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	<title>Il Portale del Paranormale &#187; Generale</title>
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	<description>Misteri e Segreti del Pianeta Terra</description>
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		<title>Il Lupo Mannaro come Simbolo della Natura Umana</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2009 18:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitofoschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni popolari]]></category>
		<category><![CDATA[berserker]]></category>
		<category><![CDATA[lupo mannaro]]></category>

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		<description><![CDATA[La caratteristica saliente del lupo mannaro è la sua doppia natura umana e bestiale che convivono nello stesso essere. Normalmente prevale la natura umana, ma nelle notti di luna piena prevale la bestia. Quale migliore sintesi per rappresentare la natura umana capace del supremo sacrificio per un altro essere umano, ma anche capace delle peggiori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">La caratteristica saliente del lupo mannaro è la sua doppia natura umana e bestiale che convivono nello stesso essere. Normalmente prevale la natura umana, ma nelle notti di luna piena prevale la bestia. Quale migliore sintesi per rappresentare la natura umana capace del supremo sacrificio per un altro essere umano, ma anche capace delle peggiori efferatezze?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">Il cane è il primo animale ad essere addomesticato. Prima di essere cane era lupo e, come tale un potenziale pericolo per l’uomo. Il cane è il miglior amico dell’uomo, ma dopo millenni di addomesticamento ogni tanto il lupo torna nella sua natura e attacca l’uomo. Il cane conserva questa natura ambivalente, come il lupo mannaro oscilla fra l’uomo e la bestia.<span id="more-467"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">L’uomo primitivo si trovava ad essere in contatto col cane che fisicamente era ancora simile al lupo e il lupo selvaggio. La fusione dei due elementi, era una buona rappresentazione della natura umana. Generalmente buona, ma quando soggetta all’ira, capace delle peggiori azioni contro i suoi simili. Esattamente come il lupo mannaro, normalmente inoffensivo, ma un pericolo nelle notti di luna piena.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">Il mito sarà nato dall’abitudine dell’uomo primitivo di indossare pelli d’animali per acquisirne le sue caratteristiche di forza e di agilità. Nel caso della pelle di lupo, poteva rappresentare una maggiore ferocia in battaglia. In qualche caso l’esaltazione dei guerrieri che indossavano simili pelli può aver causato atti di cannibalismo durante la lotta. È la nascita del mito.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">Si può esaminare la storia dei Berserker(1), i mitici guerrieri orso del nord, che combattevano indossando pelli di orso e assumendo droghe sotto forma di funghi per non aver paura e pietà dei nemici.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">Qualcosa di simile può essere avvenuto per il lupo. In fondo i Berserker erano uomini normali anche se guerrieri, e la loro spietatezza in battaglia era occasionale proprio come la bestia che fuoriesce dall’uomo nelle notti di luna piena.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">Il lupo mannaro rappresenta un’ottima sintesi. È da notare che in lingua inglese esiste l’espressione “to go berserk” col significato di infuriarsi, dare fuori di matto, derivante proprio dal nome dei mitici guerrieri del nord.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">Il lupo mannaro non rappresenta, però, in un’ottica dualista le opposte forze del bene e del male, perché l’uomo può scegliere fra le due, mentre il lupo no, è maledetto ed è condannato ad una vita doppia senza possibilità di scelta. Per questo non può rappresentare il libero arbitrio che dovrebbe avere l’essere umano per scegliere fra il bene e il male.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">Rappresenta invece la collera, la perdita di controllo che trasforma l’uomo per un tempo breve in un altro, in un animale incapace di frenarsi. Dopotutto nella Bibbia c’è scritto:” Guardati dall’ira dei miti”, quasi a voler sottolineare l’assunto qui esposto. Una persona normalmente calma, per un motivo scatenante tira fuori la bestia che è in ognuno di noi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">Una rappresentazione visiva che mette in luce il carattere da lupo mannaro dell’uomo è una scena del film “Tutti a casa” con Alberto Sordi, che racconta dell’otto settembre del 1943. In una parte del film il protagonista per tornare a casa si presta a fare da autista per un autocarro pieno di farina da portare al mercato nero. La sfortuna vuole che venga scoperta la natura del carico e un gruppo di uomini resi ciechi dalle privazioni della guerra lo saccheggia in maniera selvaggia. La scena viene <span style="yes;"> </span>resa di una violenza inaudita dalla presenza di una bambina, che sopraffatta dalla follia di uomini grandi e grossi, si mette, piangendo, a raccattare la farina caduta nel fango. È da notare la coincidenza fra il bianco della farina che fa scattare la cieca violenza nel film e il bianco della luna piena che tramuta l’uomo in lupo mannaro. D’altronde questa scena riprende il ben più famoso episodio dell’assalto ai forni ne “I promessi sposi”. Anche lì è il bianco della farina in contrasto con il nero del pane misturato a rendere cieca la folla. (Da notare l’assonanza fra folla, folle e follia, quasi ad indicare che un assembramento di persone genera automaticamente una sorta di coscienza collettiva portata a ragionare ed agire in maniera sconsiderata.) </span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">Il bianco della luna piena e il nero delle notti senza luna. Alcune assonanze sono davvero incredibili.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">Ripensando anche a questi racconti non si può non pensare che il lupo mannaro sia un ottimo simbolo per rappresentare la natura umana oscillante fra i due opposti di una generale calma e di una violenza incontrollata circoscritta a brevi periodi e scatenata da eventi esterni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">Note</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">1) Nelle tradizioni vichinghe esistono tre gruppi di guerrieri caratterizzati da nomi di altrettanti <span style="yes;"> </span>animale:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">I Berserker che utilizzavano pelli di orso, e combattevano in gruppo. La parola scandinava Bar/Ber indica l’orso;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">Gli Ulfedhnar, che vestivano pelli di lupo combattevano soli e soprattutto di notte utilizzando prevalentemente la lancia e l’ascia. La parola Ulf significa lupo ed è simile al wolf inglese e tedesco;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">Gli Svinfylking, uomini cinghiali, abili nei travestimenti combattevano con una particolare formazione a cuneo chiamata a “Testa di Cinghiale”, <span style="yes;"> </span>col compito di aprire il fronte nemico.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">Bibliografia</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">L’assalto ai forni</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">- <span style="yes;">    </span>cap. 12 de “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">Per i Berserker</span></p>
<p class="MsoNormal" style="list 18.0pt;"><span style="Times New Roman;"><span style="Ignore;"><span style="small;">-</span><span style="7pt &quot;Times New Roman&quot;;">         </span></span><span dir="ltr"><span style="small;">Antropologia &#8211; Il diavolo, gli eretici e i lupi mannari di Massimo Centini da Piemonte Parchi reperibile all’indirizzo: www.regione.piemonte/parchi/rivista/speciali/s17998/art6.htm;</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="list 18.0pt;"><span style="Times New Roman;"><span style="Ignore;"><span style="small;">-</span><span style="7pt &quot;Times New Roman&quot;;">         </span></span><span dir="ltr"><span style="small;">Martin Mystère n. 202,203;</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="list 18.0pt;"><span style="Times New Roman;"><span style="Ignore;"><span style="small;">-</span><span style="7pt &quot;Times New Roman&quot;;">         </span></span><span dir="ltr"><span style="small;">Il sito www.eostanet.com/occhiodiodino/</span></span></span></p>
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		<title>Nazismo: un frutto malato dell&#8217;Occidente Cristiano</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 14:09:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence M.F. Sudbury</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia e Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Controinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Cristianesimo]]></category>
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		<description><![CDATA[ La tentazione è forte: dopo aver osservato, studiato, analizzato al microscopio gli orrori della dittatura nazista, l&#8217;incredibile ferocia, l&#8217;assurda determinazione e l&#8217;intima malvagità dimostrata da uomini e donne che non solo in Germania, ma di fatto, in misura maggiore o minore, in pressoché tutta Europa si riconobbero nel simbolo della croce uncinata, l&#8217;istinto naturale risulta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> La tentazione è forte: dopo aver osservato, studiato, analizzato al microscopio gli orrori della dittatura nazista, l&#8217;incredibile ferocia, l&#8217;assurda determinazione e l&#8217;intima malvagità dimostrata da uomini e donne che non solo in Germania, ma di fatto, in misura maggiore o minore, in pressoché tutta Europa si riconobbero nel simbolo della croce uncinata, l&#8217;istinto naturale risulta quello di ritenere questo fenomeno una sorta di “corpo estraneo”, un&#8217;errore per certi versi casuale, un&#8217;aberrazione parentetica, non appartenente alla tradizione dell&#8217;Occidente “civilizzato”.<span id="more-332"></span></p>
<p style="0cm;" align="justify">Numerosi storici, anche della Chiesa, non sono stati immuni da questa tentazione [1].</p>
<p style="0cm;" align="justify">Ecco, allora, che nelle loro ricostruzioni storiche, il nazismo diventa un cancro sviluppato da elementi estranei, infiltratisi in un periodo come quello post-bellico, di estrema difficoltà psicologica ed economico-sociale e di indebolimento delle strutture culturali preesistenti, nel corpo sostanzialmente sano della tradizione occidentale.</p>
<p style="0cm;" align="justify"> </p>
<p style="0cm;" align="justify">Da questa premessa derivano numerosi assunti piuttosto discutibili, da quelli che vogliono vedere nel nazismo una “parentesi buia” della storia tedesca [2], a quelli che, in misura sempre maggiore, attribuiscono lo sviluppo del nazionalsocialismo all&#8217;intrusione del misticismo orientale e dell&#8217;Induismo in Occidente, tra la seconda metà del XIX e l&#8217;inizio del XX secolo [3], a quelli, infine, che, con più marcato orientamento ideologico, vedono nell&#8217;insorgenza della brutalità hitleriana il naturale corollario di una sempre più diffusa corrente ateistica ed anti-cristiana [4].</p>
<p style="0cm;" align="justify">Lasciando da parte l&#8217;idea, prettamente anti-scientifica, della possibilità di parentesi chiuse ed auto-referenziali all&#8217;interno del continuum storico (la storia non ha parentesi ma nessi causale, per quanto spesso aggrovigliati e da dipanare) e della precisa “localizzazione” del fenomeno dal punto di vista spaziale, smentita dalla già accennata “internazionalità” della sua diffusione, con particolare concentrazione nell&#8217;area centro-europea, è certamente più interessante concentrarsi sugli ultimi due aspetti, chiedendosi:</p>
<p style="0cm;" align="justify">1) siamo certi che la penetrazione filosofico-religiosa di elementi orientali possa essere causa, per quanto indiretta, del nazismo, o dovremmo piuttosto pensare che i nuclei tematici sviluppati da questa corrente di pensiero siano, in qualche modo, autoctoni?</p>
<p style="0cm;" align="justify">2) In questo caso, tenendo conto che la costruzione culturale occidentale è sostanzialmente informata dal pensiero cristiano, quanto di tale pensiero, seppur in forma chiaramente deviata e distorta, è passato nel nucleo ideologico nazista e come può essere accaduto ciò?</p>
<p style="0cm;" align="justify">Per quanto riguarda il primo punto, è necessario premettere immediatamente che, con ogni probabilità, l&#8217;apporto del misticismo orientale al nazismo, per quanto certamente esistente, è stato fortemente sovrastimato. E&#8217; sicuramente vero che alcuni dei più alti gerarchi hitleriani (da Hess a Himler e altri) trovarono il fondamento della propria aderenza all&#8217;ideologia suprematista e etnocentrica nazista nelle loro precedenti esperienze occultistiche legate, seppur attraverso il filtro di rivisitazioni a tratti notevolmente azzardate (da Madame Blavatsky alla Società Thule) a mistiche e filosofie orientaleggianti, ma è altrettanto vero che, in fin dei conti, tali gerarchi furono solo una minoranza della grande massa dei sostenitori dell&#8217;NSDAP e che, comunque, Adolf Hitler, in gioventù passato attraverso le seduzioni di tali “culti misterici”, a differenza di alcuni suoi seguaci, se ne distaccò in seguito, tanto che, dopo un decreto del 1937 che metteva fuori legge massoni, teosofisti e membri di società occultistiche, in particolare dopo il volo del suo delfino Rudolf Hess verso la Scozia nel 1941 fece di tutto per eliminare ogni componente magistica dal regime: dapprima descrisse tutti gli astrologi come imbroglioni, poi convinse molti gerarchi a rivoltarsi contro ogni forma “superstiziosa”, infine ordinò l&#8217;arresto di occultisti, spiritualisti, guaritori e antroposofisti e il loro internamento nei campi di prigionia [5].</p>
<p style="0cm;" align="justify">E&#8217;, al contrario, piuttosto indiscutibile che gran parte della “mitologia nazista” derivasse da strutture culturali chiaramente riconoscibili nella tradizione occidentale.</p>
<p style="0cm;" align="justify">Come ha giustamente notato il professor Hollister [6] della Università della California, i nuclei mitologemici della civiltà occidentale nascono “<em>&#8230;dalla sintesi di tre culture: Classica, Cristiana e Germanica</em>” e solo con la fusione delle tradizioni classica e cristiana con la tradizione germanica “<em>si può parlare realmente di nascita della Civiltà Occidentale</em>”. Allo stesso modo, è proprio da questa unione culturale che nasce la lettura oggi ritenuta “universale” del Nuovo Testamento, una lettura che ha prodotto la correlazione diretta tra Occidente e Cristianità.</p>
<p style="0cm;" align="justify">In particolare, cinque elementi della tradizione germanica sembrano aver avuto una presa così forte sulla cultura occidentale da diventare, in una sintesi strettissima con il cristianesimo, pilasti di tutto il sistema di pensiero dell&#8217;Occidente. Ebbene, ciascuno di essi può essere facilmente identificato come elemento costitutivo di base dell&#8217;ideologia nazista:</p>
<p style="0cm;" align="justify"><strong>ricerca del Graal =&gt; ricerca della purezza interiore (o razziale);</strong></p>
<p style="0cm;" align="justify"><strong>senso di fratellanza =&gt; Gemeinschaft Prinzip (base del “Socialismo Nazionale”);</strong></p>
<p style="0cm;" align="justify"><strong>paranoia dell&#8217;assedio =&gt; Angst Prinzip (base della teoria dello “spazio vitale”);</strong></p>
<p style="0cm;" align="justify"><strong>tradizione di leadership del singolo =&gt; Führer Prinzip;</strong></p>
<p style="0cm;" align="justify"><strong>elitarismo =&gt; Übermensch Prinzip (base della gerarchizzazione etnico-sociale)</strong>.</p>
<p style="0cm;" align="justify">E&#8217;, inoltre, da notare come ciascuno di questi elementi, da soli o in combinazione con gli altri, tende ad avvicinarsi a nuclei tematici propri del cristianesimo, oltre che del platonismo, creando, per lo più sulla base di comuni “inimicizie” e “fobie sociali”, una connessione inusitata tra sistema di pensiero cristiano e fondamenta ideologiche nazionalsocialiste, una connessione che, indubbiamente, favorì l&#8217;ascesa, in un paese in cui l&#8217;80% della popolazione si dichiarava credente (cattolico o protestante) [7], dell&#8217;unico dittatore della grande ondata tirannica tra anni &#8216;20 e &#8216;30 ad essere eletto democraticamente dal suo popolo.</p>
<p style="0cm;" align="justify">E&#8217; a partire da questo dato che vale la pena di analizzare più in profondità le relazioni intercorrenti tra cristianesimo e nazismo, relazioni a tutt&#8217;oggi ampiamente discusse dagli storici, con posizioni che vanno dalla negazione di ogni nesso (con l&#8217;idea di una ideologia nazista considerabile completamente ateistica) [8] all&#8217;accusa di “complicità cristiana” nei crimini hitleriani [9].</p>
<p style="0cm;" align="justify">In particolare, recentemente alcune ricerche svolte da studiosi di storia ecclesiastica [10] hanno accertato, dopo attente analisi dei documenti nazisti, che, probabilmente, il cristianesimo avrebbe potuto avere la capacità di fermare l&#8217;ascesa nazionalsocialista prima della presa del potere da parte di Hitler e di moderare la sua ferocia durante il regime, ma non lo fece a causa di una certa quiescenza complice da parte delle maggiori denominazioni cristiane.</p>
<p style="0cm;" align="justify">Sostanzialmente, la maggioranza dei cristiani tedeschi supportava il Reich e molti continuarono a farlo nonostante la sempre crescente evidenza di una dittatura feroce e depravata.</p>
<p style="0cm;" align="justify">Per comprendere, però, il quadro di questo muto collaborazionismo nella sua interezza, dobbiamo, prima di tutto, cercare di capire in che contesto religioso, storico e culturale i fascismi europei ebbero modo di svilupparsi.</p>
<p style="0cm;" align="justify">Fin dai tempi più remoti, le Chiese cristiane hanno sempre tentato di promuovere la lealtà verso governi anche autoritari, purché non ostili al cristianesimo o, peggio ancora, atei.</p>
<p style="0cm;" align="justify">L&#8217;antisemitismo cristiano si sviluppò proprio da uno dei primi tentativi della chiesa di trovare un accomodamento con il potere costituito: la reinterpretazione del Vangelo per allontanare la colpa della crocifissione dai Romani, spostandola sugli Ebrei (accusati di “deicidio”) è chiaramente un esempio di questa tendenza a cercare posizioni clientelari nei confronti dei governi per ragioni meramente politiche (in questo caso, con l&#8217;aggiunta del rifiuto ebraico di convertirsi) [11].</p>
<p style="0cm;" align="justify">L&#8217;antisemitismo cristiano fu, in effetti solo raramente violento, ma in ogni occasione in cui la violenza esplose, il risultato fu devastante, dal primo sterminio del 414 d.C. in poi. Ciò spiega la ragione per cui oggi, nonostante con un tasso tecnico di crescita normale gli ebrei della Dispora dovrebbero essere centinaia di milioni, nel mondo vi siano solo 13 milioni di ebrei [12]: stermini di massa e conversioni forzate hanno segnato i rapporti tra cristiani ed ebrei per almeno un millennio e mezzo [13].</p>
<p style="0cm;" align="justify">E&#8217;, forse, il caso di ricordare che, in tutta Europa, pratiche quali l&#8217;obbligare gli ebrei ad indossare segni identificativi (come le stelle gialle), la loro ghettizzazione e la confisca dei loro beni furono di secoli pre-esistenti all&#8217;avvento del nazismo [14].</p>
<p style="0cm;" align="justify">Tutto il Protestantesimo europeo portò a lungo il marchio di Lutero, il cui <em>Sugli Ebrei e le Loro Menzogne</em> del 1543 venne citato quasi pedissequamente in almeno un paio di capitoli del <em>Mein Kampf</em> [15]. Per altro, oltre ad essere ferocemente antisemita, Lutero fu chiaramente anche un fervente sostenitore delle autorità costituite: il suo <em>Esortazione alla Pace a Proposito dei Dodici Articoli dei Contadini di Svevia</em>, condannando la rivolta dei contadini colpevoli di essersi ribellati ai soprusi nobiliari, contribuì alla morte di 100.000 cristiani e a porre le basi per una sempre più repressiva autocrazia germano-cristiana [16].</p>
<p style="0cm;" align="justify">Durante l&#8217;Illuminismo, poi, pensatori deistici e laici instillarono nella cultura occidentale la nozione greco-romana di democrazia e libertà d&#8217;espressione, ma le aristocrazie feudali e le Chiese contrattaccarono sulla base di un programma reazionario con basi pseudo-bibliche: il contrasto tra questi due sistemi di pensiero diede forma all&#8217;intera temperie culturale del XIX secolo. Nel 1870 la Chiesa Cattolica formalizzò la sua posizione con il Concilio Vaticano I che, voluto e diretto da Pio IX, condannò il modernismo, la democrazia, il capitalismo, l&#8217;usura e il marxismo [17]. Anche l&#8217;antisemitismo entrò in questo “pacchetto anti-rivoluzionario”: la seconda metà dell&#8217; &#8216;800 e gli inizi del &#8216;900 vedono una vera e propria fioritura di pubblicazioni cattoliche improntate alla più stretta intolleranza e l&#8217;antisemitismo cattolico, ancora ben presente anche dopo la sua condanna da parte di Pio XI, sarà, inequivocabilmente, uno dei più importanti modelli d&#8217;ispirazione per la propaganda nazista.</p>
<p style="0cm;" align="justify">In questo stesso periodo, anche il Protestantesimo, dal canto suo, fu, con rare eccezioni in Nord Europa, in gran parte ostile al modernismo e alla democrazia e, vedendo negli ebrei dei materialisti filo-illuministi, molte denominazioni protestanti proseguirono sulla linea dell&#8217;antisemitismo dei secoli precedenti [18].</p>
<p style="0cm;" align="justify">Verso la fine del XIX secolo, con la diffusione del cosiddetto “Cristianesimo ariano”, che vedeva, con un&#8217;ottica oggi definibile a dir poco deviante, in Cristo un guerriero di stirpe germanica nato per distruggere il giudaismo mondiale, morbo satanico da eliminare [19], il percorso verso il nazismo si fa ancora più evidente e appare piuttosto anti-storico scaricare il peso del delirio ariano completamente sul neo-paganesimo che si diffonde all&#8217;incirca nello stesso periodo, con la riscoperta delle divinità e dei culti norreni: sebbene anche questa corrente culturale sviluppasse tratti razzisti e sogni di ritorno alla “pura razza ariana”, i suoi sostenitori furono in realtà ben meno che quelli della corrente “para (pseudo)-cristiana” che diffuse le medesime idee e, anzi, molto spesso fu il neo-paganesimo germanico a subire, per alcuni tratti, un processo di sincretismo con tale corrente maggioritaria.</p>
<p style="0cm;" align="justify">Il risultato di tale curioso (e, per i suoi effetti posteriori, tragico) gioco di sintesi, operato senza la minima attenzione alla disomogeneità dei suoi elementi costitutivi, divenne noto con il nome di “Volkismo”, una sorta di credo nel ritorno di un grande dio ariano che avrebbe guidato il suo popolo (Volk) alla conquista dello “spazio vitale” (Lebensraum) [20].</p>
<p style="0cm;" align="justify">Ciò che più preme sottolineare è che tale credo fu ben precedente al nazismo e che, senza tener conto delle sue ovvie contraddizioni teologiche, ebbe una presa davvero impressionante sia tra i cattolici che tra i protestanti [21], in alcuni casi mescolandosi a estrapolazioni darwiniste o nietzchiane (ma molto raramente, in misura ben minore rispetto a quanto poi ritenuto, dal momento che gli scetticismi religiosi di entrambi mal si adattavano ad una “nuova religione”)</p>
<p style="0cm;" align="justify">Già da questo quadro, risulta evidente che gli antecedenti dell&#8217;antisemitismo e dell&#8217;autoritarismo nazista sono chiaramente rintracciabili proprio nelle radici culturali cristiane europee.</p>
<p style="0cm;" align="justify">Dopo la I Guerra Mondiale, la situazione non cambiò di molto.</p>
<p style="0cm;" align="justify">A prima vista, la diffusione del pensiero critico-scientifico ed il coinvolgimento delle Chiese cristiane nel crollo del regime imperiale potrebbero far pensare ad una ondata di ateismo, ma ciò non avvenne e, anzi, nel periodo post-bellico sia le Chiese ufficiali che quelle non tradizionali vissero un periodo di grande crescita [22]: nel 1939 il 60% dei tedeschi si dichiarava protestante, il 30% cattolico e solo l&#8217;1,5% ateo (e normalmente l&#8217;ateismo riguardava solo l&#8217;élite intellettuale) [23].</p>
<p style="0cm;" align="justify">Ciò significa che, ovviamente, la maggior parte degli elettori dell&#8217;NSDAP fu cristiana e ciò non deve stupire: gran parte dei cristiani tedeschi detestavano il secolarismo e la decadenza edonistica che ritenevano associata a idee “modernistiche” quali democrazia e libertà di parola e se la democrazia era vista come un pericolo, il vero terrore era quello dell&#8217;avvento del comunismo, contro il quale erano disposti ad accettare anche misure opposte ed estreme.</p>
<p style="0cm;" align="justify">Non, dunque, dall&#8217;esterno, ma da questa radice cristiana, profondamente razzista, spesso antidemocratica, e, per alcuni versi, primitiva trasse linfa vitale un movimento come quello nazista, capace di assorbire tutte le inquietudini, non solo politiche e sociali, ma anche culturali e religiose di una Germania in ginocchio, non solo economicamente ma anche moralmente, e di canalizzarle verso obiettivi comuni.</p>
<p style="0cm;" align="justify"><strong>NOTE</strong>:</p>
<p style="0cm;" align="justify">[1] A.J. Hoover, <em>God, Britain, and Hitler in World War II: The View of the British Clergy, 1939-1945</em>, Praeger Publishers 1999, passim</p>
<p style="0cm;" align="justify">[2] M. Charton, <em>The Unbelievable Emptyness</em>, Rutger 1987, passim</p>
<p style="0cm;" align="justify">[3] R.Rosenbaum, <em>Explaining Hitler: The Search for the Origins of His Evil</em> , Harper Perennial 1999, pp.108ss.</p>
<p style="0cm;" align="justify">[4] C.Schmolders, A.Daub, <em>Hitler&#8217;s Face: The Biography of an Image</em>, University of Pennsylvania Press 2005, pp.81ss</p>
<p style="0cm;" align="justify">[5] E.W. Lutzer, <em>Hitler&#8217;s Cross</em>, Moody Publishers 1998, pp.96-98</p>
<p style="0cm;" align="justify">[6] C.W. Hollister, <em>Roots of the Western Tradition: Short History of the Ancient World</em>, John Wiley &amp; Sons 1977, passim</p>
<p style="0cm;" align="justify">[7] I. Kershaw, <em>Hitler: 1889-1936 Hubris</em>, W. W. Norton &amp; Company 2000, p.74</p>
<p style="0cm;" align="justify">[8] M. Charton, Citato, passim</p>
<p style="0cm;" align="justify">[9] G.C. Zahn, <em>German Catholics and Hitler&#8217;s Wars: A Study in Social Control</em>, University of Notre Dame Press 1989, passim</p>
<p style="0cm;" align="justify">[10] Tra gli altri, R. Gellately, <em>Backing Hitler: Consent and Coercion in Nazi Germany</em>, Oxford University Press, 2001; I. Kershaw, <em>Hitler: 1889-1936: Hubris</em>, citato e <em>Hitler: 1936-1945: Nemesis</em>, Allen Lane, 2000; K.Scholder, <em>The Churches and the Third Reich</em>, I e II, Fortress Press, 1979; N.Stoltzfus, <em>Resistance of the Heart: The Rosenstrasse Protest and Intermarriage in Nazi Germany</em> , W.W. Norton 1997; B. Griech-Polelle, <em>Bishop von Galen: German Catholicism and National Socialism</em>, Yale University Press 2002; S. Gordon, <em>Hitler, Germans and the &#8220;Jewish Question&#8221;</em>, Princeton University Press, 1984</p>
<p style="0cm;" align="justify">[11] J. Carroll, <em>Constantine&#8217;s Sword: The Church and the Jews</em>, Houghton Mifflin 2001; D. Kertzer, <em>The Pope Against the Jews: The Vatican&#8217;.s Role in the Rise of Modern Anti-Semitism</em>, Alfred A. Knopf 2001</p>
<p style="0cm;" align="justify">[12] Fonte: http://wwv.us-israel.org/jsource/Judaism/jewpop.htm</p>
<p style="0cm;" align="justify">[13] R. Po-Chia Hsia, H. Lehmann, <em>In and out of the Ghetto: Jewish-Gentile Relations in Late Medieval and Early Modern Germany</em>, Cambridge University Press 2002, passim</p>
<p style="0cm;" align="justify">[14] Ivi</p>
<p style="0cm;" align="justify">[15] A.Hitler, <em>Mein Kampf</em>, II, III</p>
<p style="0cm;" align="justify">[16] P.F. Wiener, <em>Martin Luther: Hitler&#8217;s Spiritual Ancestor</em>, AAP 1999, pp.13ss</p>
<p style="0cm;" align="justify">[17] D.I. Kertzer, <em>The Popes Against the Jews: The Vatican&#8217;s Role in the Rise of Modern Anti-Semitism</em>, Vintage 2002, pp.73ss</p>
<p style="0cm;" align="justify">[18] R.Michael, <em>Holy Hatred: Christianity, Antisemitism, and the Holocaust</em>, Palgrave Macmillan 2006, pp.116-142</p>
<p style="0cm;" align="justify">[19] R.P. Ericksen, S.Heschel, <em>Betrayal</em>, Augsburg Fortress Publishers 1999, passim</p>
<p style="0cm;" align="justify">[20] Ivi, passim</p>
<p style="0cm;" align="justify">[21] Ivi, pp.85-92</p>
<p style="0cm;" align="justify">[22] R.Steigmann-Gall, <em>The Holy Reich: Nazi Conceptions of Christianity, 1919-1945</em>, Cambridge University Press 2004, pp.63-66</p>
<p style="0cm;" align="justify">[23] Ivi</p>
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		<title>Mitologia della razza ariana: la storia e la follia</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 10:42:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence M.F. Sudbury</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia e Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Esoterismo]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Ariani]]></category>
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		<description><![CDATA[ 
Dopo cento anni di follia e ignoranza e, soprattutto, dopo gli orrori che ha provocato, non dovrebbe essere più necessario scriverne&#8230; Eppure, come ogni navigatore della Rete sa perfettamente e come ogni appassionato di antropologia è costretto a leggere anche su testi di recentissima pubblicazione, il termine “razza ariana” non esiste solo come reperto linguistico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">Dopo cento anni di follia e ignoranza e, soprattutto, dopo gli orrori che ha provocato, non dovrebbe essere più necessario scriverne&#8230; Eppure, come ogni navigatore della Rete sa perfettamente e come ogni appassionato di antropologia è costretto a leggere anche su testi di recentissima pubblicazione, il termine “razza ariana” non esiste solo come reperto linguistico alla sezione “buio della cultura” del museo degli orrori storici. Blog, siti, testi che si (auto-)definiscono scientifici continuano a parlare o sproloquiare di questa presunta razza “eletta”, in assunti che ondeggiano tragicamente tra l&#8217;incitamento all&#8217;odio xenofobo e razziale e lo sviluppo di teorie capaci di far rabbrividire chiunque abbia la pur minima affezione per la verità storica.<span id="more-123"></span></span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">Ecco, dunque, la necessità di ritornare su argomenti che dovrebbero essere morti e sepolti e tentare, ancora una volta, di fare un po&#8217; di chiarezza.</span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">La parola “ariano” è di origine sanscrita (“Arya”) e, sostanzialmente, ha un significato molto prossimo a quello del termine occidentale “nobile”. Già questo basterebbe: essere ariano potrebbe essere, al più, una questione di stirpe, di casta o di ordine sociale ma non una questione di razza. Ma proseguiamo. Alcuni nuclei indo-iranici, come è chiaramente attestato sia nei <em>RigVeda</em><span style="normal;"> che in alcuni testi zorohastriani, utilizzarono questo termine per auto-definirsi, in una esaltazione nazionale tipica di aree e periodi in cui, nella pianure dell&#8217;Asia centrale, il contatto tra clan etno-antropologicamente dissimili era all&#8217;ordine del giorno e la possibilità di inglobamento reciproco tra questi clan faceva nascere la necessità di una chiusura auto-identificativa verso l&#8217;altro, semplicemente come metro di paragone e di identità interna (non diversamente rispetto all&#8217;uso, in questo caso etero-identificativo, del temine “BarBar” da parte degli antichi greci). Paradossalmente e solo a mo&#8217; di provocazione, questo dato di origine ci induce a pensare che se mai dovessimo trovare (e sarebbe comunque una forzatura estrema del termine) una popolazione a cui attribuire oggi, in occidente, il titolo di “razza ariana”, questa sarebbe probabilmente quella, indo-iranica e nomadica, dei “Roma” (cioè di quelli che, comunemente e genericamente, chiamiamo “zingari”), che, in una tragica ironia storica, venne decimata proprio in nome della “purezza razziale ariana” da chi, al contrario, riteneva “ariani” i portatori di caratteristiche somatiche di origine slavo-sarmatica (e perseguitava anche gli “slavi di altri ceppi”&#8230;).</span></span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">Ma, ci si può chiedere oggi, come si è giunti ad un errore tanto marchiano? Come è possibile che storici e antropologi siano arrivati ad una così incredibile deformazione della realtà? La risposta a questa domanda sta in una serie impressionante di incredibili coincidenze, approssimazioni e fraintendimenti culturali.</span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;"><span style="normal;">Nel XIX secolo, dal momento che le più antiche lingue indo-europee conosciute erano di derivazione indo-iranica, si iniziò ad utilizzare il termine “ariano” in forma estensiva, per riferirsi a tutto il ceppo etno-linguistico che includeva Greci, Romani e Germani e, poco più tardi, riconoscendo le chiare affinità radicali dei rispettivi idiomi, anche Baltici, Celti, Slavi e Armeni. Tutti questi popoli, che in effetti derivano da un macro gruppo linguistico oggi chiamato “proto-indo-europeo”, di cui fa parte anche l&#8217;iranico, dunque, semplicemente per brevità vennero definiti “ariani”. </span></span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">Probabilmente il primo ad usare il termine “razza ariana” nel senso oggi ad esso attribuito fu, nel 1861, Max Müller nel suo<em> Lectures on the Science of Language</em>, in cui, compiendo un grave errore, si riferiva agli Ariani non come ad un gruppo linguistico ma come ad una razza, anche se, in numerosi scritti successivi, si corresse, arrivando persino ad affermare: “<em>Devo ripetere ancora una volta che sarebbe erroneo parlare di un sangue ariano esattamente come lo sarebbe parlare di una grammatica dolicocefala&#8230;</em>”. </span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">Queste specificazioni erano diventate una necessità a causa dell&#8217;insorgere e dello svilupparsi, verso la fine del secolo, della cosiddetta “antropologia razziale”, influenzata dal pensiero di Arthur de Gobineau, che riteneva che gli Indo-Europei rappresentassero un ramo superiore dell&#8217;umanità, ma, purtroppo, rimasero inascoltate.</span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">Numerosi scrittori successivi, infatti, cominciarono a sviluppare l&#8217;assurda idea dell&#8217;esistenza di una razza superiore identificabile in termini biologici. Paradigmatico in questo senso è lo studio dell&#8217;antropologo francese Vacher de Lapouge che, nel suo <em>L&#8217;Ariano</em>, sosteneva che l&#8217;indice cefalico potesse ritenersi un metro valido per la tassonomizzazione delle razze e che, di conseguenza, la tipologia fisica “dolicocefalico-bionda”, tipica del nord Europa, fosse da ritenere superiore e destinata a dominare sulle popolazioni “brachicefale”.</span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">Ben presto la politica si impadronì di queste argomentazioni pseudo-scientifiche e cominciò a costruire un intero castello di congetture tra le quali spiccano per assurdità quelle riguardanti le razze nordiche (che, in realtà, lo si ripete, hanno radici slavo-sarmatiche) come rappresentanti della purezza ariana e quelle, al limite del risibile (non fosse per le conseguenze che portarono), su una presunta origine degli Ariani nell&#8217;area germanica e scandinava, portate avanti con particolare convinzione dall&#8217;archeologo Gustaf Kossinna, certo che i Proto-Indo-Europei fossero da identificare con le popolazioni del neolitico germanico.</span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">Ovviamente, studiosi di ben maggior spessore contestarono immediatamente queste astruse elucubrazioni: già nel 1885 Rudolf Vierchow e Josef Kollmann dimostrarono, al Congresso della Società Antropologica di Karlsruhe, come ogni europeo fosse necessariamente il prodotto dell&#8217;unione di più razze e come l&#8217;indice cefalico non avesse nessuna relazione con le capacità psico-fisiche di una popolazione, ma le loro parole caddero largamente inascoltate.</span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">Sia negli ambienti scientifici che, forse ancora più pericolosamente, nell&#8217;immaginario popolare, si stava, infatti, sempre più diffondendo l&#8217;idea, promossa dal best seller di fine &#8216;800 <em>I fondamenti del diciannovesimo secolo</em> di Houston Stewart Chamberlain, di una superiorità germanica, a dispetto del fatto che personaggi del calibro di Otto Schrader, Rudolph von Jhering e Robert Hartmann proponessero addirittura di bandire la parola “ariano” dall&#8217;antropologia.</span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">Certamente l&#8217;imperialismo colonialista diede un forte impulso alla diffusione delle idee razziste. Non è un caso, infatti, che proprio nell&#8217;Impero Britannico si cominciassero ad elaborare teorie in grado di penetrare nell&#8217;immaginario socio-religioso delle caste indiane: in particolare, si tentò di far passare come scientifica l&#8217;ipotesi che gli inglesi fossero discendenti di quegli Arii bianchi che avevano invaso e sottomesso le popolazioni Dravidiche di pelle scura, spingendole verso il sud dell&#8217;India ed instaurando il sistema delle caste superiori. Sfortunatamente, persino alcuni nazionalisti indiani (forse per mostrare un loro possibile “apparentamento” con i dominatori) accettarono e diffusero queste assurdità.</span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">Probabilmente proprio da questa diffusione di teorie razziste in India attinse il movimento forse più direttamente responsabile delle terrificanti conseguenze che le ideologie pseudo-scientifiche sulla razza ebbero nel XX secolo: il Movimento Teosofico di Helena Blavatsky e Henry Olcott, che, per sua espressa ammissione, traeva ispirazione dalla “cultura della riforma Hindu” (“Arya Samaj”) di Swami Dayananda.</span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">Madame Blavatsky, una sensitiva (o, più probabilmente, una ciarlatana) di origine ucraina (ma operante tra Londra e New York) che ebbe un impressionante seguito tra la fine del XIX e l&#8217;inizio del XX secolo, era convinta che l&#8217;umanità fosse discesa da una serie di sette “razze primigenie”: la quinta razza era, appunto quella degli Ariani, che ella riteneva essere derivata direttamente dagli Atlantidei.</span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">Fin qui potremmo tranquillamente parlare della follia (o della furbizia) di una mente malata (o di un&#8217;abile truffatrice). Purtroppo, però, la Blavatsky costruì su questo assunto di base alcuni corollari a dir poco raccapriccianti: ogni razza non-ariana era inferiore alla razza ariana e, soprattutto, le popolazioni semite erano solo una escrescenza spiritualmente corrotta e materializzata degli ariani, prodotta dal mescolamento di questi con popoli sub-umani o beluini. In futuro, ogni razza corrotta sarebbe stata annientata dalla razza superiore, per il ritorno dell&#8217;umanità all&#8217;età dell&#8217;oro&#8230; Sebbene molti ammiratori della “sensitiva” abbiano sempre affermato che la Blavatsky non intendesse sviluppare una teoria realmente razzista, purtroppo almeno un suo grande ammiratore e avido lettore dei suoi testi non la pensava così: un giovane austriaco dotato di grandi capacità oratorie di nome Adolf Hitler.</span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">E non era il solo. Guido von List e molti suoi seguaci, come, ad esempio, Lanz von Liebenfels attinsero, poco più tardi, a piene mani alla fonte di Madame Blavatsky, mescolando concetti già al limite del delirio con la crescente ondata ideologica ultra-nazionalista e proto-fascista. Il risultato di questo inedito miscuglio di elucubrazioni prese il nome di Ariosofia e, sebbene poi sconfessato da parte della gerarchia hitleriana, fu certamente uno dei semi da cui germogliò il nazismo.</span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">D&#8217;altra parte, la teoria della origine nordica degli Ariani aveva avuto, come ovvio, una grandissima influenza in Germania. Anche a livello popolare l&#8217;idea che gli “Ariani Vedici” fossero assimilabili a Goti, Vandali ed altre tribù germaniche era comunissima, così come lo era quella di una popolazione semita ben distinta da quella ariana e causa della distruzione dell&#8217;ordine sociale e dei valori culturali germanici. E&#8217; da questo humus culturale che presero spunto le ricerche ariosofiche di Alfred Rosenberg (paradossalmente, a detta di molti, probabilmente etnicamente di origine semita, anche se ciò non è mai stato provato a causa dell&#8217;accurata opera di distruzione di documenti personali a cui l&#8217;interessato provvide dopo il 1933).</span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">Secondo gli ariosofi come lui, quella ariana era la “razza padrona” che aveva costruito una civiltà che aveva dominato il mondo fin dai tempi di Atlantide. Il declino di tale civiltà aveva avuto inizio dopo l&#8217;8000 a.C. con la distruzione di Atlantide e la colonizzazione da parte di razze inferiori che erano riuscite a mescolarsi con gli ariani puri, dei quali, però, rimanevano tracce nel buddhismo tibetano, in Cento e Sud America e in Egitto. Tutte queste idee trovarono sistematizzazione e pseudo-scientifizzazione proprio con Rosemberg, che, nel suo <em>Il Mito del Ventesimo Secolo</em>, tracciò una storia dell&#8217;umanità sviluppata a partire da queste deliranti posizioni, ottenendo un notevolissimo successo nella Germania del primo dopoguerra. </span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">Giungiamo così all&#8217;uso nazista del termine: “razza ariana”, secondo i futuri teorizzatori ed esecutori della “soluzione finale”, stava ad indicare la razza superiore nord-europea, che doveva essere mantenuta pura attraverso un programma di “eugenetica” (affidato a Rosenberg) che includesse il divieto di matrimoni “misti”, la sterilizzazione (e poi uccisione) dei malati di mente e la ghettizzazione, evacuazione e, dopo la conferenza di Wansee, eliminazione di tutte le razze “inferiori”. Che tutto ciò derivasse, in ultima analisi, dalle idee balvatskiane e ariosofiche è innegabile e provato, tra l&#8217;altro, sia dal culto di Himmler, il pianificatore della Shoà, per il Bhagavad Gita vedico che dalle assolutamente inutili ricerche della “Ahnenerbe” sulla cultura tibetana, sulle tracce di prove, ovviamente mai trovate, di un legame tra popoli germanici e una razza che, storicamente, non esistette mai.</span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">Purtroppo, però, come sempre accade quando la cultura cede il passo alla ideologizzazione, i risultati di teorie folli e senza il minimo briciolo di scientificità non potevano che essere le mostruosità dei Vernichtungslager, mostruosità che non dovrebbero più permettere a nessuno l&#8217;ignoranza che le generò.</span></p>
<p style="none;" align="justify"> </p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">Bibliografia:</span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">- L.Poliakov, <em>The Aryan Myth: A History of Racist and Nationalistic Ideas In Europe</em>, Barnes &amp; Noble Books, 1996 </span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">- N.Goodrick-Clarke, <em>Black Sun: Aryan Cults, Esoteric Nazism and the Politics of Identity</em>, New York University Press, 2003</span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">- C.Hale, <em>Himmler&#8217;s Crusade: The Nazi Expedition to Find the Origins of the Aryan Race</em>, Kindle Editions 2003</span></p>
<p style="none;" align="justify"><span style="Arial, sans-serif;">- G.Galli, <em>Hitler e il nazismo magico</em>, BUR Rizzoli 2005</span></p>
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