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	<title>Il Portale del Paranormale &#187; Teorie</title>
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	<description>Misteri e Segreti del Pianeta Terra</description>
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		<title>La “Tomba di Cristo”</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 02:19:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Baccarini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia e Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie]]></category>
		<category><![CDATA[talpiot]]></category>
		<category><![CDATA[Tomba di Cristo]]></category>

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		<description><![CDATA[  La Tomba di Cristo Business, realtà o fantasia Enrico Baccarini     Gli ultimi anni ci hanno abituato a rivelazioni epocali, a incredibili scoperte in grado di rivoluzionare il corso della nostra storia o a modificare le nostre credenze. Lo scorso febbraio una nuova bomba è esplosa nel mondo dell’archeologia lanciando i propri dardi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.49cm;" align="center"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: x-small;"><em>La Tomba di Cristo</em></span></span></p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.49cm;" align="center"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: x-small;"><em>Business, realtà o fantasia</em></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="center">Enrico Baccarini</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> <span id="more-762"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Gli ultimi anni ci hanno abituato a rivelazioni epocali, a incredibili scoperte in grado di rivoluzionare il corso della nostra storia o a modificare le nostre credenze. Lo scorso febbraio una nuova bomba è esplosa nel mondo dell’archeologia lanciando i propri dardi infuocati nel già tormentato campo dell’archeologia biblica e della religione. Un mix di fanta-archeologia, unita ad abili tecniche pubblicitarie, hanno fatto gridare a quella che da molti è stata considerata la “<span style="color: #000000;"><em>scoperta archeologica più importante della storia: il ritrovamento della tomba di Gesù e della Santa Famiglia</em></span><span style="color: #000000;">&#8220;. </span>Quale credibilità si può dare ad una affermazione tanto eccezionale. I vangeli quanto le trascrizioni giunte fin dal più remoto passato della nostra religione e della storia ci avevano infatti abituato a conoscere un corso degli eventi diverso da quello recentemente sbandierato a livello mondiale da giornalisti, documentaristi e studiosi. Cristo era asceso al cielo dopo tre giorni dalla sua morte e la Santa Famiglia, intesa come una discendenza terrena del Messia, erano considerate il frutto di speculazioni e distorsioni di una ricerca biblica fuori da ogni canone e rigore scientifico. Dan Brown ci aveva parimenti introdotto, attraverso le pagine del suo celebre romanzo <em>Il Codice da Vinci</em>, a nuove ipotesi interpretative affascinanti, in alcuni casi plausibili ma comunque poste sotto la forma di un romanzo che di storico ha dimostrato aver ben poco.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Autore di questa nuova ri-scoperta è stato il regista di “Titanic” James Cameron , vincitore di ben 11 premi Oscar e, negli ultimi anni, prestatosi al mondo della ricerca storica e archeologica come documentarista attento e scrupoloso. Il suo <span style="color: #000000;">&#8220;</span><span style="color: #000000;"><em>The Lost Tomb of Jesus</em></span><span style="color: #000000;">&#8221; (La tomba perduta di Gesù), documentario prodotto in esclusiva per Discovery Channel, ha letteralmente imposto a milioni di spettatori la prima presunta prova storica di una sopravvivenza terrena, e di una discendenza reale, di Gesù. </span>Ben presto però <span style="color: #000000;">ad affondare le convinzioni del regista non è stata la montagna di ghiaccio del Titanic ma il parere di molti e autorevoli archeologi mediorientali e occidentali, come Amos Kloner e padre Michele Piccirillo, che hanno letteralmente dimostrato l’invalidità storico-metodologica, nonché ricostruttiva, delle tesi sostenute da Cameron mentre non sembra parimenti rientrare nel panorama dell&#8217;archeologia-patacca, come è stata da molti definita, la scoperta di un seme di dattero germogliato dopo ben 2000 anni e ritrovato durante alcuni recenti scavi condotti presso la fortezza di Masada. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="color: #000000;">La storia del “ritrovamento” avvenuto lo scorso Febbraio non è infatti di questi giorni ma risale a ben 27 anni fa quando durante i lavori di costruzione di alcuni palazzi a Talpiot, sobborgo di Gerusalemme a pochi chilometri dal Santo Sepolcro, fu rinvenuta da alcuni operai una grotta di 2000 anni contenente 10 urne funebri. Nel documentario di Cameron, co-firmato dal documentarista Simcha Jacobovici, si sostiene che la grotta avrebbe ospitato gli ossari di Gesù di Nazareth, della Vergine Maria e di Maria di Magdala, detta la Maddalena, oltre quelle di un certo Giuda, il figlio che secondo molte correnti di pensiero e di ricerca moderne sarebbe nato da un legame fra Gesù e Maria Maddalena. Vera o no che sia la tesi di Cameron il destino del sito sembra aver trovato maggior gloria delle tesi riportate in auge dal suo moderno scopritore. Secondo il </span><span style="color: #000000;"><em>Jerusalem Post</em></span><span style="color: #000000;">, una commissione di indagine voluta dall’Autorità delle Antichità israeliane e dal comune di Gerusalemme vorrebbe, a breve, aprire il sito al turismo di massa e consacrarlo quindi indirettamente come nuovo luogo di interesse storico della nazione di Israele.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="color: #000000;">Il forte scetticismo dimostrato da molti archeologi pesa però sempre di più e inesorabilmente sulle reali basi storiche all’origine di questa scoperta.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="color: #000000;">Tra i primi detrattori troviamo Amos Kloner lo studioso che nel 1980 guidò i lavori nella cripta. In numerose interviste rilasciate ai maggiori network mondiali Kloner ha ritenuto poco plausibile &#8220;</span><span style="color: #000000;"><em>che Gesù e i suoi avessero una tomba di famiglia. Erano della Galilea, senza legami a Gerusalemme, mentre la tomba di Talpiot apparteneva a una famiglia della classe media del primo secolo dopo Cristo</em></span><span style="color: #000000;">&#8220;. Per Kloner i nomi riportati sulle urne trovate a Talpiot, estremamente comuni nella Palestina di 2000 anni fa, sono stati trovati in molte altre tombe rinvenute nei decenni passati in numerosi siti archeologici, etichettando quindi la tesi sviluppata nel documentario come &#8220;</span><span style="color: #000000;"><em>una assurdità</em></span><span style="color: #000000;">&#8220;. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="color: #000000;">Padre Michele Piccirillo, dal 1973 alla guida degli scavi francescani in Terra santa e direttore dell&#8217;istituto di archeologia di Amman, ha liquidato con la frase &#8220;… </span><span style="color: #000000;"><em>un chiaro esempio di mala-archeologia</em></span><span style="color: #000000;">&#8221; il ritrovamento tardivo della presunta tomba di Gesù e della sua famiglia. &#8220;</span><span style="color: #000000;"><em>Siamo davanti a un errato uso della archeologia</em></span><span style="color: #000000;"> &#8211; dichiara &#8211; </span><span style="color: #000000;"><em>che dalle nostre parti ma anche altrove, impera per far colpo magari a sfondo turistico, o se vogliamo, per alimentare delle cattiverie contro la Chiesa. Non c&#8217;è nulla di scientifico in questo ritrovamento</em></span><span style="color: #000000;">&#8220;.<br />
Anche Padre Piccirillo commenta che i nomi rinvenuti sulle urne trovate a Talpiot erano molto comuni 2000 anni fa e sono stati trovati anche in altri cimiteri. Secondo Piccirillo, archeologo tra i più stimati in tutto il Medio Oriente, è alquanto &#8220;</span><span style="color: #000000;"><em>fantasioso pensare di trovare tombe a Gerusalemme appartenenti a persone provenienti dalla Galilea</em></span><span style="color: #000000;">&#8220;. &#8220;</span><span style="color: #000000;"><em>Ogni anno</em></span><span style="color: #000000;"> &#8211; conclude &#8211; </span><span style="color: #000000;"><em>siamo di fronte a qualche ritrovamento &#8220;importante&#8221;: prima la tomba di Haifa, poi quella di Giacomo, adesso quella di Gesù. Il fatto è che quando arrivano notizie di questo tenore dalla Terra Santa vengono subito gonfiate dai giornali. Ma sono solo cose commerciali senza nessun fondamento scientifico</em></span><span style="color: #000000;">&#8220;. Vorremmo aggiungere alle parole di Padre Piccirillo la scoperta, avvenuta negli ultimi mesi del 2006, della presunta grotta da cui secondo la tradizione Giovanni Battista avrebbe impartito i propri insegnamenti. </span>
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="color: #000000;">Non sempre però la “mala-archeologia” partorisce mostri informi privi di continuità storica e di realtà oggettiva. Ricordiamo proprio come, attraverso le pagine di ARCHEOMISTERI, lo scorso anno avessimo pubblicato a nostra firma un lungo studio su la dinastia dei </span><span style="color: #000000;"><em>Desposini</em></span><span style="color: #000000;">, parenti collaterali del Cristo sopravvissuti alle persecuzioni romane, e protrattasi per i successivi quattro secoli. A tale riguardo storici come Eusebio di Cesarea ci forniscono notizie quantomeno dettagliate a riguardo, ricordandoci anche come una delegazione composta da almeno trenta Desposini fosse giunta a Roma al soglio di Papa Silvestro per reclamare il primato della Chiesa di Gerusalemme su quella di paolino-romana. La realtà storica di questa dinastia “collaterale”, pur se taciuta e non pubblicizzata, ci viene confermata dai documenti storici e dagli stessi scritti dei padri della Chiesa.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="color: #000000;">Per quanto riguarda invece le vicende del </span>regista di &#8220;Titanic&#8221; James Cameron, questi ha difeso strenuamente il suo controverso documentario, principalmente in una conferenza stampa indetta a New York lo scorso febbraio dove sono stati portati e &#8220;svelati&#8221; due degli ossari al centro delle polemiche.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">«<em>Sono un cineasta, non un archeologo</em>», ha sottolineato Cameron che ha detto di essersi inizialmente avvicinato alla materia «<em>da profano, e di essersi convertito: non ho trovato niente che contraddicesse l’ipotesi iniziale</em>». Purtroppo però la sua formazione da cineasta e non da archeologo ha pregiudicato a detta di molti quel rigore metodologico fondamentale per una produzione di questo tipo. «<em>Chi ci critica non ha visto il film, non ha letto il libro che lo accompagna</em>», ha detto il giornalista investigativo canadese Simcha Jacobovici, che ha collaborato al progetto e che è stato inseguito dalle polemiche dopo la conferenza stampa di New York. «<em>Ogni cristiano sa che Gesù è il figlio di Dio e che è morto e risorto il giorno di Pasqua</em>», ha invece affermato Joseph Zwilling portavoce dell’Arcidiocesi di New York, «… <em>nessun presunto test del Dna o un film di Hollywood cambieranno questo fatto</em>».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">&#8220;La tomba perduta di Gesù&#8221; è stato proiettato lo scorso 4 marzo sul canale televisivo inglese Discovery Channel e, nei 59 minuti della pellicola, si è teso a riesaminare i resti archeologici riportati alla luce nel 1980 e sottoposti, in seguito, a una serie di analisi tra cui test del Dna di materiali umani rinvenuti negli ossari. Il documentario racconta inoltre gli studi effettuati da un’equipe di scienziati, archeologi, esperti di statistica e di genetica, su la contraddittoria decina di ossari rinvenuti durante i lavori di costruzione del complesso condominiale a Talpiot.<br />
Secondo Jacobovici, le analisi statistiche hanno stimato che le probabilità che quelle ossa non siano appartenute a Giuseppe, Maria, Gesù, Maria Maddalena e ad un figlio di Gesù, sono inferiori ad una su cento. Dalle prove del Dna, poi, è emerso che tra i resti attribuiti a Gesù e quelli attribuiti alla Maddalena non vi erano legami di sangue, rafforzando l’ipotesi che i due sarcofagi appartenessero a una coppia di coniugi. Poco dopo la loro scoperta, hanno ricordato Cameron e Jacobovici alla loro conferenza stampa newyorchese, «<em>le ossa furono nuovamente sepolte in un luogo consacrato, come vuole la tradizione ebraica</em>». Ma i progressi della scienza genetica &#8211; ha aggiunto Jacobovici &#8211; permettono oggi di realizzare analisi del Dna anche partendo da minuscoli residui, dalle polveri lasciate da quelle ossa.
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Le ultime informazioni emerse lo scorso Aprile da studiosi come Amos Kloner tenderebbero a confermare l’ipotesi della strategia mediatico-pubblicitaria; &#8220;…<em>vogliono soltanto ricavarne dei soldi</em>&#8221; è stato il suo ultimo secco commento. Aspri anche i commenti degli esponenti religiosi e della comunità scientifica da molte parte del globo. &#8220;<em>Le prove storiche, religiose e archeologiche dimostrano che il luogo dove il Cristo fu deposto è presso la Chiesa della Resurrezione</em>&#8220;, ha detto Attallah Hana, prete Greco Ortodosso di Gerusalemme. Anche Stephen Pfann, studioso della Bibbia presso l&#8217;università di Terra Santa a Gerusalemme e studioso intervistato nel documentario, preferisce non dare troppo peso alla scoperta. &#8220;<em>Non credo che i Cristiani ci cadranno</em>&#8220;, ha detto, aggiungendo di non essere neppure sicuro che il nome di Gesù sia stato letto correttamente sull&#8217;incisione: &#8220;<em>Più probabilmente si tratta del nome Hanun</em>&#8220;.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">L’intrigante dibattito non sembra ancora aver cessato la propria corsa, ulteriori aggiornamenti si susseguiranno nei prossimi mesi, a seguito anche di ulteriori prove che lo stesso Cameron afferma di non aver ancora pubblicizzato. Il mondo scientifico osserva e prepara le proprie armi, ovviamente testi e documenti in un paese purtroppo ancora martoriato da una guerra disastrosa, per comprovare definitivamente la sola natura mediatica del materiale prodotto. “Ai posteri l’ardua sentenza”, affermava Manzoni tra le pagine del suo più bel romanzo. Solo il futuro, e nuove scoperte, potranno aiutarci a comprendere un filone che sembra ogni giorno riservarci sempre nuove sorprese.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"> </p>
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		<title>Riflessioni sul movimento NeoPagano (parte 5)</title>
		<link>http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-5/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 09:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarahdeglispiriti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esoterismo]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie]]></category>
		<category><![CDATA[neopaganesimo]]></category>

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		<description><![CDATA[Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte V) Voglio dire che basterebbe capovolgere il punto di vista. Ma è ovvio che questa gente non porti avanti una visione relativista della realtà (e tantomeno laica, come invece una carica istituzionale dovrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte V)</p>
<p><span id="more-717"></span></p>
<p>Voglio dire che basterebbe capovolgere il punto di vista. Ma è ovvio che questa gente non porti avanti una visione relativista della realtà (e tantomeno laica, come invece una carica istituzionale dovrebbe garantire), anzi c’è una tendenza fortemente retrograda che porta a detestare tutto ciò che non si conosce e che va al di là della propria comprensione. Inutile dire che un po&#8217; in tutta Italia si stia verificando un ritorno pesante a certo tradizionalismo assurdo che ricorda tanto certo modo benpensante di fare anni &#8217;50. Ma andiamo avanti. Leggiamo l’articolo riguardante Cacciari: “Cacciari e la crociata anti-Halloween. Il primo cittadino veneziano: di Halloween non mi piace l’aspetto tenebroso, demoniaco, mortuario.<br />
ROMA &#8211; «Festeggiare Halloween a Venezia? Non se ne parla proprio. Roba da Disneyland. O da Peschiera del Garda, lì dove c’è Gardaland. Noi abbiamo il Carnevale più bello, intelligente ed elegante del mondo. Perché mai dovremmo concedere spazio a qualcosa che non c’entra niente, dico niente, con le tradizioni italiane?».Mio commento: non tornerò a disquisire sul senso del Samhain/Halloween per la nostra cultura: sarebbe ora che questi signori, prima di parlare, si andassero a studiare i libri di storia e di antropologia.<br />
Massimo Cacciari non è uomo da mezzi toni, si è visto sabato scorso con la manifestazione del Pd contro il governo Berlusconi («non ho alcun interesse a parlarne, mi importa come si organizzerà il Pd, non certo un corteo&#8230;»). Figuriamoci se può usare giri di parole per la festa più amata dai bambini italiani.<br />
Solo dai bambini? A me risulta che le feste, di qualsiasi tipo siano, piacciano a bambini e ad adulti, perché è un modo per rendere gioioso e sacro un momento della vita, un momento dell’anno, e per stare in compagnia tra persone. Questo modo di sminuire le cose della vita mi dà molto fastidio e mi fa tanto moralismo da quattro soldi. Come dire: “ma sì, a noi cosa interessa di Halloween, è roba da bambini” per poi, magari, fiondarsi nel primo negozio a comprarsi oggetti in tema per arredare la casa perché è tanto carino e va di moda.<br />
Perché no a Halloween, professor Cacciari? «Semplicemente perché non possiede alcun collegamento con la cultura italiana, con le vere feste delle nostre radici. Certo, mi sembra che la potenza mediatica americana riesca a imporre benissimo nel resto del mondo anche un appuntamento come Halloween. Viene da dire:<br />
è la globalizzazione, amico mio. Ma noi possiamo ribattere: l’Italia è la patria di una meravigliosa tradizione come il Carnevale.<br />
Venezia dal ’400 vanta il più straordinario appuntamento carnevalesco dell’intera Europa, imitato con fatica in tutto il mondo. E quindi possiamo permetterci il lusso di dire no a Halloween, nella nostra città non si festeggia, grazie mille&#8230; ».<br />
Ma cosa c’entra il Carnevale di Venezia con Halloween?<br />
Chi glielo tocca il Carnevale? Non è che se festeggi Halloween tu non possa festeggiare più il Carnevale..<br />
non è una questione di chi ha la festa più bella e divertente o antica, sono cose diverse per quanto simili, visto che anche il Carnevale ha origini pagane, ma questo, ovviamente, non si può dire, se no il Vaticano ci obbligherà a non festeggiare più nemmeno il Carnevale di Venezia.<br />
Il filosofo sindaco di Venezia se la prende anche con altre festività da calendario:<br />
«Halloween alla fine è una delle tante feste finte, fintissime, inventate a puri scopi commerciali. Basta guardare le vetrine piene di oggetti tutti uguali per Halloween. Mi viene in mente la festa della mamma, del papà, dei nonni, e chi più ne ha più ne metta. Roba che fino a qualche decennio fa non esisteva ed è stata imposta artificialmente solo per far soldi».<br />
A parte il fatto che, come già dimostrato più volte, Halloween non è una cosa inventata solo a scopi commerciali. Ma poi: dovremmo prendere lezioni dal Carnevale di Venezia, una città che ti spenna vivo per farti comprare maschere in ogni angolo della città? Ma ci stiamo prendendo in giro o diciamo sul serio? Cacciari pensa forse che la gente non sappia che giro di soldi porti a Venezia il Carnevale??? E facciamo lezioni morali su Halloween? Cosa non le piace, a parte l’aspetto commerciale, della festa delle Streghe? «L’aspetto tenebroso, demoniaco, mortuario, quasi di decomposizione&#8230; Qui c’è il teschio, non il puer aeternus, allegro e sorridente, che è il simbolo del Carnevale». Cacciari ammette che se comincia a parlare di Carnevale non la smette più: «La festa affonda le sue radici addirittura in un’era pre-romana. Il suo significato è legato al cambio dell’anno, alla tras-gressione nel senso più puro del termine, cioè del procedere verso il nuovo&#8230;. Lì è tutta la sua bellezza. Persino la parola è di origine incerta. Forse è Carnem- Vale, addio alla carne per la Quaresima. O potrebbe essere Carro-navale, perché nell’antica Roma Iside si presentava a bordo di un mezzo del genere».<br />
Oh, finalmente, l’abbiamo detto. Il Carnevale è una festa pagana pre-cristiana. E, guarda un po’, anche Halloween è nata da una festa pagana legata al ciclo dell’anno, essendo il capodanno celtico. Toh, che strano.<br />
E se parliamo, comunque, di figure del Carnevale, non si può negare che in esso appaiano esseri demoniaci ed inquietanti. Arlecchino è nato come demone (Hellchino), lo sanno tutti quelli che studiano storia del teatro e dello spettacolo. Pulcinella, invece, è una larva, un fantasma. E questo proprio perché, essendo in origine una festa primaverile, per rendere la terra fertile si davala possibilità agli esseri degli Inferi (sotto la terra, appunto) di scorrazzare liberi sulla terra per un certo periodo di tempo, per ingraziarseli e poter avere raccolti abbondanti. [5] Ma continuiamo. Il giornalista, a questo punto, chiede al Sindaco come sarà il Carnevale veneziano 2009 e lui parla dei progetti per il nuovo anno, ma la cosa interessante viene dopo: “[…] L’aspetto commerciale, nel 2009, viene messo da parte: «In pieno col sindaco Cacciari, non punteremo tanto sulla quantità di pubblico, che ormai si aggira sul milione e 200 mila presenze ogni Carnevale. Piuttosto vogliamo proporre una vera esperienza cognitiva. Un’occasione per capire e apprendere, naturalmente divertendo».<br />
E i giovani legati a Halloween? «Io sono convinto che molti ragazzi potranno facilmente capire l’immensa differenza che esiste tra un &#8220;qualsiasi&#8221; Halloween e l’irripetibile Carnevale veneziano. Quando sento che qui in Italia si scimmiottano le streghette americane mentre a New Orleans o in Sud America impazziscono per cercare di imitare il modello veneziano divento matto&#8230;».<br />
Articolo di Paolo Conti, del 31 ottobre 2008<br />
[http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_31/cacciari_anti_halloween_491cce32-a71d-11dd-90c5-00144f02aabc.shtml]<br />
Credo che non servano altri commenti: le ultime frasi si commentano tutte da sole. Ma cos’è, una gara ??? Per la serie: “chi ce l’ha più bella??” (la festa, ovviamente).<br />
Sinceramente, mi sembrano giochetti e atteggiamentida bambini, questo sì. E per finire, un articolo dell’Ansa sempre riportato da Dafne nel suo blog:</p>
<p>Ansa, 2008-10-31 19:28<br />
HALLOWEEN: FESTA DILAGA IN ITALIA E PREOCCUPA CHIESA<br />
ROMA &#8211; La festa celtica dei morti che per una notte tornano tra i vivi dilaga in Italia, soprattutto tra i giovani, e la Chiesa lancia l&#8217;allarme. Altro che innocui &#8216;scherzetti o dolcetti&#8217; e zucche ritagliate per bambini: Halloween, ammonisce don Aldo Buonaiuto, responsabile del Servizio Antisette Occulte dell&#8217;Associazione Papa Giovanni XXIII, promuove &#8220;la cultura della morte&#8221; e favorisce &#8220;connivenze con il crimine e con spietate sette che non hanno alcuno scrupolo&#8221;. Per questo, è l&#8217;appello del religioso dalle colonne del quotidiano della Cei &#8216;Avvenire&#8217;, genitori ed educatori scoraggino stanotte i ragazzi dal partecipare ad incontri &#8220;sconosciuti, ambigui&#8221; o peggio ancora &#8220;segreti&#8221;.<br />
&#8220;Quest&#8217;inneggiamento al macabro e all&#8217;orrore &#8211; scrive don Buonaiuto &#8211; spinge le nuove generazioni ad una mentalità magicoesoterica, attacca il sacro e i valori dello spirito attraverso una subdola iniziazione alle arti e alle immagini dell&#8217;occulto&#8221;. Una &#8216;scomunica&#8217; che ricorda quella rivolta dalla Chiesa nei confronti di Harry Potter, il maghetto nato dalla penna della scrittrice britannica J. K. Rowling, che ha scalato le classifiche librarie di tutto il mondo.</p>
<p>Vai alla Sesta parte: <a href="http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-6/">Il movimento Neopagano (parte 6)</a></p>
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		<title>Riflessioni sul movimento NeoPagano (parte 2)</title>
		<link>http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-2/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 20:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarahdeglispiriti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte II) Spesso e volentieri io stessa mi sono chiesta se abbia senso continuare con la rivista, non lo nego. La maggior parte delle volte mi ritrovo a postare nella mailing list della rivista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte II)</p>
<p><span id="more-693"></span></p>
<p>Spesso e volentieri io stessa mi sono chiesta se abbia senso continuare con la rivista, non lo nego. La maggior parte delle volte mi ritrovo a postare nella mailing list della rivista articoli che non so neppure se vengano mai letti da qualcuno. Poiché cadono nel totale silenzio.<br />
Invio. E c’è silenzio. Fai una domanda per vedere di provare anche solo per 5 secondi ad attivare una piccola reazione e … silenzio. Se qualcuno risponde – e per questo lo ringrazio – solitamente si tratta sempre delle due-tre persone che so esserci e che seguono con costanza.<br />
Ma difficilmente una voce nuova si aggiunge. E dopo anni e anni ad andare avanti così, non è facile. Ti senti davvero stupido. A che lo fai a fare? Per il tuo ego? All’ego, anche se fosse questo il motivo, non serve di certo buttare lì qualcosa che cade nel silenzio, anzi. Ti crea solo un senso di tristezza, solitudine e insensatezza. Quando per anni scrivi dicendo: “chi abbia un’idea o anche solo una domanda, mi scriva e la pubblicherò” e vedi che nessuno ha mai nulla da chiedere o da proporre, ti rendi conto che quel che scrivi forse davvero finisce nel vuoto e non serve a nulla. Poi, magari, trovi forum e gruppi di discussione pieni di gente che discute insultandosi su scemenze, mandandosi le maledizioni via mail, minacciandosi a vicenda di denunciarsi e cose di questo tipo e ti chiedi: ma quale contributo dà una situazione del genere al movimento? Non ci farà apparire come un sacco di gente che davvero segue un percorso solo per moda e non perché senta davvero qualcosa d’altro, il Divino, un’energia che va oltre a ciò che si vede con gli occhi? Eppure, nonostante queste strane contraddizioni, di persone che scrivano in giro e facciano studi più o meno seri ce ne sono: nascono di continuo bollettini e riviste, cartacee o on-line, forum e gruppi, il che è rassicurante e positivo; ma è un po’ come se i creatori di questi progetti fossero spinti da un’esigenza interiore che non corrisponde all’esigenza esterna, che non corrisponde, cioè, ad una richiesta alla pari con il loro bisogno di far conoscere ed informare, a loro modo, gli altri, ovvero quelli che non scrivono. Un po’ come se si scrivesse più per sé, per il proprio bisogno, che non per gli altri e per un’esigenza esterna esistente. Spesso mi sono chiesta se qualcuno pensi di me la stessa cosa, cioè che scrivo solo per il mio ego o cose di questo tipo. Chi pubblica – senza scopo di lucro come la maggior parte delle fanzine e delle riviste di questo ambito &#8211; lo fa con il solo scopo di divulgare e rendersi utile, ma spesso non riceve quasi nulla in cambio: né attenzione né un minimo di soddisfazione nel farlo, se non sempre da quelle due-tre persone. Per carità, non che uno fondi una rivista, un sito o altro sperando di ricevere qualcosa in cambio: se no, non ci sarebbe il puro spirito di studio e di informazione libera. Ma alle volte sembra di parlare davvero a vuoto. E quelli che danno un vero contributo sono sempre i soliti che girano. Eppure i forum e le mailing list sono pieni di iscritti. Quindi la partecipazione dovrebbe esserci. Ma non sempre appare, non sempre è così manifesta. Spesso si rivolge una domanda ad un pubblico virtuale che neppure risponde,che non fa conoscere la propria opinione, e ti chiedi: ma per quale motivo allora si sono iscritti? Non voglio credere che alle persone piaccia ricevere sempre e solo la “pappa pronta”. Spesso penso: romperò le scatole ad un sacco di gente con i miei articoli, prima o poi si diranno “che due scatole!, ma perché questa continua a blaterare?” Mi dispiacerebbe davvero tanto se una cosa di questo tipo accadesse, perché il mio scopo non è quella di stressare o rompere le uova nel paniere, ma cercare di dare un contributo, per quanto piccolo, alla comunità neopagana italiana. Personalmente, sono iscritta ad un sacco di gruppi ed anch’io, è vero, non sono molto attiva nelle altre ml ma nella maggior parte dei casi mi sono iscritta perché dai gruppi posso trarre nuove informazioni da inoltrare agli iscritti del mio gruppo e fare “pubblicità” a movimenti ed associazioni neopagane…perché è bello far sapere cosa fa chi. E’ fondamentale, perché è l’unico modo per far circolare notizie e idee. Spesso, anche, ho avvisato i gestori di altre ml che non avrei potuto scrivere per motivi di tempo, perché già Labrys è un grosso impegno.<br />
Ma è mai possibile che tutte, proprio tutte, le persone iscritte non abbiano mai neppure due minuti di tempo per fare un commento? Alla fin fine, a differenza che negli incontri “fisici” in cui serve tanto tempo per spostarsi e magari fermarsi in un luogo, benzina e costi di vario tipo, scrivere due righe in una mailing list non costa nulla, se non qualche minuto del proprio tempo. E uno non deve neppure farlo spesso…ma basterebbe qualche volta far capire che “sì, esisto, ci sono, non cade tutto nel nulla”. Questo è un problema che mi pongo davvero spesso. Un altro punto è legato forse all’Ego e al vivere in modo solipsistico, ovvero come se chi scrive non dovesse leggere gli altri. Personalmente, appena ne ho l’opportunità, cerco di leggere le opere degli altri perché se no come potrei crescere mentalmente e culturalmente?<br />
E’ un po’ il problema che mi sono trovata davanti ad alcuni vecchi amici che fanno gli artisti. Personalmente amo osservare le opere e le mostre altrui: non mi toglie nulla, non è che il successo di uno tolga qualcosa a me, anzi: sono molto felice della riuscita altrui e grazie all’arte di un’altra persona posso arricchirmi interiormente in un modo tale che se ne rimanessi estranea non mi capiterebbe. Eppure, chissà perché, da parte degli altri non è mai così. Mai che ti diano una soddisfazione, mai che vengano a vedere quello che hai realizzato perché sarebbe, forse, come ammettere che tu hai realizzato una cosa a cui loro non hanno mai pensato. Ma è normale che sia così, è bello che sia così: siamo tutti diversi, abbiamo passioni e interessi e capacità diverse, se no sai la noia? E invece…Ecco, forse è anche questo che ho ritrovato nei due testi sopra citati: qualcosa che appartiene anche a me, un non poter mai ricevere una piccola soddisfazione da persone che ti circondando tutti i giorni e che sarebbe bello se volessero collaborare per realizzare qualcosa insieme. Forse l’ego ele incomprensioni a causa di questo è davvero uno dei peggiori mali di questa realtà fisica. Il vero motivo per cui anche tanti gruppi si sciolgono, lasciano tanta amarezza in bocca. Un esempio che mi viene in mente è anche la fine di MadreDea….Un vero peccato. Da quel che riporta il sito [2] dell’associazione culturale – tra l’altro tutto al femminile – con delibera dell’8 settembre 2008 del direttivo, è stata presa la decisione di chiudere l’associazione. I motivi citati nel testo sarebbero la mancanza di tempo per gestire gli eventi da parte della maggioranza dei membri del direttivo – cosa, questa, piuttosto comprensibile – e anche per “inconciliabili diversità di opinione tra le socie fondatrici”. Per favore, vi prego, ditemi che non è per una questione di ego che anche un gruppo di questo tipo si è sciolto. E’ il male del nostro movimento e sapere che si infiltra ovunque come una malattia endemica non ci fa bene, non fa bene a nessuno di noi. Siamo esseri umani, è vero, quindi è naturale non trovarsi sempre d’accordo. Ma lo scopo di realizzare qualcosa in comune dovrebbe essere più alto dei singoli punti di vista, ci sarà un modo per venirsi incontro … almeno, io lo spero.<br />
Sempre l’ego è la causa anche del fatto che ci sia tanta competizione tra tradizioni e gruppi neopagani diversi invece che la collaborazione. Gente che pensa a strani complotti, al mettersi i bastoni tra le ruote a vicenda per far concorrenza ad un gruppo piuttosto che ad un altro, un modo per spendere energia in rabbia e antagonismo che uccide il movimento e che ci rende vulnerabili e attaccabili troppo facilmente dall’esterno, soprattutto da quelle forze e da quei poteri tradizionalisti di certa matrice cattolica che non vedono l’ora di trovare i nostri punti deboli per farci apparire gente priva di serietà. Un grosso baraccone, insomma. Eppure, ci sono persone che vogliono evitare di dare questa immagine e vanno avanti, credendo nel proprio sogno, scrivendo e cercando di divulgare idee e informazioni il più possibile. Occorre andare avanti, proprio come vogliono continuare a fare gli autori de I quaderni di Ipazia e come hanno fatto, anche con altre pubblicazioni, persone che provenivano dall’esperienza di Sacre Radici. E come vorrei fare io. L’ego, l’indifferenza e il troppo individualismo sfrenato uccidono, uccidono tutto lasciando dietro di sé solo odore di bruciato, speranze infrante, amarezza in bocca e mancanza di coesione all’interno del movimento neopagano. Per questo non ringrazierò mai abbastanza le poche persone che seguono con interesse Labrys e che collaborano a realizzarlo: perché anche se rimarranno solo una o due varrà la pena andare avanti, anche solo per loro. Grazie. Significa che qualcosa resta, che non tutto è perduto.<br />
Ma pensiamoci, per favore. Non lasciamo che l’indifferenza vinca su tutto. E ditemi cosa ne pensate, per piacere, non rimanete in silenzio…</p>
<p>Vai alla Terza parte: <a href="http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-3/">Il movimento Neopagano (parte 3)</a></p>
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		<title>Riflessioni sul movimento NeoPagano (parte 4)</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 08:37:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarahdeglispiriti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Teorie]]></category>
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		<description><![CDATA[Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte IV) Un’altra questione da sollevare, a mio parere, è legata alla cultura pagana. In questo senso, è interessante questo passo dell’editoriale dei “Quaderni di Ipazia”: “[…] Le fiction televisive “Pompei”, “L’inchiesta” ed i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte IV)</p>
<p><span id="more-711"></span></p>
<p>Un’altra questione da sollevare, a mio parere, è legata alla cultura pagana. In questo senso, è interessante questo passo dell’editoriale dei “Quaderni di Ipazia”: “[…] Le fiction televisive “Pompei”, “L’inchiesta” ed i vari dibattiti che ne sono seguiti si sono rivelati poco accurati dal punto di vista storico e, soprattutto, alquanto impietosi verso quella che consideriamo l’unica cultura, spiritualità e religione in grado di vibrare nella nostra anima: il mondo dell’antico Paganesimo. Fa piacere che fra i vari argomenti verso i quali i/le nostri/e concittadini/e mostrano interesse vi siano quelli storici, eppure pensiamo sia quantomeno doveroso, da parte nostra, denunciare i vari errori sul piano storico e, soprattutto, difendere la memoria di quelle che consideriamo le nostre uniche radici. Ecco, dunque, una cosa che ci spinge a non rimanere con la bocca chiusa e ad andare avanti con i nostri bollettini: il desiderio di fare chiarezza in mezzo a tanto ciarpame storico e culturale. Di lavoro da fare ce n’è tanto, nel caso qualcuno decida di unirsi a noi, non potremmo che esserne lieti. […]”<br />
[Testo tratto dall’editoriale di I Quaderni di Ipatia, n.10 – Primavera 2783 – 2821 – 2760 ab Urbe condita tratto da http://anticamadre.net/testipdf/I_Quaderni_di_Ipatia_10.pdf, 2007]<br />
A mio avviso, noi neopagani abbiamo il dovere morale e culturale di informare, evitando le mistificazioni, sulla cultura pagana antica e contemporanea. E questo per evitare che si creino atteggiamenti di rifiuto verso la nostra cultura e il nostro modo di sentire e vivere, per evitare che vi siano atteggiamenti di intolleranza verso le cose minime. Mi vengono in mente, tra le altre cose, i recenti divieti di far festeggiare Halloween in diverse città italiane, come riportato ad esempio su “La Tribuna di Treviso” del 25 Ottobre 2008 [3], in cui si diceva che il sindaco della città di Oderzo avrebbe negato la celebrazione della festa di Halloween nelle strutture di proprietà pubblica, cosa avvenuta anche a Venezia da parte del Sindaco Cacciari. Infatti, come riporta Dafne Eleutheria nel suo blog per quanto riguarda il primo articolo, sulla negazione della festa ad Oderzo, si diceva che “Nessuna festa di Halloween sarà permessa in città, non per lo meno nelle strutture di proprietà pubblica. E’ la decisione del sindaco Pietro Dalla Libera che, in linea con quanto già accaduto negli ultimi due anni, ha deciso di non concedere spazi comunali alle feste del 31 ottobre dedicate alla ricorrenza tipica del mondo anglosassone. Obiettivi: tutelare le tradizioni religiose ed evitare vandalismi.” […]“La nostra è una scelta ben precisa &#8211; sottolinea il primo cittadino &#8211; siamo contrari alla celebrazione di feste che nulla hanno a che vedere con la nostra tradizione culturale e religiosa come nel caso specifico. Il nostro è uno spirito che intende tutelare i santi ed i defunti puntando a consolidare le tradizioni locali”. […] Quello che propongono le nostre liste civiche è un cambio di mentalità contro la dilagante perdita di valori &#8211; chiude il sindaco Dalla Libera &#8211; è essenziale proporre iniziative che rafforzino le nostre tradizioni, soprattutto religiose. Al di là di essere favorevoli alle feste, non crediamo che Halloween sia una ricorrenza che si sposa con la nostra cultura. Come può un giovane festeggiare fino alle 3 o 4 del mattina e poi alzarsi per andare in cimitero a celebrare la festività religiosa dell’ 1 novembre? Abbiamo fatto una scelta ben precisa e finché ci saremo noi non intendiamo cambiare rotta”.<br />
Dunque, partiamo dal fatto che scelte di questo tipo siano piuttosto liberticide anziché no, come già faceva notare la nostra cara Dafne. E su questo, credo non vi sia molto altro da dire. Aggiungiamo anche che l’usanza di Halloween, per quanto sia divenuta anglosassone per ovvi motivi (nei paesi anglosassoni le antiche tradizioni pagane si sono mantenute vive più a lungo che da noi e quindi si sono poi evolute nelle festività più moderne e commerciali), ha origini antiche di stampo celtico, essendo il Samhain una festa legata a quella cultura. Non staremo a ripeterci sui suoi significati, già approfonditi in tanti libri ed articoli anche apparsi in questa rivista [4], noi sappiamo che una festa del genere ha forti e antichi legami con la nostra civiltà, per quanto la versione moderna americana sia stata “corrotta” da puri scopi commerciali (ma quale festa non la è, pensiamo al Natale …).<br />
Sul tutelare le tradizioni religiose: quali? Solo quelle cattoliche, immagino. Come se in Italia fossimo tutti, dal primo all’ultimo, cattolici. Tutti gli altri, infatti, non esistono, ovvio. Mi sembra una posizione talmente arrogante che si commenta da sola.<br />
I vandalismi? Come rispondevo nel blog di Dafne, inutile dire che se i vandali vogliono agire non aspettano di certo la notte di Halloween&#8230;insomma, voglio dire, le mele marce ci sono 365 giorni all&#8217;anno, purtroppo. Per quanto poi riguarda il fatto di andare al letto alle tre di notte e poi alzarsi per andare in cimitero, come rispondevo nel blog sopra citato, tra le varie opzioni che si possono trovare tra le molte altre è che la festa possa essere fatta e chi voglia andare (cristiano o meno) possa andare, mentre chi non voglia andare non ci vada a prescindere che la festa ci sia o meno, perché non gli interessa a priori. Dare, quindi, la possibilità di fare una festa piuttosto che un&#8217;altra non incide per niente sulla mentalità e &#8220;moralità&#8221; (???) delle persone. Se sei cristiano cattolico nel sangue non ti dovrebbe toccare minimamente che vi sia una festa non cattolica in giro e viceversa perché questo non dovrebbe creare in te dubbi o altro&#8230;se credi in un modo, le altre credenze o modi di vivere non ti causano scompensi interiori, al massimo un po&#8217; di curiosità o, al contrario, indifferenza. O, per lo meno, dovrebbe essere così. Io sono pagana e non mi tange che tutte le domeniche la gente vada a messa, non ci vado perché non è più la mia via da quel dì, ma rispetto le scelte altrui (senz&#8217;altro, invece, mi infastidisce il campanile vicino a casa che batte ogni ora, anche di notte, ma questo è un altro discorso&#8230;).</p>
<p>Vai alla Quinta parte: <a href="http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-5/">Il movimento Neopagano (parte 5)</a></p>
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		<title>Riflessioni sul movimento NeoPagano (parte 3)</title>
		<link>http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-3/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 20:27:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarahdeglispiriti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Teorie]]></category>
		<category><![CDATA[neopaganesimo]]></category>

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		<description><![CDATA[Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte III) Il rapporto con i mass media In riferimento a Sacre Radici e alla sua descrizione apparsa nel testo del Ministero dell’Interno riguardante sette e movimenti magici in Italia: “[…]“E’ un fulmine a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte III)</p>
<p><span id="more-703"></span></p>
<p>Il rapporto con i mass media</p>
<p>In riferimento a Sacre Radici e alla sua descrizione apparsa nel testo del Ministero dell’Interno riguardante sette e movimenti magici in Italia: “[…]“E’ un fulmine a ciel sereno – dice il sindaco di Cremeno, Roberto Rota – non ne ho mai sentito parlare. Questo mi preoccupa ancora di più, visto che in casi del genere l’agire nell’ombra senza farsi scoprire è sinonimo di organizzazione, di grande organizzazione. Faremo dei controlli, ma non vorrei neppure che il caso s’ingrossasse più del dovuto, visto che non abbiamo mai avuto problemi su questo fronte.” Continuando nell’esame del documento del Ministero dell’Interno, alla luce anche di quello che è successo nella notte tra sabato e domenica a Lecco, il capitolo più interessante – preoccupante- è quello dedicato al satanismo dove vengono schematizzate quattro componenti. Si tratta del satanismo occultista che dissacra, rovesciandoli, emblemi del cattolicesimo. […]” [Testo tratto da un articolo apparso su La Provincia di Lecco l’11 marzo 1999, corredato di una grande fotografia di una scritta satanica – il 666 e la croce rovesciata – all’ingresso della chiesa parrocchiale di Bonacina]. “Cremeno. Bocche cucite in paese. Nessuno sembra saper niente della setta “Sacre Radici”, fondata nel 1994 con la denominazione di Federazione Pagana. Non ne sa nulla il primo cittadino Roberto Rota, che comunque è deciso a prendere informazioni dettagliate sul caso. Anche se chiaramente si troverà ad affrontare un muro di gomma visto che riuscire a mettersi in contatto con i seguaci delle “Sacre Radici” sembra a dir poco difficile. Tra le tesi più quotate si fa largo quella che la setta, abbia casualmente posto la sua sede a Cremeno. Forse attratti dalle bellezze naturalistiche in grado di dare maggiore intensità alla matrice religiosa panteista, a cui fanno riferimento. […] Il fatto lascia davvero a bocca aperta, tanto che anche il parroco di Cremeno e Cassina, don Gianni Dell’Oro, in servizio dal 1° settembre scorso, appare sconcertato. “Sono qui da pochi mesi e non ho mai sentito parlare di questa setta, però se fosse una cosa concreta e ben radicata sul territorio ne sarei stato informato. Non saprei neppure cosa dire, visto che non conosco concretamente le loro idee, e non so da cosa siano spinti. In casi come questi è bene andare con i piedi di piombo senza ingigantire i fatti, certo una cosa del genere fa pensare.” Fa pensare sul serio visto che il sodalizio da opera di proselitismo, soprattutto nell’ambito delle manifestazioni ambientaliste, oltre a pubblicare, ogni sei mesi, una propria rivista, “Mercurio”, che non si acquista certamente in edicola, ma che viene usata quale mezzo di informazione per i seguaci, oltre che per attirare nuovi adepti. Anche l’assessore Mauro Invernizzi […] è all’oscuro di questo movimento, invita “chiunque sappia qualcosa a rivolgersi in comune. E’ meglio sapere sempre cosa succede sul proprio territorio e fenomeni del genere vanno tenuti sotto controllo anche se non sono nocivi”. […] di una cosa siamo certi una notizia del genere riuscirà a scatenare molta curiosità, soprattutto in un paese piccolo come Cremeno, dove la parrocchia è ancora uno dei pochi punti di riferimento importanti.”<br />
[Testo tratto da un articolo di Paola Sandionigi, tratto da “La provincia di Lecco”, venerdì 12 marzo 1999]</p>
<p>“Sacre Radici. La setta, fondata nel 1994 con la denominazione di “Federazione Pagana”, ha una matrice religiosa di chiaro contenuto panteista, dichiarando che tutto quanto ci circonda è sacro, perché possiede in sé un’entità metafisica superiore. Le linee essenziali di tale dottrina sono state stralciate direttamente da tutti i credi precristiani, da quelli di origine indiana e dallo sciamanesimo.<br />
La fondatrice è una donna nordamericana, coniugata con un italiano; entrambi si definiscono “gli sciamani d’Europa”.<br />
Il sodalizio fa opera di proselitismo, oltre che nelle manifestazioni di stampo ambientalista, anche attraverso la diffusione di un semestrale denominato “Mercurio” – Pubblicazione interna dell’associazione Sacre Radici”. Sede: Cremeno (LC) Totale aderenti: non quantificato.”<br />
[Testo tratto da “Sette religiose e movimenti magici in Italia” del Ministero dell’Interno, Dipartimento di Pubblica Sicurezza, Direzione Centrale Polizia di Prevenzione – 2001, pagg. 109-110]</p>
<p>“L&#8217;ombra del satanismo si allunga sulla mattanza di Sestri Ponente. Alimentata dagli oggetti raccolti dalla polizia nella casa dei due fratelli arrestati nei giorni scorsi con l&#8217;accusa di aver massacrato a coltellate l&#8217;amico e compagno di band: «Manoscritti,pensieri e disegni riconducibili al fenomeno del satanismo», si legge sul verbale di sequestro firmato dalla polizia dopo la perquisizione.<br />
Il giovane chitarrista, ormai fuori pericolo, ha ricostruito con gli inquirenti la dinamica dell&#8217;aggressione («Ha iniziato lui, poi lei ha continuato mentre il fratello la incitava a finirmi») ma ancora non riesce a spiegarsi il perché di un simile accanimento. Gli stessi inquirenti sono al lavoro per trovare un senso a questa vicenda, che non credono si possa ridurre all&#8217;esito violento e folle di un litigio scoppiato in sala prove per un accordo musicale sbagliato.<br />
Inevitabile che le indagini si concentrino sul materiale trovato nell&#8217;abitazione dei due fratelli. Manoscritti, schizzi, un diario. E poi un computer, una rubrica e il ceppo dei coltelli da cucina dal quale era stata presa l&#8217;arma del delitto, portata in borsa dalla cantante. Non si tratterebbe esclusivamente di testi riguardanti la religione wicca, alla quale i due ragazzi si ispiravano, fenomeno che non ha nulla a che vedere con il satanismo e tantomeno con il genere musicale del gothic metal. Ci sarebbero anche altri documenti ritenuti «interessanti» per capire la mentalità e le inclinazioni dei due ragazzi. «La regola principale dei wiccan, come si definisce chi si ispira a quella corrente naturalistica, è &#8220;fa&#8217; tutto quello che vuoi, ma non fare del male agli altri o ti tornerà triplicato&#8221; », spiega al Secolo XIX Mirko P., 20 anni, il tastierista della band di cui facevano parte la cantante e il fratello bassista: «I wiccan sono persone pacifiche<br />
dedite alla Natura, molto spesso nei rituali si celebra la comunione con i quattro elementi: Terra, Aria, Fuoco e Acqua. Ripeto, quella religione non ha nulla a che vedere con le azioni compiute da quei due. La wicca professa la pace! Cristina e A. ne avranno avuto una visione distorta, come immagino anche del Satanismo». […]”<br />
[Articolo tratto da IL SECOLO XIX - L'ombra del satanismo sull'agguato del chitarrista di Graziano Cetara dell’11 dicembre 2008]<br />
Perché ho citato questi testi? Be’, intanto perché rendersi conto ogni volta che chi dovrebbe fare informazione non la fa ma crea soltanto confusione è sempre triste. In realtà, ho citato questi testi perché li avevo facilmente sottomano ma se ne potrebbero trovare in giro molti altri, in cui si mescolano cose che non c’entrano nulla fra loro. La cosa interessante è, per quanto riguarda Sacre Radici, che un’associazione culturale panteista che professava, tra il resto, l’amore per la natura, venisse percepita come una setta e come qualcosa di minaccioso. E che il fatto che usasse un bollettino per tenere informati i propri iscritti potesse essere ritenuta opera di proselitismo, senza contare che in quasi ogni parrocchia cattolica esiste, ormai, un bollettino. E’ opera di proselitismo anche questa? Forse molto di più, visto che i cristiani e soprattutto i cattolici puntano sull’idea di evangelizzazione, cosa sconosciuta ai pagani. Ma forse, questo qualcuno lo dovrebbe fare presente alle autorità. Un’associazione culturale non ha adepti, ha semplicemente degli iscritti, questa è la differenza tra una setta e un’associazione. Ma anche se fosse stato un gruppo chiuso – e questo lo dico non amando i gruppi chiusi e settari &#8211; rimane sempre il fatto che ci sono gruppi e gruppi. Anche un gruppo che fa semplice meditazione potrebbe passare per setta, ma non per questo andrebbe messa alla pari di gente che pratica cose pericolose per sé e per gli altri. Ma andiamo avanti. Il pensare che qualcosa non si conosca e quindi per questo debba per forza avere dietro una “grande organizzazione” è davvero ridicola. Come se io domani fondassi un’associazione culturale (in modo regolare: le associazioni, solitamente, devono essere registrate all’agenzia delle entrate) e lo andassi a urlare in paese ai quattro venti. Perché mai dovrei farlo? A chi interesserebbe se non alle persone che possono condividere un interesse comune al mio? Mah. Oltre a questo, la cosa davvero sconvolgente è che si voglia a tutti costi demonizzare tutto il demonizzabile. Non siete satanisti ma vi presentiamo accanto ai satanisti; non siete satanisti ma vi accomuniamo a loro, alle sette pericolose, vi mettiamo anche un bel 666 in piena pagina così la prima cosa che la gente vede è quella e a quello associa il vostro nome, il vostro pensiero. Parliamo di un assassinio a sfondo satanico e toh, ci metto in mezzo che i due ragazzi assassini avevano con sé anche libri di Wicca che, per fortuna almeno è stato detto, “non c’entrava nulla”, i “wiccan sono pacifici”. Meno male. Come dire: ma sì, vi abbiamo messi in mezzo in qualche modo, però abbiamo detto che non c’entrate. E’ già qualcosa, per carità, ma NON BASTA. Qui occorre “mettere i puntini sulle i”, dire le cose come stanno, non mescolare le carte in tavola. Questa è DISINFORMAZIONE. Ma non per pura ignoranza, che sarebbe pure abbastanza comprensibile, anche se non accettabile. Qui c’è la programmatica VOLONTA’ di fare apparire qualcosa in un modo diverso da quel che e’. E questo avviene tutt’oggi, a distanza di anni. Quante volte sentiamo chiamare la Wicca e il Neopaganesimo “setta” dai mass media? E quante volte, se vengono ritrovate tracce di riti satanici, si definiscono genericamente “esoterici” in modo da far coincidere satanismo ed esoterismo? Quante volte? E’ mai possibile che sia solo ignoranza? Ne dubito fortemente.<br />
Questa è disinformazione fatta apposta per spaventare la gente e per farci passare per qualcosa che non siamo. Per questo dico che come Neopagani abbiamo il dovere morale di far capire cosa siamo e facciamo in realtà, far capire che non siamo una minaccia o gente che gioca a fare le streghette, ma che siamo persone con un cammino spirituale ben definito che punta alla propria evoluzione spirituale e quindi – direttamente o indirettamente – all’evoluzione spirituale della società. Le cose, negli anni, saranno forse migliorate, ma si deve pretendere che i mass media si informino maggiormente, prima di fare servizi di questo genere e, soprattutto, che non ci sia la volontà di demonizzare ciò che esula dalla visione vaticanista e tradizionale cattolica. Occorre lavorare su questo punto e quindi ogni tipo di mezzo di informazione valido per farlo va usato in questo modo: blog e siti, riviste on-line o cartacee. Fare vera informazione sul movimento, sui suoi aspetti positivi e negativi, in modo obiettivo. </p>
<p>Vai alla Quarta parte: <a href="http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-4/">Il movimento Neopagano (parte 4)</a></p>
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		<title>Riflessioni sul movimento NeoPagano (parte 1)</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:12:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarahdeglispiriti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esoterismo]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie]]></category>
		<category><![CDATA[neopaganesimo]]></category>

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		<description><![CDATA[Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte I) Ad ottobre, per una serie di coincidenze particolari, ho ricevuto del materiale molto interessante legato a due volti differenti del movimento italiano neopagano che presentavano, nonostante i periodi temporali differenti, alcuni forti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte I)</p>
<p><span id="more-689"></span></p>
<p>Ad ottobre, per una serie di coincidenze particolari, ho ricevuto del materiale molto interessante legato a due volti differenti del movimento italiano neopagano che presentavano, nonostante i periodi temporali differenti, alcuni forti punti in comune. Infatti, contemporaneamente ho avuto la fortuna di ricevere da Roberto Fattore una grossa quantità di materiale, grazie ad uno scambio, riguardante una delle prime associazioni culturali pagane italiane, “Sacre Radici”; e, nello stesso periodo, ho ricevuto l’ultimo bollettino uscito dei “Quaderni di Ipazia” da parte di Dafne Eleutheria. Ringrazio entrambi, oltre che per la gentilezza e la disponibilità dimostratami, anche perché mi hanno dato la possibilità di notare alcune cose che già avevo notato io stessa nella mia piccola esperienza con “Labrys”. Premetto che quelle che seguiranno sono solo mie personali riflessioni che non hanno la pretesa di essere spacciate per la realtà: ho solo pensato fossero interessanti certe coincidenze e mi sono chiesta da cosa potessero essere causate e, nel caso la situazione fosse davvero come mi è parsa, quali possano esserne i motivi. </p>
<p><strong>Indifferenza </strong></p>
<p>“Fine corsa … Il 10 settembre, come già annunciato nel numero precedente di Mercurio, si è tenuto un incontro per decidere il futuro di Sacre Radici. A questo incontro erano presenti solo quattro persone, quelle che negli ultimi tempi hanno portato avanti le iniziative dell’associazione (il bollettino e le feste annuali). Già questa circostanza la dice lunga sulle condizioni attuali di Sacre Radici…Dopo una serena e tranquilla discussione, il gruppo direttivo ha deciso all’unanimità di sospendere le attività dell’associazione, tra cui la pubblicazione di Mercurio. Quello che state leggendo è quindi l’ultimo numero del bollettino. Si è trattata di una decisione spiacevole ma necessaria, in quanto non c’erano alternative. Sacre Radici era nata come un’associazione a rete, un network che doveva servire a tenere in contatto tra loro persone e gruppi interessati a vivere le religioni della Natura in Italia. Certo in questa idea di fondo era presente un forte elemento di debolezza, cioè la forte dispersione degli associati su tutto il territorio nazionale. Tuttavia, abbiamo sempre sperato che col tempo si creassero gruppi locali, “nuclei di resistenza sul territorio” in grado di darci una mano nell’organizzazione delle attività e capaci inoltre di proporre e portare avanti nuove iniziative. Questo purtroppo non si è verificato e con l’eccezione dell’Istituto Mediterraneo di Studi Politeisti di Marostica (realtà peraltro preesistente e alla quale va tutta la nostra gratitudine per l’aiuto offertoci) non si è coagulato nessun gruppo intorno alle nostre iniziative. Fino a quando Zoe è rimasta con noi, queste difficoltà le abbiamo ignorate, ma con la sua partenza siamo entrati in una fase di crisi profonda. Molti associati non hanno rinnovato l’abbonamento né si sono fatti più vivi: forse in Zoe vedevano una presenza carismatica essenziale per la vita dell’associazione, la quale senza di lei perdeva ai loro occhi ogni interesse. Questa forte diminuzione di associati, non compensata dalle pochissime nuove iscrizioni, ha reso difficile anche l’organizzazione delle attività di Sacre Radici. Non ha senso farsi un c…così per organizzare una festa di Beltane o Samhain e ritrovarsi poi in quattro gatti. Non ha senso pubblicare un bollettino ove appaiono sempre e solo gli interventi delle solite 2-3 persone. Se poi tutti gli sforzi organizzativi devono ricadere unicamente sul gruppo direttivo, si capisce bene che continuare è impossibile. In queste condizioni è poi inutile pensare a nuove iniziative! Pertanto, la decisione che abbiamo preso ci è sembrata l’unica possibile, a questo punto. Ci eravamo forse illusi che col tempo le cose migliorassero ma questo non è avvenuto e ora dobbiamo fare i conti con la realtà. Ma siccome siamo degli inguaribili sognatori idealisti, la nostra è una sospensione, non una morte definitiva: se in futuro si verificassero circostanze tali da permettere in qualche modo la ripresa delle attività, noi saremo pronti a riprendere il cammino […] Riteniamo tuttavia che sia inutile stare a discutere sui motivi che hanno condotto a questa crisi. Forse noi non abbiamo avuto abbastanza carisma per guidare un movimento ma noi siamo quello che siamo e non possiamo cambiare. Forse viviamo in un paese non ancora pronto a ricevere il messaggio pagano: di certo non abbiamo assistito in tutti questi anni [1] a nessuna fioritura di gruppi pagani (al contrario stiamo assistendo ad una forte ripresa del più bieco clericalismo cattolico…)<br />
[Testo tratto dall’ editoriale di “Mercurio” n.10, Samhain 2000]</p>
<p>“Rieccoci qui con il nostro bollettino dopo un anno di silenzio. L’indifferenza con la quale i nostri bollettini sono stati sempre accolti ci ha fatto pensare che continuare a pubblicarli costituiva solo una perdita di tempo e di energie. Nelle nostre intenzioni il loro scopo era quello di stimolare discussioni, dibattiti, prese di posizione su tutta una serie di argomenti, suggerimenti per iniziare nuove iniziative, ecc., e invece&#8230;. nulla, una triste indifferenza ha sempre accolto la loro uscita, anche ora che sono gratuitamente scaricabili dal sito www.anticamadre.net.<br />
Tuttavia ci sono cose che ci hanno suggerito di provare a riprenderne la pubblicazione nella speranza di poterci confrontare su temi che penso possano essere di grande interesse per tutte le persone che si considerano “pagane” […].”<br />
[Testo tratto dall’editoriale di I Quaderni di Ipatia, n.10 – Primavera 2783 – 2821 – 2760 ab Urbe condita tratto da http://anticamadre.net/testipdf/I_Quaderni_di_Ipatia_10.pdf, 2007]</p>
<p>Cos’hanno questi due testi, apparentemente molto distanti tra loro, sia temporalmente che per tipo di esperienza culturale, per quanto rientrino entrambi nell’ambito del neopaganesimo italiano? Il fil rouge che appare nei due testi è il tema dell’indifferenza da parte delle stesse persone facenti parte del movimento neopagano, un qualcosa che fa davvero molto male a chi si dà tanto da fare per far sì che le idee circolino e le persone siano sempre aggiornate su ciò che avviene e su quel che si studia in questo ambito. La divulgazione è l’anima di un movimento, in quanto tiene in contatto persone distanti tra loro e fa sapere cose che in altri modi, magari, sarebbe più difficile reperire, soprattutto per chi non vive nei grandi centri abitati, rischiando di sentirsi tagliato fuori a causa del provincialismo culturale che si trova un po’ ovunque, per lo meno qui in Italia (non ho la pretesa di sapere come funzioni all’estero: se qualcuno volesse farci sapere come funziona altrove, ben venga).<br />
Nel testo di Sacre Radici ci si chiede se il motivo della fine dell’associazione e di questo movimento sia stata causata da mancanza di carisma – una volta fuoriuscita Zoe Redbear, praticante wiccan legata al movimento Reclaiming di Starhawk e fondatrice dell’associazione citata &#8211; o perché il periodo non fosse quello giusto.<br />
Oggi il movimento Neopagano è più radicato che all’epoca (e, senz’altro, anche e soprattutto grazie alle prime associazioni come Sacre Radici che ebbero il coraggio di mostrarsi alla luce del sole per ciò che erano), eppure i problemi esistono comunque. Che sia un problema italiano? Oppure, più semplicemente, un atteggiamento umano che tende a lasciare fare ad altri per poi aggregarsi solo se la cosa funziona? Personalmente, dubito che potesse essere solo un problema di carisma o cose di questo tipo. Quando un argomento o una causa ci interessa realmente, non badiamo a chi ne sia il portavoce; e, nel caso il portavoce non ci piacesse, potremmo sempre metterci in gioco noi stessi, in prima persona. E invece, questo spesso non avviene, ci si aspetta che ci pensi sempre qualcun altro. Non possiamo negare che mancanza (per lo meno in apparenza) di interesse e partecipazione vi sia tutt’ora spesso in questo ambito. Non solo per quanto riguarda incontri tra pagani (non parlo dei grandi eventi ormai “famosi”, immagino che in questi l’affluenza non manchi ma spero che qualcuno che ne sa più di me lo possa confermare); parlo degli incontri “minori”, diciamo così, tra persone che vogliono incontrarsi per conoscersi e confrontarsi nelle piccole città, o nelle province. Non sempre è facile far sì che vi sia partecipazione, per quanto qualcuno voglia organizzare qualcosa per smuovere le acque. Almeno, questa è stata la mia personale esperienza, c’è solo da sperare che altrove la cosa sia diversa. Per carità, non voglio negare che la colpa sia stata mia, ad esempio, nel non riuscire in questa cosa, ma vorrei saperne di più, per cui chi volesse dire la sua, la dica per favore. Non credo neppure che questa difficoltà nello “stanare” la gente interessata sia legata al problema del radicalizzarsi di certe idee come il clericalismo che possano far paura, possano far temere che vi sia un giudizio proveniente dall’esterno che “pesi” su chi ancora non ha una chiara identità spirituale. Questo non si è mai affievolito, anzi, più si va avanti e più la situazione sembra peggiorare, ma sono convinta che non possa essere questo un qualcosa che fermi i neopagani.<br />
Ma al di là degli incontri che posso immaginare creino certi problemi pratici (spostamenti, costi ecc. ) che comprendo benissimo perché io stessa sono spesso obbligata a non potermi muovere per evitare spese che non posso permettermi (nel mio caso parlo di eventi anche importanti e ben organizzati in diverse parti di Italia), quello che a me colpisce più di tutto il resto è la mancanza, spesso, di partecipazione in gruppi on-line come mailing list o cose di questo tipo, ovvero cose che non comportano né spese economiche né molta perdita di tempo.</p>
<p>Vai alla Seconda parte: <a href="http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-2/">Il movimento Neopagano (parte 2)</a></p>
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		<title>Apuleio, l&#8217;indubbio mago&#8230;</title>
		<link>http://www.unknown.it/ipotesi/apuleio-indubbio-mago/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 06:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia e Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie]]></category>
		<category><![CDATA[apuleio]]></category>
		<category><![CDATA[magia]]></category>

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		<description><![CDATA[La particolare figura di Apuleio, filosofo e scrittore platonico latino dell&#8217;età imperiale, ha suscitato e continua a suscitare scalpore ed interesse nella critica letteraria. Dai suoi numerosi scritti si evince la sua passione sfrenata per la magia,tanto da essere accusato di stregoneria. Nell&#8217;Apologia, A. giunge a scrivere un&#8217;orazione giudiziaria , per liberarsi dall&#8217;accussa infamante di mago perfido [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La particolare figura di Apuleio, filosofo e scrittore platonico latino dell&#8217;età imperiale, ha suscitato e continua a suscitare scalpore ed interesse nella critica letteraria.</p>
<p>Dai suoi numerosi scritti si evince la sua passione sfrenata per la magia,tanto da essere accusato di stregoneria.</p>
<p> <span id="more-656"></span><br />
Nell&#8217;Apologia, A. giunge a scrivere un&#8217;orazione giudiziaria , per liberarsi dall&#8217;accussa infamante di mago perfido e misterioso; ma anche nella sua opera più conosciuta le Metamorfosi, l&#8217;elemento misterioso rimane. Quest&#8217;opera fu definita da Agostino &#8220;asinus aureus&#8221;, alludendo alla qualità del testo oppure al materiale di cui era fatto l&#8217;asino che assumerà le sembianze di Lucio, il protagonista delle M. </p>
<p>Il punto essenziale del romanzo è da rintracciare nel punto in cui Lucio spinto dalla curiositas,brama dallo sperimentare gli unguenti di una serva. la curiositas è il meccanismo che spinge lucio in situazioni critiche,è volontà di scoprire tutto. Lucio beve un unguento e si trasforma magicamente in un asino. un asino pasciuto, ma raziocinante, con la logica umana! da questo momento in poi l&#8217;asinus aureus è costretto a girovagare per trovare petali di rosa,che gli faranno riottenere sembianze umane. finalmente mangerà le rose,da una processione in onore di Iside.</p>
<p>l&#8217;aspetto misterioso e magico è alla base delle &#8220;metamorfosi&#8221;, in effetti la parola significa proprio oltre la forma umana, oltre la fisicità. E&#8217; sempre qualcosa di magico per l&#8217;uomo proiettarsi oltre la sua fisicità,chissà se Apuleio da buon platonico, non alludesse ad una ultrarealtà&#8230;</p>
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		<title>La misteriosa foresta polacca (FOTO)</title>
		<link>http://www.unknown.it/ipotesi/la-misteriosa-foresta-polacca-foto/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 15:34:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola S.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia e Storia]]></category>
		<category><![CDATA[cerchi nel grano]]></category>
		<category><![CDATA[Parapsicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie]]></category>
		<category><![CDATA[Ufo]]></category>
		<category><![CDATA[foresta]]></category>
		<category><![CDATA[mistero]]></category>
		<category><![CDATA[polonia]]></category>

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		<description><![CDATA[In un piccolo angolo di Polonia occidentale si trova una foresta di circa 400 pini cresciuti ripiegati di 90° alla base del loro tronco. Tutti orientati verso nord. Circondati da una larga foresta di pini perfettamente dritti, questo insieme di alberi curvi, o &#8220;Foresta Storta&#8221;, è un vero mistero. Piantate intorno al 1930, gli alberi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un piccolo angolo di Polonia occidentale si trova una foresta di circa 400 pini cresciuti ripiegati di 90° alla base del loro tronco. Tutti orientati verso nord.<br />
Circondati da una larga foresta di pini perfettamente dritti, questo insieme di alberi curvi, o &#8220;Foresta Storta&#8221;, è un vero mistero.</p>
<p>Piantate intorno al 1930, gli alberi sono cresciuti normalmente per 7-10 anni prima di ripiegarsi in un modo che fa supporre un qualche intervento umano.</p>
<p>Il perché qualcuno abbia intenzionalmente voluto creare una tale distesa di alberi ricurvi è però sconosciuta. Qualcuno, come ci si poteva aspettare, chiama in causa UFO, cerchi nel grano ed esperimenti di armi super segrete.</p>
<p>Abbiamo pubblicato un po&#8217; di foto della misteriosa foresta polacca.. giudicate voi stessi. <span id="more-1127"></span></p>
<p><img src="http://www.unknown.it/wp-content/uploads/1.jpg" alt="" title="Foresta Misteriosa" class="aligncenter size-medium wp-image-1128" /></p>
<p><img src="http://www.unknown.it/wp-content/uploads/2.jpg" alt="" title="Foresta Misteriosa" class="aligncenter size-medium wp-image-1129" /></p>
<p><a href="http://www.unknown.it/wp-content/uploads/3.jpg" target="_blank"><img src="http://www.unknown.it/wp-content/uploads/3.jpg" alt="" title="Foresta Misteriosa" class="aligncenter size-medium wp-image-1130" /></a></p>
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		<title>Cospirazione e teoria del complotto</title>
		<link>http://www.unknown.it/controinformazione/cospirazione-e-teoria-del-complotto/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 11:45:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Baccarini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Controinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie]]></category>
		<category><![CDATA[Ufo]]></category>
		<category><![CDATA[cospiarazionismo]]></category>

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		<description><![CDATA[La parola &#8220;cospirazione&#8221; trae la sua etimologia dal latino &#8220;conspirare&#8221; ovvero letteralmente &#8220;respirare assieme&#8221;, un significato tanto distante quanto lontano da quell’uso contemporaneo in cui ha assunto un significato figurato ove generalmente si presenta una situazione ove due o più individui si accordano per compiere un atto illegale o immorale. Le tre componenti essenziali di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La parola &#8220;cospirazione&#8221; trae la sua etimologia dal latino &#8220;<em>conspirare</em>&#8221; ovvero letteralmente &#8220;respirare assieme&#8221;, un significato tanto distante quanto lontano da quell’uso contemporaneo in cui ha assunto un significato figurato ove generalmente si presenta una situazione ove due o più individui si accordano per compiere un atto illegale o immorale. Le tre componenti essenziali di una cospirazioni risultano quindi essere il coinvolgimento di almeno due persone, la segretezza e l&#8217;intento malizioso. L&#8217;attuale esistenza di innumerevoli cospirazioni di siffatto genere risulterebbe ben nota e comprenderebbe tanto bande e organizzazioni criminali, “cartelli” finalizzati a controllare determinati ambiti o aspetti del mercato, per arrivare alla corruzione o a macchinazioni di natura politica o associativa. Le elencazioni delle varie tipologie del complotto sarebbero numerosi, ci basti elencarne alcune per avere una chiara idea del loro significato e della direzione dei loro intenti.<span id="more-584"></span> A queste tipologie si associano i <em>cospiratori teorici </em>ovvero coloro che, pur studiando tale fenomenologia, traggono dalle proprie analisi spunti o certezze per ipotizzare nuovi scenari o nuove congiure tese a celare e manipolare un determinato ambito. Coloro che affermano “…<em>in ogni momento, centinaia o migliaia di cospirazioni sono in atto</em>” costituiscono a loro volta cospiratori indiretti o teorici del complotto, come li abbiamo precedentemente definiti, che più o meno volontariamente instillano il seme del dubbio e stimolano una stessa alterazione degli eventi. Cospiratori non solo coloro che tramano dietro l’ombra un determinato intento ma anche coloro che, involontariamente, si prestano a veicolare e, inconsciamente, ad amplificare e modificare gli stessi fatti. Si tratta di un vero e proprio circolo vizioso da cui è difficile uscire se non a costo di notevoli e profondi sforzi tesi a ri-scoprire una “verità ultima” costruita non sul sentito dire o sul riportato quanto su quei veri tasselli originari da cui tutto ha avuto origine.</p>
<p align="justify">Tali cospirazioni sono considerate, dal punto di vista prettamente legale, come crimini nella maggior parte delle nazioni del nostro pianeta e vengono perseguite in quanto finalizzate a commettere un atto illegale, destabilizzante, mistificante dello <em>status quo </em>di una nazione. Non si parli poi di quando tali fini convergono e siano parte attiva di una struttura criminosa. Criminale, agli occhi della legge, è anche chi viene semplicemente a conoscenza, o è semplice spettatore indiretto, della stessa cospirazione e non ha agito per opporvisi e per informare le pubbliche autorità. Per una discussione su questo tipo di cospirazioni di veda l&#8217;articolo cospirazione (nota: il termine &#8220;teoria del complotto&#8221; viene talvolta usato per indicare i tentativi sociologici di studiare il fenomeno della cospirazione).</p>
<p align="justify">Mentre il termine <em>teoria del complotto</em> può riferirsi ad ogni teoria che presuppone l&#8217;esistenza di una cospirazione che non sia stata ancora provata, può anche essere usato comunemente come strumento retorico, in forma sminuente, per indicare idee che, nella loro opinione sono:</p>
<ul>
<li>Teorie non provate o che sono generalmente considerate false;</li>
<li>Impossibili da dimostrare (sia che siano vere o che siano false);</li>
<li>Teorie definite paranoiche o senza fondamento alcuno.</li>
</ul>
<p align="justify">Gli storici generalmente usano il termine <em>cospirazione</em> per indicare una manipolazione/cospirazione che è considerata reale, provata, o quantomeno seriamente plausibile e con diversi elementi a suo supporto.</p>
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		<title>La Veronica di Manoppello</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 10:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence M.F. Sudbury</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia e Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Templari]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie]]></category>
		<category><![CDATA[acheropita]]></category>
		<category><![CDATA[Bisanzio]]></category>
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		<category><![CDATA[immagine]]></category>
		<category><![CDATA[Mandylion]]></category>
		<category><![CDATA[Manoppello]]></category>
		<category><![CDATA[Sudbury]]></category>
		<category><![CDATA[Veronica]]></category>

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		<description><![CDATA[1) Una situazione complicata Tentare di tratteggiare le linee storiche di sviluppo del “mito” della Veronica è certamente compito arduo: per lungo tempo, almeno fino alle prime ostensioni della Sindone, la “Veronica” è stata la reliquia più conosciuta e venerata dell&#8217;occidente cristiano, meta di pellegrinaggi e persino simbolo imperiale1 e, forse, proprio un tale livello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font color="#ffffff"><font size="2"><font color="#ffffff"><font size="3" face="Arial, sans-serif"><u><strong>1) Una situazione complicata</strong></u></font></font><br />
<font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Tentare di tratteggiare le linee storiche di sviluppo del “mito” della Veronica è certamente compito arduo: p</font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">er lungo tempo, almeno fino alle prime ostensioni della Sindone, la “Veronica” è stata la reliquia più conosciuta e venerata dell&#8217;occidente cristiano, meta di pellegrinaggi e persino simbolo imperiale</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><a name="sdfootnote1anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote1sym" title="sdfootnote1anc"><sup><font size="1">1</font></sup></a> </font></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">e, forse, proprio un tale livello di notorietà ha fatto sì che, nei secoli, la sua vicenda storica abbia assunto colori sbiaditi, ammantati di leggenda persino più di tutte le altre immagini considerate acheropite, a tratti misteriosi.<span id="more-84"></span></font></font></font><br />
<font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Da qualche anno, poi, a questo quadro già di per sé di difficile decifrazione si è aggiunta una polemica culturale tra esponenti ecclesiastici (una polemica su cui la Chiesa ufficiale non si è mai sbilanciata con alcun pronunciamento) riguardo addirittura la localizzazione stessa immagine, da alcuni ritenuta ancora presente a Roma nel Patrimonio Vaticano, da altri, come vedremo con buone ragioni storiche, localizzata in un piccolo paese della provincia di Pescara di nome Manoppello.</font></font></font><br />
<font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Prima di entrare nel vivo della questione, cominciamo a far luce sugli aspetti più “tradizionali” della leggenda di questa immagine acheropita.</font></font></font></font></font><font color="#ffffff"></font><font color="#ffffff"><font size="2"></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Secondo la credenza popolare la Veronica sarebbe l&#8217;immagine del volto di Gesù comparsa miracolosamente sul fazzoletto di bisso con il quale una pietosa donna (il nome della reliquia deriverebbe dal suo: Veronica in latino o Bernike in greco), asciugò il volto di Gesù mentre saliva sul Calvario</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote2anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote2sym" title="sdfootnote2anc"><sup>2</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">.</font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Dopo la morte di Gesù, la donna sarebbe venuta a Roma, portando con sé la sacra reliquia. Alcuni testi apocrifi come la </font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>Vindicta Salvatoris</em></font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote3anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote3sym" title="sdfootnote3anc"><sup>3</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">, dicono che il funzionario romano Volusiano sequestrò con la violenza il telo alla donna e lo portò a Tiberio, il quale appena lo vide guarì dalla lebbra (per altro, un Tiberio lebbroso non è mai stato riportato da alcuna fonte): Veronica abbandonò ogni cosa in Palestina e seguì il suo telo a Roma. Riavutolo, lo tenne con sé e prima di morire lo consegnò a papa s. Clemente.</font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Già a questo livello “leggendario” sorgono i primi problemi. É ovvio che il racconto nasce da una devozione già esistente nei riguardi della reliquia</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote4anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote4sym" title="sdfootnote4anc"><sup>4</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">, intorno alla quale viene costruita una sorta di “parabola” di cui, ovviamente, non esiste traccia nei Testi Sacri. In essa viene forzatamente inclusa la figura di una donna che alcuni hanno voluto riconoscere nella evangelica emorroissa ricordata nel Vangelo di Matteo</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote5anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote5sym" title="sdfootnote5anc"><sup>5</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">, colei che, fattasi strada in mezzo alla calca al passaggio di Gesù per implorare la propria guarigione, riuscì a toccargli il lembo del mantello e guarì all’istante. </font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">L&#8217;inclusione doveva essere evidente “ab initio” e anche per questo, nei secoli successivi, la Veronica deve avere avuto un culto a fasi alterne, se non figura negli antichi martirologi, né in quelli medioevali ma solo in qualche secondario martirologio è citata al 4 febbraio</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote6anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote6sym" title="sdfootnote6anc"><sup>6</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">.</font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Gervasius Tilberiensis, tra il 1212 e il 1214, arriva addirittura, con operazione filologica quasi impensabile in epoca medioevale, ad azzardare la non esistenza di un personaggio storico di nome Veronica e a formulare un&#8217;ipotesi secondo la quale il suo nome sarebbe nato solo da un’anomala trasposizione linguistica (un misto di latino e greco) di “vera ikona”, cioè di vera immagine</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote7anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote7sym" title="sdfootnote7anc"><sup>7</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Gregorio XIII nel 1582, cancella, infine, completamente il nome della santa dal martirologio, anche se essa continua ad avere una devozione popolare, che è rimasta fino a oggi nella pratica della Via Crucis alla sesta stazione.</font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Una santa quasi certamente inesistente, dunque, ma una reliquia vera, attestata a Roma forse già dal l&#8217;VIII secolo e sicuramente dal XII secolo, una reliquia ricordata come antica addirittura da Dante nella sua </font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>Divina Commedia</em></font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote8anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote8sym" title="sdfootnote8anc"><sup>8</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">:</font></font></font></p>
<p align="left"><font face="Arial, sans-serif"><font color="#ffffff"><font size="3">«</font></font><font color="#ffffff"><font size="3"><em>Qual è colui che forse di Croazia, </em></font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>viene e a veder la Veronica nostra, </em></font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>che per l&#8217;antica fama non si sazia, </em></font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>ma dice nel pensier, </em></font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>fin che si mostra: </em></font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>Signor mio Gesù Cristo, </em></font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>Dio verace </em></font></font></font></p>
<p align="left"><font face="Arial, sans-serif"><font color="#ffffff"><font size="3"><em>or fu fatta la sembianza vostra?</em></font></font><font color="#ffffff"><font size="3">»</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Qual&#8217;era, dunque, la storia reale di questa icona?</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><u><strong>2) Una ipotesi di storia</strong></u></font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Pur nella già ricordata difficoltà di tracciare linee storiche precise, i documenti in nostro possesso ci permettono, comunque, di azzardare una ipotesi cronologica che, parzialmente leggendaria nei suoi esordi, si appoggia, con il procedere dei secoli, sempre più a prove documentali</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote9anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote9sym" title="sdfootnote9anc"><sup>9</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">.</font></font></font></p>
<p align="left"><font face="Arial, sans-serif"><font color="#ffffff"><font size="3">Molto probabilmente il velo della Veronica un tempo era conosciuto nell’Impero Romano d’Oriente come l’“</font></font><font color="#ffffff"><font size="3"><em>Immagine di Camulia</em></font></font><font color="#ffffff"><font size="3">”, da sempre ritenuta acheropita e originaria della piccola città di Kamulia, o Kamuliane, in Cappadocia. Tale immagine venne traslata da Cesarea, capitale della regione, a Costantinopoli nel 574 e in breve la “</font></font><font color="#ffffff"><font size="3"><em>Camuliana</em></font></font><font color="#ffffff"><font size="3">” (o “</font></font><font color="#ffffff"><font size="3"><em>Camulia</em></font></font><font color="#ffffff"><font size="3">”) divenne un palladio, immagine protettrice della capitale che garantiva vittoria agli eserciti imperiali. É possibile che la reliquia venisse accolta con entusiasmo a Bisanzio per sostituire il </font></font><font color="#ffffff"><font size="3"><em>Labarum</em></font></font><font color="#ffffff"><font size="3"> di Costantino I, andato perduto durante il regno di Giuliano l’Apostata, anche se le caratteristiche di questa insegna sono a noi tuttora ignote. </font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Sicuramente la Camulia viene segnalata in Africa nella battaglia di Costantina, del 581, in quella sul fiume Arzaman, del 586, e in molti altri episodi bellici. L’imperatore Eraclio (575-641) in partenza per una campagna in Persia, nel 622, stringe in mano uno stendardo sul quale è ricamata proprio l’immagine di Camulia e ancora nel 626, durante l’assedio di Costantinopoli da parte degli àvari, la santa immagine viene esposta sulle mura a difesa della città.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Un giorno, però, l’immagine sparisce per non ricomparire più a Costantinopoli. Potrebbe esser andata distrutta in battaglia, ma l’ipotesi più ragionevole è che sia stata inviata segretamente a Roma.</font></font></font></p>
<p align="left"><font face="Arial, sans-serif"><font color="#ffffff"><font size="3">Nella </font></font><font color="#ffffff"><font size="3"><em>Vita di Germano I</em></font></font><font color="#ffffff"><font size="3">, patriarca di Costantinopoli all&#8217;inizio dell&#8217;VIII secolo, questo invio a Roma è narrato con tratti leggendari, pretendendo che il vescovo, durante il periodo dell&#8217;iconoclastia, abbia messo in salvo l’acheropita gettandola in mare e che questa sia miracolosamente giunta al largo di Ostia per essere ripescata e portata a Roma. Nella realtà dei fatti, però, sono noti altri documenti che sembrano confermare la sostanza dell’avvenimento, cioè l’invio della reliquia a Roma negli anni che intercorrono fra il primo e il secondo regno di Giustiniano II, dal 695 al 705.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Naturalmente la Camuliana, messa in salvo a Roma, rimaneva ancora proprietà del Patriarcato di Costantinopoli e non poteva essere assunta come protettrice di una città ove probabilmente era stata inviata in via temporanea, con il tacito accordo che venisse restituita quando fosse cessata la persecuzione delle immagini. </font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Forse per questo la Veronica-Camuliana, mai restituita, viene mostrata pubblicamente solo dopo il definitivo declino della potenza di Bisanzio, cioè dopo la caduta di Costantinopoli del 1204.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Comunque stessero le cose, storicamente, da questo momento in poi, le attestazioni dell&#8217;icona acheropita del Cristo a Roma si susseguono incessantemente.</font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Nel 1208 Papa Innocenzo III stabilì, con apposita bolla, che l’“</font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>effigies Christi</em></font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">” venisse portata in processione, dentro un prezioso reliquiario, nella prima domenica dopo l’Epifania, fino all’ospedale di Santo Spirito, e concesse un’indulgenza a chi pregava dinanzi «</font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>alla preziosa immagine che i fedeli chiamano la Veronica</em></font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">»</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote10anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote10sym" title="sdfootnote10anc"><sup>10</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">. Niccolò IV nel 1289 aggiunse un’altra corposa indulgenza e altre ancora progressivamente si accumulano. Si moltiplicarono anche le ostensioni del velo: Clemente VI ne autorizzò ben dodici negli anni del suo pontificato (1342-1352). La “Veronica” veniva però sempre contemplata da lontano: solo il papa e i canonici vaticani potevano avere un contatto ravvicinato con essa e per permettere all’imperatore Federico III di vederla da vicino, nel 1452 si dovette nominarlo canonico onorario. </font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Due eventi, la demolizione della basilica costantiniana nel 1506 e il sacco di Roma nel 1527 fecero temere che la “Veronica” fosse andata perduta in quei frangenti. Durante la demolizione della vecchia Basilica, però, la Veronica (insieme alla punta della lancia di Longino e al capo di sant’Andrea), di notte (26 gennaio 1506) e in forma privata, fu messa al sicuro negli ambienti dell’archivio capitolare, chiusa in una cassa di ferro con triplice serratura e protetta da un muro e, grazie a questi accorgimenti, come confermato da alcuni testi, è certa la presenza della reliquia in San Pietro negli anni immediatamente seguenti il sacco</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote11anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote11sym" title="sdfootnote11anc"><sup>11</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">. </font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Nella nuova Basilica, la “Veronica”, racchiusa in una triplice teca di argento e protetta da una reticella a velo («crivellotto»), venne collocata solennemente il 21 marzo 1606, martedì santo, alle otto di sera</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote12anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote12sym" title="sdfootnote12anc"><sup>12</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">, in una nicchia ricavata all’interno del pilone della cupola detto, appunto, “della Veronica”.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><u><strong>3) L&#8217;enigma</strong></u></font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">É proprio un evento del XVII secolo, la presunta “perdita” dell&#8217;icona, che ha aperto, da qualche anno, una disputa storica interna alla chiesa sulla presenza dell&#8217;immagine.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Diamo una scorsa ai termini della questione.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Nel 1978 suor Blandina Paschalis Schloemer, un’esperta iconografa, come risultato di alcune ricerche ed indagini, affermò che il volto raffigurato in una icona di Manoppello e quello ritratto dalla Sacra Sindone di Torino, sono esattamente sovrapponibili. I tratti sarebbero infatti gli stessi: viso ovale leggermente rotondo e asimmetrico, capelli lunghi, un ciuffo di capelli sopra la fronte, la bocca leggermente aperta, lo sguardo rivolto verso l’alto. </font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Questa ipotesi richiamò sull&#8217;immagine del piccolo paesino abruzzese l&#8217;attenzione di padre Heinrich Pfeiffer, S.J., docente di Storia dell’Arte nella Pontificia Università Gregoriana, direttore, presso la stessa, del Corso Superiore per i Beni Culturali della Chiesa e membro della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa.</font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Questo eminente ricercatore, dopo anni di studio, ha concluso che l&#8217;icona di Manoppello altro non sarebbe che la Veronica di Roma, rubata dopo l&#8217;Anno Santo 1600 e successivamente venduta ai francescani del paese pescarese, sostituita a Roma da una normalissima icona tardo-bizantina</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote13anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote13sym" title="sdfootnote13anc"><sup>13</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Questa teoria, però, da subito si è attirata gli strali di alcuni esponenti della Chiesa romana, primo fra tutti Mons. Dario Rezza, canonico di San Pietro.</font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Mons. Rezza ritiene quella di Manoppello una banale copia ed è convinto che l&#8217;originale sia ancora presente nella Basilica romana. Ecco le sue parole: «</font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>Oggi la reliquia, con la quale si benedicono dall’alto della loggia del pilone i devoti nella quinta domenica di Quaresima, si presenta racchiusa in un’antica custodia d’argento, alta cm 63 e larga cm 52, arricchita, nel 1845 dal cardinale arciprete Mario Mattei, di un ulteriore ornamento con pietre preziose. Lo spazio visibile all’interno, protetto da un vetro e da una rete finissima in argento, misura cm 32 in altezza e cm 21 in larghezza: in esso una lastra dorata, fissata con chiodi, delimita, disegnandone il profilo, i contorni di un volto umano di cm 25&#215;13. Vi si riescono a distinguere, su un fondo scuro, delle macchie di colore bruno, all’altezza di quella che può essere ritenuta la fronte, interpretabili quali segni di capigliatura e, in basso, tre macchie a punta dello stesso colore, che possono essere identificate con la barba. La copia della chiesa del Gesù in Roma avalla tale identificazione. Alcune ombrature al centro, con lievissimi, sottili pigmenti arancio-ambrati, non permettono di definire i lineamenti, così come appaiono invece nella copia: caratteristiche forse sbiadite e scomparse col tempo sull’originale, o frutto della immaginazione dell’autore della copia.</em></font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">»</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote14anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote14sym" title="sdfootnote14anc"><sup>14</sup></a></font></font></sup></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Dal punto di vista storico, comunque, la tesi del Prof. Pfeiffer risulta piuttosto convincente.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Vediamo le sue argomentazioni.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Per quanto riguarda la sparizione dell&#8217;icona da Roma, essa potrebbe essere avvenuta negli anni immediatamente successivi all&#8217;Anno Santo 1600 in relazione al trambusto legato allo spostamento del velo nella Basilica di San Pietro (1608). Alcuni dati possono confermare l&#8217;accaduto:</font></font></font></p>
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<li>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">stranamente, dopo un numero notevole di ostensioni e di copie dell&#8217;acheropita, Papa Paolo V nel 1616 decide di proibire tutte le copie del Velo della Veronica non eseguite da un canonico della Basilica di San Pietro;</font></font></font></p>
</li>
<li>
<p align="left"><font face="Arial, sans-serif"><font color="#ffffff"><font size="3">nel 1618 l’archivista del Vaticano Giacomo Grimaldi fa una precisa lista di tutti gli oggetti provenienti dalla vecchia Basilica di San Pietro tra cui il reliquario dove veniva custodita la Veronica, del quale scrive: «</font></font><font color="#ffffff"><font size="3"><em>Aedituorum incuria, ut probabile est, in duas parte fessa</em></font></font><font color="#ffffff"><font size="3">», notando che i cristalli del reliquario erano rotti;</font></font></font></p>
</li>
<li>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">nel 1629 Urbano VIII ordina che tutte le repliche della “Veronica” romana vengano bruciate. Numerose, però, sopravvivono e tutte quelle eseguite prima del 1608 mostrano un Cristo con gli occhi aperti (come a Manoppello) e non con gli occhi chiusi (come “si intuisce” siano nell&#8217;immagine di Roma).</font></font></font></p>
</li>
</ol>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Per altro, l&#8217;immagine romana risulta praticamente illeggibile. Scrive Pfeifer: «S</font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>ia il De Waal sia il Wilpert</em></font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><em><a name="sdfootnote15anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote15sym" title="sdfootnote15anc"><sup>15</sup></a></em></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>, scrivono chiaramente che hanno visto la cosiddetta reliquia vaticana e non hanno potuto vedere niente altro sul pezzo di stoffa che qualche macchia brunastra. Poi, prima della sua morte, monsignor Krieg mi ha fatto ancora sapere personalmente per iscritto che non c’è nessuna immagine sulla “Veronica” di San Pietro</em></font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">»</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote16anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote16sym" title="sdfootnote16anc"><sup>16</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">. Tale elemento è confermato anche da ulteriori dati: il Cardinale Marchisano, arciprete della basilica, disse a Paul Badde del “Die Welt” che «</font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>l’immagine nel corso dei secoli si è notevolmente sbiadita</em></font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">»</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote17anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote17sym" title="sdfootnote17anc"><sup>17</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">, ma, più che sbiadita è probabile che si tratti di una semplice copia, altrimenti non si spiegherebbe come, dopo che per secoli fu impossibile condurre su di essa uno studio accurato, quando finalmente, nel 1907, Papa san Pio X concesse a monsignor Joseph Wilpert, uno dei due archeologi menzionati da Padre Pfeiffer, di compiere un&#8217;analisi dell&#8217;icona, questi individuò tracce di addirittura tre successivi restauri, assolutamente incompatibili con la natura acheropita dell&#8217;immagine e confermò che tali tracce erano tutto ciò che di visibile restasse sull&#8217;icona esaminata.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Quanto, poi, all&#8217;arrivo della Veronica in Abruzzo, esso è chiaramente registrato nei testi francescani.</font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Il velo di Manoppello è stato, infatti, con certezza, acquisito stabilmente dai padri cappuccini dal 1638. Ne fa fede una </font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>Relatione historica</em></font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><em><a name="sdfootnote18anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote18sym" title="sdfootnote18anc"><sup>18</sup></a></em></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"> di padre Donato di Bomba. Questa relazione, scritta fra il 1640 circa e il 1646, è certamente leggendaria per alcuni degli episodi più lontani nel tempo, ma non mente riguardo a quelli più prossimi, addirittura confermati da atti notarili.</font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Secondo la </font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>Relatione historica</em></font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">, un giorno il dottor Giacomo Antonio Leonelli, mentre conversava con altri signori dinnanzi alla chiesa di San Nicola di Manoppello, venne avvicinato da un pellegrino «</font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>d’aspetto Religioso et molto venerando</em></font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">»</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote19anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote19sym" title="sdfootnote19anc"><sup>19</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">, che lo invitò ad appartarsi con lui in chiesa e ivi gli consegnò un involto, raccomandandogli di tenerlo molto caro. Dall’involto, subito srotolato, apparve il Volto Santo, ma il misterioso pellegrino era già scomparso né fu in alcun modo possibile rintracciarlo. Così il Velo divenne un bene della famiglia Leonelli e finì per costituire la dote di una Marzia Leonelli, andata sposa a «</font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>un soldato ed uomo d’armi</em></font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">»</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote20anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote20sym" title="sdfootnote20anc"><sup>20</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"> . Sembra che il fratello della sposa si opponesse alla consegna della reliquia e che l’uomo d’armi se ne sia impadronito con la forza ma che, una volta in possesso della reliquia, l’abbia conservata con poca cura e rispetto. In seguito, nel 1618, Marzia, per riscattare il marito in prigione a Chieti, cedette per quattro scudi il Velo al dottor Donato Antonio de Fabritiis, che, dopo il 1620, ne fece dono ai padri cappuccini giunti a Manoppello proprio in seguito a una sua sollecitazione. La </font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>Relatione historica</em></font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"> precisa che, già prima della ratifica del passaggio di proprietà del Velo, il primo superiore dei cappuccini, padre Clemente da Castelvecchio, aveva rifilato il panno tagliando con le forbici tutti «</font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>gli stracciatelli</em></font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">»</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote21anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote21sym" title="sdfootnote21anc"><sup>21</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"> che pendevano dal consunto tessuto mentre fra Remigio di Rapino provvedeva a racchiuderlo fra due vetri entro una cornice di noce.</font></font></font></p>
<p align="left"><font face="Arial, sans-serif"><font color="#ffffff"><font size="3">Sicuramente la </font></font><font color="#ffffff"><font size="3"><em>Relatione historica</em></font></font><font color="#ffffff"><font size="3">, come avviene per molti testi leggendari, contiene un nocciolo di verità. Il misterioso pellegrino che consegna in segreto il velo al dottor Leonelli e subito dopo scompare, è con ogni probabilità, leggendario. Padre Pfeiffer ritiene che dietro l’acquisizione violenta della reliquia, operata dall’uomo d’armi, si nasconda una diversa acquisizione violenta, tutt’altro che leggendaria, quella avvenuta a Roma, in San Pietro o nel vicino archivio, a opera d’ignoti nei primi anni del secolo XVII. Fra l&#8217;altro, è da rilevare che, in relazione ai vetri rotti del reliquario spezzato a cui fa riferimento il Grimaldi nel 1618, sul velo di Manoppello è stato rilevato un piccolissimo frammento di vetro che potrebbe avvalorare la tesi di un furto dell&#8217;icona dopo la rottura della teca di protezione.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Insomma, nella teoria di Padre Pfeiffer tutto sembra essere chiaro e ben documentato e ciò fa, senza dubbio, propendere per una effettiva localizzazione della Veronica ai piedi della Maiella.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Ma, complessa storia a parte, cos&#8217;altro possiamo affermare del velo di Manoppello?</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><u><strong>4) Il velo</strong></u></font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Il Volto Santo è un velo di bisso bianco e trasparente della dimensione di 17&#215;24 cm. Man mano che ci si avvicina all&#8217;altare il telo comincia a colorarsi sempre di più ed appare il volto di un uomo. La stoffa appare molto antica, con una superficie ruvida, ma da un momento all’altro la stessa stoffa appare come una tessitura finissima e delicatissima e totalmente trasparente, perfino splendente. Allo stesso modo, il volto umano che si può scorgere su questa stoffa appare a tratti con un intensissimo colorito e delineato con molta precisione nel disegno dei capelli e degli altri dettagli e a tratti quasi monocromo</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote22anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote22sym" title="sdfootnote22anc"><sup>22</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">.</font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Il fatto che il volto appaia e scompaia a seconda della direzione della luce fu considerato un miracolo durante il Medio Evo, ma si tratta, in realtà, di un effetto ottico cangiante tipico proprio del bisso, una sorta di seta naturale marina ottenuta da un filamento che secernono alcuni molluschi (pinna nobilis), la cui lavorazione era sviluppata nell&#8217;area mediterranea e che era considerato il tessuto più prezioso dell&#8217;antichità: è stato rinvenuto nelle tombe dei faraoni e si conosce anche dalla Bibbia, dove se ne parla come tessuto obbligatorio per il tappeto all’interno del Santissimo e per l’efod, parte del vestito del sommo sacerdote</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote23anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote23sym" title="sdfootnote23anc"><sup>23</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">.</font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Ciò che più colpisce è che il bisso non può tecnicamente essere dipinto</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote24anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote24sym" title="sdfootnote24anc"><sup>24</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"> ma solo immerso in porpora o limone per essere colorato. Infatti, il Prof. Donato Vittori dell’Università di Bari ha scoperto dai suoi studi fotografici ad alta definizione non solo che il velo presenta un&#8217;immagine assolutamente speculare su entrambi i lati, ma anche che sull’intero tessuto non ci sono tracce di colore: soltanto nel nero delle pupille le fibre sembrano quasi bruciacchiate, come se un calore avesse leggermente fuso i fili</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote25anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote25sym" title="sdfootnote25anc"><sup>25</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Insomma, a prima vista sembrerebbe davvero di essere di fronte ad una icona acheropita, forse l&#8217;unica esistente che risponda perfettamente ad ogni caratteristica tradizionalmente attibuita a questo genere d&#8217;immagini. </font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Però, per lo storico corre l&#8217;obbligo di verificare ogni particolare alla ricerca di possibili incongruenze.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><u><strong>5) Perplessità</strong></u></font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Il primo dubbio riguardante la Veronica riguarda certamente la sua datazione. Di fronte ad una reliquia di tale importanza, risulta quantomeno strano che nessun autore dei primissimi secoli abbia mai anche solo accennato al velo. Solo Eusebio, nella sua </font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>Historia ecclesastica</em></font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><em><a name="sdfootnote26anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote26sym" title="sdfootnote26anc"><sup>26</sup></a></em></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">, racconta che a Cesarea di Filippo vi era la casa della miracolata emorroissa Bernike, forse originaria del sud della Siria, e che davanti alla porta della casa si ergeva una statua in bronzo, rappresentante una donna piegata su un ginocchio con le mani tese in atto d’implorazione, con davanti a lei la statua di un uomo in piedi, avvolto in un mantello, che tende la mano alla donna; ai suoi piedi cresceva una pianta sconosciuta elevata fino al mantello e ritenuta di efficace rimedio per ogni tipo d’infermità.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Potremmo parlare di un primo labilissimo indizio della futura evoluzione della storia di S.Veronica, ma del velo e dell&#8217;immagine acheropita, nessuna traccia.</font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Perché? Forse, come alcuni</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote27anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote27sym" title="sdfootnote27anc"><sup>27</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"> hanno sostenuto, perché in realtà la Camuliana era precedentemente conosciuta con il nome di Mandylion e dunque il telo perduto di Edessa e il velo di Manoppello sarebbero in realtà la stessa cosa? Sicuramente no: anche lasciando da parte il fatto che una simile identità non risolverebbe affatto il vuoto storico di alcuni secoli, la cronologia e la storia documentale delle due icone vietano completamente una tale supposizione.</font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Anche per quanto riguarda l&#8217;accostamento fatto da Suor </font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Schloemer e accettato da Padre Pfeiffer tra Veronica di Manoppello e Sindone di Torino</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote28anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote28sym" title="sdfootnote28anc"><sup>28</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">, la questione appare alquanto dubbia.</font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">In primo luogo, a differenza di quanto pensato da Suor Schloemer, le due immagini non sono affatto sovrapponibili: sebbene le dimensioni del volto e alcuni particolari coincidano, le due immagini differiscono sia per quanto riguarda l&#8217;attaccatura dei capelli che per il taglio della barba, a tal punto che alcune prove antropometrico-scientifiche</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote29anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote29sym" title="sdfootnote29anc"><sup>29</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"> effettuate tra le fotografie delle due reliquie hanno potuto riscontrare solo dieci punti di congruenza .</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Inoltre, è fondamentale la questione degli occhi e delle ferite: nella Sindone gli occhi sono chiusi e nella Veronica aperti, il che potrebbe essere spiegato semplicemente ritenendo il velo un acheropito ottenuto precedentemente rispetto alla Sindone, quando il Cristo era ancora in vita. Il problema, però, risiede nel fatto che la figura sul velo presenta ferite uguali a quelle dell&#8217;uomo della Sindone, sebbene leggermente meno marcate, come in via di guarigione.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Al massimo, si può pensare ad un modello comune, ma, a questo punto, la domanda fondamentale diventa: un modello di cosa?</font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Alcuni scienziati continuano a definire la Veronica un semplice dipinto: gli occhi, le ciglia (visibili solo ad ingrandimento), le sacche lacrimali, i peli della barba, i denti sono disegnati in maniera troppo definita per non tradire la mano di un artista e maestro. Effettivamente il professor Giulio Fanti, dell’Università di Padova, che ha studiato il velo nel 2001, ha rivelato che </font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">«</font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>al microscopio ottico appaiono sostanze di apporto colorate in vari particolari anatomici</em></font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">»</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote30anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote30sym" title="sdfootnote30anc"><sup>30</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">. Fanti resta però incline a credere che l&#8217;immagine sia comunque acheropita e Saverio Gaeta, autore di un libro sul velo, ipotizza che i pigmenti potrebbero essere dovuti a «</font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3"><em>un ritocco compiuto da qualcuno nel Medioevo per rafforzare l’intensità dello sguardo</em></font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">»</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote31anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote31sym" title="sdfootnote31anc"><sup>31</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">E come spiegare, poi, la comunque pressoché totale assenza di pigmento in gran parte dell&#8217;immagine? Certamente la Veronica non è solo un dipinto!</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Eppure, un semplice, banalissimo elemento non può non lasciare dubbiosi: le pupille.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Se la Veronica fosse acheropita, allora sarebbe nata miracolosamente dal semplice contatto tra il volto di Gesù ed il velo di bisso: non vi potrebbero essere impresse anche le pupille! Che, guarda caso, sono la unica parte dell&#8217;icona a presentare segni di manomissione tramite bruciature&#8230;</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Ma se non siamo di fronte ad un ritratto e anche l&#8217;acheropita miracolosa è dubbia, cosa è, in realtà, l&#8217;immagine sul velo di Manoppello?</font></font></font></p>
<p align="left"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Una possibile risposta è stata forse fornita dagli studi, orientati verso campi completamente diversi, di uno scienziato giapponese: Juhichi Sato, professore di chimica dei materiali all&#8217;Università di Fukuoka. Analizzando la reazione di alcuni tessuti alla luce, il professor Sato ha, quasi casualmente, fatto una scoperta interessante: il bisso è un materiale fotosensibile. Ciò significa che si comporta, per molti versi, in modo analogo ad una pellicola filmica: raccoglie le immagini reagendo differentemente a diverse tonalità di colore nel soggetto</font></font></font><sup><font color="#ffffff"><font size="1" face="Arial, sans-serif"><a name="sdfootnote32anc" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote32sym" title="sdfootnote32anc"><sup>32</sup></a></font></font></sup><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">Possiamo allora dire che il velo della Veronica è una specie di fotografia naturale? Forse sì, ma non ne avremo mai la certezza, fino a che i Frati Cappuccini di Manoppello continueranno a non permettere ulteriori indagini scientifiche e chimiche, né di togliere il velo dai vetri dell’ostensorio, esposto nella loro chiesa sull’altare maggiore.</font></font></font></p>
<p align="left" lang="it-IT"><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="3">E anche in caso di nuove analisi, quale potrebbe essere stata la fonte di luce così forte da permettere una impressione così nitida della pellicola? Chi è realmente il soggetto ritratto? Probabilmente a questi quesiti la scienza, fisica o storica che sia, non potrà mai rispondere.</font></font></font></p>
<p><a name="sdfootnote1sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote1anc" title="sdfootnote1sym">1</a>Cfr. B. Leyton, <em>Images of God</em>, Oxford, O.U.P. 1976, passim</p>
<p align="justify"><a name="sdfootnote2sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote2anc" title="sdfootnote2sym">2</a><font color="#ffffff"><font size="2">Gli </font></font><font color="#ffffff"><font size="2"><em>Acta Pilati</em></font></font><font color="#ffffff"><font size="2">, del IV secolo, danno una versione differente. Testualmente: </font></font><font color="#ffffff"><font face="Times New Roman, serif"><font size="2">« </font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Arial, sans-serif"><font size="2"><em>Quando il mio Signore girava predicando, io con molto dispiacere ero privata della sua presenza; volli perciò dipingermi un’immagine affinché, non godendo della sua presenza, avessi un sollievo almeno con la rappresentazione della sua immagine. Mentre stavo portando un panno da dipingere al pittore, mi venne incontro il mio Signore e mi domandò dove andavo. Avendogli manifestato il motivo del mio viaggio, egli mi richiese il panno e me lo restituì insignito della sua venerabile faccia</em></font></font></font><font color="#ffffff"><font face="Times New Roman, serif"><font size="2">.»</font></font></font></p>
<p align="justify"><a name="sdfootnote3sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote3anc" title="sdfootnote3sym">3</a><font color="#ffffff"><font size="2">Si tratta di una raccolta di leggende che riguardano i rapporti dei Romani con il Salvatore. É conservata solo in alcuni codici latini ed è di autore ignoto. Deve risalire ai tempi di Claudio, almeno nella recensione primitiva, assai breve, che ha costituito il nucleo formativoo di quella lunga. La recensione latina, così come è giunta, è certamente composta di più scritti, come ne fanno fede le ripetizioni che vi si trovano. Nella parte primitiva si narra il castigo di Pilato e dei Giudei, inflitto da Tito e Vespasiano. A questa parte fu poi aggiunta la narrazione di una missione di Velusiano: egli si reca in Palestina, cerca una figura di Gesù; trova il fazzoletto della Veronica, lo porta a Roma, dove viene adorato da Tiberio, che con quell&#8217;atto merita la guarigione dai suoi mali e si fa battezzare. </font></font></p>
<p><a name="sdfootnote4sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote4anc" title="sdfootnote4sym">4</a>Cfr. D. Rezza in <em>30Giorni</em> n. 3, marzo 2000, pp. 60-64</p>
<p><a name="sdfootnote5sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote5anc" title="sdfootnote5sym">5</a>Cfr. Mt. 9, 20-26</p>
<p><a name="sdfootnote6sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote6anc" title="sdfootnote6sym">6</a>Cfr. R.Renzetti, <em>La veronica di Manoppello</em>, www.fisicamente.it</p>
<p><a name="sdfootnote7sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote7anc" title="sdfootnote7sym">7</a>Cfr. Gervario da Tilbury, <em>Otia imperialia</em>, V, III</p>
<p><a name="sdfootnote8sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote8anc" title="sdfootnote8sym">8</a>Dante Alighieri,<em> Divina Commedia</em>, Par. XXXI, vv. 103-111</p>
<p><a name="sdfootnote9sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote9anc" title="sdfootnote9sym">9</a>Qui e in seguito, per la storia della Veronica Cfr. H.Pfeiffer S.J. (a cura di), <em>Il Volto Santo di Manoppello</em>, Pescara, CARSA, 2000, passim</p>
<p><a name="sdfootnote10sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote10anc" title="sdfootnote10sym">10</a>Cfr. Innocenzo III, Bolla <em>Imaginem Domini</em>, 1208</p>
<p><a name="sdfootnote11sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote11anc" title="sdfootnote11sym">11</a>Cfr. P.Rezza, citato</p>
<p><a name="sdfootnote12sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote12anc" title="sdfootnote12sym">12</a>Cfr. Cod. Vat. Lat. 4993, pp. 513-514</p>
<p><a name="sdfootnote13sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote13anc" title="sdfootnote13sym">13</a>Cfr. H.Pfeiffer, citato</p>
<p><a name="sdfootnote14sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote14anc" title="sdfootnote14sym">14</a>Cfr. <em>P.Rezza, citato</em></p>
<p><a name="sdfootnote15sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote15anc" title="sdfootnote15sym">15</a>Autori di due degli scarsissimi studi otticenteschi sulle Immagini sante</p>
<p><a name="sdfootnote16sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote16anc" title="sdfootnote16sym">16</a> Cfr. H.Pfeiffer, s.j., <em>Ma la vera Veronica è a Manoppello</em>, 30Giorni n. 5, maggio 2000, pp. 44</p>
<p><a name="sdfootnote17sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote17anc" title="sdfootnote17sym">17</a> Cfr. P. Badde, <em>Das pure Nichts</em>, Die Welt, ottobre 2006</p>
<p><a name="sdfootnote18sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote18anc" title="sdfootnote18sym">18</a> Per il testo completo di P.D.di Bomba, <em>Relazione Historica</em> cfr. www.voltosanto.it</p>
<p><a name="sdfootnote19sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote19anc" title="sdfootnote19sym">19</a> Cfr. P.D.di Bomba, citato</p>
<p><a name="sdfootnote20sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote20anc" title="sdfootnote20sym">20</a> Cfr. P.D.di Bomba, citato</p>
<p><a name="sdfootnote21sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote21anc" title="sdfootnote21sym">21</a> Cfr. P.D.di Bomba, citato</p>
<p><a name="sdfootnote22sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote22anc" title="sdfootnote22sym">22</a> Cfr. F. Barberino, <em>Il Volto Santo di Manoppello</em>, Cristianità n. 311 (2002)</p>
<p><a name="sdfootnote23sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote23anc" title="sdfootnote23sym">23</a> Cfr. P. Badde, citato</p>
<p><a name="sdfootnote24sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote24anc" title="sdfootnote24sym">24</a><font face="Times New Roman, serif"> Ibidem</font></p>
<p><a name="sdfootnote25sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote25anc" title="sdfootnote25sym">25</a><font face="Times New Roman, serif"> Cfr. www.zenit.org </font></p>
<p><a name="sdfootnote26sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote26anc" title="sdfootnote26sym">26</a> Cfr. Eusebio di Cesarea, <em>Historia ecclesiastica</em>, VII, 18</p>
<p><a name="sdfootnote27sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote27anc" title="sdfootnote27sym">27</a> Cfr. A. Polterheim<em>, The face of Christ. Images and miracles</em>, Chicago, Buller, 2003, pgg. 135 ss.</p>
<p><a name="sdfootnote28sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote28anc" title="sdfootnote28sym">28</a> Cfr. H. Pfeiffer, citato</p>
<p><a name="sdfootnote29sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote29anc" title="sdfootnote29sym">29</a> Cfr. H. Pfeiffer, citato</p>
<p><a name="sdfootnote30sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote30anc" title="sdfootnote30sym">30</a> Cfr. G.Fanti, <em>Che cosa c’è sui fili?</em>, in &#8220;Scienza &amp; Paranormale&#8221;, n.74, luglio – agosto 2007, p.65</p>
<p><a name="sdfootnote31sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote31anc" title="sdfootnote31sym">31</a> Cfr. S. Gaeta, <em>Il Volto del Risorto</em>, allegato a &#8220;Famiglia Cristiana&#8221;, 2005, p.70</p>
<p align="justify"><a name="sdfootnote32sym" href="http://www.unknown.it/wp-includes/js/tinymce/blank.htm#sdfootnote32anc" title="sdfootnote32sym">32</a><font color="#ffffff"><font size="2"> Cfr. J. Sato, </font></font><font color="#ffffff"><font size="2"><em>Essay about photochromatic effects of intense light exposition on common tissues</em></font></font><font color="#ffffff"><font size="2">, in “Monthly Technological Digest”, Boston, MIT U.P., n.11, novembre 2005</font></font></p>
<p></font></font></p>
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