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	<title>Il Portale del Paranormale</title>
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	<description>Misteri e Segreti del Pianeta Terra</description>
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		<title>Il Tragico Destino dell&#8217;Uomo che Scoprì i Dinosauri</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 01:17:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola S.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia e Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Controinformazione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Per molte persone nate dopo il 1920, l&#8217;esistenza dei dinosauri è un dato di fatto. Le persone della nostra &#8220;era moderna&#8221; non sollevano troppi dubbi sul fatto che 300 milioni di anni fa, degli enormi esseri simili a rettili vagavano in un mondo privo di umani. Che il Tyrannosaurus Rex ed il Brontosaurus siano esistiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Gideon Martell" src="http://jimcofer.com/personal/wp-content/uploads/2007/07/gideonmantell2.jpg" alt="Gideon Martell" hspace="8" vspace="1" width="116" height="214" align="left" /></p>
<p>Per molte persone nate dopo il 1920, l&#8217;esistenza dei dinosauri è un dato di fatto. Le persone della nostra &#8220;era moderna&#8221; non sollevano troppi dubbi sul fatto che 300 milioni di anni fa, degli enormi esseri simili a rettili vagavano in un mondo privo di umani. Che il Tyrannosaurus Rex ed il Brontosaurus siano esistiti è per noi naturale come il sole che sorge o la pioggia che cade giù dalle nuvole.<span id="more-788"></span></p>
<p>Fermati un momento, ragiona e considera quanto potesse suonare completamente bizzarro per qualcuno nato, ad esempio, nel 1720. A quel tempo le uniche informazione che le persone avevano in merito ad animali primitivi venivano principalmente dalla Bibbia o dalle opere classiche degli scrittori greci o romani. E tutte queste fonti parlavano di leoni, tigri, orsi e molti altri tipi di animali per lo più ancora in vita. Sembrava logico pensare che se le tigri esistevano al periodo dell&#8217;Antico Testamento, allora erano sempre esistite. Se tu potessi tornare indietro nel 18º Secolo e dirgli ad un tratto che in un remoto passato creature giganti, simili a lucertole della dimensione di un bus cittadino popolavano la terra, saresti stato molto probabilmente messo al rogo per stregoneria ..e non possiamo biasimarli.</p>
<p>C&#8217;era solo una cosa che aveva dato da pensare, ed era l&#8217;esistenza dei fossili. A quel tempo, la maggior parte dei fossili con cui la gente era familiare appartenevano ad antiche creature marine simili a pesci o bivalvi (molluschi la cui conchiglia è formata da due parti). E la cosa che faceva arrovellare le menti nel 18º Secolo era come mai questi fossili spuntassero fuori nel bel mezzo di una campagna Inglese o sulla cima di una montagna nel cuore della Francia.</p>
<p>Diverse scuole di pensiero si sono sviluppate intorno a &#8220;scienziati gentiluomini&#8221; hanno investigato più a fondo la materia. Queste ricerche sono continuate senza troppo clamore per un po di tempo, ma il mondo intero è come impazzito nel 1811, quando una giovane ragazza senza educazione, di nome Mary Anning, ha trovato i resti di un Ittiosauro (Ichthyosauria) a Dorset, sulla costa Inglese. Ma invece di fare chiarezza sull&#8217;esistenza dei dinosauri, il fossile della Anning ha solo portato maggiore oscurità. Giacché il fossile ricordava un coccodrillo gigante, la questione non era posta nei termini &#8220;cos&#8217;era questa bestia preistorica?&#8221; ma piuttosto &#8220;cosa ci fanno le ossa di un enorme coccodrillo in Inghilterra?&#8221;</p>
<p>C&#8217;è voluto un umile dottore di provincia del Sussex, chiamato Gideon Algernon Mantell, per capire che questi fossili non erano le ossa di alcuni animali mutati o &#8220;fuori posto&#8221;, ma quelli di autentiche specie dell&#8217;antichità. Una cosa decisamente notevole, se ci si pensa. Molti fossili sembrano vecchie pietre o strani bastoni. Ed anche ai giorni nostri è abbastanza facile per qualcuno confondere le ossa di un orso che è morto 100 anni fa da quelle di un dinosauro che è morto 300 milioni di anni prima.</p>
<p>Mantell era un dottore che ha dedicato praticamente ogni istante del suo tempo libero ad annotare e catalogare fossili. Nel 1820 ha ritrovato delle ossa giganti, ossa così grandi da ispirarlo a scrivere un libro al riguardo (intitolato &#8220;The Fossils of South Downs&#8221;). Poco prima di averlo completato, comunque, il suo pensero aveva fatto il grande passo in avanti. Durante una chiamata a domicilio in veste di medico, aveva portato con se la moglie che in attesa del marito, mentre questo visitava il paziente, ne aveva approfittato per fare una passeggiata nei dintorni. La sua attenzione è stata attratta da alcune strane rocce in un mucchio di pietricci e, pensando che potessero essere fossili, li ha portati indietro dal marito. Gideon ha ipotizzato che fossero denti (corretto), e che venivano da un rettile erbivoro (corretto) del periodo Cretaceo (corretto) che doveva essere lungo diversi metri (corretto anche questo). Tutto questo doveva suonare alquanto ardito da dire, se si pensa che non l&#8217;aveva mai fatto nessuno.</p>
<p>Ed è a questo punto che tutta la fortuna di Mantell precipita. Per via delle sue scoperte altamente controverse, gli venne consigliato di evitare la pubblicazione di un articolo al riguardo dal cacciatore di fossili e amico William Buckland. Buckland consigliò a Martell di raccogliere più prove e di trarre le sue conclusioni prima di mandare il materiale alla Royal Society. Questo ha dato il tempo a Martell di inviare i denti al noto anatomista francese Georges Cuvier, che ha rapidamente dichiarato che i denti erano di un ippopotamo (Cuvier ha affermato di vere detto questo dopo una lunga notte di baldoria; il giorno seguente si è scusato ed ha poi dichiarato che i denti erano di &#8220;origine ignota&#8221;. Sfortunatamente, questa fondamentale retifica di Cuvier non fu mai comunicata in Inghilterra, dove Martell fu ingiustamente ridicolizzato).</p>
<p>Dopodiché, le cose per Martell sono solo peggiorate. Sembra che la vera ragione per cui William Buckland avesse supplicato Martelle di usare cautela non fosse per permettergli di raccogliere più informazioni, ma per permettere a Buckland il tempo di pubblicare il proprio articolo in cui attingeva integralmente alle scoperte di Martell descrivendo la &#8220;sua&#8221; scoperta: il Megalosauro. A questo punto Martell non era solo ridicolizzato, ma era anche stato tradito da un suo compagno ricercatore.</p>
<p>Ma le cose andarono semplicemente peggio per il povero Gideon. Da questo momento fu così ossessionato alla ricerca dei fossili che aveva abbandonato la pratica medica, cadendo rapidamente in forti difficoltà economica. Giacché la sua casa era ormai sommersa dai fossili, decise di trasformarla in un museo. Tristemente, capì dopo poco tempo che far pagare le persone per vedere i fossili gli rovinava la reputazione di &#8220;gentiluomo&#8221; e scienziato. Ma, giacché il museo era ormai stato organizzato, decise di aprirlo al pubblico ma senza farli pagare. Questo avrebbe preservato la sua posizione sociale.. ma le dozzine di visitatori che venivano ogni giorno gli distrussero la casa rubandogli ulteriormente il tempo dalla sua, già abbandonata, pratica medica. Martell andò rapidamente in rovina, al punto da essere costretto a vendere i suoi preziosi fossili per pagare i debiti. Sebbene la moglie lo amasse, non era più capace di accettare una simile situazione e così, poco dopo la vendita dei fossili, lo lascio, portandosi con se i bambini.</p>
<p>La storia di Martell sarebbe già molto triste se finisse qui, ma purtroppo non è tutto. In rovina e completamente solo, Martell s&#8217;è trasferito a Londra dove ha incontrato la spietatezza di Richard Owen.</p>
<p>Owen sarebbe poi passato alla storia come uno dei migliori biologi Inglesi, oltre al suo primo paleontologo. Owen aveva già fatto alcuni lavori degni di nota, ma era più noto per non avere scrupoli. Non era il tipo da farsi problemi nel rivendicare lavori di altre persone o di rimuovere i nomi degli autori che non gli andavano a genio. Affermava d&#8217;avere fatto lavori che non aveva fatto, aveva preso esemplari da altri ricercatori per poi negarsi, etc. Sebbene un genio a vari livelli, Owen era completamente privo di etica, ed è la sola persona che Charles Darwin ha dichiarato di odiare. E, per qualche ragione, decise di sfogare la sua ira su Gideon Martell.</p>
<p>Questo fu facilitato dall&#8217;ultima tragedia che aveva investito Martell: mentre attraversava Clapham Common con un carro, Martell è caduto impigliandosi alle briglie. Fu trascinato a tutta velocità dai cavalli, rompendosi la colonna vertebrale in più punti e rendendolo gravemente handicappato in maniera permanente. Con Martell incapace di difendersi, Owen si è dato da fare per distruggere la reputazione di Martell. Ha usato la sua influenza con la Royal Society per assicurarsi che i nuovi lavori di Martell non fossero pubblicati. Ha poi sistematicamente messo mano al lavoro di Martell rivendicandolo come proprio, insieme al credito per le scoperte di dozzine di nuove specie che Martell aveva scoperto. In breve, Owen ha fatto tutto quello che poteva fare esattamente come se Martell non fosse mai esistito.</p>
<p>Il povero Gideon ormai non poteva più sopportare tutto questo ed il 10 Novembre del 1852 si è suicidato con un overdose di oppio. Ma Owen non aveva ancora finito con lui. Praticamente tutta la comunità scientifica era convinto che Owen fosse l&#8217;autore del tiepido e indegno necrologio su Martell apparso nei giornali locali.<br />
Non soddisfatto, Owen fece in modo che la colonna vertebrale deformata di Martell fosse rimossa e spedita al Royal College of Surgeons (Istituto di Chirurgia) di cui era lui stesso il proprietario.</p>
<p>Le cattive azioni di Owen si sono in qualche modo ritorte contro di lui. Ha convinto la Royal Society (di cui ormai era diventato il presidente) a dargli la massima riconoscenza, la Medaglia Reale. Fu così vanitoso e stupido da scegliere per l&#8217;onorificenza alcune ricerche originariamente fatte da un uomo chiamato Chanling Pearce. Pearce obiettò, scatenando un putiferio, e sebbene ad Owen fu permesso di mantenere la sua medaglia, la sua reputazione fu disintegrata. Fu rapidamente cacciato dalla società Zoologica e la stessa Royal Society, così come dal Royal College of Surgeons.</p>
<p>Ciò nonostante, Martell dovette subire l&#8217;ultimo oltraggio. La sua colonna vertebrale, che era stata esposta per quasi 100 anni all&#8217;Hunterian Museum del Royal College of Surgeons, fu distrutta da una bomba tedesca nella Seconda Guerra Mondiale. Oggi Martell viene riconosciuto e ricordato per tutto il suo genio.. ma grazie a Richard Owen ed una bomba nazista, ha cessato di esistere completamente.</p>
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		<title>La chiesa dell&#8217;Annunziata di campagna- Bitonto(Bari)</title>
		<link>http://www.unknown.it/storia/chiesa-dell-annunziata-di-campagna-bitonto-bari/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 19:28:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luz09</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia e Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[La chiesetta dell&#8217;Annunziata si trova al confine tra Bitonto e Palese, da quando nel 1928 un&#8217;ampia fetta di territorio (kmq 13,5) fu sottratta a Bitonto per essere annessa, insieme a Palese e Santo Spirito al capoluogo.
Essa era situata presso un importante crocevia rurale tra la Via Bitonto-Bari e la Via Modugno-Giovinazzo, nelle vicinanze, senza tuttavia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La chiesetta dell&#8217;Annunziata si trova al confine tra Bitonto e Palese, da quando nel 1928 un&#8217;ampia fetta di territorio (kmq 13,5) fu sottratta a Bitonto per essere annessa, insieme a Palese e Santo Spirito al capoluogo.</p>
<p>Essa era situata presso un importante crocevia rurale tra la Via Bitonto-Bari e la Via Modugno-Giovinazzo, nelle vicinanze, senza tuttavia farne parte, del casale di Cammarata. La chiesa in aperta campagna, circondata dagli ulivi, è raggiungibile dalla strada aeroportuale.<span id="more-780"></span></p>
<p><img src="http://digilander.libero.it/PaleseMacchie/images/Foto/FotoChiese/annunziata.jpg" alt="Il Prospetto principale della Chiesa" /></p>
<p>Secondo gli studiosi Castellano e Spera sarebbe l&#8217;antica Santa Maria de Staginisio, citata in un documento dell&#8217;agosto 1190 (CDB, Le Pergamene di San Nicola di Bari. Periodo Normanno (1075-1194) vol. V doc. n. 156, pagg. 266-268), chiesa che, invece, altri autori (Potenza, Del Vescovo LoSpalluti) ritengono andata distrutta e distinta da quella dell&#8217;Annunziata. Negli immediati paraggi sorgevano altre chiesette, oggi non più esistenti: San Andrea (di cui rimane solo il ricordo in un toponimo e nel termine confinario apposto nel 1585 nella località &#8220;Terris Scaccanae &#8220;); San Martino di Balice (distrutta nel corso del XVII secolo, il culto passò nella chiesa del Crocifisso all&#8217;imbocco di Via Balice a Bitonto) e San Giovanni &#8220;de cameris&#8221;; di queste chiese si ha notizia in un atto dell&#8217;ottobre 1141 (CDB, Le Pergamene del Duomo di Bari (952-1264) vol. I doc. 46, pagg. 87-88); San Benedetto, a ridosso di una zona boschiva citata in un atto del maggio 1106 conservato presso l&#8217;Archivio della Basilica di San Nicola (CDB, Le Pergamene di San Nicola di Bari. Periodo normanno (1075-1194), vol. V doc. n. 45, pag. 81); Sant&#8217;Angelo in Camerata, situata lungo la sponda sud di Lama Balice, era ricavata in una grotta naturale e sulle pareti interne vi erano affreschi del XIII secolo, è citata in due documenti rispettivamente del 1093 e del 1148.</p>
<p><img src="http://digilander.libero.it/PaleseMacchie/images/Foto/FotoChiese/piantaannunziata.gif" alt="La Pianta della Chiesa" /></p>
<p>La chiesa dell&#8217;Annunziata, risalente al periodo romanico, viene citata nel 1488 nel Libro Rosso dell’Università di Bitonto assieme alla chiesa rupestre di San Angelo in Camerata. Essa fu rifatta completamente nell&#8217;alzato intorno al 1585, anno in cui furono realizzate le monumentali edicole confinarie (dette Titoli) tra Bari e Bitonto. Un ulteriore rifacimento risale al 1805 per munificenza di Michelangelo Maffei appartenente a una notevole famiglia bitontina, amministratore della città e cavaliere dell&#8217;Ordine Gerosolimitano di Malta. Una lapide reca l&#8217;iscrizione:</p>
<p>AEDEM HAC VIRGINI DICATAM</p>
<p>JOSEPH MAFFEUS EQ. HIEROSOL APPOSITO JURIS PATRONATO SIGNO</p>
<p>FAMILIAE SUAE RESTITUIT</p>
<p>A. D. MDCCCV.</p>
<p>Pur essendo sfigurata, sia in elevazione che nelle coperture, la chiesa conserva il quadrato di base riconducibile ad un tipo probabilmente antico. L&#8217;abside, ad est, secondo la simbologia liturgica è inclusa nel perimetro murario e, nello stato originario, doveva essere affiancata da due nicchie alla maniera greca. Dell’aspetto originario rimangono il navicete, coperto da una volta a botte e la solida struttura di tufo carparo a conci squadrati nelle parti superiori. Della caditoia centrale rimangono solo i beccatelli in corrispondenza della monofora sull’ingresso. L&#8217;edificio è preceduto da un corpo quadrangolare a fornici cinquecentesco, edicola votiva e tipico rifugio per i contadini. Sul portale architravato, in asse, si trova una monofora strombata all&#8217;esterno sormontata da due mensole (resti di una caditoia) e campaniletto a vela di epoca settecentesca. L&#8217;ampia volta a botte risulta essere ottocentesca.</p>
<p><img src="http://digilander.libero.it/PaleseMacchie/images/Foto/FotoChiese/internoannunziata1.jpg" alt="Affreschi presenti all'interno" /></p>
<p>All&#8217;interno sulle pareti, sotto strati di scialbo, è emerso un ampio e interessante corredo decorativo dal punto di vista demologico, preziosa testimonianza di devozionale cultura popolare. Diversi quadri votivi indicano committenze di Modugno e Bitonto (al margine del dipinto di San Giuseppe si legge che esso venne commissionato nel 1586 da Isabella de Agrestis nobile di Bitonto). Freschi e tempere sono collocati dalla pietà popolare senza alcun criterio iconografico, vi troviamo: la Natività, San Michele Arcangelo, l&#8217;Adorazione della Croce, San Giuseppe. Di una certa importanza demologica è il ciclo del Giudizio Universale che occupa il retrospetto e la parete sinistra vicino al vano porta tompagnato. Il tutto è circondato da una fascia ornamentale di chiaro stampo rinascimentale. Nel Giudizio Universale possiamo osservare il Seno di Abramo, la barca di Caronte, la Risurrezione dei Morti, la Pesa delle Anime e il Giudizio Finale (Cristo in Gloria con la Vergine, gli Angeli e diversi Santi popolari in Puglia). Opera di pittori locali (il dipinto più antico è il ciclo del Giudizio Universale, gli altri sono dei secoli XVI &#8211; XVIII. Si legge il nome di un maestro Ruggiero Bruno), la decorazione, sia sul piano formale che quello cromatico, è conducibile al manierismo tardo rinascimentale con intense reminiscenze del Medioevo che sono positive testimonianze di culto.</p>
<p><img src="http://digilander.libero.it/PaleseMacchie/images/Foto/FotoChiese/internoannunziata3.jpg" alt="Affreschi presenti all'interno" /></p>
<p><img src="http://digilander.libero.it/PaleseMacchie/images/Foto/FotoChiese/internoannunziata2.jpg" alt="L'altare" /></p>
<p>Nell’interno, la chiesa è pavimentata in pietra “a chianche” di semplicità contadina. Dietro l&#8217;altare settecentesco, ove oggi è posto un piccolo crocifisso, nell&#8217;apposito spazio a forma rettangolare, si trovava un pluteo, con un antico quadro in rilievo su pietra raffigurante la Madonna con il Bambino, trafugato da ignoti negli scorsi anni, circondato da un affresco dell’Annunciazione. Un locale attiguo alla chiesa, in passato adibito a stalla, mostra il carattere rurale dell’insediamento.</p>
<p>A non molta distanza dalla chiesa, sul ciglio della strada per Bitonto, si trova una piccola edicola votiva con la data del 1875.</p>
<p><img src="http://digilander.libero.it/PaleseMacchie/images/FotoVarricchio/prospetto.jpg" alt="Prospetto della Chiesa" /><br />
<img src="http://digilander.libero.it/PaleseMacchie/images/FotoVarricchio/particolare.jpg" alt="Particolare del Campanile" /><br />
<img src="http://digilander.libero.it/PaleseMacchie/images/FotoVarricchio/part_affresc.jpg" alt="Affreschi presenti all'interno" /><br />
<img src="http://digilander.libero.it/PaleseMacchie/images/FotoVarricchio/part_affresc2.jpg" alt="Affreschi presenti all'interno" /></p>
<p>Nell’interno, la chiesa è pavimentata in pietra “a chianche” di semplicità contadina. Dietro l&#8217;altare settecentesco, ove oggi è posto un piccolo crocifisso, nell&#8217;apposito spazio a forma rettangolare, si trovava un pluteo, con un antico quadro in rilievo su pietra raffigurante la Madonna con il Bambino, trafugato da ignoti negli scorsi anni, circondato da un affresco dell’Annunciazione. Un locale attiguo alla chiesa, in passato adibito a stalla, mostra il carattere rurale dell’insediamento.</p>
<p>A non molta distanza dalla chiesa, sul ciglio della strada per Bitonto, si trova una piccola edicola votiva con la data del 1875.</p>
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		<title>OTZI : Non morì affamato!</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 07:07:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luz09</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia e Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Almeno non è morto con la fame in corpo. È l&#8217;ultima scoperta sull&#8217;Iceman,presentata al recente Convegno sulle mummie svoltosi all&#8217;Accademia Europea di Bolzano. Qui le mummie sono l&#8217;unico argomento di conversazione. In pausa pranzo un patologo americano e un radiologo bolzanino parlano di come risalire lungo l&#8217;uretra di una mummia con una piccola telecamera&#8230; Durante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Almeno non è morto con la fame in corpo. È l&#8217;ultima scoperta sull&#8217;Iceman,presentata al recente Convegno sulle mummie svoltosi all&#8217;Accademia Europea di Bolzano. Qui le mummie sono l&#8217;unico argomento di conversazione. In pausa pranzo un patologo americano e un radiologo bolzanino parlano di come risalire lungo l&#8217;uretra di una mummia con una piccola telecamera&#8230; Durante il dolce un&#8217;antropologa inglese e un&#8217;egittologa del Cairo discutono su cosa si presti meglio all&#8217;analisi scientifica: le mummie trovate nel fango o quelle essiccate dall&#8217;aria calda del deserto? <span id="more-775"></span>E un dibattito sull&#8217;estrazione del cervello non toglie l&#8217;appetito a nessuno. I centoquaranta esperti che partecipano al primo &#8221; Bolzano Mummy Congress&#8221; sono abituati a parlare di morti. La star -tra le mummie s&#8217;intende- è il padrone di casa: Otzi,le cui radiografie hanno portato a nuove scoperte sulle sue ultime ore di vita. I radiologi bolzanini Paul Gostner, Patrizia Pernter e Gian Pietro Bonatti sono riusciti a localizzare lo stomaco dell&#8217;Uomo venuto dal ghiaccio e a ricavarne un&#8217;informazione sorprendente : è ancora pieno e questo significa che non deve essere passato molto tempo dall&#8217;ultimo pasto di Otzi alla sua morte,altrimenti il cibo sarebbe già sceso nell&#8217;intestino. Questa scoperta apre diversi possibili scenari:Otzi potrebbe essere stao colpito dalla famosa freccia,la cui punta è stata rinvenuta nella scapola,dopo essersi seduto per mangiare qualcosa. Questo spiegherebbe perchè si era tolto armi e protezioni. Gli scenziati sperano di ottenere maggiori informazioni dall&#8217;analisi del contenuto dello stomaco. &#8220;Dobbiamo procedere in maniera molto cauta. L&#8217;analisi ci permetterebbe di avere accesso all&#8217;interno di Otzi,ma per farlo dovremo parzialmente sgelarne il corpo&#8221;, spiega Eduard Egarter Vigl,primario di Patologia all&#8217;ospedale di Bolzano e responsabile della conservazione dell&#8217;Iceman.</p>
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		<title>La scienza e la fine del mondo</title>
		<link>http://www.unknown.it/controinformazione/la-scienza-e-la-fine-del-mondo/</link>
		<comments>http://www.unknown.it/controinformazione/la-scienza-e-la-fine-del-mondo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 23:55:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence M.F. Sudbury</dc:creator>
				<category><![CDATA[Controinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fine del Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie]]></category>

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		<description><![CDATA[La scienza, in particolare la fisica, ha lungamente investigato sulla possibilità teoriche della fine dell’universo, con un approccio completamente differente rispetto a quello delle religioni, un approccio quasi per definizione “oggettivo”, che, comunque, per molto tempo, ha potuto fornire unicamente risposte molto vaghe e, certamente, ancora ammantate di un certo grado di soggettività quasi magistica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">La scienza, in particolare la fisica, ha lungamente investigato sulla possibilità teoriche della fine dell’universo, con un approccio completamente differente rispetto a quello delle religioni, un approccio quasi per definizione “oggettivo”, che, comunque, per molto tempo, ha potuto fornire unicamente risposte molto vaghe e, certamente, ancora ammantate di un certo grado di soggettività quasi magistica. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Solo dal 1916, le possibilità di una esplorazione realmente scientifica del destino dell’esistente sono state rese possibili dalla scoperta da parte di Albert Einstein della “Teoria Generale della Relatività”, che può essere utilizzata per una descrizione su larga scala del nostro universo. <span style="mso-spacerun: yes;"> <span id="more-769"></span></span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Dal momento che l’equazione della “Relatività Generale” si presta a numerose possibili soluzioni, ciascuna implicante una diversa possibilità escatologica, sin dal 1922 Alexander Friedman propose un certo numero di varianti possibili per la “fine dei tempi”, molte delle quali partivano dall’idea che il tutto fosse stato generato dalla esplosione di un singolo nucleo coeso. Solo nel 1931, anche a partire dalle prove derivate dalle osservazioni di Edwin Hubble sulle stelle variabili cefeidi di galassie lontane, Georges-Henri Lemaître sviluppò una teoria completa su tale esplosione, da quel momento in poi definita “Big Bang”. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Nel 1948, però, Fred Hoyle sviluppò una sua teoria “continua”, secondo la quale l’universo si espande in continuazione, pur rimanendo statisticamente immutato grazie alla incessante produzione di nuova materia.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Queste due teorie continuarono a contrapporsi fino al 1965, quando la scoperta da parte di Arno Penzias e Robert Wilson dello sfondo di radiazioni cosmiche a micro-onde non fece pendere decisamente l’ago della bilancia verso l’ipotesi del “Big Bang” (che forniva per le radiazioni una spiegazione impossibile alla “teoria continua”)</span></span><a name="_ftnref1" href="http://www.unknown.it/wp-admin/#_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span lang="EN-US"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;" lang="EN-US">[1]</span></span></span></span></span></a><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Di fatto, quando Einstein aveva formulato l’equazione generale della relatività, egli, come tutti i suoi contemporanei, credeva in un universo statico ma, quando si rese conto che tale equazione poteva facilmente essere risolta pensando ad un universo in espansione e con la possibilità, in un lontano futuro, di ricontrarsi, decise di aggiungere ai suoi calcoli quella che definì “costante cosmologica”, essenzialmente una densità di energia costante, non toccata da alcuna possibilità di espansione o contrazione, il cui ruolo fosse quello di controbilanciare l’effetto gravitazionale sull’universo cosicché esso rimanesse essenzialmente statico, cosa che, dopo le scoperte di Hubble, egli stesso definirà “la più grande cantonata della mia vita”</span></span><a name="_ftnref2" href="http://www.unknown.it/wp-admin/#_ftn2"><span class="MsoFootnoteReference"><span lang="EN-US"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;" lang="EN-US">[2]</span></span></span></span></span></a><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-ansi-language: IT;">All’interno della Teoria Generale, in relazione a destino dell’universo, un parametro di estrema importanza è quello Omega (</span><span lang="EN-US">Ω</span><span style="mso-ansi-language: IT;">) relativo alla densità, definito come “densità media dell’universo, diviso per un valore critico di tale densità”: a seconda che </span><span lang="EN-US">Ω</span><span style="mso-ansi-language: IT;"> sia = 1, &lt;1 o &gt;1 si avranno, infatti, tre geometrie dell’universo completamente diverse, rispettivamente chiamate dell’universo piatto, dell’universo aperto e dell’universo chiuso, e, qualora il contenuto primario dell’universo fosse materia inerte, tali differenti assetti condurrebbero a destini completamente diversi. Da qui, la necessità, per gli scienziati di determinare il valore di </span><span lang="EN-US">Ω</span><span style="mso-ansi-language: IT;"> per comprendere se il cosmo sia in accelerazione e decelerazione.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">A partire dal 1998, comunque, l’osservazione delle supernove ha portato ad ipotizzare la presenza di una “energia oscura”, una forza repulsiva, la cui densità sarebbe variabile a seconda dell’accelerazione espansiva dell’universo e a calcolare che, al momento, sette miliardi e mezzo di anni dopo il Big Bang, si stia vivendo una fase espansiva universale coerente con la teoria dell’universo aperto.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-ansi-language: IT;">Ma, di fatto, quali sarebbero gli scenari possibili all’interno delle tre geometrie legate ad </span><span lang="EN-US">Ω</span><span style="mso-ansi-language: IT;">?</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-ansi-language: IT;">Se l’universo fosse chiuso, esso apparirebbe, in qualche modo, come la superficie di una sfera, senza linee gravitazionali parallele, ma con tutte le linee che si intersecherebbero in un punto, dando forma ad un cosmo che, a grandi linee, potremmo definire ellittico. Se così fosse e venisse a mancare l’effetto repulsivo della “energia oscura”, la gravità porterebbe ad un possibile blocco dell’espansione<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>e all’inizio di una progressiva contrazione il cui esito sarebbe il collasso dell’universo in un punto (il cosiddetto “Big Crunch”, opposto al “Big Bang”), ma, qualora la quantità di “energia oscura” fosse sufficiente, l’espansione potrebbe proseguire in eterno anche in una configurazione di </span><span lang="EN-US">Ω</span><span style="mso-ansi-language: IT;"> &gt; 1.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Nel caso di un “Big Crunch” dovuto alla contrazione estrema della materia, il risultato finale non è conoscibile ma si può ipotizzare l’unione di tutto l’esistente e dello spazio-tempo in un solo nucleo<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>senza dimensione. Tenendo conto dell’ipotesi diffusa che un “Big Cruch” sia stato alla base del “Big Bang”, potremmo, conseguentemente, ipotizzare una specie di universo oscillante tra contrazione ed espansione, sebbene ciò contraddirebbe il II Principio della Termodinamica, dal momento che le fasi oscillatorie produrrebbero entropia e causerebbero la cosiddetta “morte del calore”, di cui si parlerà in seguito, cosa che, conseguentemente, disvalora l’intero modello chiuso.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Se l’universo fosse aperto, esso risulterebbe curvato negativamente come la superficie di una sella, con le linee gravitazionali che, pur non essendo mai equidistanti, non si incontrerebbero mai e con una forma geometrica di tipo iperbolico. Un universo di questo tipo, pur in mancanza di “forza oscura”, si espanderebbe per sempre, con la forza di gravità che, al massimo, potrebbe decelerare tal espansione, mentre in presenza di “forza oscura” tale espansione accelererebbe progressivamente.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">All’interno di questo modello, il destino ultimo dell’universo, nel caso l’accelerazione causata dall’energia oscura diventasse così forte da coprire gli effetti gravitazionali e elettromagnetici e da indebolire le forze aggregative, potrebbe presentarsi come la morte del calore, il “Grande Gelo” o il “Grande Strappo”.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Nello scenario del “Grande Gelo”, la continua espansione porterebbe ad una dispersione del calore tale da portare ad un universo troppo freddo per la sopravvivenza di qualsiasi elemento e, appare, all’oggi, essere la teoria più diffusa all’interno della comunità scientifica. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Correlato a tale scenario, vi è quello della “morte del calore”, tale per cui l’universo, arrivando ad un livello estremo di entropia, possibile solo alla minima temperatura, avrebbe la materia distribuita in modo tanto regolare da eliminare ogni gradiente, necessario per qualunque processo informativo, inclusa la vita.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ponendo una sempre maggiore densità della “energia oscura”, avremmo, invece, una sempre maggior accelerazione, un aumento indefinite della costante di Hubble e, quindi, il “Grande Strappo”, con tutti gli elementi materiali dell’universo, a partire dalle galassie per giungere fino alla più infinitesimale molecola, che si disintegrerebbero in particelle elementari libere che si respingerebbero e in radiazioni.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-ansi-language: IT;">Infine, nel caso in cui </span><span lang="EN-US">Ω</span><span style="mso-ansi-language: IT;">=1, vivremmo in un universo piatto come un piano euclideo, con le linee di forza continuamente parallele e sempre alla stessa distanza tra loro. In assenza di “energia oscura” un tale universo si espanderebbe per sempre ad una velocità progressivamente sempre inferiore ma a ritmo costante, mentre, in presenza della “energia oscura” il ritmo espansivo, pur leggermente frenato dalla gravità, continuerebbe a crescere: in entrambi i casi, il destino dell’universo piatto sarebbe il medesimo dell’universo aperto</span></span></span><a name="_ftnref3" href="http://www.unknown.it/wp-admin/#_ftn3"><span class="MsoFootnoteReference"><span lang="EN-US"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;" lang="EN-US">[3]</span></span></span></span></span></a><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Dal 2005, esiste una ulteriore teoria sulla “fine dell’universo”, basata sulla possibilità che esso possa essere progressivamente occupato dal condensato di Bose-Einstein e dalla quasi-particola fermionica, probabilmente risultando in una implosione, ma tale teoria non sembra avere raggiunto un consenso scientifico significativo</span></span><a name="_ftnref4" href="http://www.unknown.it/wp-admin/#_ftn4"><span class="MsoFootnoteReference"><span lang="EN-US"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;" lang="EN-US">[4]</span></span></span></span></span></a><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Ciò che conta per il nostro assunto è che in qualunque dei quadri<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>delineati, i tempi di realizzazione per le condizioni di distruzione universale sono enormi: basti pensare che la possibilità del “Grande Gelo”, come detto la teoria finale più plausibile e più “prossima”, è stimata come realizzabile in non meno di 31.7 miliardi di anni</span></span><a name="_ftnref5" href="http://www.unknown.it/wp-admin/#_ftn5"><span class="MsoFootnoteReference"><span lang="EN-US"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;" lang="EN-US">[5]</span></span></span></span></span></a><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Certo, sussistono molte altre possibilità per una eventuale “fine del mondo” su un piano molto meno “universale”: si va dalla possibilità che quando il sole diventerà un “gigante rosso” possa attirare la terra nella sua orbita (evento probabile, ma stimato intorno ai 7.6 miliardi di anni), alla collisione con un meteorite (l’ultimo caso, non distruttivo per la Terra, di collisione con un meteorite di diametro superiore ai 10 km è avvenuto 65 milioni di anni fa e si stima che il nostro pianeta impatti con un meteorite di diametro superiore ad 1 km. ogni 500.000 anni), mentre molto meno scientifiche appaiono le ipotesi disegnate da alcuni futurologi e riguardanti estinzioni per pandemie, spostamenti subitanei e violenti dell’asse terrestre, cambiamenti climatici irreversibili e letali per l’umanità o guerre globali, le cui possibilità, pur non essendo nulle, rientrano in un quadro di valutazione soggettiva e non quantificabile</span></span><a name="_ftnref6" href="http://www.unknown.it/wp-admin/#_ftn6"><span class="MsoFootnoteReference"><span lang="EN-US"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;" lang="EN-US">[6]</span></span></span></span></span></a><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Resta il fatto che, fermandoci al dato oggettivo, le possibilità escatologiche sono talmente remote da risultare, come osservato, possibili in milioni se non miliardi di anni.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Eppure, l’umanità da sempre ha paura, o meglio, ha la paura e la speranza che l’eschaton avvenga in tempi brevi, che ristabilisca lo stato edenico o che, almeno, distrugga il “regno dell’iniquità” per portare quella giustizia retributiva da sempre sognata e mai realizzata.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Perché? Perché ancora oggi, con tutte le certezze scientifiche che abbiamo acquisito, parole come Armageddon, Parousia, Messia Salvatore, Giudizio Universale compaiono quotidianamente nei nostri sistemi culturali e non sono relegate alla semplice categoria delle superstizioni magistiche?</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">La risposta, molto probabilmente, può essere condensata in una semplice parola: speranza.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;">Noi, come esseri umani, qualunque sia la nostra condizione, abbiamo bisogno di sperare, di credere in un futuro migliore del presente, di sviluppare l’idea dell’esistenza di una giustizia divina retributiva e, da qui, il passo verso il “sogno della palingenesi” è davvero breve.</span><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<div style="mso-element: footnote-list;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"></p>
<hr size="1" /></span></div>
<div style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="http://www.unknown.it/wp-admin/#_ftnref1"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;" lang="EN-US"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';" lang="EN-US">[1]</span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;" lang="EN-US"><span style="font-size: x-small;"> G.F. Rayner Ellis, <em>The Far-Future Universe: Eschatology from a Cosmic Perspective</em>, Templeton Foundation Press 2002, pp. 81-135 passim</span></span></p>
</div>
<div style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><a name="_ftn2" href="http://www.unknown.it/wp-admin/#_ftnref2"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;" lang="EN-US"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';" lang="EN-US">[2]</span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;" lang="EN-US"><span style="font-size: x-small;"> C.I. Calle, <em>Einstein For Dummies</em>, For Dummies 2005, p.82</span></span></p>
</div>
<div style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><a name="_ftn3" href="http://www.unknown.it/wp-admin/#_ftnref3"><span class="MsoFootnoteReference"><span lang="EN-US"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;" lang="EN-US">[3]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: x-small;"><span lang="EN-US"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;" lang="EN-US">G.F. Rayner Ellis, <em>Citato</em>, pp. 146 ss.</span></span></p>
</div>
<div style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><a name="_ftn4" href="http://www.unknown.it/wp-admin/#_ftnref4"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;" lang="EN-US"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';" lang="EN-US">[4]</span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;" lang="EN-US"><span style="font-size: x-small;"> S. Majid, A. Connes, M. Heller,R. Penrose, <em>On Space and Time</em>, Cambridge University Press 2008, pp. 72-86 e passim</span></span></p>
</div>
<div style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><a name="_ftn5" href="http://www.unknown.it/wp-admin/#_ftnref5"><span class="MsoFootnoteReference"><span lang="EN-US"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;" lang="EN-US">[5]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: x-small;"><span lang="EN-US"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;" lang="EN-US">G.F. Rayner Ellis, <em>Citato</em>, p. 169</span></span></p>
</div>
<div style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a name="_ftn6" href="http://www.unknown.it/wp-admin/#_ftnref6"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;" lang="EN-US"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';" lang="EN-US">[6]</span></span></span></span></span></a><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;" lang="EN-US"><span style="font-size: x-small;"> G. Halsell, <em>Forcing God&#8217;s Hand: Why Millions Pray for a Quick Rapture &#8230; and Destruction of Planet Earth</em>, Amana Publications 2002, passim</span></span></p>
</div>
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		<title>La “Tomba di Cristo”</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 23:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Baccarini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia e Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie]]></category>
		<category><![CDATA[talpiot]]></category>
		<category><![CDATA[Tomba di Cristo]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
La Tomba di Cristo
Business, realtà o fantasia
Enrico Baccarini
 
 
Gli ultimi anni ci hanno abituato a rivelazioni epocali, a incredibili scoperte in grado di rivoluzionare il corso della nostra storia o a modificare le nostre credenze. Lo scorso febbraio una nuova bomba è esplosa nel mondo dell’archeologia lanciando i propri dardi infuocati nel già tormentato campo dell’archeologia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.49cm;" align="center"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: x-small;"><em>La Tomba di Cristo</em></span></span></p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.49cm;" align="center"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: x-small;"><em>Business, realtà o fantasia</em></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="center">Enrico Baccarini</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> <span id="more-762"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Gli ultimi anni ci hanno abituato a rivelazioni epocali, a incredibili scoperte in grado di rivoluzionare il corso della nostra storia o a modificare le nostre credenze. Lo scorso febbraio una nuova bomba è esplosa nel mondo dell’archeologia lanciando i propri dardi infuocati nel già tormentato campo dell’archeologia biblica e della religione. Un mix di fanta-archeologia, unita ad abili tecniche pubblicitarie, hanno fatto gridare a quella che da molti è stata considerata la “<span style="color: #000000;"><em>scoperta archeologica più importante della storia: il ritrovamento della tomba di Gesù e della Santa Famiglia</em></span><span style="color: #000000;">&#8220;. </span>Quale credibilità si può dare ad una affermazione tanto eccezionale. I vangeli quanto le trascrizioni giunte fin dal più remoto passato della nostra religione e della storia ci avevano infatti abituato a conoscere un corso degli eventi diverso da quello recentemente sbandierato a livello mondiale da giornalisti, documentaristi e studiosi. Cristo era asceso al cielo dopo tre giorni dalla sua morte e la Santa Famiglia, intesa come una discendenza terrena del Messia, erano considerate il frutto di speculazioni e distorsioni di una ricerca biblica fuori da ogni canone e rigore scientifico. Dan Brown ci aveva parimenti introdotto, attraverso le pagine del suo celebre romanzo <em>Il Codice da Vinci</em>, a nuove ipotesi interpretative affascinanti, in alcuni casi plausibili ma comunque poste sotto la forma di un romanzo che di storico ha dimostrato aver ben poco.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Autore di questa nuova ri-scoperta è stato il regista di “Titanic” James Cameron , vincitore di ben 11 premi Oscar e, negli ultimi anni, prestatosi al mondo della ricerca storica e archeologica come documentarista attento e scrupoloso. Il suo <span style="color: #000000;">&#8220;</span><span style="color: #000000;"><em>The Lost Tomb of Jesus</em></span><span style="color: #000000;">&#8221; (La tomba perduta di Gesù), documentario prodotto in esclusiva per Discovery Channel, ha letteralmente imposto a milioni di spettatori la prima presunta prova storica di una sopravvivenza terrena, e di una discendenza reale, di Gesù. </span>Ben presto però <span style="color: #000000;">ad affondare le convinzioni del regista non è stata la montagna di ghiaccio del Titanic ma il parere di molti e autorevoli archeologi mediorientali e occidentali, come Amos Kloner e padre Michele Piccirillo, che hanno letteralmente dimostrato l’invalidità storico-metodologica, nonché ricostruttiva, delle tesi sostenute da Cameron mentre non sembra parimenti rientrare nel panorama dell&#8217;archeologia-patacca, come è stata da molti definita, la scoperta di un seme di dattero germogliato dopo ben 2000 anni e ritrovato durante alcuni recenti scavi condotti presso la fortezza di Masada. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="color: #000000;">La storia del “ritrovamento” avvenuto lo scorso Febbraio non è infatti di questi giorni ma risale a ben 27 anni fa quando durante i lavori di costruzione di alcuni palazzi a Talpiot, sobborgo di Gerusalemme a pochi chilometri dal Santo Sepolcro, fu rinvenuta da alcuni operai una grotta di 2000 anni contenente 10 urne funebri. Nel documentario di Cameron, co-firmato dal documentarista Simcha Jacobovici, si sostiene che la grotta avrebbe ospitato gli ossari di Gesù di Nazareth, della Vergine Maria e di Maria di Magdala, detta la Maddalena, oltre quelle di un certo Giuda, il figlio che secondo molte correnti di pensiero e di ricerca moderne sarebbe nato da un legame fra Gesù e Maria Maddalena. Vera o no che sia la tesi di Cameron il destino del sito sembra aver trovato maggior gloria delle tesi riportate in auge dal suo moderno scopritore. Secondo il </span><span style="color: #000000;"><em>Jerusalem Post</em></span><span style="color: #000000;">, una commissione di indagine voluta dall’Autorità delle Antichità israeliane e dal comune di Gerusalemme vorrebbe, a breve, aprire il sito al turismo di massa e consacrarlo quindi indirettamente come nuovo luogo di interesse storico della nazione di Israele.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="color: #000000;">Il forte scetticismo dimostrato da molti archeologi pesa però sempre di più e inesorabilmente sulle reali basi storiche all’origine di questa scoperta.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="color: #000000;">Tra i primi detrattori troviamo Amos Kloner lo studioso che nel 1980 guidò i lavori nella cripta. In numerose interviste rilasciate ai maggiori network mondiali Kloner ha ritenuto poco plausibile &#8220;</span><span style="color: #000000;"><em>che Gesù e i suoi avessero una tomba di famiglia. Erano della Galilea, senza legami a Gerusalemme, mentre la tomba di Talpiot apparteneva a una famiglia della classe media del primo secolo dopo Cristo</em></span><span style="color: #000000;">&#8220;. Per Kloner i nomi riportati sulle urne trovate a Talpiot, estremamente comuni nella Palestina di 2000 anni fa, sono stati trovati in molte altre tombe rinvenute nei decenni passati in numerosi siti archeologici, etichettando quindi la tesi sviluppata nel documentario come &#8220;</span><span style="color: #000000;"><em>una assurdità</em></span><span style="color: #000000;">&#8220;. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="color: #000000;">Padre Michele Piccirillo, dal 1973 alla guida degli scavi francescani in Terra santa e direttore dell&#8217;istituto di archeologia di Amman, ha liquidato con la frase &#8220;… </span><span style="color: #000000;"><em>un chiaro esempio di mala-archeologia</em></span><span style="color: #000000;">&#8221; il ritrovamento tardivo della presunta tomba di Gesù e della sua famiglia. &#8220;</span><span style="color: #000000;"><em>Siamo davanti a un errato uso della archeologia</em></span><span style="color: #000000;"> &#8211; dichiara &#8211; </span><span style="color: #000000;"><em>che dalle nostre parti ma anche altrove, impera per far colpo magari a sfondo turistico, o se vogliamo, per alimentare delle cattiverie contro la Chiesa. Non c&#8217;è nulla di scientifico in questo ritrovamento</em></span><span style="color: #000000;">&#8220;.<br />
Anche Padre Piccirillo commenta che i nomi rinvenuti sulle urne trovate a Talpiot erano molto comuni 2000 anni fa e sono stati trovati anche in altri cimiteri. Secondo Piccirillo, archeologo tra i più stimati in tutto il Medio Oriente, è alquanto &#8220;</span><span style="color: #000000;"><em>fantasioso pensare di trovare tombe a Gerusalemme appartenenti a persone provenienti dalla Galilea</em></span><span style="color: #000000;">&#8220;. &#8220;</span><span style="color: #000000;"><em>Ogni anno</em></span><span style="color: #000000;"> &#8211; conclude &#8211; </span><span style="color: #000000;"><em>siamo di fronte a qualche ritrovamento &#8220;importante&#8221;: prima la tomba di Haifa, poi quella di Giacomo, adesso quella di Gesù. Il fatto è che quando arrivano notizie di questo tenore dalla Terra Santa vengono subito gonfiate dai giornali. Ma sono solo cose commerciali senza nessun fondamento scientifico</em></span><span style="color: #000000;">&#8220;. Vorremmo aggiungere alle parole di Padre Piccirillo la scoperta, avvenuta negli ultimi mesi del 2006, della presunta grotta da cui secondo la tradizione Giovanni Battista avrebbe impartito i propri insegnamenti. </span>
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="color: #000000;">Non sempre però la “mala-archeologia” partorisce mostri informi privi di continuità storica e di realtà oggettiva. Ricordiamo proprio come, attraverso le pagine di ARCHEOMISTERI, lo scorso anno avessimo pubblicato a nostra firma un lungo studio su la dinastia dei </span><span style="color: #000000;"><em>Desposini</em></span><span style="color: #000000;">, parenti collaterali del Cristo sopravvissuti alle persecuzioni romane, e protrattasi per i successivi quattro secoli. A tale riguardo storici come Eusebio di Cesarea ci forniscono notizie quantomeno dettagliate a riguardo, ricordandoci anche come una delegazione composta da almeno trenta Desposini fosse giunta a Roma al soglio di Papa Silvestro per reclamare il primato della Chiesa di Gerusalemme su quella di paolino-romana. La realtà storica di questa dinastia “collaterale”, pur se taciuta e non pubblicizzata, ci viene confermata dai documenti storici e dagli stessi scritti dei padri della Chiesa.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="color: #000000;">Per quanto riguarda invece le vicende del </span>regista di &#8220;Titanic&#8221; James Cameron, questi ha difeso strenuamente il suo controverso documentario, principalmente in una conferenza stampa indetta a New York lo scorso febbraio dove sono stati portati e &#8220;svelati&#8221; due degli ossari al centro delle polemiche.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">«<em>Sono un cineasta, non un archeologo</em>», ha sottolineato Cameron che ha detto di essersi inizialmente avvicinato alla materia «<em>da profano, e di essersi convertito: non ho trovato niente che contraddicesse l’ipotesi iniziale</em>». Purtroppo però la sua formazione da cineasta e non da archeologo ha pregiudicato a detta di molti quel rigore metodologico fondamentale per una produzione di questo tipo. «<em>Chi ci critica non ha visto il film, non ha letto il libro che lo accompagna</em>», ha detto il giornalista investigativo canadese Simcha Jacobovici, che ha collaborato al progetto e che è stato inseguito dalle polemiche dopo la conferenza stampa di New York. «<em>Ogni cristiano sa che Gesù è il figlio di Dio e che è morto e risorto il giorno di Pasqua</em>», ha invece affermato Joseph Zwilling portavoce dell’Arcidiocesi di New York, «… <em>nessun presunto test del Dna o un film di Hollywood cambieranno questo fatto</em>».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">&#8220;La tomba perduta di Gesù&#8221; è stato proiettato lo scorso 4 marzo sul canale televisivo inglese Discovery Channel e, nei 59 minuti della pellicola, si è teso a riesaminare i resti archeologici riportati alla luce nel 1980 e sottoposti, in seguito, a una serie di analisi tra cui test del Dna di materiali umani rinvenuti negli ossari. Il documentario racconta inoltre gli studi effettuati da un’equipe di scienziati, archeologi, esperti di statistica e di genetica, su la contraddittoria decina di ossari rinvenuti durante i lavori di costruzione del complesso condominiale a Talpiot.<br />
Secondo Jacobovici, le analisi statistiche hanno stimato che le probabilità che quelle ossa non siano appartenute a Giuseppe, Maria, Gesù, Maria Maddalena e ad un figlio di Gesù, sono inferiori ad una su cento. Dalle prove del Dna, poi, è emerso che tra i resti attribuiti a Gesù e quelli attribuiti alla Maddalena non vi erano legami di sangue, rafforzando l’ipotesi che i due sarcofagi appartenessero a una coppia di coniugi. Poco dopo la loro scoperta, hanno ricordato Cameron e Jacobovici alla loro conferenza stampa newyorchese, «<em>le ossa furono nuovamente sepolte in un luogo consacrato, come vuole la tradizione ebraica</em>». Ma i progressi della scienza genetica &#8211; ha aggiunto Jacobovici &#8211; permettono oggi di realizzare analisi del Dna anche partendo da minuscoli residui, dalle polveri lasciate da quelle ossa.
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Le ultime informazioni emerse lo scorso Aprile da studiosi come Amos Kloner tenderebbero a confermare l’ipotesi della strategia mediatico-pubblicitaria; &#8220;…<em>vogliono soltanto ricavarne dei soldi</em>&#8221; è stato il suo ultimo secco commento. Aspri anche i commenti degli esponenti religiosi e della comunità scientifica da molte parte del globo. &#8220;<em>Le prove storiche, religiose e archeologiche dimostrano che il luogo dove il Cristo fu deposto è presso la Chiesa della Resurrezione</em>&#8220;, ha detto Attallah Hana, prete Greco Ortodosso di Gerusalemme. Anche Stephen Pfann, studioso della Bibbia presso l&#8217;università di Terra Santa a Gerusalemme e studioso intervistato nel documentario, preferisce non dare troppo peso alla scoperta. &#8220;<em>Non credo che i Cristiani ci cadranno</em>&#8220;, ha detto, aggiungendo di non essere neppure sicuro che il nome di Gesù sia stato letto correttamente sull&#8217;incisione: &#8220;<em>Più probabilmente si tratta del nome Hanun</em>&#8220;.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">L’intrigante dibattito non sembra ancora aver cessato la propria corsa, ulteriori aggiornamenti si susseguiranno nei prossimi mesi, a seguito anche di ulteriori prove che lo stesso Cameron afferma di non aver ancora pubblicizzato. Il mondo scientifico osserva e prepara le proprie armi, ovviamente testi e documenti in un paese purtroppo ancora martoriato da una guerra disastrosa, per comprovare definitivamente la sola natura mediatica del materiale prodotto. “Ai posteri l’ardua sentenza”, affermava Manzoni tra le pagine del suo più bel romanzo. Solo il futuro, e nuove scoperte, potranno aiutarci a comprendere un filone che sembra ogni giorno riservarci sempre nuove sorprese.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"> </p>
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		<title>Presentazione del libro “Upui. L’arte della strega”</title>
		<link>http://www.unknown.it/esoterismo/upui-l-arte-della-strega/</link>
		<comments>http://www.unknown.it/esoterismo/upui-l-arte-della-strega/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 07:31:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarahdeglispiriti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esoterismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni pensieri sparsi. 
Personalmente ho avuto la possibilità di conoscere l’arte di Upui attraverso i primi numeri di “Athame” (il bollettino del Circolo dei Trivi), nel 2002 circa, quando pubblicò diversi articoli sulla sua stregoneria istintiva e diversi disegni.
Inoltre, essendo iscritta ad alcune mailing-list a cui era iscritto anche Nicolò, leggevo i sogni che inviava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni pensieri sparsi. </p>
<p>Personalmente ho avuto la possibilità di conoscere l’arte di Upui attraverso i primi numeri di “Athame” (il bollettino del Circolo dei Trivi), nel 2002 circa, quando pubblicò diversi articoli sulla sua stregoneria istintiva e diversi disegni.<br />
Inoltre, essendo iscritta ad alcune mailing-list a cui era iscritto anche Nicolò, leggevo i sogni che inviava ai vari gruppi e guardavo con interesse gli schemi che ne scaturivano, pensando, all’epoca, che fosse una donna..il dubbio mi è rimasto a lungo perché i suoi scritti erano ambigui dal punto di vista della sua vera identità. <span id="more-757"></span><br />
Comunque, quando recentemente, nel 2006, mi ha contattata per proporsi come collaboratore di Labrys, sapevo già chi fosse dal punto di vista artistico e magico e avevo letto diverse cose nel suo sito, riguardo la sua storia, i ricordi su Gualina, gli schemi di pratica disegnati su carta e le incisioni su rame e nel frattempo avevo intuito quale fosse la realtà circa il suo essere uomo con ricordi di donna. </p>
<p>Reputo il percorso spirituale di Upui e la sua arte originali per diversi motivi. Intanto perché il nostro autore proviene da un percorso cattolico, voleva addirittura entrare in seminario, e – proprio dopo una particolare attività per il Gris di Torino, oltre che nel CUN, il centro ufologico nazionale – è arrivato al sentiero della Dea. In più perché la sua arte unisce il fascino dei grimori rinascimentali allo stile più fumettistico – e lo dico in senso positivo – un tipo di comunicazione più contemporanea, simpatica ed ironica. </p>
<p>Quando nel 2007 con Andrea Armati abbiamo potuto conoscere e incontrare direttamente Nicolò, ci siamo convinti a maggior ragione di quanto fosse importante scrivere riguardo la sua arte, anche per l’originalità dell’autore, per il suo credere profondamente in ciò che vede e sente nei suoi rituali (per quanto  non pretenda di essere creduto per forza), quindi per il suo misticismo e anche per la sua fiducia in noi, nonostante ci conoscessimo relativamente da poco. </p>
<p>Personalmente mi sento di parlare di Upui come di un artista-medium in quanto egli stesso dice che è la sua “non mano” (ovvero quello della strega Gualina) a creare gli schemi sotto la guida degli spiriti amici e della Dea. Egli è, a mio parere, un tramite dell’ispirazione Divina o, per lo meno, di quello che per Upui è il Divino. </p>
<p>Quella di Nicolò, quindi, non è arte in senso stretto ma arte esoterica. Upui non è del tutto consapevole quando crea, questa è la sua caratteristica principale. E’ come se durante i rituali entrasse in trance e avesse visioni di riti e celebrazioni con la Dea (che egli si vede attuare  come donna) e gli Spiriti grazie ai quali comprende delle “leggi” esoteriche e magiche che poi riporta nelle sue opere (disegni e incisioni su rame). Quindi la cosa importante è far capire come l’arte possa diventare veicolo del mondo dello spirito e del contatto tra l’uomo e il Divino. </p>
<p>Per chi mi chiedesse in cosa consista l’originalità della pratica di Nicolò, risponderò che a mio parere consiste nell’essere molto spontanea e istintiva  e nel non appoggiarsi a cose già preconfezionate da altri e quindi di essere veramente originale. In nessun libro di Wicca o di altre forme di stregoneria contemporanea si trovano tali e simili schemi. Il nostro autore segue solo le proprie visioni. Tanto è vero che la stessa simbologia che appare nelle sue opere è molto eclettica: vi sono sia alcuni simboli usati convenzionalmente da movimenti neopagani come la Wicca sia simboli personali di Upui. Non solo. Il nostro autore utilizza anche una serie di alfabeti differenti per raccontare nei suoi schemi ciò che ha visto e sentito: Tebano, Isiaco (non solo in modo tradizionale ma anche in chiave) oltre a caratteri relativi e quindi personali. </p>
<p>A questo punto ci si potrà chiedere in cosa consista, invece, l’originalità del libro. Dal mio punto di vista, consiste nell’aver cercato di fondere testo ed immagini, in modo tale da farli dialogare per esaltare l’opera di Nicolò. Ci è parso che in ambito esoterico non vi fosse nulla di simile, almeno qui in Italia: l’opera che ne è risultata è a metà via tra un saggio e un libro d’arte illustrato che cerca di sviscerare l’opera di Upui sia a livello di contenuto sia a livello visivo. Un libro che, anche per chi non fosse del “settore”, sarà piacevole anche solo sfogliare. </p>
<p>Ma come si compone il libro? L’opera inizia con una biografia dell’autore, il quale ha cominciato il proprio percorso passando dalla sua originale intenzione di entrare in seminario e quindi dal gruppo di ricerca sulle sette, il Gris di Torino, al suo interesse per i movimenti dischisti e del CUN (Centro Ufologico Nazionale) di Torino fino a giungere alla scoperta degli amici spiriti, ai ricordi su una possibile vita passata come la strega Gualina Stabiosa e al rapporto con la Dea. Successivamente, appare un riassunto dei primi ricordi riguardanti Gualina (ricordi tutt’ora in corso, tanto è vero che l’autore sta ancora cercando di ricostruire alcuni fatti non chiariti prima), una sezione dedicata alle simbologie ricorrenti nelle opere grafiche e l’appendice in cui appaiono ulteriori ricordi recenti riguardanti un personaggio un po’ negativo che ha avuto a che fare con Gualina, tale Marcherio, i sogni e le visioni dell’autore e le interviste che gli abbiamo fatto per dare forma al libro. </p>
<p>Spero che questi brevi spunti possano suscitare curiosità nel lettore, tanto da voler entrare nel favoloso mondo della Strega Upui. </p>
<p>Sarah Bernini<br />
(articolo tratto dal sito artesassociazione.org) </p>
<p>&#8212; </p>
<p>Myspace del libro: myspace.com/upuiartedellastrega<br />
Sito della casa editrice Eleusi: eleusiedizioni.it<br />
Sito personale di Nicolò Mulè (UPUI): http://upui.altervista.org/</p>
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		<item>
		<title>Villa di Faragola</title>
		<link>http://www.unknown.it/storia/villa-di-faragola/</link>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 06:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luz09</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia e Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è chi l’ha definita la Piazza Armerina di Puglia; infatti la residenza tardo antica in corso di scavo in località FARAGOLA,nel territorio di Ascoli Satriano (Fg).

Anche se l’area finora indagata,circa 1550 metri quadri,è solo parte di un complesso molto più vasto e articolato,la villa di Faragola,databile fra IV e VI sec.d.C.,si presenta già come uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-734" src="http://www.unknown.it/wp-content/uploads/1240484787956_faragola-ricostr-cenatio.jpg" alt="Ricostruzione 3d della villa" width="448" height="253" />C’è chi l’ha definita la Piazza Armerina di Puglia; infatti la residenza tardo antica in corso di scavo in località FARAGOLA,nel territorio di Ascoli Satriano (Fg).<br />
<span id="more-733"></span></p>
<p>Anche se l’area finora indagata,circa 1550 metri quadri,è solo parte di un complesso molto più vasto e articolato,la villa di Faragola,databile fra IV e VI sec.d.C.,si presenta già come uno dei più significativi esempi di residenze rurali tardo antiche nell’Italia meridionale.</p>
<p>Le ricerche stanno ricostruendo una lunga vicenda,a partire dalle fasi insediative che precedettero la villa,prima della conquista romana della Daunia avvenuta tra fine IV e II sec.a.C. : per l’età daunia nella stessa area è presente un abitato rurale,al momento attestato solo da una piccola porzione di mosaico a ciottoli databile al IV-III sec.a.C.</p>
<p>Alquanto limitati sono,finora,anche i dati per l’età tardo repubblicana e per la prima e media età imperiale,alla quale risale la prima e media età imperiale,alla quale risale la prima fase della villa di Faragola,come documentano alcune strutture murarie in opus incertum riutilizzate come fondazione di muri della residenza nella sua straordinaria fase tardo antica.</p>
<p>Il sito di Faragola ha una collocazione per più versi strategica,rispondente ai precetti degli agronomi romani Catone, Varrone e Columella,relativi alla scelta del luogo ideale per la costruzione di una villa : l’edificio è posto su un pianoro alle ultime propaggini collinari che delimitano la fertile valle del Carapelle,a soli cinque chilometri da Asculum ,del cui territorio questa proprietà faceva parte,e a nove da Herdonia.</p>
<p>La villa era dunque vicina a due importanti centri urbani,nei cui mercati potevano essere venduti i prodotti freschi e acquistati i generi necessari alla vita dell’azienda agricola.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-735" src="http://www.unknown.it/wp-content/uploads/cron_6591683_125101.jpg" alt="La Cenatio oggi" width="200" height="141" />Ma ciò che rendeva l’area di Faragola particolarmente adatta all’insediamento era l’ampia disponibilità d’acqua,garantita da molte sorgenti e dal fiume.</p>
<p>Infine,la villa non era isolata,ma sorgeva lungo un’importante arteria,che,oltre a dare sicurezza,garantiva facili collegamenti: la via Aurelia Aeclanensis o Herdonitana , strada che assunse particolare rilievo proprio in età tardo antica,realizzata con funzioni di “bretella” per collegare Aeclanum , cioè le zone interne appenniniche,attraversate dalla via Appia,alla via Traiana, intercettata a Herdonia.</p>
<p>Due sono i poli principali del complesso finora individuati:un ampio e articolato balneum (terma ) e una lussuosa cenatio (sala da pranzo) estiva.</p>
<p>La circostanza non sorprende poiché è nota l’importanza assunta dalle terme e dalle sale per banchetto nelle residenze rurali tardo antiche,a conferma della centralità attribuita dalle aristocrazie sia alla cura del corpo sia ai piaceri della tavola,e in generale agli spazi e alle pratiche della vita sociale e della convivialità.<br />
Al momento,invece, non è stato individuato il quartiere produttivo,s si esclude una fornace per laterizi databile al IV secolo,parte di un più esteso settore artigianale.<br />
La terma comprende un ampio salone,gli ambienti tiepidi (tepidaria) e caldi ( caldaria ) ,oltre a una serie di vasche.</p>
<p>Alcuni vani presentano una pregevole pavimentazione a mosaico con motivi geometrici. L&#8217;ambiente di maggiori dimensioni,probabilmente utilizzato come palestra,per massaggi e altre attività termali,si caratterizza per un mosaico articolato in quattro pannelli quadrati ( emblemata ), mentre una cornice a foglie d’edera,cui sono unite grandi foglie cuoriformi campite in rosa,segna il margine esterno del pavimento.</p>
<p>La parte meridionale dell’ambiente è occupata da un lungo pannello con motivo a stuoia e anche il vano di accesso alle terme conserva una decorazione musiva geometrica policroma.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-736" src="http://www.unknown.it/wp-content/uploads/faragola21.jpg" alt="Cenaio ieri ( proposta ricostruttiva)" width="200" height="150" />Oltre a una serie di vani di servizio,particolare rilievo aveva nel complesso termale un ambiente (frigidarium),pavimentato con grandi lastre di marmo,che consentiva l’accesso a vasche di diverse dimensioni,tra cui si distingue una vera a e propria piscina (natatio) .</p>
<p>Soprattutto,è la cenatio , la sala da pranzo,a fornire le indicazioni più chiare sul progetto architettonico,decorativo e ideologico che sta alla base dell’intervento edilizio promosso in età tardo antica dal dominus, il padrone,di sicuro un personaggio colto,oltre che dotato di cospicue risorse finanziarie,perfettamente integrato nelle forme di vita e nelle manifestazioni tipiche della classe aristocratica cui apparteneva.</p>
<p>Il grande vano a pianta rettangolare,dotato di tre ingressi,si presentava come un padiglione,una sorta di “gazebo” in giardino, provvisto di copertura ma con i lati lunghi aperti.</p>
<p>In una prima fase,tra fine IV e inizi V secolo,il pavimento era costituito da un mosaico policromo con decorazione geometrica del tutto simile ai pavimenti della terma ed p verosimile che già allora l’ambiente svolgesse funzione di sala da pranzo,probabilmente con la tradizionale sistemazione a triclinio.</p>
<p>Nel corso del V secolo,il dominus ritenne di dare alla cenatio una sistemazione più lussuosa e monumentale,oltre che fortemente innovativa.</p>
<p>Le trasformazioni riguardano principalmente il pavimento e la realizzazione di un tipo particolare di divano per banchetto (stibadium)  in muratura,provvisto di una fontana.</p>
<p>Il pavimento,sovrapposto al precedente mosaico,fu realizzato con lastre di marmo prevalentemente di reimpiego di vario tipo e colore,sistemate in moda da creare tre diversi livelli pavimentali.</p>
<p>Particolare rilievo,per la posizione enfatica e il pregio dei materiali impiegati,avevano tre tappeti in opus sectile,originariamente montati forse su pareti e poi inseriti come emblemata  nella pavimentazione marmorea lungo l’asse centrale del vano.</p>
<p>L’elemento di maggior spicco della cenatio era costituito dal raro stibadium,il divano in muratura per il banchetto,collocato i posizione dominante e in maniera enfatica sull’asse principale dell’ambiente. Di forma grosso modo semicircolare,aveva lo spazio centrale occupato da una piccola vasca.</p>
<p><img class="alignright" src="http://www.unknown.it/wp-content/uploads/mlongobardi41.jpg" alt="Stibadium oggi e ieri" width="460" height="286" />Il rivestimento della struttura era particolarmente accurato: le parti meno visibili(la vaschetta e il muro semicircolare esterno) erano foderate da lastre di marmo bianco,mentre la facciata presentava una ricercata decorazione nella quale si integravano sapientemente opus sectile marmoreo,mosaico ed elementi scultorei figurati.</p>
<p>È possibile ricostruire la presenza di tre pannelli centrali,uno in porfido e due in serpentino,delimitati da una cornice a dentelli triangolari,e ai lati due pannelli rettangolari nei quali erano iscritti rombi delimitati da cornici in cipollino e decorati da lastrine lapidee con motivo a onde con tessere musive a foglia d’oro.</p>
<p>Il lato destro,meglio conservato,presenta al centro un tondo di marmo bianco scolpito a bassorilievo,inquadrato da due cornici di tessere musive di pasta vitrea con foglia d’oro e di dentelli triangolari,con la raffigurazione di una danzatrice davanti a un’ara sulla quale è poggiata una cista con avvolto un serpente.</p>
<p>Un secondo frammento,rinvenuto negli strati di crollo,conserva un volto femminile con il caratteristico copricapo di canne : si tratta di un oscillum del I sec. d.C., reimpiegato nella decorazione della fronte dello stibadium,a testimonianza della stretta connessione tra il mondo conviviale e i temi dionisiaci.</p>
<p>In questa scelta,infatti,va sottolineato non solo il significato legato al reimpiego dell’oscillum, nel quadro di un generalizzato fenomeno di riuso di manufatti più antichi ben attestato nella villa,ma anche,e soprattutto,la scelta di temi legati al patrimonio iconografico pagano,di chiara ispirazione dionisiaca,tipico degli ambienti conviviali ancora in età tardo antica.</p>
<p>È un fenomeno ricorrente e ,anche se in alcuni casi è possibile che questa scelta sia da interpretare come un segno di appartenenza religiosa alternativa al cristianesimo,risulta più diffusa la prassi di utilizzare tali simboli,nel quadro di una forte persistenza di immagini convenzionali,quali sinonimi di convivialità,ospitalità,felicità della vita terrena.</p>
<p>Non è chiaro se al di sopra della vasca posta al centro del divano in muratura fosse sistemata una mensa di marmo,oppure se,come descrive Plinio nel caso dello stibadium  della sua villa in Lazio,nella vaschetta piena d’acqua galleggiassero “piatti”con le diverse portate.</p>
<p>È molto probabile che,sulla fronte dello stibadium,dalla vaschetta l’acqua fuoriuscisse a “cascata”,in modo da defluire nella parte centrale della sala da pranzo,ribassata rispetto ai corridoi laterali. Un velo d’acqua doveva quindi “ricoprire” i marmi del pavimento e i tappeti in opus sectile,offrendo uno straordinario effetto scenografico,in particolare grazie al gioco di riflessi che enfatizzava la cromia dei marmi e della paste vitree.</p>
<p>La presenza d’acqua nell’ambiente,inoltre,contribuiva a garantire una piacevole frescura durante i banchetti estivi. Questa trovata trasformata lo stibadium quasi un ninfeo,molto simile ad esempio al ninfeo imperiale di Punta Epitaffio a Baia.</p>
<p>Qui l’insieme degli elementi architettonici e decorativi manifesta la volontà di collegare l’interno al contesto esterno,”sfondando” le pareti e aprendo lo spazio della sala da pranzo al paesaggio circostante.</p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_738" class="wp-caption alignleft" style="width: 552px;">
<dt><img src="http://www.unknown.it/wp-content/uploads/villa_romana_ascoli_satriano1.jpg" alt="lato destro" width="542" height="371" /></dt>
<dd>lato destro</dd>
</dl>
</div>
<p>Si conferma così la tendenza all’”uso architettonico” dell’acqua in tali strutture per banchetto,secondo un carattere aulico riscontrabile già in case e ville romane più antiche,come nella celebre descrizione dello stibadium della villa di Plinio o nel monumentale stibadium in muratura del Canopo di villa Adriana a Tivoli,in particolare nel giardino – cenatio ,il cosiddetto “ninfeo – stadio”,il cui settore meridionale,terminante con una gradinata a emiciclo e una elaborato gioco d’acqua,somiglia molto alla cenatio di Faragola.<br />
Nella sala da pranzo,lo stibadium è in posizione enfatica,sopraelevato e in asse con l’accesso,offriva una visione frontale e simmetrica. I percorsi reali e visivi costituivano,uno degli aspetti più curati nell’edilizia residenziale,in particolare per le sale di ricevimento e per quelle da pranzo. Il banchetto era sentito come una sorta di spettacolo,non solo per l’esibizione di musici,attori,mimi e intrattenitori vari,ma perché la sala da pranzo era vissuta quasi come uno spazio teatrale nel quale il dominus, come ogni ospite,nel rispetto di precise convenzioni sociali,recitava una parte in modo da ostentare il proprio status nei confronti di amici e clienti.<br />
 </p>
<table class="MsoNormalTable" style="border-collapse: collapse; mso-border-top-alt: solid windowtext 2.25pt; mso-border-bottom-alt: solid windowtext 2.25pt; mso-yfti-tbllook: 1184; mso-padding-alt: 0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr style="mso-yfti-irow: 0; mso-yfti-firstrow: yes;">
<td style="border-right: #ece9d8; padding-right: 5.4pt; border-top: windowtext 2.25pt solid; padding-left: 5.4pt; background: #4bacc6; padding-bottom: 0cm; border-left: #ece9d8; width: 96.65pt; padding-top: 0cm; border-bottom: windowtext 2.25pt solid;" width="129" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: center;" align="center"> </p>
</td>
<td style="border-right: #ece9d8; padding-right: 5.4pt; border-top: windowtext 2.25pt solid; padding-left: 5.4pt; background: #4bacc6; padding-bottom: 0cm; border-left: #ece9d8; width: 109.45pt; padding-top: 0cm; border-bottom: windowtext 2.25pt solid;" width="146" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">NON       TUTTI</p>
</td>
<td style="border-right: #ece9d8; padding-right: 5.4pt; border-top: windowtext 2.25pt solid; padding-left: 5.4pt; background: #4bacc6; padding-bottom: 0cm; border-left: #ece9d8; width: 96.5pt; padding-top: 0cm; border-bottom: windowtext 2.25pt solid;" colspan="2" width="129" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">SANNO   CHE</p>
</td>
<td style="border-right: #ece9d8; padding-right: 5.4pt; border-top: windowtext 2.25pt solid; padding-left: 5.4pt; background: #4bacc6; padding-bottom: 0cm; border-left: #ece9d8; width: 95.05pt; padding-top: 0cm; border-bottom: windowtext 2.25pt solid;" width="127" valign="top">
<p style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"> </p>
</td>
<td style="border-right: #ece9d8; padding-right: 5.4pt; border-top: windowtext 2.25pt solid; padding-left: 5.4pt; background: #4bacc6; padding-bottom: 0cm; border-left: #ece9d8; width: 33pt; padding-top: 0cm; border-bottom: windowtext 2.25pt solid;" width="44" valign="top">
<p style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"> </p>
</td>
</tr>
<tr style="mso-yfti-irow: 1;">
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; background: #4bacc6; padding-bottom: 0cm; width: 96.65pt; padding-top: 0cm; border: #ece9d8;" width="129" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Aeclanum</p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; background: #d8d8d8; padding-bottom: 0cm; width: 109.45pt; padding-top: 0cm; border: #ece9d8;" width="146" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Insediamento osco sorto nella fertile valle del Calore (in Campania),divenuto municipio romano e poi colonia. Conobbe notevole sviluppo dopo la costruzione della via Appia.</p>
</td>
<td style="border-right: windowtext 1pt solid; padding-right: 5.4pt; border-top: #ece9d8; padding-left: 5.4pt; background: #d8d8d8; padding-bottom: 0cm; border-left: #ece9d8; width: 33.2pt; padding-top: 0cm; border-bottom: #ece9d8; mso-border-right-alt: solid windowtext .5pt;" width="44" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"> </p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; background: #d8d8d8; padding-bottom: 0cm; width: 63.3pt; padding-top: 0cm; mso-border-left-alt: solid windowtext .5pt; border: #ece9d8;" width="84" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Opus Incertum</p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; background: #d8d8d8; padding-bottom: 0cm; width: 95.05pt; padding-top: 0cm; border: #ece9d8;" width="127" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"> Opera incerta: muratura costituita da piccole pietre,messe in opera in filari irregolari.</p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; background: #d8d8d8; padding-bottom: 0cm; width: 33pt; padding-top: 0cm; border: #ece9d8;" width="44" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"> </p>
</td>
</tr>
<tr style="height: 129.6pt; mso-yfti-irow: 2;">
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; background: #4bacc6; padding-bottom: 0cm; width: 96.65pt; padding-top: 0cm; height: 129.6pt; border: #ece9d8;" width="129" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Ausculum</p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; padding-bottom: 0cm; width: 109.45pt; padding-top: 0cm; height: 129.6pt; background-color: transparent; border: #ece9d8;" width="146" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Insediamento daunio divenuto municipio romano,caratterizzato da una continuità di vita durante il Medioevo e l’età moderna,fino ad oggi.</p>
</td>
<td style="border-right: windowtext 1pt solid; padding-right: 5.4pt; border-top: #ece9d8; padding-left: 5.4pt; padding-bottom: 0cm; border-left: #ece9d8; width: 33.2pt; padding-top: 0cm; border-bottom: #ece9d8; height: 129.6pt; background-color: transparent; mso-border-right-alt: solid windowtext .5pt;" width="44" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"> </p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; padding-bottom: 0cm; width: 63.3pt; padding-top: 0cm; height: 129.6pt; background-color: transparent; mso-border-left-alt: solid windowtext .5pt; border: #ece9d8;" width="84" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Opus       sectile</p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; padding-bottom: 0cm; width: 95.05pt; padding-top: 0cm; height: 129.6pt; background-color: transparent; border: #ece9d8;" width="127" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Rivestimenti pavimentali o parietali realizzati con lastrine di marmo o di altro materiale pregiato in modo da realizzare decorazioni geometriche o figurate.</p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; padding-bottom: 0cm; width: 33pt; padding-top: 0cm; height: 129.6pt; background-color: transparent; border: #ece9d8;" width="44" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"> </p>
</td>
</tr>
<tr style="mso-yfti-irow: 3;">
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; background: #4bacc6; padding-bottom: 0cm; width: 96.65pt; padding-top: 0cm; border: #ece9d8;" width="129" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Daunia</p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; background: #d8d8d8; padding-bottom: 0cm; width: 109.45pt; padding-top: 0cm; border: #ece9d8;" width="146" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Territorio daunio corrispondente alla Puglia settentrionale e alla parte orientale dell’attuale Basilicata.</p>
</td>
<td style="border-right: windowtext 1pt solid; padding-right: 5.4pt; border-top: #ece9d8; padding-left: 5.4pt; background: #d8d8d8; padding-bottom: 0cm; border-left: #ece9d8; width: 33.2pt; padding-top: 0cm; border-bottom: #ece9d8; mso-border-right-alt: solid windowtext .5pt;" width="44" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"> </p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; background: #d8d8d8; padding-bottom: 0cm; width: 63.3pt; padding-top: 0cm; mso-border-left-alt: solid windowtext .5pt; border: #ece9d8;" width="84" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Oscillum</p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; background: #d8d8d8; padding-bottom: 0cm; width: 95.05pt; padding-top: 0cm; border: #ece9d8;" width="127" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Lastra marmorea rotonda,finemente scolpita,appesa a decorazione degli intercolumni dei peristili.</p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; background: #d8d8d8; padding-bottom: 0cm; width: 33pt; padding-top: 0cm; border: #ece9d8;" width="44" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"> </p>
</td>
</tr>
<tr style="height: 73.2pt; mso-yfti-irow: 4;">
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; background: #4bacc6; padding-bottom: 0cm; width: 96.65pt; padding-top: 0cm; height: 73.2pt; border: #ece9d8;" width="129" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Emblemata</p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; padding-bottom: 0cm; width: 109.45pt; padding-top: 0cm; height: 73.2pt; background-color: transparent; border: #ece9d8;" width="146" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Quadri decorati inseriti all’interno di pavimenti a mosaico o in opus sectile.</p>
</td>
<td style="border-right: windowtext 1pt solid; padding-right: 5.4pt; border-top: #ece9d8; padding-left: 5.4pt; padding-bottom: 0cm; border-left: #ece9d8; width: 33.2pt; padding-top: 0cm; border-bottom: #ece9d8; height: 73.2pt; background-color: transparent; mso-border-right-alt: solid windowtext .5pt;" width="44" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"> </p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; padding-bottom: 0cm; width: 63.3pt; padding-top: 0cm; height: 73.2pt; background-color: transparent; mso-border-left-alt: solid windowtext .5pt; border: #ece9d8;" width="84" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Tardoantica(età)</p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; padding-bottom: 0cm; width: 95.05pt; padding-top: 0cm; height: 73.2pt; background-color: transparent; border: #ece9d8;" width="127" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"> Periodo storico(circa IV-VII sec.d.C.) corrispondente ai secoli finali dell’Antichità e alla fase di passaggio al Medioevo.</p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; padding-bottom: 0cm; width: 33pt; padding-top: 0cm; height: 73.2pt; background-color: transparent; border: #ece9d8;" width="44" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"> </p>
</td>
</tr>
<tr style="height: 73.2pt; mso-yfti-irow: 5;">
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; background: #4bacc6; padding-bottom: 0cm; width: 96.65pt; padding-top: 0cm; height: 73.2pt; border: #ece9d8;" width="129" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Herdonia</p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; background: #d8d8d8; padding-bottom: 0cm; width: 109.45pt; padding-top: 0cm; height: 73.2pt; border: #ece9d8;" width="146" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Insediamento daunio divenuto municipio romano,posto lungo il tracciato della via Traiana e occupato fino alla tarda antichità. Il villaggio medievale sorto al di sopra della città antica fu abbandonato nel XV secolo circa.</p>
</td>
<td style="border-right: windowtext 1pt solid; padding-right: 5.4pt; border-top: #ece9d8; padding-left: 5.4pt; background: #d8d8d8; padding-bottom: 0cm; border-left: #ece9d8; width: 33.2pt; padding-top: 0cm; border-bottom: #ece9d8; height: 73.2pt; mso-border-right-alt: solid windowtext .5pt;" width="44" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"> </p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; background: #d8d8d8; padding-bottom: 0cm; width: 63.3pt; padding-top: 0cm; height: 73.2pt; mso-border-left-alt: solid windowtext .5pt; border: #ece9d8;" width="84" valign="top">
<p style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Villa           </p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; background: #d8d8d8; padding-bottom: 0cm; width: 95.05pt; padding-top: 0cm; height: 73.2pt; border: #ece9d8;" width="127" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Azienda agricola,generalmente suddivisa in pars urbana ,dove risiede il signore(dominus) e pars fructoria , per la gestione della produzione agricola,spesso con l’impiego di manodopera schaivile.</p>
</td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; background: #d8d8d8; padding-bottom: 0cm; width: 33pt; padding-top: 0cm; height: 73.2pt; border: #ece9d8;" width="44" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"> </p>
</td>
</tr>
<tr style="height: 73.2pt; mso-yfti-irow: 6; mso-yfti-lastrow: yes;">
<td style="border-right: #ece9d8; padding-right: 5.4pt; border-top: #ece9d8; padding-left: 5.4pt; background: #4bacc6; padding-bottom: 0cm; border-left: #ece9d8; width: 96.65pt; padding-top: 0cm; border-bottom: windowtext 2.25pt solid; height: 73.2pt;" width="129" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Triclinio</p>
</td>
<td style="border-right: #ece9d8; padding-right: 5.4pt; border-top: #ece9d8; padding-left: 5.4pt; padding-bottom: 0cm; border-left: #ece9d8; width: 109.45pt; padding-top: 0cm; border-bottom: windowtext 2.25pt solid; height: 73.2pt; background-color: transparent;" width="146" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;">Sala da pranzo con tre letti disposti a ferro di cavallo e mensa al centro.</p>
</td>
<td style="border-right: windowtext 1pt solid; padding-right: 5.4pt; border-top: #ece9d8; padding-left: 5.4pt; padding-bottom: 0cm; border-left: #ece9d8; width: 33.2pt; padding-top: 0cm; border-bottom: windowtext 2.25pt solid; height: 73.2pt; background-color: transparent; mso-border-bottom-alt: solid windowtext 2.25pt; mso-border-right-alt: solid windowtext .5pt;" width="44" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"> </p>
</td>
<td style="border-right: #ece9d8; padding-right: 5.4pt; border-top: #ece9d8; padding-left: 5.4pt; padding-bottom: 0cm; border-left: #ece9d8; width: 63.3pt; padding-top: 0cm; border-bottom: windowtext 2.25pt solid; height: 73.2pt; background-color: transparent; mso-border-left-alt: solid windowtext .5pt;" width="84" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"> </p>
</td>
<td style="border-right: #ece9d8; padding-right: 5.4pt; border-top: #ece9d8; padding-left: 5.4pt; padding-bottom: 0cm; border-left: #ece9d8; width: 95.05pt; padding-top: 0cm; border-bottom: windowtext 2.25pt solid; height: 73.2pt; background-color: transparent;" width="127" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"> </p>
</td>
<td style="border-right: #ece9d8; padding-right: 5.4pt; border-top: #ece9d8; padding-left: 5.4pt; padding-bottom: 0cm; border-left: #ece9d8; width: 33pt; padding-top: 0cm; border-bottom: windowtext 2.25pt solid; height: 73.2pt; background-color: transparent;" width="44" valign="top"> </td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Riflessioni sul movimento NeoPagano (parte 5)</title>
		<link>http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-5/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 05:32:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarahdeglispiriti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esoterismo]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie]]></category>

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		<description><![CDATA[Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte V)

Voglio dire che basterebbe capovolgere il punto di vista. Ma è ovvio che questa gente non porti avanti una visione relativista della realtà (e tantomeno laica, come invece una carica istituzionale dovrebbe garantire), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte V)</p>
<p><span id="more-717"></span></p>
<p>Voglio dire che basterebbe capovolgere il punto di vista. Ma è ovvio che questa gente non porti avanti una visione relativista della realtà (e tantomeno laica, come invece una carica istituzionale dovrebbe garantire), anzi c’è una tendenza fortemente retrograda che porta a detestare tutto ciò che non si conosce e che va al di là della propria comprensione. Inutile dire che un po&#8217; in tutta Italia si stia verificando un ritorno pesante a certo tradizionalismo assurdo che ricorda tanto certo modo benpensante di fare anni &#8216;50. Ma andiamo avanti. Leggiamo l’articolo riguardante Cacciari: “Cacciari e la crociata anti-Halloween. Il primo cittadino veneziano: di Halloween non mi piace l’aspetto tenebroso, demoniaco, mortuario.<br />
ROMA &#8211; «Festeggiare Halloween a Venezia? Non se ne parla proprio. Roba da Disneyland. O da Peschiera del Garda, lì dove c’è Gardaland. Noi abbiamo il Carnevale più bello, intelligente ed elegante del mondo. Perché mai dovremmo concedere spazio a qualcosa che non c’entra niente, dico niente, con le tradizioni italiane?».Mio commento: non tornerò a disquisire sul senso del Samhain/Halloween per la nostra cultura: sarebbe ora che questi signori, prima di parlare, si andassero a studiare i libri di storia e di antropologia.<br />
Massimo Cacciari non è uomo da mezzi toni, si è visto sabato scorso con la manifestazione del Pd contro il governo Berlusconi («non ho alcun interesse a parlarne, mi importa come si organizzerà il Pd, non certo un corteo&#8230;»). Figuriamoci se può usare giri di parole per la festa più amata dai bambini italiani.<br />
Solo dai bambini? A me risulta che le feste, di qualsiasi tipo siano, piacciano a bambini e ad adulti, perché è un modo per rendere gioioso e sacro un momento della vita, un momento dell’anno, e per stare in compagnia tra persone. Questo modo di sminuire le cose della vita mi dà molto fastidio e mi fa tanto moralismo da quattro soldi. Come dire: “ma sì, a noi cosa interessa di Halloween, è roba da bambini” per poi, magari, fiondarsi nel primo negozio a comprarsi oggetti in tema per arredare la casa perché è tanto carino e va di moda.<br />
Perché no a Halloween, professor Cacciari? «Semplicemente perché non possiede alcun collegamento con la cultura italiana, con le vere feste delle nostre radici. Certo, mi sembra che la potenza mediatica americana riesca a imporre benissimo nel resto del mondo anche un appuntamento come Halloween. Viene da dire:<br />
è la globalizzazione, amico mio. Ma noi possiamo ribattere: l’Italia è la patria di una meravigliosa tradizione come il Carnevale.<br />
Venezia dal ’400 vanta il più straordinario appuntamento carnevalesco dell’intera Europa, imitato con fatica in tutto il mondo. E quindi possiamo permetterci il lusso di dire no a Halloween, nella nostra città non si festeggia, grazie mille&#8230; ».<br />
Ma cosa c’entra il Carnevale di Venezia con Halloween?<br />
Chi glielo tocca il Carnevale? Non è che se festeggi Halloween tu non possa festeggiare più il Carnevale..<br />
non è una questione di chi ha la festa più bella e divertente o antica, sono cose diverse per quanto simili, visto che anche il Carnevale ha origini pagane, ma questo, ovviamente, non si può dire, se no il Vaticano ci obbligherà a non festeggiare più nemmeno il Carnevale di Venezia.<br />
Il filosofo sindaco di Venezia se la prende anche con altre festività da calendario:<br />
«Halloween alla fine è una delle tante feste finte, fintissime, inventate a puri scopi commerciali. Basta guardare le vetrine piene di oggetti tutti uguali per Halloween. Mi viene in mente la festa della mamma, del papà, dei nonni, e chi più ne ha più ne metta. Roba che fino a qualche decennio fa non esisteva ed è stata imposta artificialmente solo per far soldi».<br />
A parte il fatto che, come già dimostrato più volte, Halloween non è una cosa inventata solo a scopi commerciali. Ma poi: dovremmo prendere lezioni dal Carnevale di Venezia, una città che ti spenna vivo per farti comprare maschere in ogni angolo della città? Ma ci stiamo prendendo in giro o diciamo sul serio? Cacciari pensa forse che la gente non sappia che giro di soldi porti a Venezia il Carnevale??? E facciamo lezioni morali su Halloween? Cosa non le piace, a parte l’aspetto commerciale, della festa delle Streghe? «L’aspetto tenebroso, demoniaco, mortuario, quasi di decomposizione&#8230; Qui c’è il teschio, non il puer aeternus, allegro e sorridente, che è il simbolo del Carnevale». Cacciari ammette che se comincia a parlare di Carnevale non la smette più: «La festa affonda le sue radici addirittura in un’era pre-romana. Il suo significato è legato al cambio dell’anno, alla tras-gressione nel senso più puro del termine, cioè del procedere verso il nuovo&#8230;. Lì è tutta la sua bellezza. Persino la parola è di origine incerta. Forse è Carnem- Vale, addio alla carne per la Quaresima. O potrebbe essere Carro-navale, perché nell’antica Roma Iside si presentava a bordo di un mezzo del genere».<br />
Oh, finalmente, l’abbiamo detto. Il Carnevale è una festa pagana pre-cristiana. E, guarda un po’, anche Halloween è nata da una festa pagana legata al ciclo dell’anno, essendo il capodanno celtico. Toh, che strano.<br />
E se parliamo, comunque, di figure del Carnevale, non si può negare che in esso appaiano esseri demoniaci ed inquietanti. Arlecchino è nato come demone (Hellchino), lo sanno tutti quelli che studiano storia del teatro e dello spettacolo. Pulcinella, invece, è una larva, un fantasma. E questo proprio perché, essendo in origine una festa primaverile, per rendere la terra fertile si davala possibilità agli esseri degli Inferi (sotto la terra, appunto) di scorrazzare liberi sulla terra per un certo periodo di tempo, per ingraziarseli e poter avere raccolti abbondanti. [5] Ma continuiamo. Il giornalista, a questo punto, chiede al Sindaco come sarà il Carnevale veneziano 2009 e lui parla dei progetti per il nuovo anno, ma la cosa interessante viene dopo: “[…] L’aspetto commerciale, nel 2009, viene messo da parte: «In pieno col sindaco Cacciari, non punteremo tanto sulla quantità di pubblico, che ormai si aggira sul milione e 200 mila presenze ogni Carnevale. Piuttosto vogliamo proporre una vera esperienza cognitiva. Un’occasione per capire e apprendere, naturalmente divertendo».<br />
E i giovani legati a Halloween? «Io sono convinto che molti ragazzi potranno facilmente capire l’immensa differenza che esiste tra un &#8220;qualsiasi&#8221; Halloween e l’irripetibile Carnevale veneziano. Quando sento che qui in Italia si scimmiottano le streghette americane mentre a New Orleans o in Sud America impazziscono per cercare di imitare il modello veneziano divento matto&#8230;».<br />
Articolo di Paolo Conti, del 31 ottobre 2008<br />
[http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_31/cacciari_anti_halloween_491cce32-a71d-11dd-90c5-00144f02aabc.shtml]<br />
Credo che non servano altri commenti: le ultime frasi si commentano tutte da sole. Ma cos’è, una gara ??? Per la serie: “chi ce l’ha più bella??” (la festa, ovviamente).<br />
Sinceramente, mi sembrano giochetti e atteggiamentida bambini, questo sì. E per finire, un articolo dell’Ansa sempre riportato da Dafne nel suo blog:</p>
<p>Ansa, 2008-10-31 19:28<br />
HALLOWEEN: FESTA DILAGA IN ITALIA E PREOCCUPA CHIESA<br />
ROMA &#8211; La festa celtica dei morti che per una notte tornano tra i vivi dilaga in Italia, soprattutto tra i giovani, e la Chiesa lancia l&#8217;allarme. Altro che innocui &#8217;scherzetti o dolcetti&#8217; e zucche ritagliate per bambini: Halloween, ammonisce don Aldo Buonaiuto, responsabile del Servizio Antisette Occulte dell&#8217;Associazione Papa Giovanni XXIII, promuove &#8220;la cultura della morte&#8221; e favorisce &#8220;connivenze con il crimine e con spietate sette che non hanno alcuno scrupolo&#8221;. Per questo, è l&#8217;appello del religioso dalle colonne del quotidiano della Cei &#8216;Avvenire&#8217;, genitori ed educatori scoraggino stanotte i ragazzi dal partecipare ad incontri &#8220;sconosciuti, ambigui&#8221; o peggio ancora &#8220;segreti&#8221;.<br />
&#8220;Quest&#8217;inneggiamento al macabro e all&#8217;orrore &#8211; scrive don Buonaiuto &#8211; spinge le nuove generazioni ad una mentalità magicoesoterica, attacca il sacro e i valori dello spirito attraverso una subdola iniziazione alle arti e alle immagini dell&#8217;occulto&#8221;. Una &#8217;scomunica&#8217; che ricorda quella rivolta dalla Chiesa nei confronti di Harry Potter, il maghetto nato dalla penna della scrittrice britannica J. K. Rowling, che ha scalato le classifiche librarie di tutto il mondo.</p>
<p>Vai alla Sesta parte: <a href="http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-6/">Il movimento Neopagano (parte 6)</a></p>
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		<item>
		<title>Riflessioni sul movimento NeoPagano (parte 4)</title>
		<link>http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-4/</link>
		<comments>http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-4/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 16:47:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarahdeglispiriti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esoterismo]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie]]></category>

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		<description><![CDATA[Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte IV)

Un’altra questione da sollevare, a mio parere, è legata alla cultura pagana. In questo senso, è interessante questo passo dell’editoriale dei “Quaderni di Ipazia”: “[…] Le fiction televisive “Pompei”, “L’inchiesta” ed i vari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte IV)</p>
<p><span id="more-711"></span></p>
<p>Un’altra questione da sollevare, a mio parere, è legata alla cultura pagana. In questo senso, è interessante questo passo dell’editoriale dei “Quaderni di Ipazia”: “[…] Le fiction televisive “Pompei”, “L’inchiesta” ed i vari dibattiti che ne sono seguiti si sono rivelati poco accurati dal punto di vista storico e, soprattutto, alquanto impietosi verso quella che consideriamo l’unica cultura, spiritualità e religione in grado di vibrare nella nostra anima: il mondo dell’antico Paganesimo. Fa piacere che fra i vari argomenti verso i quali i/le nostri/e concittadini/e mostrano interesse vi siano quelli storici, eppure pensiamo sia quantomeno doveroso, da parte nostra, denunciare i vari errori sul piano storico e, soprattutto, difendere la memoria di quelle che consideriamo le nostre uniche radici. Ecco, dunque, una cosa che ci spinge a non rimanere con la bocca chiusa e ad andare avanti con i nostri bollettini: il desiderio di fare chiarezza in mezzo a tanto ciarpame storico e culturale. Di lavoro da fare ce n’è tanto, nel caso qualcuno decida di unirsi a noi, non potremmo che esserne lieti. […]”<br />
[Testo tratto dall’editoriale di I Quaderni di Ipatia, n.10 – Primavera 2783 – 2821 – 2760 ab Urbe condita tratto da http://anticamadre.net/testipdf/I_Quaderni_di_Ipatia_10.pdf, 2007]<br />
A mio avviso, noi neopagani abbiamo il dovere morale e culturale di informare, evitando le mistificazioni, sulla cultura pagana antica e contemporanea. E questo per evitare che si creino atteggiamenti di rifiuto verso la nostra cultura e il nostro modo di sentire e vivere, per evitare che vi siano atteggiamenti di intolleranza verso le cose minime. Mi vengono in mente, tra le altre cose, i recenti divieti di far festeggiare Halloween in diverse città italiane, come riportato ad esempio su “La Tribuna di Treviso” del 25 Ottobre 2008 [3], in cui si diceva che il sindaco della città di Oderzo avrebbe negato la celebrazione della festa di Halloween nelle strutture di proprietà pubblica, cosa avvenuta anche a Venezia da parte del Sindaco Cacciari. Infatti, come riporta Dafne Eleutheria nel suo blog per quanto riguarda il primo articolo, sulla negazione della festa ad Oderzo, si diceva che “Nessuna festa di Halloween sarà permessa in città, non per lo meno nelle strutture di proprietà pubblica. E’ la decisione del sindaco Pietro Dalla Libera che, in linea con quanto già accaduto negli ultimi due anni, ha deciso di non concedere spazi comunali alle feste del 31 ottobre dedicate alla ricorrenza tipica del mondo anglosassone. Obiettivi: tutelare le tradizioni religiose ed evitare vandalismi.” […]“La nostra è una scelta ben precisa &#8211; sottolinea il primo cittadino &#8211; siamo contrari alla celebrazione di feste che nulla hanno a che vedere con la nostra tradizione culturale e religiosa come nel caso specifico. Il nostro è uno spirito che intende tutelare i santi ed i defunti puntando a consolidare le tradizioni locali”. […] Quello che propongono le nostre liste civiche è un cambio di mentalità contro la dilagante perdita di valori &#8211; chiude il sindaco Dalla Libera &#8211; è essenziale proporre iniziative che rafforzino le nostre tradizioni, soprattutto religiose. Al di là di essere favorevoli alle feste, non crediamo che Halloween sia una ricorrenza che si sposa con la nostra cultura. Come può un giovane festeggiare fino alle 3 o 4 del mattina e poi alzarsi per andare in cimitero a celebrare la festività religiosa dell’ 1 novembre? Abbiamo fatto una scelta ben precisa e finché ci saremo noi non intendiamo cambiare rotta”.<br />
Dunque, partiamo dal fatto che scelte di questo tipo siano piuttosto liberticide anziché no, come già faceva notare la nostra cara Dafne. E su questo, credo non vi sia molto altro da dire. Aggiungiamo anche che l’usanza di Halloween, per quanto sia divenuta anglosassone per ovvi motivi (nei paesi anglosassoni le antiche tradizioni pagane si sono mantenute vive più a lungo che da noi e quindi si sono poi evolute nelle festività più moderne e commerciali), ha origini antiche di stampo celtico, essendo il Samhain una festa legata a quella cultura. Non staremo a ripeterci sui suoi significati, già approfonditi in tanti libri ed articoli anche apparsi in questa rivista [4], noi sappiamo che una festa del genere ha forti e antichi legami con la nostra civiltà, per quanto la versione moderna americana sia stata “corrotta” da puri scopi commerciali (ma quale festa non la è, pensiamo al Natale …).<br />
Sul tutelare le tradizioni religiose: quali? Solo quelle cattoliche, immagino. Come se in Italia fossimo tutti, dal primo all’ultimo, cattolici. Tutti gli altri, infatti, non esistono, ovvio. Mi sembra una posizione talmente arrogante che si commenta da sola.<br />
I vandalismi? Come rispondevo nel blog di Dafne, inutile dire che se i vandali vogliono agire non aspettano di certo la notte di Halloween&#8230;insomma, voglio dire, le mele marce ci sono 365 giorni all&#8217;anno, purtroppo. Per quanto poi riguarda il fatto di andare al letto alle tre di notte e poi alzarsi per andare in cimitero, come rispondevo nel blog sopra citato, tra le varie opzioni che si possono trovare tra le molte altre è che la festa possa essere fatta e chi voglia andare (cristiano o meno) possa andare, mentre chi non voglia andare non ci vada a prescindere che la festa ci sia o meno, perché non gli interessa a priori. Dare, quindi, la possibilità di fare una festa piuttosto che un&#8217;altra non incide per niente sulla mentalità e &#8220;moralità&#8221; (???) delle persone. Se sei cristiano cattolico nel sangue non ti dovrebbe toccare minimamente che vi sia una festa non cattolica in giro e viceversa perché questo non dovrebbe creare in te dubbi o altro&#8230;se credi in un modo, le altre credenze o modi di vivere non ti causano scompensi interiori, al massimo un po&#8217; di curiosità o, al contrario, indifferenza. O, per lo meno, dovrebbe essere così. Io sono pagana e non mi tange che tutte le domeniche la gente vada a messa, non ci vado perché non è più la mia via da quel dì, ma rispetto le scelte altrui (senz&#8217;altro, invece, mi infastidisce il campanile vicino a casa che batte ogni ora, anche di notte, ma questo è un altro discorso&#8230;).</p>
<p>Vai alla Quinta parte: <a href="http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-5/">Il movimento Neopagano (parte 5)</a></p>
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		<title>Riflessioni sul movimento NeoPagano (parte 2)</title>
		<link>http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 04:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarahdeglispiriti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esoterismo]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie]]></category>

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		<description><![CDATA[Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte II)

Spesso e volentieri io stessa mi sono chiesta se abbia senso continuare con la rivista, non lo nego. La maggior parte delle volte mi ritrovo a postare nella mailing list della rivista articoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte II)</p>
<p><span id="more-693"></span></p>
<p>Spesso e volentieri io stessa mi sono chiesta se abbia senso continuare con la rivista, non lo nego. La maggior parte delle volte mi ritrovo a postare nella mailing list della rivista articoli che non so neppure se vengano mai letti da qualcuno. Poiché cadono nel totale silenzio.<br />
Invio. E c’è silenzio. Fai una domanda per vedere di provare anche solo per 5 secondi ad attivare una piccola reazione e … silenzio. Se qualcuno risponde – e per questo lo ringrazio – solitamente si tratta sempre delle due-tre persone che so esserci e che seguono con costanza.<br />
Ma difficilmente una voce nuova si aggiunge. E dopo anni e anni ad andare avanti così, non è facile. Ti senti davvero stupido. A che lo fai a fare? Per il tuo ego? All’ego, anche se fosse questo il motivo, non serve di certo buttare lì qualcosa che cade nel silenzio, anzi. Ti crea solo un senso di tristezza, solitudine e insensatezza. Quando per anni scrivi dicendo: “chi abbia un’idea o anche solo una domanda, mi scriva e la pubblicherò” e vedi che nessuno ha mai nulla da chiedere o da proporre, ti rendi conto che quel che scrivi forse davvero finisce nel vuoto e non serve a nulla. Poi, magari, trovi forum e gruppi di discussione pieni di gente che discute insultandosi su scemenze, mandandosi le maledizioni via mail, minacciandosi a vicenda di denunciarsi e cose di questo tipo e ti chiedi: ma quale contributo dà una situazione del genere al movimento? Non ci farà apparire come un sacco di gente che davvero segue un percorso solo per moda e non perché senta davvero qualcosa d’altro, il Divino, un’energia che va oltre a ciò che si vede con gli occhi? Eppure, nonostante queste strane contraddizioni, di persone che scrivano in giro e facciano studi più o meno seri ce ne sono: nascono di continuo bollettini e riviste, cartacee o on-line, forum e gruppi, il che è rassicurante e positivo; ma è un po’ come se i creatori di questi progetti fossero spinti da un’esigenza interiore che non corrisponde all’esigenza esterna, che non corrisponde, cioè, ad una richiesta alla pari con il loro bisogno di far conoscere ed informare, a loro modo, gli altri, ovvero quelli che non scrivono. Un po’ come se si scrivesse più per sé, per il proprio bisogno, che non per gli altri e per un’esigenza esterna esistente. Spesso mi sono chiesta se qualcuno pensi di me la stessa cosa, cioè che scrivo solo per il mio ego o cose di questo tipo. Chi pubblica – senza scopo di lucro come la maggior parte delle fanzine e delle riviste di questo ambito &#8211; lo fa con il solo scopo di divulgare e rendersi utile, ma spesso non riceve quasi nulla in cambio: né attenzione né un minimo di soddisfazione nel farlo, se non sempre da quelle due-tre persone. Per carità, non che uno fondi una rivista, un sito o altro sperando di ricevere qualcosa in cambio: se no, non ci sarebbe il puro spirito di studio e di informazione libera. Ma alle volte sembra di parlare davvero a vuoto. E quelli che danno un vero contributo sono sempre i soliti che girano. Eppure i forum e le mailing list sono pieni di iscritti. Quindi la partecipazione dovrebbe esserci. Ma non sempre appare, non sempre è così manifesta. Spesso si rivolge una domanda ad un pubblico virtuale che neppure risponde,che non fa conoscere la propria opinione, e ti chiedi: ma per quale motivo allora si sono iscritti? Non voglio credere che alle persone piaccia ricevere sempre e solo la “pappa pronta”. Spesso penso: romperò le scatole ad un sacco di gente con i miei articoli, prima o poi si diranno “che due scatole!, ma perché questa continua a blaterare?” Mi dispiacerebbe davvero tanto se una cosa di questo tipo accadesse, perché il mio scopo non è quella di stressare o rompere le uova nel paniere, ma cercare di dare un contributo, per quanto piccolo, alla comunità neopagana italiana. Personalmente, sono iscritta ad un sacco di gruppi ed anch’io, è vero, non sono molto attiva nelle altre ml ma nella maggior parte dei casi mi sono iscritta perché dai gruppi posso trarre nuove informazioni da inoltrare agli iscritti del mio gruppo e fare “pubblicità” a movimenti ed associazioni neopagane…perché è bello far sapere cosa fa chi. E’ fondamentale, perché è l’unico modo per far circolare notizie e idee. Spesso, anche, ho avvisato i gestori di altre ml che non avrei potuto scrivere per motivi di tempo, perché già Labrys è un grosso impegno.<br />
Ma è mai possibile che tutte, proprio tutte, le persone iscritte non abbiano mai neppure due minuti di tempo per fare un commento? Alla fin fine, a differenza che negli incontri “fisici” in cui serve tanto tempo per spostarsi e magari fermarsi in un luogo, benzina e costi di vario tipo, scrivere due righe in una mailing list non costa nulla, se non qualche minuto del proprio tempo. E uno non deve neppure farlo spesso…ma basterebbe qualche volta far capire che “sì, esisto, ci sono, non cade tutto nel nulla”. Questo è un problema che mi pongo davvero spesso. Un altro punto è legato forse all’Ego e al vivere in modo solipsistico, ovvero come se chi scrive non dovesse leggere gli altri. Personalmente, appena ne ho l’opportunità, cerco di leggere le opere degli altri perché se no come potrei crescere mentalmente e culturalmente?<br />
E’ un po’ il problema che mi sono trovata davanti ad alcuni vecchi amici che fanno gli artisti. Personalmente amo osservare le opere e le mostre altrui: non mi toglie nulla, non è che il successo di uno tolga qualcosa a me, anzi: sono molto felice della riuscita altrui e grazie all’arte di un’altra persona posso arricchirmi interiormente in un modo tale che se ne rimanessi estranea non mi capiterebbe. Eppure, chissà perché, da parte degli altri non è mai così. Mai che ti diano una soddisfazione, mai che vengano a vedere quello che hai realizzato perché sarebbe, forse, come ammettere che tu hai realizzato una cosa a cui loro non hanno mai pensato. Ma è normale che sia così, è bello che sia così: siamo tutti diversi, abbiamo passioni e interessi e capacità diverse, se no sai la noia? E invece…Ecco, forse è anche questo che ho ritrovato nei due testi sopra citati: qualcosa che appartiene anche a me, un non poter mai ricevere una piccola soddisfazione da persone che ti circondando tutti i giorni e che sarebbe bello se volessero collaborare per realizzare qualcosa insieme. Forse l’ego ele incomprensioni a causa di questo è davvero uno dei peggiori mali di questa realtà fisica. Il vero motivo per cui anche tanti gruppi si sciolgono, lasciano tanta amarezza in bocca. Un esempio che mi viene in mente è anche la fine di MadreDea….Un vero peccato. Da quel che riporta il sito [2] dell’associazione culturale – tra l’altro tutto al femminile – con delibera dell’8 settembre 2008 del direttivo, è stata presa la decisione di chiudere l’associazione. I motivi citati nel testo sarebbero la mancanza di tempo per gestire gli eventi da parte della maggioranza dei membri del direttivo – cosa, questa, piuttosto comprensibile – e anche per “inconciliabili diversità di opinione tra le socie fondatrici”. Per favore, vi prego, ditemi che non è per una questione di ego che anche un gruppo di questo tipo si è sciolto. E’ il male del nostro movimento e sapere che si infiltra ovunque come una malattia endemica non ci fa bene, non fa bene a nessuno di noi. Siamo esseri umani, è vero, quindi è naturale non trovarsi sempre d’accordo. Ma lo scopo di realizzare qualcosa in comune dovrebbe essere più alto dei singoli punti di vista, ci sarà un modo per venirsi incontro … almeno, io lo spero.<br />
Sempre l’ego è la causa anche del fatto che ci sia tanta competizione tra tradizioni e gruppi neopagani diversi invece che la collaborazione. Gente che pensa a strani complotti, al mettersi i bastoni tra le ruote a vicenda per far concorrenza ad un gruppo piuttosto che ad un altro, un modo per spendere energia in rabbia e antagonismo che uccide il movimento e che ci rende vulnerabili e attaccabili troppo facilmente dall’esterno, soprattutto da quelle forze e da quei poteri tradizionalisti di certa matrice cattolica che non vedono l’ora di trovare i nostri punti deboli per farci apparire gente priva di serietà. Un grosso baraccone, insomma. Eppure, ci sono persone che vogliono evitare di dare questa immagine e vanno avanti, credendo nel proprio sogno, scrivendo e cercando di divulgare idee e informazioni il più possibile. Occorre andare avanti, proprio come vogliono continuare a fare gli autori de I quaderni di Ipazia e come hanno fatto, anche con altre pubblicazioni, persone che provenivano dall’esperienza di Sacre Radici. E come vorrei fare io. L’ego, l’indifferenza e il troppo individualismo sfrenato uccidono, uccidono tutto lasciando dietro di sé solo odore di bruciato, speranze infrante, amarezza in bocca e mancanza di coesione all’interno del movimento neopagano. Per questo non ringrazierò mai abbastanza le poche persone che seguono con interesse Labrys e che collaborano a realizzarlo: perché anche se rimarranno solo una o due varrà la pena andare avanti, anche solo per loro. Grazie. Significa che qualcosa resta, che non tutto è perduto.<br />
Ma pensiamoci, per favore. Non lasciamo che l’indifferenza vinca su tutto. E ditemi cosa ne pensate, per piacere, non rimanete in silenzio…</p>
<p>Vai alla Terza parte: <a href="http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-3/">Il movimento Neopagano (parte 3)</a></p>
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