Interessante articolo dai contenuti sconcertanti: i cibi più esaltati (e di conseguenza considerati indispensabili per un’alimentazione corretta) contengono sostanze con effetti non propriamente “desiderati”.


E’ noto che le droghe derivate dall’oppio, come la morfina e l’eroina, sono attive nell’uomo perché mimano gli effetti di sostanze prodotte dall’organismo per controllare il dolore e la fatica: si tratta delle endorfine e delle encefaline, per le quali esistono appositi recettori nel nostro sistema nervoso centrale.
La presenza nel sangue e nelle urine di queste sostanze, per di più ad elevata liposolubilità, spinse a ricercarne di simili nel latte ed è così che nel 1979 venne isolata nel latte vaccino (un alimento molto usato dalla nostra specie) una sostanza oppioide, la ß casomorfina, prodotta dalla lisi della ß caseina del latte. Sono state successivamente determinate anche altre casomorfine (tutte peptidi costituiti da sette aminoacidi). Le casomorfine somministrate per via orale provocano la liberazione di insulina, di somatostatina e riduzione della secrezione gastrica.
Alcune casomorfine di origine bovina hanno dimostrato un’azione analgesica superiore a quella della stessa morfina. Dobbiamo inoltre notare come le casomorfine provenienti da latte di vacca sono più attive di quelle provenienti da latte umano.
I processi digestivi del latte attuano la trasformazione della caseina del latte in casomorfine, anche se i latti fermentati contengono già casomorfine formate. Particolare attenzione deve essere rivolta anche al glutine, proteina presente soprattutto nei grani duri; alcuni studi hanno infatti mostrato come negli idrolisati del glutine sono presenti le exorfine, peptidi con azione simile a quella degli oppioidi. Recentemente è stato reso noto che queste endorfine alimentari possono agire, in individui suscettibili, direttamente od indirettamente a livello cerebrale causando od incrementando sintomi psicotici.

Vari studi effettuati in doppio cieco hanno verificato che pazienti schizofrenici alimentati con diete prive di cereali e di derivati della caseina, totali e persistenti, avevano precoci miglioramenti rispetto ai gruppi di controllo. Gli stessi andavano incontro a ricadute se rialimentati con queste sostanze.E’ bene ricordare che l’introduzione dei cereali nell’alimentazione umana e quella del latte nell’alimentazione dell’adulto, è avvenuta con la scoperta della agricoltura e della domesticazione animale, da dieci a quindicimila anni fa, in concomitanza con la costruzione delle prime città. Da un punto di vista evolutivo (di adattamento all’ambiente, intendendo con ambiente anche l’alimentazione) è quindi un periodo molto breve in rapporto a quello della presenza dell’uomo sulla terra (da due milioni e mezzo, a cinque milioni e più di anni). Se l’alimentazione con cereali e con latte, in individui predisposti e adulti, determina l’insorgenza della schizofrenia, questa è da considerare una vera e propria “malattia della civiltà”, più o meno strettamente connessa anche alla urbanizzazione. Tuttavia, come la civiltà sembra aver permesso alla schizofrenia di manifestarsi, ha anche condotto alle ricerche sulla causa, e quindi sul ruolo dell’alimentazione come mezzo di terapia e di prevenzione.
A tale riguardo è opportuno ribadire che glutine e caseina non agiscono secondo la legge del tutto o nulla e che evidentemente, anche in rapporto alla ancora poco nota “predisposizione” individuale, devono esistere casi che si manifestano con somministrazioni elevate o limitate di glutine e di caseina. E’ quindi possibile che accanto alle forme manifeste di schizofrenia, ne esistano anche di subcliniche indotte o comunque facilitate da queste sostanze.

Autore: Dr. Gabriele Buracchi
Biologo Nutrizionista Albo Nazionale Biologi n°018617 del 10/09/83
Dottore in Psicologia

e-mail: gbuama@libero.it

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