sulla linea dell’antisemitismo dei secoli precedenti [18].
Verso la fine del XIX secolo, con la diffusione del cosiddetto “Cristianesimo ariano”, che vedeva, con un’ottica oggi definibile a dir poco deviante, in Cristo un guerriero di stirpe germanica nato per distruggere il giudaismo mondiale, morbo satanico da eliminare [19], il percorso verso il nazismo si fa ancora più evidente e appare piuttosto anti-storico scaricare il peso del delirio ariano completamente sul neo-paganesimo che si diffonde all’incirca nello stesso periodo, con la riscoperta delle divinità e dei culti norreni: sebbene anche questa corrente culturale sviluppasse tratti razzisti e sogni di ritorno alla “pura razza ariana”, i suoi sostenitori furono in realtà ben meno che quelli della corrente “para (pseudo)-cristiana” che diffuse le medesime idee e, anzi, molto spesso fu il neo-paganesimo germanico a subire, per alcuni tratti, un processo di sincretismo con tale corrente maggioritaria.
Il risultato di tale curioso (e, per i suoi effetti posteriori, tragico) gioco di sintesi, operato senza la minima attenzione alla disomogeneità dei suoi elementi costitutivi, divenne noto con il nome di “Volkismo”, una sorta di credo nel ritorno di un grande dio ariano che avrebbe guidato il suo popolo (Volk) alla conquista dello “spazio vitale” (Lebensraum) [20].
Ciò che più preme sottolineare è che tale credo fu ben precedente al nazismo e che, senza tener conto delle sue ovvie contraddizioni teologiche, ebbe una presa davvero impressionante sia tra i cattolici che tra i protestanti [21], in alcuni casi mescolandosi a estrapolazioni darwiniste o nietzchiane (ma molto raramente, in misura ben minore rispetto a quanto poi ritenuto, dal momento che gli scetticismi religiosi di entrambi mal si adattavano ad una “nuova religione”)
Già da questo quadro, risulta evidente che gli antecedenti dell’antisemitismo e dell’autoritarismo nazista sono chiaramente rintracciabili proprio nelle radici culturali cristiane europee.
Dopo la I Guerra Mondiale, la situazione non cambiò di molto.
A prima vista, la diffusione del pensiero critico-scientifico ed il coinvolgimento delle Chiese cristiane nel crollo del regime imperiale potrebbero far pensare ad una ondata di ateismo, ma ciò non avvenne e, anzi, nel periodo post-bellico sia le Chiese ufficiali che quelle non tradizionali vissero un periodo di grande crescita [22]: nel 1939 il 60% dei tedeschi si dichiarava protestante, il 30% cattolico e solo l’1,5% ateo (e normalmente l’ateismo riguardava solo l’élite intellettuale) [23].
Ciò significa che, ovviamente, la maggior parte degli elettori dell’NSDAP fu cristiana e ciò non deve stupire: gran parte dei cristiani tedeschi detestavano il secolarismo e la decadenza edonistica che ritenevano associata a idee “modernistiche” quali democrazia e libertà di parola e se la democrazia era vista come un pericolo, il vero terrore era quello dell’avvento del comunismo, contro il quale erano disposti ad accettare anche misure opposte ed estreme.
Non, dunque, dall’esterno, ma da questa radice cristiana, profondamente razzista, spesso antidemocratica, e, per alcuni versi, primitiva trasse linfa vitale un movimento come quello nazista, capace di assorbire tutte le inquietudini, non solo politiche e sociali, ma anche culturali e religiose di una Germania in ginocchio, non solo economicamente ma anche moralmente, e di canalizzarle verso obiettivi comuni.
NOTE:
[1] A.J. Hoover, God, Britain, and Hitler in World War II: The View of the British Clergy, 1939-1945, Praeger Publishers 1999, passim
[2] M. Charton, The Unbelievable Emptyness, Rutger 1987, passim
[3] R.Rosenbaum, Explaining Hitler: The Search for the Origins of His Evil , Harper Perennial 1999, pp.108ss.
[4] C.Schmolders, A.Daub, Hitler’s Face: The Biography of an Image, University of Pennsylvania Press 2005, pp.81ss
[5] E.W. Lutzer, Hitler’s Cross, Moody Publishers 1998, pp.96-98
[6] C.W. Hollister, Roots of the Western Tradition: Short History of the Ancient World, John Wiley & Sons 1977, passim
[7] I. Kershaw, Hitler: 1889-1936 Hubris, W. W. Norton & Company 2000, p.74
[8] M. Charton, Citato, passim
[9] G.C. Zahn, German Catholics and Hitler’s Wars: A Study in Social Control, University of Notre Dame Press 1989, passim
[10] Tra gli altri, R. Gellately, Backing Hitler: Consent and Coercion in Nazi Germany, Oxford University Press, 2001; I. Kershaw, Hitler: 1889-1936: Hubris, citato e Hitler: 1936-1945: Nemesis, Allen Lane, 2000; K.Scholder, The Churches and the Third Reich, I e II, Fortress Press, 1979; N.Stoltzfus, Resistance of the Heart: The Rosenstrasse Protest and Intermarriage in Nazi Germany , W.W. Norton 1997; B. Griech-Polelle, Bishop von Galen: German Catholicism and National Socialism, Yale University Press 2002; S. Gordon, Hitler, Germans and the “Jewish Question”, Princeton University Press, 1984
[11] J. Carroll, Constantine’s Sword: The Church and the Jews, Houghton Mifflin 2001; D. Kertzer, The Pope Against the Jews: The Vatican’.s Role in the Rise of Modern Anti-Semitism, Alfred A. Knopf 2001
[12] Fonte: http://wwv.us-israel.org/jsource/Judaism/jewpop.htm
[13] R. Po-Chia Hsia, H. Lehmann, In and out of the Ghetto: Jewish-Gentile Relations in Late Medieval and Early Modern Germany, Cambridge University Press 2002, passim
[14] Ivi
[15] A.Hitler, Mein Kampf, II, III
[16] P.F. Wiener, Martin Luther: Hitler’s Spiritual Ancestor, AAP 1999, pp.13ss
[17] D.I. Kertzer, The Popes Against the Jews: The Vatican’s Role in the Rise of Modern Anti-Semitism, Vintage 2002, pp.73ss
[18] R.Michael, Holy Hatred: Christianity, Antisemitism, and the Holocaust, Palgrave Macmillan 2006, pp.116-142
[19] R.P. Ericksen, S.Heschel, Betrayal, Augsburg Fortress Publishers 1999, passim
[20] Ivi, passim
[21] Ivi, pp.85-92
[22] R.Steigmann-Gall, The Holy Reich: Nazi Conceptions of Christianity, 1919-1945, Cambridge University Press 2004, pp.63-66
[23] Ivi
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