Da una analisi anche solo sommaria della storia delle religioni, risulta piuttosto evidente che pressoché ogni sistema escatologico abbia avuto forti influenze politiche che, spesso, ne hanno determinato le coordinate essenziali.
E’, d’altra parte, altrettanto vero che la sovrastruttura politica si inserisce su un substrato dato da un bisogno universale e profondamente umano di “regolazione” dell’esistente attraverso meccanismi retributivi e di ritorno ad una palingenesi purificatrice, così come ad un tentativo di controllo del futuro che, per quanto assolutamente irrazionale, fa parte della necessità di costruzione di punti fermi e di eliminazione dell’incertezza (e, conseguentemente, dell’ansia) che alberga in qualunque essere pensante.
Probabilmente, è proprio su questa base che, lungo tutto il corso della storia, spesso sia a discapito delle interpretazioni ufficiali, sia in netta divaricazione con i “testi sacri” delle singole religioni (i quali, nella maggior parte dei casi, non solo non prevedono, ma, addirittura, in qualche modo vietano di fare previsioni escatologiche[1]), le profezie relative ad un eschaton a breve, medio o lungo termine si sono continuamente susseguite, talora in modo imbarazzante e quasi ridicolo, ma sempre come spie di un impulso senza tempo a cercare risposte ad una delle grandi domande dell’esistenza: dove stiamo andando.
Senza pretesa di una quasi impossibile esaustività, possiamo provare, di seguito, a tracciare un quadro delle grandi profezie della fine dei tempi degli ultimi duemila anni.
In ambito ebraico, già nel 44, come riportato da Giuseppe Flavio[2], Teuda, dichiaratosi (e non era certo il primo), Messia, portò 400 uomini a digiunare nel deserto, in attesa dell’“Ora Imminente”, ma la folla venne dispersa dall’esercito di Roma e il finto profeta venne decapitato
Non fu che l’inizio di una lunga serie di profezie millenariste che, ovviamente, trovavano terreno fertile nello stato in cui il giogo imperiale teneva il Popolo d’Israele e nelle sue miserie post-diasporaiche e a cui non si sottrassero alcuni dai maggiori rabbini nel corso dei primi secoli dell’era cristiana: così Ben Zakkai predisse l’eschaton messianico per l’80 circa; Joshua il Galileo, suo contemporaneo, vedeva l’avvento del Messia entro tre generazioni, all’incirca nel 130; Rabbi Dosa, a fine II secolo, su basi torahiche[3], considerava tale evento possibile entro 400 anni; Rabbi Judah ha-Nasi, nello stesso periodo, calcolava la nuova era come databile 365 anni dopo la distruzione del Tempio mentre Rabbi Hanina, circa un secolo dopo, insegnava che gli anni sarebbero stati 400 da tale evento[4].
Certamente, i padri della Chiesa delle origini non furono da meno nel “calcolare” l’epoca della Parousia: Ippolito, ad esempio, sulla base del calcolo che “5.500 anni separavano Adamo da Gesù e che il mondo sarebbe dovuto durare 6.000 anni poiché Dio aveva creato tutto in sei giorni per riposarsi il settimo”, dà, nel 234, ancora due secoli di vita all’umanità[5]; Lattanzio, nel III secolo, data infallibilmente il ritorno di Cristo al 500, mentre Ticone, nel IV secolo, lo anticipa al 381[6].
L’alto medioevo è, poi, con la sua attenzione ai simbolismi e la sua paura dell’anno mille, tutto un fiorire di predizioni apocalittiche: Aniano[7] e Adso da Montier-en-Der[8] pensano al giudizio finale nel 950, tra il 965 e il 996 centinaia di cronache[9] riportano ondate di terrore legate ad eventi naturali[10] o politici[11] che, secondo il pensiero del tempo, altro non sono che “annunci apocalittici” e il “Millennio” viene ovunque predicato come “il tempo ultimo per la conversione” (e sarebbe impossibile riportare tutti i manoscritti che ce lo raccontano[12]). Anche dopo il passaggio della data fatidica, la ricerca di “segni” non cessa affatto e ogni evento incomprensibile (e, per le scarse conoscenze scientifiche del tempo, essi erano numerosi) viene letto come un possibile “annuncio”: da nuvole a forma di drago[13] a una folgore particolarmente violenta[14], da una carestia terribile[15] a una pioggia rossastra[16], ogni “portento” riaccende nuove paure e, con esse, nuove cacce ai “nemici di Cristo” in vista della palingenesi (dalla cacciata degli Ebrei in varie città[17], alle numerose e cruente campagne antiereticali[18]).
Anche il basso medioevo è costellato da profezie millenariste di varia natura. Forse la più famosa è quella del monaco calabrese Gioacchino da Fiore che, nella domenica di Pasqua del 1183, dopo una visione mistica, iniziò a predicare il giudizio universale e l’inizio dell’“Età dello Spirito” per il 1260[19], ma non si devono dimenticare documenti anonimi come Il Libro dei Cento Capitoli (che, intorno al 1260, afferma che, dì lì a breve, Federico II risorgerà e condurrà l’ultima crociata, quella della Parousia) o la Lettera di Toledo che, a fine XII secolo, ammonisce che entro tre mesi il mondo sarà cancellato e solo pochi eletti saranno risparmiati[20], che mantengono vive e pressanti le attese palingenetiche del popolo.
Dal canto loro, gli “eretici” e le varie Congregazioni protestanti che si stanno sviluppando, spesso non nascondono le loro credenze millenariste: i Taboriti fissano il “limite” al 1420[21], Thomas Müntzer al 1526[22], gli Anabattisti al 1533[23] e Jan Mattijs al 1534[24], normalmente in relazione alla realizzazione di una conversione di massa a partire dal loro credo.
Non si deve assolutamente pensare che con i Lumi la tendenza profetica sia cessata, anzi, parrebbe quasi essersi acuita, coinvolgendo anche personaggi assolutamente insospettabili quali Newton, che, in una nota ad una sua ricerca sulla legge di gravità scrive “Cristo sta venendo!”[25], ma è tra ‘800 e ‘900 che si assiste ad una incredibile proliferazione di “profeti” della fine imminente. Ciò che più sconvolge è , nella prima metà del XIX secolo, che tali “profeti” vanno da ciarlatani spiritualisti quali Mary Bateman e Joanna Southcott (che, rispettivamente nel 1809 e nel 1814, ottennero una certa risonanza giornalistica annunciando un eschaton imminente[26]), a grandi uomini di Chiesa come John Wesley, fondatore del Metodismo, che, basandosi sull’Apocalisse[27], scrisse che Cristo sarebbe dovuto ritornare nel 1836[28], a capi settari quali William Miller, creatore del Millerismo, che calcolò la fine dei tempi tra 1843 e 1844, raccogliendo intorno a sé numerosi seguaci[29], a molti altri ancora, incluso quel Charles Piazzi Smyth, ex astronomo reale scozzese che, con il suo Our Inheritance in the Great Pyramid, contribuì, intorno al 1860, alla nascita della piramidologia e che, sulle misure delle grandi piramidi, ritenne di poter fissare la data della fine nel 1960[30].
Il panorama di inizio ‘900 è quasi completamente occupato dalla figura di Charles Russel, un ex milleriano che, come ogni suo predecessore profetico, viene “illuminato da Dio” e, nel 1881, fonda la “Watchtower Bible and Tract Society”, più nota come “Movimento dei Testinoni di Jehova”: nel 1914, la pubblicazione del Movimento, Watchtower[31], sulla base di complessi calcoli che riprendono la tradizione ghematriaca e li applicano al Libro di Daniele[32] proclama l’Armageddon per quello stesso anno. Ovviamente nulla accadde, ma ciò non scoraggiò minimamente i leader del gruppo che, in seguito, con sempre nuovi calcoli, ri-profetizzarono la fine del mondo nel 1918, 1920, 1925, 1941, 1975 e 1994![33]
Con qualche eccezione (dalla nascita del movimento fine-millenarista chiamato “La Gente di Dio” nella Russia rivoluzionaria del 1917, al successo mondiale del testo The Lord is Coming, del neozelandese Franklin Ferguson, che nel 1920 arrivò alla ventitreesima edizione[34]), a parte i Testimoni di Jehova, le aspettative apocalittiche appaiono mitigarsi nell’arco di tempo tra I Guerra Mondiale e II Dopoguerra, forse a causa delle vicende storiche che riportano le speculazioni su un piano di rischio di distruzione ben più concreto e quotidiano. Di fatto, comunque, a partire dagli anni ’70-‘80 si assiste ad un vero e proprio “rinascimento millenarista”, che fa chiaramente da controcanto alle istanze libertarie che si sviluppano in occidente in quel periodo. Solo per citare gli esempi più eclatanti, possiamo ricordare la nascita dei “Bambini di Dio”, creati dal “profeta” Moses David (“al secolo” David Berg) intorno all’idea che una cometa avrebbe distrutto gli Stati Uniti intorno al 1975 (evidentemente poi cambiando idea quando, nel 1979, predisse la battaglia dell’Armageddon conto le forze comuniste nel 1986 ed il ritorno di Cristo nel 1993[35]), la diffusione del messaggio escatologico della “Chiesa di Cristo della Vera Luce” sulla fine dei tempi a inizio anni ’70 (con relativi suicidi di massa di adepti[36]), la predizione da parte di Bill Maupine e della “The Lighthouse Gospel Tract Foundation” di una Parousia il 28 giugno 1981 (sulla base di calcoli sulle profezie cristiane e sui movimenti di Giove, calcoli evidentemente errati, visto che la fondazione fu costretta a rivedere la “data finale” al 14 maggio 1988[37]), il peculiare allineamento astronomico dei nove pianeti nel 1982 che fece gridare alla fine del mondo non solo gruppi come quelli del “Tara Centers” (che arrivò ad acquistare pagine sui maggiori quotidiani americani per annunciare il ritorno di cristo per il 24-25 aprile)[38], ma anche stimati scienziati della NASA quali John Gribbin e Stephen Plagemann che, già dal 1974, sostennero che tale particolare configurazione celeste (detta “Effetto Jupiter”) avrebbe portato, con i suoi campi magnetici, ad un eschaton galattico[39], e la convinzione di Bhagwan Shree Rajneesh, Guru del movimento Rajneesh, che, nel 1983, predisse una serie di catastrofi (eruzioni, terremoti, inondazioni) che tra 1984 e 1999 avrebbero distrutto le maggiori città del mondo e l’umanità.
La fine degli anni ’80, poi, vide la enorme diffusione dei vari movimenti New Age, fermi assertori della prossima palingenesi attraverso lo sviluppo di una nuova era di pace e prosperità. Dopo una prima mancata apocalisse fissata da molti autori per la notte tra il 16 e il 17 agosto 1987 (la notte della cosiddetta “Convergenza Armonica”)[40], fu il 1988 l’anno su cui si appuntarono gli sguardi di numerosi “futurologi apocalittici”. Così, il ponderoso Hidden Prophecies in the Psalms[41] di J.R. Church vende migliaia di copie annunciando la Parusia su basi biblico-filologiche, Colin Deal sale agli onori della cronaca con il bestseller, scritto qualche anno prima, Christ Returns by 1988[42] in cui, tra l’altro, si fornisce il numero di telefono di un pastore presbiteriano a cui rivolgersi per ottenere (ovviamente a pagamento) una sorta di “manuale dell’eschaton” dal titolo Handbook of the End Time ed Edgar C. Whisenant ottiene un successo planetario con il suo 88 Reasons Why the Rapture Will Be in 1988[43], che sarà seguito, l’anno seguente, da 89 Reasons why the Rapture is in 1989[44], che, per ovvie ragioni, non bissò neppure minimamente tale successo.
Gli anni ’90 vedono una vera e propria escalation nella nascita di gruppi millenaristi, le cui fedi, purtroppo, portano spesso più che al ridicolo sui loro fondatori, a tragedie di vaste proporzioni (come, d’altra parte, era già accaduto nel 1978 quando 912 seguaci della setta del “Tempio del Popolo” del Rev. Jim Jones si erano suicidati in vista dell’eschaton[45]). Nel 1991, Louis Farrakhan, leader della “Nation of Islam”, proclama che la I Guerra del Golfo sarà la “guerra dell’Armageddon” e oltre 200 mussulmani americani corrono in difesa della loro religione: molti di loro verranno poi reclutati nelle fila di Al Qaeda[46]. Sempre nel 1991, Menachem Schneerson, un rabbino di origine russa, afferma che il Messia arriverà il 9 settembre di quell’anno e oltre 300 famiglie vendono tutto quello che anno e si trasferiscono nel deserto del Negev in attesa dell’evento[47]. Nel 1992, David Koresh (al secolo Vernon Wayne Howell), “messia” del gruppo Avventista dei “Davidiani”, cambia il nome della sua comune da “Mt. Carmel” a “Ranch Apocalypse”, convinto com’è che la fine del mondo (fissata per il 1995) avrà inizio da lì, ma, accusato di attività sovversive, circonvenzione d’incapace e stupro di minorenni, viene circondato da forze federali statunitensi e, dopo 51 giorni di assedio, ordina ai suoi adepti di dar fuoco alla fattoria, provocando 76 morti[48]. Nello stesso anno, la setta coreana della “Mission For The Coming Days” e il “Movimento Hyoo-go” americano annunciano la fine per l’ottobre di quell’anno, con il risultato, rispettivamente, di 50 e 36 suicidi[49].
Continua, nel frattempo, la pubblicazione di testi che, tra riferimenti scritturali, calcoli astronomici e stravaganze numerologiche, proclamano fini imminenti: si va da 1994 the Year of Destiny[50] di F. M. Riley a Are You Ready?[51] di Harold Camping, a The Return of Jupiter: End of the World in the Light of the Bible[52] di Kenneth Wong e molti altri, tutti di successo e tutti, immancabilmente, smentiti dai fatti.
Né si può parlare di un fenomeno unicamente “occidentale” e in particolare americano. Nel 1997, dopo aver analizzato una serie impressionante di profezie (da quelle di Nostradamus a quelle di alcuni santi ortodossi), lo scienziato siberiano Vladimir Sobolyovhas della Rerikh Academy, annunciò che entro un paio d’anni l’asse terrestre sarebbe scivolata di almeno 30° , con cataclismi enormi (in particolare l’“innondazione dell’Armageddon”), che sarebbero terminanti solo con l’intervento di alcuni alieni nascosti nella IV dimensione[53] (una tesi, questa degli “alieni-salvatori”, cara a molte sette religiose, dai “Cavalieri Sacerdotali della Sicurezza Nazionale” ai “Raeliani”[54]); sempre in quell’anno, il gruppo shintoista radicale giapponese “Aum Shinri Kyo” proclama la fine dei tempi entro pochi mesi (e, in seguito, i suoi 3000 membri verranno accusati di produrre gas nervino per accelerare l’evento)[55] e i membri del gruppo ebraico eterodosso “Temple Mount and Land of Israel Faithful Movement” tentano di salire sul Monte del Tempio per essere “portati via” da esseri di altri mondi prima del Giudizio Universale, ma vengono bloccati dalla polizia israeliana dopo duri scontri (20 ottobre 1997)[56]; nel 1998, infine, la setta taiwanese buddhista guidata da Heng-ming Chen annuncia la fine dei tempi per il 31 marzo e invita tutti i suoi adepti nel mondo a sintonizzarsi sul canale televisivo 18, da cui Dio avrebbe trasmesso il suo proclama finale[57]. Con ogni probabilità ciò non accadde perché Dio si rifiutò di comparire sul canale 18 statunitense, di proprietà del “Playboy Network”…
L’ultima grande ondata apocalittica ha avuto luogo in occasione dell’arrivo del III millenio, per lo più sulla base dell’idea di un “mille e non più mille”, che, curiosamente, ha messo d’accordo “profeti” di diverse religioni nel ritenere l’eschaton assolutamente imminente e nel portare alcuni fanatici a compiere azioni disperate. Così, Jacob Yisrael, ex kibbuzim ora a capo della setta ultrareligiosa “House of Yahweh”, ritiene il 2000 l’anno in cui il Tempio verrà ricostruito e, con 3000 seguaci, viene fermato poco prima di occupare la Spianata della Moschea di Gerusalemme; il “Sukyo Mahikari”, un’ala oltranzista e para-nazista della setta “Aum Shinrikyo” (famigerata per il suo attacco con gas sarin nella metropolitana di Tokyo) diffonde pamphlet che inneggiano ad una “apocalisse di sangue” e compie numerosi atti di anti-semitismo prima di venire bloccata dalla polizia; in Oklahoma, un gruppo fondamentalista para-militare guidato dall’ex pastore menonita Robert Millar, proclama il “Millenio” e si asserraglia nella cittadella fortificata di Elohim City per difendersi da una presunta “guerra venuta dall’Asia”, prima di essere sciolto (con l’arresto di un centinaio di suoi appartenenti): dalle perquisizioni che seguono, emerge che Timothy McVeigh, l’attentatore di Oklahoma City, era in contatto continuo con il “pastore” Millar[58]. Si tratta certamente di casi estremi, ma essi formano solo la punta dell’iceberg di un movimento imponente: la lista dei gruppi cristiani che hanno annunciato la fine dei tempi per il 2000, citando passi biblici, menzionando l’allineamento planetario del maggio di quell’anno, credendo nell’inizio di una III Guerra Mondiale provocata dall’Islam, vedendo addirittura nel “millenium bug” il segno dell’Anticristo[59] è talmente lunga che, da sola, potrebbe riempire interi volumi.
E, una volta superata anche questa “data fatidica” (con paure che, sulla base, per altro assolutamente razionale, della non esistenza di un “anno 0”, sono perdurate fino a tutto il 2001), il gioco delle “predizioni millenariste” non appare essersi ancora concluso: praticamente ogni anno successivo ha avuto i suoi “profeti” ad indicarlo, per una ragione o per l’altra, come l’ultimo dell’umanità e, recentemente, l’attenzione sembra essersi appuntata particolarmente sul 2012, l’anno indicato da alcune “interpretabili” profezie precolombiane come l’ultimo del ciclo cosmico[60].
Cosa pensare di questa sterminata schiera di profezie escatologiche che si sono susseguite non corso dei secoli? Siamo forse di fronte ad una sorta di psicosi collettiva? La risposta a questa domanda è, come spesso succede, duplice. Indubbiamente, infatti, quando ci troviamo di fronte a proclami e azioni che dimostrano tratti, talora molto avanzati, di isteria, di desiderio thanatico, di auto ed etero distruttività, rientriamo certamente nel quadro di una patologia[61], ma, di base, non possiamo liquidare semplicisticamente il desiderio inconscio di milioni di persone di conoscere cosa accadrà in futuro, di sperare in una palingenesi, di credere nell’esistenza di una giustizia retributiva che un giorno si concretizzerà come il frutto di un disturbo coscienziale.
La frequenza con cui le profezie millenariste si sono susseguite nel corso della storia, ci parla di un elemento profondamente radicato nell’animo umano, ma ci dice anche molto di più. Se, infatti, osserviamo, come fatto fino a questo momento, i punti di maggior ripetitività dei fenomeni profetici, risulta chiaro che essi corrispondono sempre a momenti di particolare drammaticità sociale per i gruppi da cui i profeti provengono, siano essi gruppi etnici (con lo pseudo-mesianismo ebraico), religiosi (con le predizioni della Parusia proto cristiane) o, semplicemente, gruppi emarginati (o auto-emarginati) da un sistema di pensiero dominante.
Ecco, dunque, che l’annuncio dell’eschaton non risulta mai unicamente il grido di dolore dell’animo umano che cerca nell’“oltre” ciò che non trova nell’esistente, ma anche il grido di una denuncia sociale e politica contro una condizione vissuta come avversa[62].
[1] Si pensi, in tal senso anche solo ai ben conosciuti passi evangelici: “Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa” (Mt.24:43) e “Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli con fragore passeranno, gli elementi consumati dal calore si dissolveranno e la terra con quanto c’è in essa sarà distrutta” (2Pt.3:10)
[2] Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche, XVIII
[3] Gen. 15:13
[4] A.Abrahamovitz, Prophecies of the Messiah, Columbus Press, 1994, pp. 118-146 passim
[5] Y. Rubinsky, I. Wiseman, A History of the End of the World, Morrow 1982, pp. 79-82
[6] L. Martin, Date Setters, in “Guardian of Truth”, 15 Sett. 1994, pp. 36 ss.
[7] In P. Blanc (a cura di),”Nouvelle Prose sur le Dernier Jour, Composée avec chant noté, vers l’An Mille…”, Mémoires de la Société Archéologique de Montpellier, 2 (1850)
[8] A. da Montier-en-Der, Trattato sull’Anticristo, in C. Carozzi, La fin des temps: Terreurs et prophéties au Moyen Age, Stock 1982, pp.186-94
[9] Anonimo, Gesta Episcoporum Leodensium, MGH SS IX, p.202; AA.VV., Annales de Saint Florent de Saumur, Sigebert of Gembloux, Chronicon universale c.1114, PL 160 c.194, Thietmar IV, 19; An. Quedl. ad an. 993, MGH SS III, 69 et Annales Augustani, ibid. p.124; AA.VV., Annales Quedlinburgenses, MGH SS, III p.94; Abbo of Fleury, Apologeticus ad Hugonem et Rodbertum Reges Francorum, London, BM 10972, f.22v; PL 139 c.471-2, solo per citarne alcuni.
[10] Ad esempio il passaggio della cometa di Halley. Vd. P. Moore and J. Mason, The Return of Halley’s Comet, Cambridge University Press, 1984, p.46 e passim
[11] Come la fine della dinastia carolingia. Vd. E. H. Kantorowicz, King’s Two Bodies: A Study in Mediaeval Political Theology, Princeton University Press 1957, passim
[12] Va, comunque, ricordato che, di per sé, la paura dell’anno 1000 e la conseguente predicaziona apocalittica è propria unicamente delle aree con forte presenza monastica, dal momento che, in realtà, le nozioni cornologiche del popolo erano molto scarse e ben pochi membri del contado si rendevano conto di essere nell’anno chilliastico, tanto che, in relazione a quella che, secondo la storiografia ottocentesca, doveva essere una ossessione diffusa, le fonti che ne trattano risultano, per quanto numerose, ancora molto poche per pensare ad una psicosi globale. Vd. A.Stomper, The Fear for Year 1000, Ambrose Press, 1997, pp. 21 ss.
[13] AA.VV., Chronicon Sci. Petri Vivi, p.107 n.7
[14] Anonimo, Gesta episcoporum Cameracensium, 1.114; MGH SS 7.451
[15] AA.VV., Annales Leodinienses and Laubienses, MGH SS IV, p.18
[16] Anonimo, Annales Quedlinbourgenses ad an. 1009, MGH SS 3.80, p.4
[17] Ad esempio da Maintz nel 1014. Vd. Annales Quedlinburgenses, MGH SS, III p.82-3
[18] Particolarmente feroci in Italia, Gallia, Ungheria e Grecia, come si evince dal manoscritto di Gerard of Csanád, Deliberatio Supra Hymnum Trium Puerorum, IV, ll.447-75
[19] E.E. Dubruck, B.I. Gusick, Death and Dying in the Middle Ages, Peter Lang Publishing 1999, pp. 311 ss.
[20] P. Boyer, When Time Shall Be No More: Prophecy Belief in Modern American Culture, The Belknap Press of Harvard University 1992, p. 53-55
[21] Ivi
[22] A.Renfield, Millenarism and Rebellion between Middle Ages and Renaissance, LeDuc University Press 1997, pp. 92 ss.
[23] L.Martin, Citato
[24] G.K. Waite, David Joris and Dutch Anabaptism 1524-1543, Wilfrid Laurier University Press 1990, pp.62-63
[25] Riportato da L.Martin, Citato
[26] Ivi
[27] Apoc. 12:14
[28] A. M. Morris, Prophecies Unveiled or Prophecy: A Divine System, Kessinger Publishing Co. 2003, p. 361
[29] B. J. Oropeza, 99 Reasons Why No One Knows When Christ Will Return, IVP publishing 1994, pp.79-81
[30] H.A. Bruck, The Peripatetic Astronomer, The Life of Charles Piazzi Smyth, Taylor & Francis 1988, pp. 141 ss.
[31] Edito anche il Italia con il nome di “Torre di Guardia”
[32] In particolare al capitolo XIV
[33] S.Peters, Judging Jehova Witnesses, University Press of Kansas 2000, passim
[34] A.Croyger, XX Century Will Be the End: Millanarian Expectations in the Last Century, Armwell Press 2002, pp. 38 e 46
[35] D. Davis, The Children of God: The Inside Story By the Daughter of the Founder, Moses David Berg, Marshall Pickering 1985, passim
[36] A.Allen, Pathological Eschatology, AlphaPress 2001, p.176
[37] G. DeMar, The Debate Over Christian Reconstruction, Dominion Press 1988, pp. 146 ss.
[38] H.O’Brien, Apocalypse Now: False Prophets in the Age of Technology, Admiral Press 2001, pp. 83-84
[39] “Newsweek”, 16 settembre 1974, p.41
[40] K.J. Lau, New Age Capitalism: Making Money East of Eden, University of Pennsylvania Press 2000, pp.96-97
[41] J.R. Church, Hidden Prophecies in the Psalms: I Will Open My Dark Saying Upon The Harp – Psalm 49:4, Prophecy Publications 1986, passim
[42] C.H. Deal, Christ Returns by 1988: 101 Reasons Why, Colin H. Deal Publisher 1981, passim
[43] E.C.Whisenant, 88 reasons Why The Rapture Will Be in 1988: The Feast of Trumpets (Rosh Hash-Ana) September, 11-12-13, World Bible Society 1988, passim
[44] E.C.Whisenant, 89 reasons Why The Rapture Will Be in 1989. The Final Shout: Rapture Report 1989, World Bible Society 1988, passim
[45] A tal proposito vd. J. Jr. Reston, Our Father Who Art in Hell: The Life and Death of Jim Jones, IUniverse 2001, passim
[46] R.Singh, The Farrakhan Phenomenon: Race, Reaction, and the Paranoid Style in American Politics, Georgetown University Press 1997, pp. 310 ss.
[47] T. Tomasella, Deceivers and False Prophets Among Us, AuthorHouse 2005, pp.263 ss.
[48] A.A. Hibbert, Before the Flames: Story of David Koresh and the Davidian Seventh-Day Adventists, Seaburn Publishing 1996, passim
[49] T. Tomasella, Citato, pp.274 ss.
[50] F.M.Riley, 1994 the Year of Destiny, Marling Press 1993, passim
[51] H.Camping, Are You Ready?, Vantage Press 1993, passim
[52] K.Wong, The Return of Jupiter: End of the World in the Light of the Bible, Dorrance Publishing Co. 1996, passim
[53] C.Colson, J.S. Bell Jr., Lies That Go Unchallenged in Popular Culture, Tyndale House Publishers 2005, pp. 311-318
[54] In proposito vd. C.Rockhill, Savers from the Stars, Abelson 2007, passim
[55] T.LaHaye, Babylon Rising: The Edge of Darkness, Bantam 2008, pp. 88-91
[56] C.Rockhill, Citato, pp. 263-264
[57] Ivi, p.277
[58] C. Catherwood, J. DiVanna, The Merchants of Fear: Why They Want Us to be Afraid, The Lyons Press 2008, pp. 85-103 passim
[59] Ivi, passim
[60] J. Oropeza, Citato, pp. 207 ss.
[61] R. Martin, The Last Things: Death, Judgment, Hell, Heaven, Ignatius Press 1998, pp.111 ss.
[62] H. Schwarz, Eschatology, Wm. B. Eerdmans Publishing Company 2001, p.14
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