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	<title>Il Portale del Paranormale &#187; Esoterismo</title>
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	<description>Misteri e Segreti del Pianeta Terra</description>
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		<title>Rex Arturis &#8211; La stirpe dei Sacerdoti</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 15:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia e Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Esoterismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo parlato in altra sede del culto unico della dea madre, di come esso fosse in stretta relazione con il culto solare, e di come tali culti fossero il retaggio di un culto ancora più antico e dimenticato: il culto della Luna. Gli antichi sceglievano come luoghi sacri a tali culti particolari punti in cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo parlato in altra sede del culto unico della dea madre, di come esso fosse in stretta relazione con il culto solare, e di come tali culti fossero il retaggio di un culto ancora più antico e dimenticato: il culto della Luna. Gli antichi sceglievano come luoghi sacri a tali culti particolari punti in cui si sviluppavano e si sviluppano tutt’ora energie telluriche notevoli, abbiamo chiamato tali punti &#8220;nodi vibranti&#8221; già che tali energie si basano sul concetto di vibrazione il cui ricordo ritroviamo nella cultura egizia , in particolare nei culti isidei, nelle così dette &#8220;parole di potenza&#8221;.<span id="more-38"></span></p>
<p>Sempre seguendo la nostra ricerca abbiamo trovato, poi, il &#8220;simbolo&#8221; di questa religione, il Graal, considerato, sia oggetto materiale sia metafora del ventre della dea Terra.</p>
<p>A questo punto ci chiediamo chi erano i &#8220;sacerdoti&#8221; di questo culto?</p>
<p>Quanti ce ne sono stati in passato?</p>
<p>Ed ecco che per rispondere alle nostre domande dobbiamo tornare alla &#8220;materia di Bretagna&#8221; e alla figura di re Artù.</p>
<p>Diverse sono le ipotesi sull’origine etimologica di Artù, Il nome potrebbe derivare dai termini celtici ART (roccia) o ARTH GWYR (uomo orso), Artù fu citato come personaggio storico solo nel X secolo d.C., ma le tradizioni lo portano indietro fino al V VI secolo. Nel 600 viene composto un poema epico, GODODDIN,il suo autore cita in un interessantissimo passo un guerriero che &#8221; fornì cibo ai corvi presenti sui bastioni senza essere un ARTÙ &#8220;. Che significa questa frase? Esisteva più di un Artù? Se così fosse ciò giustificherebbe alcune contraddizioni temporali che caratterizzano il re celtico.Alcuni pensano che il termine Artù, nato da un primo mitico re, fosse un titolo che veniva preso da tutti i suoi successori, un po&#8217; come il titolo di Cesare per i romani. Questo giustificherebbe le varie discrepanze di tempo che vi sono su tale figura ,anzi, poichè re Artù venne legato alla mitica impresa di recupero del Graal , può essere che tutti quelli che erano designati a tale missione prendessero tale titolo. Per alcuni, Artù è un personaggio ispirato a Cu Chulainn , protagonista di poemi epici irlandesi e il nome potrebbe derivare dal latino Artorius (in tal caso Artù era forse un Comes Britanniarum , ovvero un rappresentante locale dell&#8217;Impero Romano e quindi ancora più che un nome reale rappresenterebbe un titolo).Ancora la figura di Artù la troviamo nella Vita di San Colombano ,santo legato alla scoperta del nuovo continente,(VIII secolo) ove l’agiografo Adomnan da Iona nomina Un principe britanno chiamato &#8220;Arturius figlio di Aedàn mac Gabrain Re di Dalriada&#8221; .</p>
<p>La ricerca delle prove storiche dell&#8217;esistenza di Artù continua, appassionata e ininterrotta, fin dal 1190, quando i monaci di Glastonbury identificarono la loro Abbazia con la mitica Avalon, ove il sovrano era stato trasportato dopo essere stato mortalmente ferito a Camlann.</p>
<p>Artù diventa protagonista o comprimario di narrazioni gallesi intorno al 600 d.C.; in un poema del ciclo Gododdin è descritto come un guerriero invincibile, in un altro Artù discende agli inferi per recuperare un magico calderone, e qui ritroviamo metaforicamente sia il culto ctonio (la grotta) sia il simbolo della coppa. Comunque solo Verso il 1190 Chretien de Troyes, nel poema Perceval le Gallois ou le Conte du Graal, introdusse nella &#8220;materia&#8221; il tema della del Graal.</p>
<p>L&#8217;epopea arturiana venne definitivamente messa a punto ,poi, da , Sir Thomas Malory.Nel frattempo appare un’altra figura:infatti Gran consigliere del re è i l druido Merlino, che fa concepire lo stesso Artù con l’inganno. Ma chi era Merlino?</p>
<p>La denominazione Merlinus venne utilizzata per la prima volta da Geoffrey di Monmouth nell&#8217;Historia Regum Britanniae, nelle Prophetiae Merlini e nella Vita Merlini,<br />
Il Merlino storico visse probabilmente nel VI secolo; era un Bardo gallese &#8211; identificato da alcuni storici con un altro famoso Bardo, Taliesin &#8211; specializzato in testi profetici.</p>
<p>La sua vita &#8211; almeno secondo le incerte cronologie del basso medioevo &#8211; fu incredibilmente lunga, tanto che certi commentatori ritengono che siano esistiti due Merlini diversi.. Della produzione letteraria di Merlino resta un solo frammento dell&#8217;opera Afallenau: la strofa di una profezia in un arcaico dialetto gaelico che nessuno è mai riuscito a tradurre:</p>
<p>Saith ugein haelion a aethant ygwyllon<br />
yng koed Kelydon y daruyant:<br />
kanys mi vyrdin wedy Taliessin<br />
Byathad kyffredin vyn darogan</p>
<p>Fu il Vescovo Alessandro di Lincoln a richiedere a Geoffrey di &#8220;prophetias Merlinide Britannico in latinum transferre&#8221;, ovvero di tradurre le profezie dal gaelico al latino, e, difatti, le Prophetiae Merlini (che, molto probabilmente, l&#8217;autore aveva reinventato) sono precedute da una dedica all&#8217;alto prelato. Forse proprio grazie all&#8217;autorità del committente, la Chiesa Cattolica considerò Merlino un profeta &#8220;cristiano&#8221; e degno di rispetto; del resto, nella saga arturiana, è proprio il mago a innescare il processo che permette &#8220;al dio Unico di cacciar via i molti Dèi celtici&#8221;. In realtà la ricerca del dio unico si riferirebbe non già a quello cristiano, ma al culto unico della Dea Madre.</p>
<p>Altro personaggio della saga è Morgan Le Fay è un personaggio direttamente derivato dalle divinità Morrighan, Macha e Modron la grande madre celtica compare per la prima volta nella Vita Merlini di Geoffrey e aiuta Artù a guarire dalle sue mortali ferite. All’inizio dunque vi è uno ottimo rapporto tra morgana ed Artù solo successivamente. Nelle opere tardo medioevali, dimenticate le origini semidivine, viene presentata come una perfida seduttrice, il prototipo, insomma, della &#8220;donna sessuata&#8221; &#8211; la strega &#8211; aborrita e temuta dalla Chiesa Cattolica. Ancora una volta siamo di fronte ad un tentativo di camuffare e confondere le tracce del culto della grande dea che quindi era vicina all’Artù.</p>
<p>Ora dopo questa breve introduzione sul mito arturiano vediamo come la figura di re Artù si trovi spesso anche in Italia, Alfredo Castelli, nell’ &#8220;enciclopedia del mistero&#8221; presenta la seguente composizione</p>
<p>Lo Re Artù k&#8217;avemo perduto</p>
<p>Cavalieri siamo di Bretagna</p>
<p>ke vegnamo de la montagna</p>
<p>ke l&#8217;omo appella Mongibello.</p>
<p>Assai vi semo stati ad ostello</p>
<p>per apparare ed invenire</p>
<p>la veritade di nostro sire</p>
<p>lo Re Artù, k&#8217;avemo perduto</p>
<p>e non sapemo ke sia venuto.</p>
<p>Or ne torniamo in nostra terra</p>
<p>ne lo reame d&#8217;Inghilterra.</p>
<p>La poesia,è di un autore duecentesco noto come Gatto Lupesco,un nome piuttosto pittoresco che ricorderà da vicino altre simbologie in Italia , legate al mitico rex. La leggenda di Artù nell&#8217;Etna è riportata anche negli Otia Imperialia dell&#8217;inglese Gervase di Tilbury (XII secolo), il quale l&#8217;aveva appresa sul luogo intorno al 1190.</p>
<p>Testimonianze di carattere architettonico si riscontrano nel Duomo di Modena, sul portale della Cattedrale di Bari e nel mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto.</p>
<p>In particolare facciamo un accenno alla cattedrale di Otranto.</p>
<p>.il pezzo forte di tal basilica è il mosaico, esso rappresenta l’albero della vita che descrive le vicende umane, per la maggior parte sono vicende bibliche, da Adamo ed Eva a Noè…si parte dall’alto fino a scendere verso il basso,ove vi è la storia della città di Otranto. La spiritualità del mosaico di Otranto è di tipo orientale, è Dio che scende verso gli uomini e non gli uomini che salgono verso Dio.</p>
<p>Sempre nel mosaico troviamo la Scacchiera, simbolo poi adottato dai Templari, essa rappresenta l’ordine cosmico, l’eterna lotta del bene e del male, che non ha mai fine .Anche la scacchiera ha un significato esoterico, il re rappresenta il sole, il principio creatore limitato, la regina (la Donna) rappresenta la Terra, si può spostare in ogni direzione, la torre rappresenta saturno il suo movimento è il quadrato, l’alfiere è Giove il trigono, mentre il cavallo indica il cavaliere che deve effettuare il salto per potersi purificare mentre il pedone è l’uomo. Ma non divaghiamo, e arriviamo a re Artù. Infatti nel mosaico re Artù è rappresentato in groppa ad una pecora con un gatto (leopardo), che appunto ricorda il nome di &#8220;gatto lupesco&#8221; che cerca di assalirlo.Potrebbe essere il ricordo della morte di un &#8220;Artù&#8221; in Italia? Nei nostri studi nell’Italia misteriosa abbiamo trovato una tomba di un Artù, in particolare essa è situata a Roma, ma questa è un’altra storia….torniamo al mosaico… A guardar questa scena vi è, forse Parcival, il cui aspetto è particolare, sta in piedi, dritto, bello, si eleva sopra Artù e Abele, quasi simbolo di chi è degno del cielo. Potrebbe esser proprio Parcival che, dopo il recupero del Graal, &#8220;sembra raddrizzarsi e riluce di una bellezza sovrumana&#8221;.</p>
<p>Ma ancora…</p>
<p>Le leggende arturiane, cariche di significato esoterico, hanno un &#8221; prologo &#8220;in ltalia, attorno alla figura inquietante di un singolare santo-avventuriero, San Galgano, figura comunque antecedente al mito arturiano e quindi, appunto, che fa pensare ad un significato più profondo della materia di bretagna, la spada nella roccia puo’ metaforicamente rappresentare il Raggio di sole in relazione alla pietra, cioè ancora l’unificazione del culto della pietra col culto solare.</p>
<p>Ma chi era questo San Galgano?</p>
<p>Riportiamo un antico documento sulla vita del santo:</p>
<p>Dal Codice conservato nella biblioteca Chigiana del Vaticano</p>
<p>Incomincia la leggenda di santo Galgano confessore.</p>
<p>Galgano per natione fu di Toschana, del contado della città di Siena, d&#8217;un castello che si chiama Chiuslino lo cui padre ebbe nome Guidotto e la sua madre Deonigia, nato di nobile parentado e di generatione,ma di virtù e sanctità più nobile. Lo quale Galgano fu huomo feroce e lascivo a mmodo che sono è giovani, implicato nelle cose mondane e terrene. Ma le revelationi di misser santo Micchele arcangelo profetaro ch&#8217;elli doveva essere cavalieri di Dio: perciò che cui la dispensatione divina vuole salvare, non é tanto peccatore né involto ne le cose carnali e terrene che lo possino tenere che a Dio non torni.</p>
<p>Onde, essendo Galgano in questo stato che detto é, cioé innanzi la sua conversione a Dio, sì gli apparbe santo Micchele arcangelo in visione, lo quale affettuosamente addomandava a sua madre che lo dovesse vestire e addornare d&#8217;abito di cavaliere; la cui madre a le preghiere dell&#8217;angelo acconsentiva, ed elli, essendo così addornato da la sua madre di vestimenta di cavaliere, con efforzati passi seguitava l&#8217;arcangelo così come la visione li mostrava.</p>
<p>E desto e isvegliato che fu dal sonno, la detta rivelatione e visione incontamente l&#8217;ebbe manifestata a la sua madre, la quale con ineffabile allegrezza, ripiena di molta letitia, tacitamente quello che la visione significasse considerava. E in questo modo parlò al suo figliuolo, e dixe: &#8220;Figliuol mio, buona é la tua visione e ammirabile, e perciò non dubitare che grande allegrezza significherà, con ciò sia cosa che io sia vedova, e tu sia orfano rimaso dopo la morte del tuo padre. Onde sappi che noi saremo raccomandati a la custodia e guardia del beato santo Micchele a ccui lo tuo padre, quando viveva, spetiale e singulare reverentia e devotione aveva sopra tutti gli altri santi&#8221;.</p>
<p>Passati che furono alquanti anni, pensando Galgano nell&#8217;animo suo che fine avarebbe la detta visione e revelatione, lo detto arcangelo anco si apparbe in visione a Galgano e dixeli: &#8220;Seguitami&#8221;. Allora Galgano, con esmisurata allegrezza e gaudio levandosi, e desiderando a la detta cavalleria pervenire che ll&#8217;arcangelo gli aveva promesso in visione, e con grandissima devotione le pedate e le vestigie sue seguitava insino a un fiume, sopra el quale era un ponte el quale era molto longo e senza grandissima fadigha non si poteva passare, sotto lo qual ponte, siccome la visione li mostrava, si era uno mulino lo quale continuamente si rotava e si volleva, lo quale significava le cose terrene le quali sono in perpetua fluxione e movimento e senza nessuna stabilità e in tutto labili e transitorie. E, passando oltre, pervenne in uno bellissimo e dilettevole prato, lo quale era pieno di fiori, del quale esciva smisurato odore e gratioso. Poi, escendo di questo prato, parveli di entrare sottoterra e venire in Monte Siepi, nel qual monte trovava dodici appostoli in una casa ritonda, li quali recavano uno libro aperto, e che elli lo leggesse ne la qual parte del libro era questa sentenza: Quoniam non cognovi licteraturam, introibo in potentias Domini, Domine memorabur iustitiae tuae solius. Essendo in questa chasa ritonda cogli occhi in cielo, vidde una immagine speciosa e bellisima nell&#8217;aire. Unde dimandò che fusse quella immagine, e gli apostoli risposero e dixero: &#8220;Quella immagine si è quelli che fu ed era, e che die venire a ggiudicare el mondo, Idio e Huomo&#8221;. Udito che ebbe Galgano queste parole, meravigliandosi tra sé medesimo de la visione, si svegliò e subbitamente narrò a la madre sua le sopra detta visione, e con esmisurato gemito e pianto di letitia pregò la madre sua ch&#8217;ella insieme co llui andasse al luogo de la detta visione, andasse cioè a quello Moonte Siepi, e menasse maestri di pietra e di legname, li quali ine facessero una casa ritonda, come quella che lli mostrò l&#8217;arcangelo, a onore de la maestà divina e dè dodici appostoli. Allora rispose la madre, e dixe: &#8220;Figliuol mio carissimo, el tempo è ora fuore di stagione, però che è di verno, ed è el freddo grandissimo, ed è la fame grande, e el luogo è agresto, e quasi di non potervi andare ora; ma tosto verrà tempo abile, sicché al tuo desiderio e volere ti potrà satisfare&#8221;.</p>
<p>E di po&#8217; questo, andando Galgano a un castello che si chiama Civitella, el cavallo andando per la via si trattenne, e stette fermo; e speronando Galgano el cavallo con ammenduni gli speroni, e non volendo el cavallo mutarsi né andare più oltre, tornò adietro ad un castello de la Pieve di Luriano, lo quale v&#8217;era presso, e ine si albergò. L&#8217;altro dì, tornando al detto luogo e passo per andare al detto castello di Civitella, lo detto cavallo in quello medesimo luogo anco si rattenne, e, speronandolo cogli speroni e non potendolo far mutare, si posò la retine sopra lo collo del cavallo, e pregò Idio devotissimamente in queste parole, e dixe: &#8220;Creatore altissimo, principio di tutti è principii, e che facesti lo mondo di quattro elementi, et che lo mondo, per li peccati degli uomini corrotto, per diluvio sì sanasti e purificasti, e che passare facesti lo tuo popolo e seme d&#8217;Abram lo Mare Rosso a ppiedi secchi, e che, nel tempo de la plenitudine de la gratia, del seno del tuo Padre nel ventre de la Vergine Maria descendesti vestito de la nostra humanitade, e lo patibolo de la croce, li chiovi, e sputi, e fragellato e humiliato per ricomprarci sostenesti, e lo terzo dì resuscitando da morte a coloro che tti credettero apparisti, e che lo quadragesimo dì in cielo salisti, per cui comandamento e volontà tutte le cose procedono; drizzami ne le tue semite e ne la tua vita e nell&#8217;opere dè tuoi comandamenti, acciò che, al tuo servigio devotissimamente stando, lo promesso habito di cavaliere meriti d&#8221;acquistare, lo quale ne la visione mi mostrasti; e menami, Signor mio, ne la via de la pace e de la salute, siccome menasti lo tuo servo e profeta nel lago dè leoni, lo quale portasse lo cibo da mangiare a Daniello&#8221;.</p>
<p>Finita che fu l&#8217;oratione, incontenente senza che altri lo guidasse, e senza che Galgano co li speroni lo pognesse, el cavallo senza endugio si pervenne in Monte Siepi, del quale con grandissima allegrezza si discese da cavallo in quello luogo, dove in visione li dodici appostoli aveva veduti, e, non potendo fare una croce di legname, si prese la spada ch&#8217;egli aveva a llato e in luogo di croce su la dura pietra la ficcò, la quale insino al dì d&#8217;oggi così è ne la pietra fitta. Poi acconciò il suo mantello a mmodo di veste manacile, e, fatto uno forame nel mezzo a mmodo di schappulare, sel vestì. Di po&#8217; questo, diliberando nell&#8217;animo di ritornare a ccasa per distribuire à poveri quello che questo misaro mondo gli aveva dato, la prima volta, e la seconda, e la terza, udì dal cielo questa boce che diceva così: &#8220;Galgano, Galgano, stà fermo, perciò che in questo luogo gli tuoi dì finirai. Non si vuole al principio corrare colui che combatte, ma a la fine&#8221;.</p>
<p>Unde Galgano, udito ch&#8217;ebbe questa boce, si stette fermo e lassò ogni pensiero di volere dispensare lo suo patrimonio. Et essendo in luogo salvatico, che non v&#8217;aveva cosa neuna da mangiare, si discendeva a ppiè del monte e ine sostentava lo corpo suo d&#8217;erbe selvatiche, che si chiamano crescioni. Et essendo una notte fra due valli a ppiei di questo monte appiattato fra due carpini, udì lo demonio venire contra di lui, lo quale si ingenia di ingannare ogni huomo che vuol servire Dio. Galgano, come costante e fermo, si uscì contra lo demonio per combattere co llui. Allora, vedendo lo demonio la costantia sua, sì percosse in quel luogo una trave di fuoco, et con grande stridore confuso se n&#8217;andò.</p>
<p>Unde di lì a ppochi dì si propose nell&#8217;animo suo di andare ad visitare la basilica degli appostoli, cioè a rRoma, per la visione ch&#8217;egli ebbe di loro: et partendo da Monte Siepi pervenne a rRoma, e infinite basiliche di santi sì visitò. Et facendo a rRoma alcuna dimoranza, si vennero alquanti pieni d&#8217;invidia al luogo dove la sua spada era fitta, et ine con marroni e altri ferri sì si engegnavano sconficcarla di terra, e con molta fadiga, come a Dio piacque, non potendola sconficcare, sì la ruppeno; et volendola portare co lloro, e non potendo, sì la lassaro così rotta in terra e andavansene. Et andandosene per tornare alle lor case, per divino giudicio ne furono così puniti: e, partiti che furono, e ll&#8217;uno cadde in uno fiumicello d&#8217;acqua e annegò, e all&#8217;altro vene una saetta da ccielo e uciselo, poi venne uno lupo e aventossi addosso all&#8217;altro e preselo per lo braccio; e raccomandandosi al biato Galgano, incontanente el lupo fuggì, e non morì.</p>
<p>Galgano, tornando da rRoma, e trovando la spada rotta, incominciò ad avere grandissimo dolore, e dixe: &#8220;Forse perciò permisse Idio che la mi fosse rotta, perch&#8217;io lassai el luogo che l&#8217;angelo m&#8217;aveva mostrato&#8221;. Sicché, volendo Idio la sua tristizia consolare, una volta e due e tre sì gli apparbe in visione, e mostrogli che dovesse porre la spada rotta in sul pezzo ch&#8217;era rimasto fitto ne la pietra, et che la spada starebbe più ferma che innanzi. Allora Galgano così fece, tolse la spada e congionse l&#8217;un pezzo con l&#8217;altro. La spada fu incontenente risalda, ed é stata così salda insino al dì d&#8217;oggi. Dipo&#8217; questo, Galgano si fece una cella a mmodo di romito, ne la quale el dì e la nocte vacava in digiuni, e orationi, e meditazioni, e contemplationi, sempre macerando così lo suo corpo. Questa cella era di legname fatta, ritonda a mmodo di quella che oggi è fatta di pietra, come l&#8217;angelo gli aveva mostrato in visione. Galgano contemplava in questa cella, avendo sempre la mente a le cose celestiali, spogliandosi d&#8217;ogni atto e cogitatione terrena. Lo suo cibo era d&#8217;erbe selvatiche, d&#8217;altro non rechedeva lo suo corpo. Contemplava la fragilità di questo mondo, come gli onori e la gloria mondana sono cose fuggitive e caduche e come è breve lo tenpo che ci aviamo a vivere. Et contemplava la vita etterna com&#8217;ella è inestimabile e perpetua senza fine. Et vegghiando una notte, e stando in oratione, subito vidde la cella illuminata di tanto splendore che parbe che per mille forami uno razo di sole e di luce risplendesse come fuoco, et entrasse nella cella dov&#8217;elli era. Et di questa luce uscì una boce chiara che dixe: &#8220;Galgano mio, tè quello che seminasti&#8221;. Unde, al suono di questa boce stupefatto, e ricordandosi che lo dì del Signore cioè la notte come ladro viene, incontenente, levate le mani al cielo e le ginocchia poste in terra, con boce piena di lagrime dixe così: &#8220;Tu, Signore, che tucte le cose sai, a ccui niuno secreto è nascosto, lo quale facesti lo ladrone ch&#8217;era su la croce crucifixo partecipe di vita etterna, et che tutti gli huomini del ventre de le madri loro innudi li fai nasciare e innudi li ricevi, e che ogni persona fai ritornare ne la sua propria materia, cioè in cennere, come di cennere e di terra li creasti tu, Signor mio, ricevi me escendo de le miserie et de le cattività di questo mondo, e pericoli, et menami nel porto de la tua tranquillità, e pace, sicché cogli eletti tuoi e nel consortio dè giusti io meriti d&#8217;essere gloriato ed exaltato&#8221;.</p>
<p>Fatta ch&#8217;ebbe questa oratione, l&#8217;anima sua si partì dal corpo, e meritò di pervenire a la patria celestiale dè santi di vita eterna. Visse el beato Galgano in questa heremitica vita et conversione uno anno meno due dì et fu sepolto con grande honore e reverentia ne la detta sua cella, ove poi si fece una chiesa ritonda come l&#8217;angelo gli aveva mostrato in visione, ne la quale continuamente gli miracoli sono multiplicati. A laude e gloria del nostro Signore Gesù Cristo, lo quale regna col suo Padre in secula seculorum. Amen.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Questa Vita di Galgano é tratta da un codice quattrocentesco conservato nel fondo chigiano della Biblioteca Apostolica Vaticana nel quale sono contenute una serie di vite di santi. È stato pubblicato per la prima volta nel libro di Franco Cardini &#8220;San Galgano e la spada nella roccia&#8221; edito da Cantagalli di Siena che si può considerare uno dei testi fondamentali per la comprensione della leggenda galganiana.</p>
<p>Secondo le tradizioni quindi , Galgano Guidotti, fondatore di un ordine monastico di tipo francescano &#8211; era stato cavaliere di ventura e, , non aveva condotto un vita proprio esemplare.</p>
<p>Dopo la sua morte, avvenuta nel 1181 &#8211; che coincide, peraltro, con la nascita di San Francesco &#8211; ,(e anche questo è un fatto piuttosto curioso già che il santo di Assisi ebbe numerosi contatti con la figura di Federico II) ,attorno a Montesiepi ed al luogo ove egli aveva infisso in una roccia la sua spada di ex cavaliere convertito al saio, iniziarono a svolgersi eventi ed episodi mai del tutto chiariti, a cominciare dalla costruzione della stessa chiesetta circolare che custodisce, , un frammento di roccia con la spada del santo ancora conficcata in una fessura. Questa chiesetta è, a pianta circolare e già questo è molto strano, infatti questo tipo di pianta ricorda la pianta di templi pagani e nn solo.Infatti molto probabilmente il luogo era già sacro in precedenza e cmq legato a culti e tradizioni celtiche,del resto deve ricordarsi che il più antico nome di Montesiepi era Cerboli, che rimanda al Cervo, animale totemico tipicamente celtico, emblematizzato addirittura in una delle principali divinità, Cernumno. Inoltre in un sito vicinissimo a Montesiepi v&#8217;è il paesino di Brenna, il quale, oltre il richiamo a Brenno (re celto-gallico) e a Bran (eroe fondatore celtico),</p>
<p>La frettolosa beatificazione del santo, poi, ha tutta l&#8217;aria di un &#8220;coperchio&#8221; messo su un movimento ed un personaggio che le gerarchie dell&#8217;epoca dovevano avvertire essere in odore di eresia.. ..</p>
<p>Anche Dante Alighieri menziona Re Artù nel De Vulgari Eloquentia (Arturis regis ambages pulcerrimae, &#8220;le bellissime avventure di re Artù&#8221;), e, nell&#8217;episodio di Paolo e Francesca dell&#8217;Inferno, riprende la sequenza del primo bacio tra Lancillotto e Ginevra, uniti dai buoni uffici di Lady Galehaut (Galeotto).La menzione Dantesca nn ci sembra affatto casuale del resto Dante era affiliato alla setta dei &#8220;Seguaci d’Amore&#8221; e ,anche se nn in maniera molto precisa conosceva la funzione degli Artù individuando in Virgilio uno di questi sacerdoti e come noi sappiamo,nn aveva sbagliato.</p>
<p>-LA MITICA AVALON</p>
<p>Strettamente legata al miti arturiano è l’isola di Avalon, mitico luogo da dove provennero i Thuatha de Danann e ove, secondo la leggenda fu seppellito il primo Artù.</p>
<p>Il nome Avallon deriva dal cimrico AFAL cioè pomo. La figura del pomo, e quindi del legame agricolo fa parte di tutta una simbologia dell’isola che la lega cosi’ di diritto al culto lunare altrimenti poi detto della dea Madre.</p>
<p>Avalon dunque significa &#8220;terra dei pomi&#8221;, ma il nome Avalon riporta da vicino a Ablem\Belem che sarebbe l’equivalente celtico di Apollo e quindi ritroviamo anche qui il dualismo Terra-Sole di cui abbiamo già parlato. Un altro nome di Avalon era la &#8220;terra degli immortali&#8221; O, detta anche Tir na n’-og , &#8220;paese della giovinezza&#8221;.</p>
<p>Sempre secondo le leggende celtiche simbolo della terra iperborea è anche l’ ALBERO D’ARGENTO CHE RECA IL SOLE ALL’ESTREMITÀ ( e il simbolo è facilmente riconducibile al culto lunare il cui metallo è proprio l’argento) LA FONTANA DELLA GIOVINEZZA e LA COPPA ( ovviamente legata al simbolismo tellurico).</p>
<p>Èda Avalon che provengono i Thuatha de Danann, letteralmente &#8220;la stirpe della dea Dana &#8221; , detta anche ANA la quale nn solo è madre ma è anche nutrice invisibile.</p>
<p>Potrebbe essere un caso se la madre della Madonna, spesso scambiata con una vergine nera , si chiama proprio ANNA? Quindi da tradizioni iperboriche il nome anna è simbolo di Madre.</p>
<p>Il legame tra Avalon e le terre iperboree dei miti greci è notevole, infatti secondo i miti greci nelle terre iperboriche avevano soggiornato sia Apollo che Artemide, e quindi anche nelle terre iperboriche ritroviamo il ricordo del culto lunare-solare e del dualismo uomo-donna , terra-sole….</p>
<p>Le terre iperboree erano posizionate per i greci nelle vicinanze del polo nord, come del resto il Giardino delle Esperidi. Molti eroi si recarono in siffatto luogo alla ricerca, guarda un po’, delle mele d’oro, che nn fanno altro che ricordare la &#8220;terra dei pomi&#8221; cioè ancora avalon. Molti furono gli eroi che tentarono di raggiungere questo mitico luogo, tra loro Eracle riesce ad accedere al giardino poichè immortale , e nn a caso un’altra dizione di avalon è quella di &#8220;terra degli immortali&#8221;, qui il nostro erode deve lottare contro tritone e per passare indenne attraverso l’oceano usa la COPPA DEL SOLE (altro riferimento ai miti celtici).</p>
<p>Custode del giardino e dell’albero delle mele d’oro è il serpente Ladone, secondo alcune versioni Eracle uccide il serpente. Abbiamo già esaminato la profonda simbologia dell’uccisione del serpente o del drago da parte di Thot, San Michele e numerosi altri santi…essa nn rappresenta altro che la conquista della conoscenza e il saper domare le potenti energie telluriche.</p>
<p>Ma un mito simile lo ritroviamo anche in oriente, con Alessandro Magno , egli raggiunge il famoso regno di Prete Gianni ,ove &#8220;crescono gli alberi del sole e della luna&#8221;, dizione che ricorda da vicino l’albero d’argento con il sole in sommità di Avalon e nn solo, perchè anche nel regno di Prete Gianni è presente una fonte della giovinezza, , le cui acque ridonavano gioventù e vigore, lo stesso Prete Gianni vi si sarebbe immerso più volte raggiungendo la rispettabile età di cinquecentosessantadue anni.</p>
<p>Cosi’ cercando abbiamo risolto un altro enigma ,un enigma racchiuso tra le mura di Castel del monte.</p>
<p>Infatti ricordiamo il bassorilievo fortemente voluto da Federico II a che rappresenta una scena di caccia il cui protagonista è proprio Alessandro Magno, bene esso rappresenta proprio la &#8220;cerca di Avalon&#8221; mitico luogo da ove proviene il Graal e la religione primordiale!</p>
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		<title>Tra Berlino e Lhasa: nazismo e mito di Shambala</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 02:34:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence M.F. Sudbury</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia e Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Esoterismo]]></category>
		<category><![CDATA[ahnenerbe]]></category>
		<category><![CDATA[Lawrence M.F. Sudbury]]></category>
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		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
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		<description><![CDATA[La propensione di numerosi alti gerarchi nazisti, inclusi Adolf Hitler, ma soprattutto Himmler e Hess verso le scienze occultistiche è cosa ormai ben nota (1). Sulla base di tali propensioni, il governo tedesco, tra 1938 e 1939, mandò, su invito del governo tibetano, una delegazione ufficiale alle celebrazioni per il nuovo anno buddista. Perché? Cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="x-small;">La propensione di numerosi alti gerarchi nazisti, inclusi Adolf Hitler, ma soprattutto Himmler e Hess verso le scienze occultistiche è cosa ormai ben nota (1). Sulla base di tali propensioni, il governo tedesco, tra 1938 e 1939, mandò, su invito del governo tibetano, una delegazione ufficiale alle celebrazioni per il nuovo anno buddista.</p>
<p>Perché? Cosa cercavano i diplomatici nazisti nello sperduto paese himalayano?<br />
<span id="more-298"></span><br />
Per comprendere il significato di questo viaggio, all&#8217;apparenza piuttosto assurdo, è necessario ripercorrere le tappe storiche di un rapporto a prima vista inspiegabile, a partire dalla situazione del governo dei Lama alla fine degli anni &#8217;30.</p>
<p>Il Tibet, da sempre, rientrava nelle mire espansionistiche cinesi e neppure il protettorato britannico sull&#8217;area aveva cancellato il rischio di una invasione. A nord, Stalin stava perseguitando il buddisti presenti nella Repubblica Popolare fantoccio della Mongolia, mentre il Giappone, e aveva annesso la Mongolia interna nell&#8217;altrettanto fittizio regno del Manchu-Kuo, tentava di blandire i Lama facendo circolare una sorta di leggenda che vedeva la mitica Shambhala posizionata proprio nel paese del sol levante, al solo scopo di indurre il Tibet ad una &#8220;Confederazione Pan-Mongolica&#8221; sotto la protezione imperiale.</p>
<p>Tra i due mali, il governo tibetano sembrava orientato ad esplorare la possibilità di porsi sotto la protezione giapponese, sebbene la situazione fosse tutt&#8217;altro che chiara. In questo quadro, l&#8217;invito tibetano alla delegazione tedesca si inseriva semplicemente in una politica di rafforzamento dei contatti con il Giappone e con le nazioni sue alleate (nel 1936 Germania e Giappone avevano firmato il Patto Anticomintern, poi disatteso, pochi mesi dopo la visita tedesca sulle vette dell&#8217;Himalaya, dal nuovo Patto Von Ribbentrop-Molotov) (2).</p>
<p>Da parte tibetana, dunque, le ragioni dell&#8217;invito risultano facilmente intuibili. Più perplessità suscita la risposta affermativa di un governo come quello tedesco che, all&#8217;inizio del 1939, avrebbe dovuto essere impegnato in tutt&#8217;altre questioni che intessere relazioni con una sperduta teocrazia asiatica.</p>
<p>E&#8217; a questo punto che, come affermato da numerosi storici, entrano in gioco i rapporti tra nazismo, buddismo e mito di Shambhala, nel quadro dell&#8217;interesse della élitte dell&#8217;NSDAP per l&#8217;occultismo.</p>
<p>In questo senso, il primo elemento di cui dobbiamo tener conto è la credenza nazista nell&#8217;esistenza della terra mitica di Iperborea o Thule, citata già da Erodoto come continente dell&#8217;estremo settentrione e identificata dall&#8217;autore svedese Olaf Rudbeck (1679) come la vera Atlantide, spaccata dai ghiacci nelle due isole di Thule e Ultima Thule (a lungo interpretate da molti come Groenlandia e Islanda) (3). Il secondo ingrediente, era l&#8217;idea, molto diffusa in tutta la seconda metà dell&#8217;ottocento, di una &#8220;Terra cava&#8221;, già sviluppata a fine 1600 dall&#8217;astronomo Halley, che vedeva la terra come formata da quattro sfere concentriche, e poi diffusa con la pubblicazione di <em>Viaggio al Centro della Terra</em> di Verne. Legata all&#8217;idea dei Terra Cava, si diffuse anche la teoria del &#8220;Vril&#8221;, sviluppata dal romanziere britannico Edward Bulwer-Lytton, nel suo <em>The Coming Race</em> (1871) (4), in cui lo scrittore descriveva una razza superiore (&#8220;Vril-ya&#8221;) che viveva sotto la superficie terrestre e progettava di conquistare il mondo con la sua energia psicocinetica (&#8220;Vril&#8221;). Il francese Louis Jacolliot approfondì ulteriormente il mito, in particolare nel suo <em>Les Traditions Indo-Européeenes</em> (1876), legando il &#8220;Vril&#8221; ai popoli di Thule.</p>
<p>L&#8217;idea di una razza iperborea superiore, si innestò facilmente sella linea, culturalmente e intellettualmente ben più profonda, del superomismo nietchiano, creando un connubio in cui fantasia e speculazione si fusero, dando vita a fantasiose teorizzazioni. Un ultimo tocco venne apportato dal nazionalista indiano Bal Gangadhar Tilak che, nel 1903, in <em>The Arctic Home of the Vedas</em>, identificò in una migrazione degli abitanti di Thule verso sud la nascita del popola ariano. A seguito di questo confuso guazzabuglio mitico-ideologico, molti tedeschi cominciarono a credere di essere i discendenti degli Iperborei Ariani, destinati a diventare i padroni del mondo: purtroppo Adolf Hitler era tra essi.</p>
<p>Quando, nel 1910, il filologo Felix Nieder fondò la &#8220;Società Thule&#8221;, il suo intento era espressamente storico-culturale, ma, a partire dal 1918, Rudolf Freiherr von Sebottendorf, che aveva vissuto a lungo ad Istambul, dove era entrato in contatto con il Sufismo e l&#8217;Islam Ismailitico, e che, oltre ad essere un membro dell&#8217;Ordine Teutonico era noto per il suo convinto anti-semitismo, giunse ai vertici della &#8220;Thule&#8221; e idee quali quelle del genocidio ebraico divennero centrali nello statuto ideologico di quella che divenne una sorta di società segreta iniziatica. Dopo la fallita rivoluzione comunista bavarese di fine 1918, l&#8217;anti-comunismo ne diverrà un secondo pilastro. Nel 1919, la &#8220;Società Thule&#8221; generò il &#8220;Partito dei Lavoratori Tedeschi&#8221;, in cui Hitler (già legato ai sistemi teosofici dal periodo viennese), venne iniziato da Dietrich Eckart (a cui dedicherà il Mein Kampf) verso la fine dell&#8217;anno: nel 1920, il mancato pittore austriaco era già a capo del partito, che mutò il suo nome in Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi (NSDAP) (5).</p>
<p>Un ulteriore tassello nell&#8217;intricata vicenda dell&#8217;occultismo nazista e dei suoi rapporti con la cultura tibetana viene dall&#8217;amicizia del futuro führer con il generale Karl Haushofer che, dopo, dopo essere stato consulente militare nella guerra russo-giapponese, aveva sviluppato una enorme ammirazione per le culture indo-tibetane, aveva imparato il sanscrito e aveva visitato il Tibet. Dopo la Prima Guerra Mondiale, Haushofer aveva fondato la &#8220;Società Vril&#8221; a Berlino (1918), molto simile alla &#8220;Società Thule&#8221; e interessata al contatto con gli esseri soprannaturali sotterranei, a partire dalla convinzione che la razza ariana avesse origine centro-asiatiche. Haushofer sviluppò, in questo senso, ls dottrina della &#8220;Geopolitica&#8221; e, nel 1920, divenne direttore dell&#8217;Istituto di Geopolitica della Università Ludwig-Maximilians di Monaco, sviluppando per primo la teoria del &#8220;Lebensraum&#8221; (&#8220;spazio vitale&#8221;) tedesco. Uno dei suoi migliori studenti era Rudolph Hess e, nel 1923, mentre Hitler era in prigione per il fallito putch (1923), fu proprio Hess a metterlo in contatto con Haushoffer, da cui il giovane leader politico attinse l&#8217;idea della necessità di conquistare l&#8217;Europa orientale, la Russia e l&#8217;Asia centrale, ma, soprattutto, l&#8217;idea che tutto ciò sarebbe stato possibile trovando gli antenati degli ariani in Asia Centrale e apprendendo da essi i segreti del Vril (6) (e, tra l&#8217;altro, fu proprio Haushofer a convincere Hitler ad usare come simbolo dell&#8217;NSDAP la svastica sanscrita, che, nella sua concezione, in qualche modo, oltre ad appartenere simile alla cultura runica tradizionale, simboleggiava proprio il potere del Vril (7)).</p>
<p>A metà degli anni &#8217;20, il coinvolgimento di Hitler e dei suoi accoliti nella logica del &#8220;Vril&#8221; era tale da voler eliminare ogni altra scuola occultistica ed ogni altra mistica: il risultato fu, nel 1925, l&#8217;omicidio (da molti ascritto a membri della &#8220;Società Thule&#8221;) di Rudolf Steiner e, dopo la presa del potere, la soppressione e addirittura la persecuzione di Antroposofisti, Teosofisti, Massoni e Rosacrociani e la dichiarata antipatia verso i cristiani. Gli unici mistici non colpiti dalla malevolenza del führer furono quelli buddisti. Perché? La spiegazione molto probabilmente è più politica che religiosa, dal momento che Hitler non voleva aver problemi con l&#8217;alleato giapponese, ma, sicuramente, questo elemento favorì i contatti tra Germania e Tibet.</p>
<p>Dal 1935, un altro elemento fondamentale entra in gioco: l&#8217; Ahnenerbe (&#8220;Ufficio per gli Studi dell&#8217;Eredità Ancestrale&#8221;), voluto dal dittatore e guidato dal colonnello Wolfram von Sievers. Tra le varie funzioni affidate all&#8217;Ahnenerbe, Hitler incluse ricerche sulle rune germaniche, studi sulle origini della svastica e, soprattutto, la localizzazione dei luoghi originari della razza ariana. E il Tibet apparve da subito, sulla base degli studi antropo-linguistici intrapresi (per tutt&#8217;altre ragioni) dall&#8217;ungherese Körösi Csoma Sandor (1784-1842) e proseguiti dalla &#8220;Società Turanica&#8221; (ben conosciuta da Haushofer), un candidato molto promettente in questo senso (8).</p>
<p>Un indirizzamento finale alle ricerche dell&#8217;Ahnenerbe venne, comunque, dall&#8217;esploratore svedese filo-nazista Sven Hedin (così amato da Hitler che, alle Olimpiadi del 1936, fu lui a rivolgere il saluto inaugurale agli atleti) che, tra 1893 e 1908, aveva compiuto numerosi viaggi in Tibet, rimanendo affascinato dalla cultura del piccolo paese himalayano. Non è un caso che dopo che, nel 1937, Himmler rese l&#8217;Ahnenerbe una organizzazione ufficiale delle SS, l&#8217;Istituto Tibetano, presente nell&#8217;organizzazione fin dalla sua nascita, venne rinominato &#8220;Istituto Sven Hedin per l&#8217;Asia Centrale e le Spedizioni&#8221;.</p>
<p>Dunque, per tutte queste ragioni, il Tibet rappresentava un interesse precipuo per la leadership nazista. Così, nel 1939, Ernst Schäfer, un biologo tedesco che aveva già compiuto due spedizioni in Tibet, venne inviato per una terza missione, sovvenzionata dal governo, in quel paese, con un invito ufficiale del Panchen Lama (dei cui interessi politici nell&#8217;avvicinarsi alla Germania abbiamo già trattato) che, come detto, sollecitava la presenza di una delegazione tedesca per i festeggiamenti del nuovo anno. Schäfer descrisse più tardi (1950) la sua esperienza nel libro <em>In Fest der weissen Schleier: Eine Forscherfahrt durch Tibet nach Lhasa, der heiligen Stadt des Gottkönigtums</em>, in cui trattò estesamente della simpatia dimostrata verso il nazismo dal Panchen Lama filo-giapponese Tsarong, ma è chiaro che, se anche i tedeschi erano interessati a stabilire relazioni di amicizia con il governo tibetano, in realtà il loro obiettivo reale era piuttosto differente. Uno dei membri della delegazione di Schäfer, l&#8217;antropologo Bruno Beger, responsabile per le ricerche razziali e convinto assertore dell&#8217;origine centro-asiatica della razza nordica, passò tutto il tempo del suo soggiorno a Lhasa compiendo misurazioni antropometriche su crani e ossa di tibetani e sikkimesi (9): la sua conclusione fu che i tibetani occupavano una posizione intermedia tra asiatici ed europei (con elementi europei più pronunciati nell&#8217;aristocrazia) e che, dopo la vittoria finale del Terzo Reich, essi avrebbero potuto diventare un alleato prezioso all&#8217;interno di una confederazione pan-Mongolica sotto l&#8217;egida di Germania e Giappone (10).</p>
<p>Alcuni studiosi (11) ritengono che, dopo questo primo approccio, sotto l&#8217;influenza di Haushofer e della &#8220;Società Thule&#8221;, la Germania inviò ogni anno spedizioni in Tibet alla ricerca di un contatto con i misteriosi abitanti delle due città sotterranee degli antenati ariani, Shambhala e Agharti e, soprattutto, della loro grande arma segreta, il &#8220;Vril&#8221; che, ovviamente, non vennero mai trovate, ma che divennero una sorta di ossessione per Himmler fino al termine della guerra.</p>
<p>Solo una tale ossessione poteva giustificare l&#8217;incredibile interesse del potente capo delle SS per la più lontana e sperduta teocrazia asiatica.</p>
<p>(1) Cfr. G.Galli, <em>Hitler e il Nazismo Magico</em>, Rizzoli 1989</p>
<p>(2) Cfr. M.C. Goldstein, <em>A History of Modern Tibet, 1913-1951: The Demise of the Lamaist State</em>, UCP 1991</p>
<p>(3) Cfr. J. Kavenna, <em>The Ice Museum: In Search of the Lost Land of Thule</em>, Penguin 2007</p>
<p>(4) Cfr. E. Bulwer-Lytton, <em>Vril: The Power of the Coming Race</em>, Aelzina Books 2008</p>
<p>(5) Cfr. M.Brauen, <em>Dreamworld Tibet: Western Illusions</em>, Weatherhill 2004</p>
<p>(6) Cfr. B.Hipler, <em>Hitlers Lehrmeister: Karl Haushofer als Vater der NS-Ideologie</em>, EOS Verlag 1996</p>
<p>(7) Cfr. L. Pauwels, J. Bergier, <em>Le Matin des Magiciens</em>, Lenard 1962</p>
<p>(8) Cfr. M.H. Kater, <em>Das &#8216; Ahnenerbe&#8217; der SS 1935 &#8211; 1945</em>, Oldenbourg Wissensch.Vlg. 2006</p>
<p>(9) Cfr. N. Goodrick-Clarke, <em>Black Sun: Aryan Cults, Esoteric Nazism and the Politics of Identity</em>, NYU Press 2001</p>
<p>(10) Cfr. R. Greve, &#8220;Tibetforschung in SS-Ahnenerbe (Tibetan Research in the SS- Ahnenerbe)&#8221; in T. Hauschild, <em>Lebenslust und Fremdenfurcht – Ethnologie im Dritten Reich</em>, Suhrkamp 1995</p>
<p>(11) Cfr. T. Ravenscroft, <em>The Spear of Destiny</em> , Bantam Books 1973</p>
<p></span></p>
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		<title>Venezia Esoterica</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 01:01:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia e Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[I MISTERI DELLA LAGUNA: Tra spettri, Graal e magi occultisti Quando si parla di Venezia vengono subito in mente le immagini delle bellissime gondole che vagano per i canali e la dolce atmosfera romantica che la avvolge, ma tra i campi e i calli gremiti di turisti si nascondono antiche leggende, misteri insoluti, ombre di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I MISTERI DELLA LAGUNA: Tra spettri, Graal e magi occultisti</p>
<p>Quando si parla di Venezia vengono subito in mente le immagini delle bellissime gondole che vagano per i canali e la dolce atmosfera romantica che la avvolge, ma tra i campi e i calli gremiti di turisti si nascondono antiche leggende, misteri insoluti, ombre di antichi personaggi che rendono la città fortemente inquietante in questa sua gotica disinvoltura. Sarà seguendo così le tracce di questi enigmi che si perdono nella notte dei tempi che riusciremo ad entrare in contatto con il genius urbis che come novello Virgilio ci porterà tra le pieghe del tempo al cospetto di tradizioni mai dimenticate come il Graal e Cagliostro, Casanova e l’Inquisizione che ci faranno cambiare idea sul comune soprannome di “Serenissima”.<span id="more-440"></span></p>
<p>IL GRAAL E I MISTERI DI SAN MARCO</p>
<p>La città di Venezia è ricca di leggende su antiche reliquie cristiane dato anche gli stretti rapporti economici con il mondo orientale e così ovviamente non potevano mancare storie sui Templari e il mistico Graal, la coppa nella quale, secondo la leggenda, Giuseppe d’Arimatea raccolse il sangue di Cristo.</p>
<p>La via che porta questa favolosa reliquia in città è quella che conduce a Costantinopoli, l’odierna Istambul, città conquistata dai Crociati e strettamente legata al capoluogo veneto. In particolare proprio durante la Quarta Crociata cavalieri e mercanti portarono in città cultura e tradizioni mediorientali oltre ai moltissimi tesori provenienti dalla città turca come i quattro cavalli in rame presenti sulla Basilica di San Marco e che tradizione vuole avessero al posto degli occhi degli splendidi rubini. Si sa ancora che da Costantinopoli sarebbe provenuta la Corona di Spine di Gesù che Luigi IX di Francia riuscì a sottrarre alla città per portarla in Francia, presso la Sainte Chapelle, dunque non sarebbe impensabile che, nel caso fosse davvero esistito, il Graal nel suo mistico cammino fosse davvero giunto nella città.</p>
<p><center><img class="size-full wp-image-441" src="http://www.unknown.it/wp-content/uploads/romanadscf0018.jpg" alt="" width="500" height="666" /></center><br />
La tradizione lo vuole nascosto nel trono di San Pietro, il sedile ove si sarebbe davvero seduto l’Apostolo durante i suoi anni ad Antiochia costituito da una stele funeraria mussulmana e decorato con i versetti del Corano oggi presente nella chiesa di San Pietro in Castello. Si narra che questa poi sarebbe stata trasferita successivamente a Bari, città legata a quella veneta da interessanti tradizioni comuni come il santo Nicola le cui due città si spartiscono le sacre reliquie. Alcune tradizioni locali, poi, vogliono che nella chiesa di San Barnaba fosse stato seppellito il corpo mummificato di un cavaliere crociato francese dal nome di Nicodemè de Besant-Mesurier, legato alla vicenda della traslazione della mistica coppa ritrovato nella zona nel 1612. In realtà non sono mai stati trovati documenti che parlassero di questo cavaliere. I misteri legati alla religione Cristiana non trattano solo di reliquie, ma diverse sono anche le tradizioni legate a l’Inquisizione e piazza San Marco, tracce di angusti ricordi sparsi in una delle più belle piazze d’Italia e spesso celati agli occhi del comune viaggiatore. All’angolo destro della Basilica, ad esempio, è presente un cippo che la tradizione vuole utilizzato per le esecuzioni, mentre guardando le colonne del primo loggiato del vicino Palazzo Ducale, ne possiamo scorgere due di colore differente dalle altre ove, secondo la tradizione, venivano lette le sentenze di morte poi eseguite nella piazzetta antistante o nel vicino Campanile.<br />
<center><img class="size-full wp-image-442" src="http://www.unknown.it/wp-content/uploads/romanazdscf0027.jpg" alt="" width="500" height="666" /></center><br />
Ecco così che il meraviglioso Campanile che svetta nella piazza nasconde anch’esso macabri ricordi, infatti è legato alla tradizione del supplizio di cheba, una gabbia in ferro sospesa nel vuoto nella quale i condannati venivano esposti al pubblico ludibrio anche per lunghi periodi sfidando le intemperie e dunque la morte che presto sopraggiungeva quasi come liberazione.</p>
<p>Sempre tra le colonne del Palazzo Ducale, poi, era offerta l’ultima speranza di salvezza, e infatti, sul lato della costruzione che si offre al mare era presente una colonna che ancora oggi appare con il basamento consumato. Ai condannati era offerta una ultima grazia: se fossero riusciti a girar intorno alla stessa senza cadere mai dallo strettissimo basamento sulla quale poggia, operazione davvero impossibile.</p>
<p>I PALAZZI STREGATI E LE CORRENTI TELLURICHE</p>
<p>Interessanti poi sono le tradizioni legate ai palazzi stregati come Ca’ Dario e Ca’ Mocenigo Vecchia.</p>
<p>La fama del primo sinistramente conosciuta da tutta la città, esso fu costruito dal mercante Giovanni Dario e dedicato al genio della città come testimonia l’iscrizione “Genio urbis Joannes Dario”, scritta che, secondo alcuni studiosi, nasconderebbe, anagrammata, enigmatici quanto orribili segreti: “SUB RUINA INSIDIOSA GENERO” e cioè colui che abiterà sotto questa casa andrà in rovina. Per alcuni la costruzione sorgerebbe su un nodo di energie negative che si trasferirebbero all’intera dimora, quella che Fulcanelli definirebbe una vera e propria dimora filosofale. In realtà l’intera città sorgerebbe su una rete di correnti telluriche, positive e negative, che caratterizzerebbero così la sua urbanizzazione, lo stesso Canal Grande sarebbe la rappresentazione del temibile serpente, simbolo delle enigmatiche forze che in alcuni punti diventerebbero fortemente palesi. Del resto nel passato era normale che ci fossero luoghi benefici e malefici, in oriente ove si pratica il feng shui, cioè una disciplina che permette di costruire una casa recependo le onde benefiche del “grande drago” che dorme nel sottosuolo. Sarà proprio il drago a caratterizzare la città, infatti esaminiamo una qualunque cartina di Venezia vediamo il Canal Grande snodarsi come un serpente o un dragone, tagliando esattamente in due parti la città. Abbiamo così la testa, “caput draconis”, ed una coda “cauda draconis”.</p>
<p>Alla fine di quest’ultima troviamo l’isola di san Giorgio, con l’omonima chiesa, scelta non casuale se pensiamo che nella tradizione cristiana san Giorgio è il santo che uccide il drago, e quindi che esorcizza il serpente veneziano, mentre dalla parte opposta vi è la Basilica di San Marco, quasi un modo per esorcizzare queste energie.</p>
<p>E’ proprio posizionato nella “cauda” che troviamo Ca’ Dario, il misterioso palazzo la cui maledizione colpisce tutti i proprietari che sono morti suicidi o comunque di morte violenta, tra i quali ultimamente Raul Gardini e il tenore Mario del Monaco.</p>
<p>Per quanto riguarda invece la seconda costruzione, è silente testimone della visita del filosofo Giordano Bruno in città, ospite proprio della famiglia di Mongenigo che, dopo aver cercato di carpire le sue conoscenze alchemiche, lo denunciarono come stregone alle autorità veneziane costringendolo a riparare a Roma ove poi sarà giustiziato. Tradizione vuole che ancora in quell’edificio si manifesti il fantasma dell’eretico in cerca di giustizia.</p>
<p>ALCHIMIA VENEZIANA</p>
<p>Moltissimi sono stati i maghi, stregoni e alchimisti presenti nella laguna, tra i quali spiccano, oltre al già citato Giordano Bruno, Casanova e Cagliostro. Dati gli stretti rapporti con il Medioriente, Venezia è stata da sempre crogiuolo di culture, il toponimo del quartiere “Giudecca” sembrerebbe proprio segnalarci la presenza dei suoi primi abitanti, i giudei, da sempre maestri di alchimia e studiosi di Cabala. Moltissime sono così le leggende presenti nell’antico e nuovo ghetto che riguardano gli rabbini e i loro studi di alchimia.</p>
<p>Nella città, poi, sono presenti le conoscenze alchemiche degli arabi le cui tracce ritroviamo nel quadrante della torre dell’orologio ove, tra simboli astronomici e astrologici sono presenti raffigurazioni di mori. Più sconcertanti ed evidenti sono però le simbologie arabe presenti nelle vicinanze della porta della carta vicino la Basilica di San Marco. Qui sono rappresentati in un angolo i così detti “quattro mori”, i tetrarchi Diocleziano, Galerio, Massimiliano e Costanzo.</p>
<p>In realtà la tradizione lega queste figure all’alchimia come testimoniato da un fregio alla base dello stesso raffigurante due putti e due draghi intrecciati che portano un cartiglio con la scritta in veneziano arcaico “uomo faccia e dica pure ciò che gli passa per la testa e veda ciò che po’ capitargli”.</p>
<p><center><img class="aligncenter size-full wp-image-443" src="http://www.unknown.it/wp-content/uploads/romanazdscf0024.jpg" alt="" width="500" height="375" /></center><br />
Sempre sullo stesso lato della Basilica sono presenti due colonne provenienti da Acri ove cultura cristiana e mora si mescolano in una mistica commistione di immagini tra le quali spiccano tre enigmatici criptogrammi per alcuni invocazioni al dio del mussulmani Allah.</p>
<p>Tra i personaggi più enigmatici, però, sicuramente spicca Casanova, mago e scrittore nato nella città il 2 Aprile 1725 e sepolto nella chiesa di San Barnaba anche se della sua tomba sono state perse le tracce. La sua storia “misteriosa” parte all’età di otto anni quando, per guarirlo da un male che gli costringeva a tenere sempre la bocca aperta, la zia lo portò da una strega guaritrice. Sarà da allora che lo scrittore iniziò ad interessarsi alle arti magiche che gli procurarono problemi con l’Inquisizione e che lo portarono ad esser imprigionato nei famosi “piombi” veneziani dai quale riuscì in una clamorosa fuga. Sicuramente egli ebbe contatti con la massoneria e con Amadeus Mozart per la realizzazione del suo “Don Giovanni” ispirato anche alla vita del veneziano e con il famoso Giuseppe Balsamo, noto come Conte di Cagliostro proveniente da Aix de Provence. Secondo la tradizione i due si incontrarono nella città nel 1769 per scambiarsi formule e magici rituali e le formule per l’elisir di eterna giovinezza.</p>
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		<title>Madre Justina: la Fede nei miracoli e il miracolo della Fede</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 23:41:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence M.F. Sudbury</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angeli]]></category>
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		<description><![CDATA[Trovare la Chiesa di San Marco, incastrata nel cuore delle stradine della Città Vecchia di Gerusalemme, tra il Quartiere Armeno e il Quartiere Ebraico, non è una impresa facile. Eppure, secondo la Chiesa Siriano-Ortodossa, una delle più antiche Confessioni cristiane, che celebra i suoi Riti ancora nella lingua del Cristo, l’Aramaico, questa è la prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trovare la Chiesa di San Marco, incastrata nel cuore delle stradine della Città Vecchia di Gerusalemme, tra il Quartiere Armeno e il Quartiere Ebraico, non è una impresa facile. Eppure, secondo la Chiesa Siriano-Ortodossa, una delle più antiche Confessioni cristiane, che celebra i suoi Riti ancora nella lingua del Cristo, l’Aramaico, questa è la prima Chiesa della Cristianità: il luogo del Cenacolo.</p>
<p>Ho un appuntamento con il Vicario Patriarcale Siriano, che abita nel Convento di fianco alla Chiesa, alle 10 del mattino per una intervista e sono in netto anticipo: ne approfitto per visitare la piccola Cattedrale e subito ne rimango affascinato per quattro ragioni.<br />
<span id="more-820"></span><br />
La prima è, quasi ovviamente, la spoglia camera sotterranea che, secondo la Tradizione, era la casa della madre dell’Evangelista Marco, in cui suo figlio, su ordine del Maestro che voleva rifuggire dal clamore destato dal suo arrivo “messianico” nella Città Santa, avrebbe fatto preparare la cena del “Pesach” poi passata alla storia come “Ultima Cena”: è l’idea stessa, per quanto dibattuta, dal momento che altre Denominazioni posizionano l’evento in luoghi diversi (nulla di strano in una Gerusalemme in cui vi sono almeno tre luoghi “possibili” per l’Ascensione), che quella stanzetta dalle pareti di pietra grezza abbia ospitato uno degli eventi culturalmente e simbolicamente più importanti della storia umana, che abbia visto compiere per la prima volta gesti poi ripetuti ogni giorno in milioni di Chiese per duemila anni a renderla affascinante.</p>
<p>La seconda è una scritta, non più grande di 70&#215;50 centimetri, incisa nel muro: una scritta in aramaico che dà senso all’esistenza stessa della Chiesa, dal momento che, per voce comune quasi bi-millenaria , sarebbe stata tracciata da San Marco a certificazione che in quel luogo, in cui aveva trascorso la sua giovinezza, dopo la Resurrezione di Gesù i Dodici avrebbero ricevuto lo Spirito Santo.</p>
<p>La terza ragione è un quadro, venerato in tutto il Medio Oriente perché dipinto dalla mano del primo e unico ritrattista dal vero dell’Uomo venerato da oltre due miliardi di persone nel mondo come la sola Incarnazione del Dio vivente: quella tavola ad opera di San Luca, medico e pittore, che avrebbe voluto ritrarre Gesù bambino in braccio a sua madre, ma che, avendo conosciuto il Cristo quando Questi era già adulto, decise di riportare le fattezze del giovane uomo barbuto che aveva visto al posto del volto del neonato Salvatore.</p>
<p>La quarta ragione di fascinazione di questa Chiesa, che assomiglia più ad una Cappella di montagna che ad una Basilica Patriarcale, dando l’impressione di essere ancora più piccola di quanto sia realmente a causa della grande cortina rossa che, secondo l’uso siriaco, divide l’Altare del Santissimo dai Fedeli, è molto meno “storica” delle precedenti, è una donna, la guardiana della Chiesa, l’unica Suora del Convento in cui vive con i quattro Monaci che, insieme a lei, formano tutta la struttura ecclesiastica siro-ortodossa di Gerusalemme: Suor Justina.</p>
<p>Poco più di un metro e sessanta, piuttosto sovrappeso, tra i cinquanta e i sessant’anni, Suor Justina veste semplicemente con un larga maglietta grigia e un foulard dello stesso colore in testa, unico simbolo, per quanto poco evidente, del suo stato monacale.</p>
<p>Quando la incontro sta facendo quello che fa ogni giorno, più volte al giorno, con chiunque abbia la fortuna di passare per questo luogo in cui il senso del Sacro è così denso da essere quasi palpabile, come se fosse una patina che avvolge ogni cosa: sta parlando della  storia della “sua” Chiesa.</p>
<p>E’ lei che mi accompagna dall’Arcivescovo e, mentre attendo di essere ricevuto, mi parla un po’ di sé e della sua vocazione.</p>
<p>Scopro, così, che Suor Justina appartiene alla Comunità Siriaca di Niniwe, l’antica capitale assira, ormai piccola cittadina nei pressi della più grande e ormai tristemente più nota Mossul, in Iraq, e ha preso i voti da una decina d’anni appena: prima, mi dice, era un’insegnante di matematica pura all’ultimo anno del liceo e lo è stata per vent’anni.</p>
<p>Forse è questo strano contrasto tra una vita spesa in nome dell’insegnamento della scienza esatta per eccellenza e una scelta che si riverbera nel misticismo che traspare in ogni sua affermazione, o forse, più semplicemente, è il piacere di ascoltare per intero il suo racconto di come Gesù abbia chiesto a Marco di trovargli un posto tranquillo per cenare con gli Apostoli che mi fa tornare, una volta terminata l’intervista, alla Chiesa, dove so che Madre Justina sta continuando la sua opera di guardiana della “moralità nel vestiario” delle turiste di passaggio e di “cicerone”.</p>
<p>L’ascolto volentieri, mentre parla, quasi in uno stato di rapimento estatico, della “saggezza di nostro Signore” e, ad un tratto, una sua frase mi colpisce: “io stessa, in nove anni che servo in questa Chiesa sono stata testimone di alcuni grandi miracoli compiuti da Dio per chi lo prega con amore …”.</p>
<p>Sarà il fascino ambiguo di quella frase sospesa o quel prurito strano, viscerale, quella strana sensazione di curiosità mista a scetticismo che prende chi, come me, da anni vive studiando le questioni religiose quando sente pronunciare la parola “miracolo”, ma non resisto: aspetto che anche l’ultimo dei turisti esca, colmo di stupore e ammirazione per quel luogo così pieno di storia sacra, e le chiedo di raccontarmi di quei “miracoli”.</p>
<p>Madre Justina sorride, si siede su un gradino scusandosi per il fatto che i dolori alle ginocchia non le permettono di stare molto in piedi (e non posso fare a meno di pensare alle ore che deve aver passato inginocchiata a pregare in quella Chiesa umida anche in piena estate) ed è come se un fiume in piena rompesse gli argini: racconta, racconta con una capacità affabulatoria, sorprendente, come solo i Mediorientali, forse per tradizione atavica, sanno avere; racconta senza quasi prendere fiato, con gli occhi chiusi come se rivivesse ogni attimo, come se rivedesse un film degli eventi di cui parla, punteggiando la narrazione con esclamazioni di gioia e di lode a Cristo che suonerebbero persino ridicole sulle labbra di chiunque, ma non sulle sue.</p>
<p>Quando esco dalla Chiesa, circa due ore dopo, sono senza parole, perso in un mondo che sembra più vicino a quello delle cronache medievali che alla realtà di una Città Santa dove i militari israeliani pattugliano ogni angolo, i ragazzini urlano nelle stradine e migliaia di pellegrini affollano i suk per comprare croci di ulivo di ogni Confessione cristiana da appoggiare sulla “Lapide della Vestizione” nel Santo Sepolcro.</p>
<p>Mi inerpico per le salite di Gerusalemme Vecchia e ripenso a Suor Justina e ai quattro miracoli di cui mi ha parlato, tre dei quali avvenuti a San Marco.</p>
<p>Il primo ha avuto lei come diretta protagonista. Tecnicamente si tratta di un fenomeno noto (in realtà, dal punto di vista scientifico, erroneamente) come “glossolalia”, cioè della capacità di parlare e comprendere lingue mai conosciute prima, ma preferisco il termine usato da Suor Justina: “la mia Pentecoste”. Brevemente: qualche mese prima un Ebreo russo capita nella Chiesa e la Madre “guardiana”, come sempre, gli fornisce la sua spiegazione storica, rispondendo anche a qualche domanda del turista curioso. Fin qui, nulla di strano, ma, qualche giorno dopo, il Russo torna per una seconda visita e comincia a parlare a Justina prima in ebraico, poi, non ottenendo risposta, in russo. La suora, però, parlando arabo, aramaico e inglese, non ha nessuna possibilità di comprendere cosa l’uomo stia dicendo e si accorge che quest’ultimo si stava inquietando, credendo che lei lo prenda in giro: in fondo, pochi giorni prima, hanno conversato più di un’ora capendosi perfettamente! Fortunatamente, un fedele siriaco, guida turistica dei numerosi gruppi di Russi in città, passa per caso (o, secondo Suor Justina, per illuminazione dello Spirito Santo) dalla Chiesa e, con il suo aiuto, non solo l’“equivoco” viene chiarito, ma si poò procedere anche alla stesura di una dichiarazione scritta di quanto accaduto, ora conservata nella cassaforte del Patriarcato.</p>
<p>Già questa prima rivelazione miracolosa appare a dir poco sensazionale, ma, in realtà, decontestualizzandola, può essere fatta rientrare in una serie di manifestazioni consimili, relativamente frequenti, ad esempio, nelle Comunità Pentecostali e, di norma, spiegabili anche dal punto di vista psicologico: se partiamo dal presupposto che, in particolari momenti di forte eccitazione mistica (e, indubbiamente, la visita di San Marco può provocare tale stato), comprovatamente le nostre capacità mentali subiscono un notevole potenziamento e che, in buona sostanza, arabo ed ebraico sono due lingue di matrice comune, in cui molti termini sono reciprocamente comprensibili per i parlanti di una delle due (insomma, qualcosa di simile, ad esempio, a quanto accade tra spagnolo e portoghese, svedese e norvegese o slovacco e polacco), si potrebbe persino tentare di razionalizzare la vicenda e di spiegarla in termini scientifici.</p>
<p>La stessa cosa può valere per il secondo “miracolo” di San Marco, quello di un giovane uomo della Comunità siriana, ricco e agnostico, che un giorno, qualche anno fa, decide, per scommessa con alcuni amici, di andare a Messa e ricevere la Comunione per incontrare una fedele che vuole sedurre: messosi in fila, però, dopo qualche passo, il giovane rimane come paralizzato, sentendo come una mano posata sul suo petto che lo blocca e, pochi secondi dopo, sviene. Ripresosi, sotto shock, si chiude nella sua stanza e, addormentatosi, sogna Gesù che gli impone di leggere il Vangelo prima di prendere la Comunione, ma, nonostante questo, il giorno dopo riprova a mettersi in fila, ma rivive la stessa esperienza del giorno precedente: solo dopo aver letto per intero il Vangelo, averlo meditato ed essersi convertito sanando molti torti precedentemente compiuti, il giovane finalmente riesce ad accostarsi alla Comunione che ha su di lui un effetto così profondo da indurlo a farsi prete. Secondo Madre Justina, molte lettere in possesso del Patriarca proverebbero questo iter ma, naturalmente, qualunque scettico potrebbe tranquillamente parlare di disturbi psicologici, autosuggestione inconscia e cose di questo genere.</p>
<p>Già meno spiegabile è il caso del terzo “miracolo” (riportato anche dalla stampa locale nel 2007), accaduto ad una fedele siriana della Congregazione di Gerusalemme, emigrata, come molti Cristiani della Terra Santa, negli Stati Uniti e sposatasi con un Americano. Il suo primo figlio, appena nato, soffre di una rarissima forma di insufficienza polmonare, non riesce a dormire e, secondo i medici, ha pochi mesi di vita. Disperata, la ragazza telefona a Madre Justina, con cui ha stretto amicizia prima di emigrare, per darle la triste notizia e per chiederle di pregare per suo figlio. Due notti dopo, mentre, durante una tempesta, la giovane madre è in preghiera, sul muro della sua camera in California vede apparire l’immagine della Vergine della Chiesa di San Marco (quella di San Luca con il Bambino barbuto di cui si diceva prima), che rimane impressa per qualche ora (pare esistano anche delle fotografie scattate dal marito della donna a provarlo) per poi sparire completamente: da quella notte e per tutta la settimana seguente il bambino riesce finalmente a dormire e, visitato qualche tempo dopo dai medici, si scopre che l’insufficienza polmonare è notevolmente migliorata e, anzi, sta regredendo fino a far prevedere una completa guarigione. Naturalmente, anche in questo caso, è possibile dare numerose interpretazioni possibili agli avvenimenti, senza scomodare per forza l’ambito sacrale: allucinazioni collettive in stati di ipertensione, interpretazione di macchie di qualunque genere, magari dovute alla pioggia, secondo schemi mentali subconsci, “normali” episodi di guarigione spontanea in fasi di sviluppo neonatali, di cui esiste un’ampia letteratura medica. Certo, però, la concatenazione temporale degli eventi e la presenza simultanea di più elementi di natura particolare sembrerebbero contraddire la possibilità di riferirsi a pure casualità …</p>
<p>Infine, il quarto “miracolo” di cui Madre Justina mi parla non riguarda strettamente la “Basilica Patriarcale”, ma la vita stessa della Suora. Il racconto nasce da una domanda che, da qualche tempo, mi sto ponendo, e cioè se, così come difficilmente un astronomo potrà godersi un tramonto senza pensare che dietro ad esso esistono questioni di orbite ed ellissi, chi si occupa di indagine storica sulle Religioni potrà mai sentire veramente il calore della Fede: penso che lei, suora ma anche ex insegnante di matematica, sia la persona migliore a cui porre il quesito e la interrogo: “Come riesce ad avere una Fede così forte nonostante sia stata a lungo una scienziata?”</p>
<p>Suor Justina sembra stupita della domanda, si blocca per un istante e poi mi spiega che la Fede è qualcosa che va ben oltre la scienza e che lei questo lo ha vissuto personalmente. La sua famiglia, mi spiega, era umile, con un padre muratore, una madre casalinga, due figlie femmine e un grande desiderio dei suoi genitori di avere un erede maschio. Era anche una famiglia molto religiosa e, dopo molte preghiere, finalmente nasce un maschio, che, però, appare da subito in più che precarie condizioni di salute: i medici gli diagnosticano un cancro al cervello in una zona in cui non è asportabile e, conseguentemente, gli danno pochissime settimane di vita. I genitori, disperati, consultano ogni specialista della zona, ma la risposta è sempre la stessa: nessuna speranza. Un giorno, di ritorno proprio dall’ultimo consulto, la madre di Justina si ferma ad un Santuario locale molto noto per una statua miracolosa della Vergine e per quattro ore prega in ginocchio la Madonna di salvare suo figlio. Poi, distrutta dal dolore, va a casa e si mette a dormire. A questo punto, sempre secondo il racconto di Suor Justina, le appare in sogno la Madonna che le ordina di mettere tre cucchiai di zucchero in un bicchiere d’acqua e di dare quell’acqua a suo figlio la mattina dopo. La madre esegue il comando e, con sua enorme sorpresa, mentre sta compiendo l’operazione, viene a sapere che anche il marito e le due figlie hanno avuto lo stesso sogno. In poche parole, nel giro di una settimana, come i medici, increduli, constatano dalle lastre, il tumore sparisce e oggi il neonato è un medico laureato negli Stati Uniti e un Prete Sposato Siriano-Ortodosso.</p>
<p>Insomma, c’è da rimanere senza parole, forse ancor più che per gli eventi raccontati, per la naturalezza con cui Madre Justina ne parla, come se l’intervento del Divino nella vita umana fosse qualcosa di ovvio, di naturale, come se, in fondo, la distanza tra l’uomo e Dio fosse una sorta di velo che la Fede può scostare facilmente.</p>
<p>A distanza di qualche tempo mi è ancora difficile non provare stupore ripensando alle parole di quella Suora irachena che passa la vita tenendo in ordine una Chiesa e lodando Cristo mentre narra la storia di San Marco, ma oggi, mentre la “spinta emotiva” si è un po’ affievolita, a tratti riemerge lo spirito critico che chiunque faccia il mio mestiere deve avere e non so se credere che davvero le vicende siano andate come la Suora mi ha raccontato. Forse sì, certo, ma forse alcuni tratti sono stati caricati, forse, in fondo, quegli avvenimenti sono stati “gonfiati” in modo da trasformarsi in parabole, forse c’è stato un forte mescolamento di realtà effettuale e onirismo, forse, anzi, per certi versi persino probabilmente, non è possibile parlare di veri e propri “miracoli”.</p>
<p>C’è, però, una cosa su cui mi capita spesso di riflettere: la Fede di Madre Justina, una Fede così totale da apparire fuori dal tempo, in qualche modo così acritica da divenire totalizzante, un abbandono totale a Dio, un amore così incredibile per Lui da sfiorare un “misticismo quotidiano”.</p>
<p>Ecco, forse è questo il vero, grande miracolo di cui questo incontro mi ha parlato: non glossolalie, eventi di “shekinà” (intervento del Divino nel mondo fisico) o guarigioni miracolose, ma la possibilità che questo abbandono, che questa Fede siano possibili e siano possibili oggi, in una donna di una terra martoriata dalla guerra che vive in un’altra terra martoriata dall’odio etnico, in una persona colta, istruita, per nulla superstiziosa, che ha passato metà della sua esistenza a misurare la realtà con numeri e calcoli e la cui convinzione, la cui certezza assoluta nella “tangibilità” del Sacro non solo “fa miracoli”, ma è essa stessa miracolosa.</p>
<p>Dopo aver terminato il racconto sul suo “miracolo famigliare” Suor Justina, prima di andare ad accogliere un nuovo gruppo di turisti e ricominciare a narrare per l’ennesima volta la sua storia di San Marco, mi ha detto un’ultima cosa sul rapporto tra scienza e Fede, una cosa che, mi sembra, è quasi una epitome della sua stessa esistenza: “Oggi pensiamo che il massimo della tecnologia sia un computer, ma se ci pensi, alla base anche del più avanzato dei computer ci sono silicio ed elettricità, della sabbia e una forza che esiste da sempre, entrambe create da Dio: tutto era già nella Sua mente, ma ci ama così tanto che ci ha lasciato liberi di scoprire da soli come combinare le sue creazioni …”</p>
<p>Guardo il computer su cui sto scrivendo e mi sento bene perché scopro di volere intensamente, acriticamente, e, per una volta, non mi interessa se secondo alcuni stolidamente pensare che  Suor Justina abbia ragione …</p>
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		<title>Energia Universale e Yoga</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 08:38:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anonimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cos&#8217;è l&#8217;Energia Universale? la scienza ha da tempo scoperto che esistono enormi quantità di energia sia a livello atomico che astronomico. Detto questo, nessuno può dubitare che una roccia contenga energia al suo interno. Nello Yoga, si fa riferimento all&#8217;energia universale come Prana o forza vitale. Nella medicina cinese e nelle arti marziali cinesi, questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cos&#8217;è l&#8217;Energia Universale?<br />
la scienza ha da tempo scoperto che esistono enormi quantità di energia sia a livello atomico che astronomico. Detto questo, nessuno può dubitare che una roccia contenga energia al suo interno.</p>
<p>Nello Yoga, si fa riferimento all&#8217;energia universale come Prana o forza vitale. Nella medicina cinese e nelle arti marziali cinesi, questa stessa energia è denominata &#8220;Chi&#8221;. </p>
<p>Nelle arti marziali giapponesi, questa stessa forza è conosciuta come &#8220;Ki&#8221;. </p>
<p>Reiki, un&#8217;arte curativa basata sull&#8217;imposizione delle mani, significa letteralmente &#8220;forza vitale universale&#8221;.</p>
<p>Com&#8217;è possibile che gli antichi fossero così &#8220;in sintonia&#8221; con la natura, senza i nostri strumenti scientifici? <span id="more-986"></span><br />
Gli antichi studiosi dedicavano il tempo ad osservare la natura e ad essere una parte di esso. Hanno osservato il funzionamento del corpo umano e sviluppato lo Yoga per il raggiungimento e mantenimento della salute.</p>
<p>Oggi abbiamo bambini che hanno a malapena il tempo per osservare gli uccelli. In realtà, il mondo virtuale dei videogiochi è per alcuni bambini più reale della stessa esistenza fisica. L&#8217;aspetto virtuale della vita<br />
crea una cultura di esistenza inconscia. Alcuni di noi fanno così tante cose inconscie, che non sono consapevoli di quello, o quanto, abbiano mangiato ieri sera.</p>
<p>Distaccarci dai recenti progressi tecnici ci permette di tornare alla natura e realizzare l&#8217;esistenza del Prana (Energia Universale). Il &#8220;ritorno alla natura&#8221;, ci permette di coltivare il Prana, e letteralmente, di &#8220;Ricaricare le batterie&#8221;. Coltivare grandi quantità di Prana è molto simile a una vacanza.</p>
<p>E&#8217; lecito chiedere, dove si trova il Prana in maggior quantità? Gli Yogi più antichi e quelli più recenti concordano sul fatto che il Prana è più abbondante negli spazi aperti. Possiamo percepirlo in spiaggia, laghi, montagne, campi e nel deserto.</p>
<p>La scienza oggi ci dice che abbiamo bisogno di ioni negativi e che li troviamo in abbondanza quando visitiamo un corpo di acqua. Ci sono macchine che possono generare ioni negativi nella vostra casa, ma per prendere una &#8220;vacanza Prana&#8221; serve molto più di una macchina.</p>
<p>Per coltivare Prana per un solo giorno, bisogna essere in armonia con la natura e l&#8217;universo. Solo con una passeggiata per uno spazio aperto, in sintonia con la natura, e praticando il Pranayama per parte della giornata, vi sarà possibile sentirsi in pace con voi stessi. </p>
<p>E&#8217; saggio invitare amici e parenti per una mini-vacanza, quando possibile. Non è nemmeno necessario parlare di Prana, Energia Universale, o Yoga, per osservare i benefici che riceveranno da una breve &#8220;vacanza Prana&#8221;.</p>
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		<title>NDE di personaggi illustri</title>
		<link>http://www.unknown.it/esoterismo/nde-personaggi-illustri-near-dead/</link>
		<comments>http://www.unknown.it/esoterismo/nde-personaggi-illustri-near-dead/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 05:48:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola S.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esoterismo]]></category>
		<category><![CDATA[Parapsicologia]]></category>
		<category><![CDATA[aldilà]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[nde]]></category>
		<category><![CDATA[oobe]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo già parlato di NDE su questo sito, ma ricapitoliamo per chi non conoscesse il fenomeno: Una NDE (near-death experience &#8211; esperienza prossima alla morte) si riferisce ad un&#8217;ampia gamma di esperienze personali associate ad una morte imminente, che comprendono una serie di sensazioni come il distacco dal corpo, il senso di levitazione, paura estrema, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo già parlato di NDE su questo sito, ma ricapitoliamo per chi non conoscesse il fenomeno:</p>
<p><em>Una <strong>NDE</strong> (near-death experience &#8211; esperienza prossima alla morte) si riferisce ad un&#8217;ampia gamma di esperienze personali associate ad una morte imminente, che comprendono una serie di sensazioni come il distacco dal corpo, il senso di levitazione, paura estrema, serenità totale, sicurezza o calore, senso di dissoluzione assoluta e la presenza di una luce.</em></p>
<p>Questi fenomeni vengono spesso riportati dopo che un individuo è stato dichiarato clinicamente morto (o comunque molto vicino alla morte), da cui il termine di pre-morte. Molti resoconti di NDE, tuttavia, provengono da eventi non pericolosi; inoltre con i recenti sviluppi nelle tecniche di rianimazione cardiaca, il numero di NDE segnalati è aumentato vertiginosamente.</p>
<p>Tra i numerosi &#8220;testimoni&#8221; diretti di NDE non mancano i personaggi famosi e illustri. <span id="more-960"></span></p>
<p>Ecco alcuni personaggi famosi che hanno dichiarato di aver vissuto NDE:<br />
- <strong>Carl Gustav Jung</strong> (psicoterapeuta, ne parla nel capitolo X di &#8220;Ricordi, Sogni, Riflessioni&#8221;)<br />
- Gianfranco Funari (showman, ne ha parlato nella puntata del 05/10/2005 di Matrix, Canale5)<br />
- Cino Tortorella (conduttore, l&#8217;ha detto su &#8220;Gente&#8221; nr. 46 del 15/11/2007)<br />
- George Foreman (pugile, ne parla in &#8220;God in my corner&#8221;)</p>
<p>Bisogna inoltre ricordare che le NDE o fenomeni analoghi sono ampiamente descritti nelle opere di molti autori dall&#8217;antichità ad oggi; ne han parlato Platone, Emanuel Swedenborg, Edward Burnett Tylor, Thomas De Quincey, Oscar Lewis, Ernest Hemingway, Lev Tolstoj, Victor Hugo e tanti altri.<br />
Le più sorprendenti analogie si trovano nel Libro tibetano dei morti e non mancano i parallelismi con la Bibbia.</p>
<p>Il caso di Jung è in qualche modo il più celebre:<br />
Il famoso medico psichiatra descrive la propria esperienza di pre morte nel suo testo autobiografico &#8220;Ricordi, sogni e riflessioni&#8221; pubblicato nel 1961. Nel 1944 un incidente, una frattura e un successivo infarto lo avevano portato in coma. In una lettera dello stesso anno scrive: &#8220;Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente.. Prima o poi, i morti diventeranno un tutt&#8217;uno con noi; ma, nella realtà attuale, sappiamo poco o nulla di quel modo d&#8217;essere. Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea nell&#8217;eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo.&#8221;</p>
<p>Sicuramente qualcosa su cui meditare.</p>
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		<title>Presentazione del libro “Upui. L’arte della strega”</title>
		<link>http://www.unknown.it/esoterismo/upui-l-arte-della-strega/</link>
		<comments>http://www.unknown.it/esoterismo/upui-l-arte-della-strega/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 23:05:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarahdeglispiriti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esoterismo]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni pensieri sparsi. Personalmente ho avuto la possibilità di conoscere l’arte di Upui attraverso i primi numeri di “Athame” (il bollettino del Circolo dei Trivi), nel 2002 circa, quando pubblicò diversi articoli sulla sua stregoneria istintiva e diversi disegni. Inoltre, essendo iscritta ad alcune mailing-list a cui era iscritto anche Nicolò, leggevo i sogni che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni pensieri sparsi. </p>
<p>Personalmente ho avuto la possibilità di conoscere l’arte di Upui attraverso i primi numeri di “Athame” (il bollettino del Circolo dei Trivi), nel 2002 circa, quando pubblicò diversi articoli sulla sua stregoneria istintiva e diversi disegni.<br />
Inoltre, essendo iscritta ad alcune mailing-list a cui era iscritto anche Nicolò, leggevo i sogni che inviava ai vari gruppi e guardavo con interesse gli schemi che ne scaturivano, pensando, all’epoca, che fosse una donna..il dubbio mi è rimasto a lungo perché i suoi scritti erano ambigui dal punto di vista della sua vera identità. <span id="more-757"></span><br />
Comunque, quando recentemente, nel 2006, mi ha contattata per proporsi come collaboratore di Labrys, sapevo già chi fosse dal punto di vista artistico e magico e avevo letto diverse cose nel suo sito, riguardo la sua storia, i ricordi su Gualina, gli schemi di pratica disegnati su carta e le incisioni su rame e nel frattempo avevo intuito quale fosse la realtà circa il suo essere uomo con ricordi di donna. </p>
<p>Reputo il percorso spirituale di Upui e la sua arte originali per diversi motivi. Intanto perché il nostro autore proviene da un percorso cattolico, voleva addirittura entrare in seminario, e – proprio dopo una particolare attività per il Gris di Torino, oltre che nel CUN, il centro ufologico nazionale – è arrivato al sentiero della Dea. In più perché la sua arte unisce il fascino dei grimori rinascimentali allo stile più fumettistico – e lo dico in senso positivo – un tipo di comunicazione più contemporanea, simpatica ed ironica. </p>
<p>Quando nel 2007 con Andrea Armati abbiamo potuto conoscere e incontrare direttamente Nicolò, ci siamo convinti a maggior ragione di quanto fosse importante scrivere riguardo la sua arte, anche per l’originalità dell’autore, per il suo credere profondamente in ciò che vede e sente nei suoi rituali (per quanto  non pretenda di essere creduto per forza), quindi per il suo misticismo e anche per la sua fiducia in noi, nonostante ci conoscessimo relativamente da poco. </p>
<p>Personalmente mi sento di parlare di Upui come di un artista-medium in quanto egli stesso dice che è la sua “non mano” (ovvero quello della strega Gualina) a creare gli schemi sotto la guida degli spiriti amici e della Dea. Egli è, a mio parere, un tramite dell’ispirazione Divina o, per lo meno, di quello che per Upui è il Divino. </p>
<p>Quella di Nicolò, quindi, non è arte in senso stretto ma arte esoterica. Upui non è del tutto consapevole quando crea, questa è la sua caratteristica principale. E’ come se durante i rituali entrasse in trance e avesse visioni di riti e celebrazioni con la Dea (che egli si vede attuare  come donna) e gli Spiriti grazie ai quali comprende delle “leggi” esoteriche e magiche che poi riporta nelle sue opere (disegni e incisioni su rame). Quindi la cosa importante è far capire come l’arte possa diventare veicolo del mondo dello spirito e del contatto tra l’uomo e il Divino. </p>
<p>Per chi mi chiedesse in cosa consista l’originalità della pratica di Nicolò, risponderò che a mio parere consiste nell’essere molto spontanea e istintiva  e nel non appoggiarsi a cose già preconfezionate da altri e quindi di essere veramente originale. In nessun libro di Wicca o di altre forme di stregoneria contemporanea si trovano tali e simili schemi. Il nostro autore segue solo le proprie visioni. Tanto è vero che la stessa simbologia che appare nelle sue opere è molto eclettica: vi sono sia alcuni simboli usati convenzionalmente da movimenti neopagani come la Wicca sia simboli personali di Upui. Non solo. Il nostro autore utilizza anche una serie di alfabeti differenti per raccontare nei suoi schemi ciò che ha visto e sentito: Tebano, Isiaco (non solo in modo tradizionale ma anche in chiave) oltre a caratteri relativi e quindi personali. </p>
<p>A questo punto ci si potrà chiedere in cosa consista, invece, l’originalità del libro. Dal mio punto di vista, consiste nell’aver cercato di fondere testo ed immagini, in modo tale da farli dialogare per esaltare l’opera di Nicolò. Ci è parso che in ambito esoterico non vi fosse nulla di simile, almeno qui in Italia: l’opera che ne è risultata è a metà via tra un saggio e un libro d’arte illustrato che cerca di sviscerare l’opera di Upui sia a livello di contenuto sia a livello visivo. Un libro che, anche per chi non fosse del “settore”, sarà piacevole anche solo sfogliare. </p>
<p>Ma come si compone il libro? L’opera inizia con una biografia dell’autore, il quale ha cominciato il proprio percorso passando dalla sua originale intenzione di entrare in seminario e quindi dal gruppo di ricerca sulle sette, il Gris di Torino, al suo interesse per i movimenti dischisti e del CUN (Centro Ufologico Nazionale) di Torino fino a giungere alla scoperta degli amici spiriti, ai ricordi su una possibile vita passata come la strega Gualina Stabiosa e al rapporto con la Dea. Successivamente, appare un riassunto dei primi ricordi riguardanti Gualina (ricordi tutt’ora in corso, tanto è vero che l’autore sta ancora cercando di ricostruire alcuni fatti non chiariti prima), una sezione dedicata alle simbologie ricorrenti nelle opere grafiche e l’appendice in cui appaiono ulteriori ricordi recenti riguardanti un personaggio un po’ negativo che ha avuto a che fare con Gualina, tale Marcherio, i sogni e le visioni dell’autore e le interviste che gli abbiamo fatto per dare forma al libro. </p>
<p>Spero che questi brevi spunti possano suscitare curiosità nel lettore, tanto da voler entrare nel favoloso mondo della Strega Upui. </p>
<p>Sarah Bernini<br />
(articolo tratto dal sito artesassociazione.org) </p>
<p>&#8212; </p>
<p>Myspace del libro: myspace.com/upuiartedellastrega<br />
Sito della casa editrice Eleusi: eleusiedizioni.it<br />
Sito personale di Nicolò Mulè (UPUI): http://upui.altervista.org/</p>
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		<title>Riflessioni sul movimento NeoPagano (parte 5)</title>
		<link>http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-5/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 09:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarahdeglispiriti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esoterismo]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie]]></category>
		<category><![CDATA[neopaganesimo]]></category>

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		<description><![CDATA[Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte V) Voglio dire che basterebbe capovolgere il punto di vista. Ma è ovvio che questa gente non porti avanti una visione relativista della realtà (e tantomeno laica, come invece una carica istituzionale dovrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte V)</p>
<p><span id="more-717"></span></p>
<p>Voglio dire che basterebbe capovolgere il punto di vista. Ma è ovvio che questa gente non porti avanti una visione relativista della realtà (e tantomeno laica, come invece una carica istituzionale dovrebbe garantire), anzi c’è una tendenza fortemente retrograda che porta a detestare tutto ciò che non si conosce e che va al di là della propria comprensione. Inutile dire che un po&#8217; in tutta Italia si stia verificando un ritorno pesante a certo tradizionalismo assurdo che ricorda tanto certo modo benpensante di fare anni &#8217;50. Ma andiamo avanti. Leggiamo l’articolo riguardante Cacciari: “Cacciari e la crociata anti-Halloween. Il primo cittadino veneziano: di Halloween non mi piace l’aspetto tenebroso, demoniaco, mortuario.<br />
ROMA &#8211; «Festeggiare Halloween a Venezia? Non se ne parla proprio. Roba da Disneyland. O da Peschiera del Garda, lì dove c’è Gardaland. Noi abbiamo il Carnevale più bello, intelligente ed elegante del mondo. Perché mai dovremmo concedere spazio a qualcosa che non c’entra niente, dico niente, con le tradizioni italiane?».Mio commento: non tornerò a disquisire sul senso del Samhain/Halloween per la nostra cultura: sarebbe ora che questi signori, prima di parlare, si andassero a studiare i libri di storia e di antropologia.<br />
Massimo Cacciari non è uomo da mezzi toni, si è visto sabato scorso con la manifestazione del Pd contro il governo Berlusconi («non ho alcun interesse a parlarne, mi importa come si organizzerà il Pd, non certo un corteo&#8230;»). Figuriamoci se può usare giri di parole per la festa più amata dai bambini italiani.<br />
Solo dai bambini? A me risulta che le feste, di qualsiasi tipo siano, piacciano a bambini e ad adulti, perché è un modo per rendere gioioso e sacro un momento della vita, un momento dell’anno, e per stare in compagnia tra persone. Questo modo di sminuire le cose della vita mi dà molto fastidio e mi fa tanto moralismo da quattro soldi. Come dire: “ma sì, a noi cosa interessa di Halloween, è roba da bambini” per poi, magari, fiondarsi nel primo negozio a comprarsi oggetti in tema per arredare la casa perché è tanto carino e va di moda.<br />
Perché no a Halloween, professor Cacciari? «Semplicemente perché non possiede alcun collegamento con la cultura italiana, con le vere feste delle nostre radici. Certo, mi sembra che la potenza mediatica americana riesca a imporre benissimo nel resto del mondo anche un appuntamento come Halloween. Viene da dire:<br />
è la globalizzazione, amico mio. Ma noi possiamo ribattere: l’Italia è la patria di una meravigliosa tradizione come il Carnevale.<br />
Venezia dal ’400 vanta il più straordinario appuntamento carnevalesco dell’intera Europa, imitato con fatica in tutto il mondo. E quindi possiamo permetterci il lusso di dire no a Halloween, nella nostra città non si festeggia, grazie mille&#8230; ».<br />
Ma cosa c’entra il Carnevale di Venezia con Halloween?<br />
Chi glielo tocca il Carnevale? Non è che se festeggi Halloween tu non possa festeggiare più il Carnevale..<br />
non è una questione di chi ha la festa più bella e divertente o antica, sono cose diverse per quanto simili, visto che anche il Carnevale ha origini pagane, ma questo, ovviamente, non si può dire, se no il Vaticano ci obbligherà a non festeggiare più nemmeno il Carnevale di Venezia.<br />
Il filosofo sindaco di Venezia se la prende anche con altre festività da calendario:<br />
«Halloween alla fine è una delle tante feste finte, fintissime, inventate a puri scopi commerciali. Basta guardare le vetrine piene di oggetti tutti uguali per Halloween. Mi viene in mente la festa della mamma, del papà, dei nonni, e chi più ne ha più ne metta. Roba che fino a qualche decennio fa non esisteva ed è stata imposta artificialmente solo per far soldi».<br />
A parte il fatto che, come già dimostrato più volte, Halloween non è una cosa inventata solo a scopi commerciali. Ma poi: dovremmo prendere lezioni dal Carnevale di Venezia, una città che ti spenna vivo per farti comprare maschere in ogni angolo della città? Ma ci stiamo prendendo in giro o diciamo sul serio? Cacciari pensa forse che la gente non sappia che giro di soldi porti a Venezia il Carnevale??? E facciamo lezioni morali su Halloween? Cosa non le piace, a parte l’aspetto commerciale, della festa delle Streghe? «L’aspetto tenebroso, demoniaco, mortuario, quasi di decomposizione&#8230; Qui c’è il teschio, non il puer aeternus, allegro e sorridente, che è il simbolo del Carnevale». Cacciari ammette che se comincia a parlare di Carnevale non la smette più: «La festa affonda le sue radici addirittura in un’era pre-romana. Il suo significato è legato al cambio dell’anno, alla tras-gressione nel senso più puro del termine, cioè del procedere verso il nuovo&#8230;. Lì è tutta la sua bellezza. Persino la parola è di origine incerta. Forse è Carnem- Vale, addio alla carne per la Quaresima. O potrebbe essere Carro-navale, perché nell’antica Roma Iside si presentava a bordo di un mezzo del genere».<br />
Oh, finalmente, l’abbiamo detto. Il Carnevale è una festa pagana pre-cristiana. E, guarda un po’, anche Halloween è nata da una festa pagana legata al ciclo dell’anno, essendo il capodanno celtico. Toh, che strano.<br />
E se parliamo, comunque, di figure del Carnevale, non si può negare che in esso appaiano esseri demoniaci ed inquietanti. Arlecchino è nato come demone (Hellchino), lo sanno tutti quelli che studiano storia del teatro e dello spettacolo. Pulcinella, invece, è una larva, un fantasma. E questo proprio perché, essendo in origine una festa primaverile, per rendere la terra fertile si davala possibilità agli esseri degli Inferi (sotto la terra, appunto) di scorrazzare liberi sulla terra per un certo periodo di tempo, per ingraziarseli e poter avere raccolti abbondanti. [5] Ma continuiamo. Il giornalista, a questo punto, chiede al Sindaco come sarà il Carnevale veneziano 2009 e lui parla dei progetti per il nuovo anno, ma la cosa interessante viene dopo: “[…] L’aspetto commerciale, nel 2009, viene messo da parte: «In pieno col sindaco Cacciari, non punteremo tanto sulla quantità di pubblico, che ormai si aggira sul milione e 200 mila presenze ogni Carnevale. Piuttosto vogliamo proporre una vera esperienza cognitiva. Un’occasione per capire e apprendere, naturalmente divertendo».<br />
E i giovani legati a Halloween? «Io sono convinto che molti ragazzi potranno facilmente capire l’immensa differenza che esiste tra un &#8220;qualsiasi&#8221; Halloween e l’irripetibile Carnevale veneziano. Quando sento che qui in Italia si scimmiottano le streghette americane mentre a New Orleans o in Sud America impazziscono per cercare di imitare il modello veneziano divento matto&#8230;».<br />
Articolo di Paolo Conti, del 31 ottobre 2008<br />
[http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_31/cacciari_anti_halloween_491cce32-a71d-11dd-90c5-00144f02aabc.shtml]<br />
Credo che non servano altri commenti: le ultime frasi si commentano tutte da sole. Ma cos’è, una gara ??? Per la serie: “chi ce l’ha più bella??” (la festa, ovviamente).<br />
Sinceramente, mi sembrano giochetti e atteggiamentida bambini, questo sì. E per finire, un articolo dell’Ansa sempre riportato da Dafne nel suo blog:</p>
<p>Ansa, 2008-10-31 19:28<br />
HALLOWEEN: FESTA DILAGA IN ITALIA E PREOCCUPA CHIESA<br />
ROMA &#8211; La festa celtica dei morti che per una notte tornano tra i vivi dilaga in Italia, soprattutto tra i giovani, e la Chiesa lancia l&#8217;allarme. Altro che innocui &#8216;scherzetti o dolcetti&#8217; e zucche ritagliate per bambini: Halloween, ammonisce don Aldo Buonaiuto, responsabile del Servizio Antisette Occulte dell&#8217;Associazione Papa Giovanni XXIII, promuove &#8220;la cultura della morte&#8221; e favorisce &#8220;connivenze con il crimine e con spietate sette che non hanno alcuno scrupolo&#8221;. Per questo, è l&#8217;appello del religioso dalle colonne del quotidiano della Cei &#8216;Avvenire&#8217;, genitori ed educatori scoraggino stanotte i ragazzi dal partecipare ad incontri &#8220;sconosciuti, ambigui&#8221; o peggio ancora &#8220;segreti&#8221;.<br />
&#8220;Quest&#8217;inneggiamento al macabro e all&#8217;orrore &#8211; scrive don Buonaiuto &#8211; spinge le nuove generazioni ad una mentalità magicoesoterica, attacca il sacro e i valori dello spirito attraverso una subdola iniziazione alle arti e alle immagini dell&#8217;occulto&#8221;. Una &#8216;scomunica&#8217; che ricorda quella rivolta dalla Chiesa nei confronti di Harry Potter, il maghetto nato dalla penna della scrittrice britannica J. K. Rowling, che ha scalato le classifiche librarie di tutto il mondo.</p>
<p>Vai alla Sesta parte: <a href="http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-6/">Il movimento Neopagano (parte 6)</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Riflessioni sul movimento NeoPagano (parte 2)</title>
		<link>http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-2/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 20:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarahdeglispiriti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esoterismo]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie]]></category>
		<category><![CDATA[neopaganesimo]]></category>

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		<description><![CDATA[Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte II) Spesso e volentieri io stessa mi sono chiesta se abbia senso continuare con la rivista, non lo nego. La maggior parte delle volte mi ritrovo a postare nella mailing list della rivista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte II)</p>
<p><span id="more-693"></span></p>
<p>Spesso e volentieri io stessa mi sono chiesta se abbia senso continuare con la rivista, non lo nego. La maggior parte delle volte mi ritrovo a postare nella mailing list della rivista articoli che non so neppure se vengano mai letti da qualcuno. Poiché cadono nel totale silenzio.<br />
Invio. E c’è silenzio. Fai una domanda per vedere di provare anche solo per 5 secondi ad attivare una piccola reazione e … silenzio. Se qualcuno risponde – e per questo lo ringrazio – solitamente si tratta sempre delle due-tre persone che so esserci e che seguono con costanza.<br />
Ma difficilmente una voce nuova si aggiunge. E dopo anni e anni ad andare avanti così, non è facile. Ti senti davvero stupido. A che lo fai a fare? Per il tuo ego? All’ego, anche se fosse questo il motivo, non serve di certo buttare lì qualcosa che cade nel silenzio, anzi. Ti crea solo un senso di tristezza, solitudine e insensatezza. Quando per anni scrivi dicendo: “chi abbia un’idea o anche solo una domanda, mi scriva e la pubblicherò” e vedi che nessuno ha mai nulla da chiedere o da proporre, ti rendi conto che quel che scrivi forse davvero finisce nel vuoto e non serve a nulla. Poi, magari, trovi forum e gruppi di discussione pieni di gente che discute insultandosi su scemenze, mandandosi le maledizioni via mail, minacciandosi a vicenda di denunciarsi e cose di questo tipo e ti chiedi: ma quale contributo dà una situazione del genere al movimento? Non ci farà apparire come un sacco di gente che davvero segue un percorso solo per moda e non perché senta davvero qualcosa d’altro, il Divino, un’energia che va oltre a ciò che si vede con gli occhi? Eppure, nonostante queste strane contraddizioni, di persone che scrivano in giro e facciano studi più o meno seri ce ne sono: nascono di continuo bollettini e riviste, cartacee o on-line, forum e gruppi, il che è rassicurante e positivo; ma è un po’ come se i creatori di questi progetti fossero spinti da un’esigenza interiore che non corrisponde all’esigenza esterna, che non corrisponde, cioè, ad una richiesta alla pari con il loro bisogno di far conoscere ed informare, a loro modo, gli altri, ovvero quelli che non scrivono. Un po’ come se si scrivesse più per sé, per il proprio bisogno, che non per gli altri e per un’esigenza esterna esistente. Spesso mi sono chiesta se qualcuno pensi di me la stessa cosa, cioè che scrivo solo per il mio ego o cose di questo tipo. Chi pubblica – senza scopo di lucro come la maggior parte delle fanzine e delle riviste di questo ambito &#8211; lo fa con il solo scopo di divulgare e rendersi utile, ma spesso non riceve quasi nulla in cambio: né attenzione né un minimo di soddisfazione nel farlo, se non sempre da quelle due-tre persone. Per carità, non che uno fondi una rivista, un sito o altro sperando di ricevere qualcosa in cambio: se no, non ci sarebbe il puro spirito di studio e di informazione libera. Ma alle volte sembra di parlare davvero a vuoto. E quelli che danno un vero contributo sono sempre i soliti che girano. Eppure i forum e le mailing list sono pieni di iscritti. Quindi la partecipazione dovrebbe esserci. Ma non sempre appare, non sempre è così manifesta. Spesso si rivolge una domanda ad un pubblico virtuale che neppure risponde,che non fa conoscere la propria opinione, e ti chiedi: ma per quale motivo allora si sono iscritti? Non voglio credere che alle persone piaccia ricevere sempre e solo la “pappa pronta”. Spesso penso: romperò le scatole ad un sacco di gente con i miei articoli, prima o poi si diranno “che due scatole!, ma perché questa continua a blaterare?” Mi dispiacerebbe davvero tanto se una cosa di questo tipo accadesse, perché il mio scopo non è quella di stressare o rompere le uova nel paniere, ma cercare di dare un contributo, per quanto piccolo, alla comunità neopagana italiana. Personalmente, sono iscritta ad un sacco di gruppi ed anch’io, è vero, non sono molto attiva nelle altre ml ma nella maggior parte dei casi mi sono iscritta perché dai gruppi posso trarre nuove informazioni da inoltrare agli iscritti del mio gruppo e fare “pubblicità” a movimenti ed associazioni neopagane…perché è bello far sapere cosa fa chi. E’ fondamentale, perché è l’unico modo per far circolare notizie e idee. Spesso, anche, ho avvisato i gestori di altre ml che non avrei potuto scrivere per motivi di tempo, perché già Labrys è un grosso impegno.<br />
Ma è mai possibile che tutte, proprio tutte, le persone iscritte non abbiano mai neppure due minuti di tempo per fare un commento? Alla fin fine, a differenza che negli incontri “fisici” in cui serve tanto tempo per spostarsi e magari fermarsi in un luogo, benzina e costi di vario tipo, scrivere due righe in una mailing list non costa nulla, se non qualche minuto del proprio tempo. E uno non deve neppure farlo spesso…ma basterebbe qualche volta far capire che “sì, esisto, ci sono, non cade tutto nel nulla”. Questo è un problema che mi pongo davvero spesso. Un altro punto è legato forse all’Ego e al vivere in modo solipsistico, ovvero come se chi scrive non dovesse leggere gli altri. Personalmente, appena ne ho l’opportunità, cerco di leggere le opere degli altri perché se no come potrei crescere mentalmente e culturalmente?<br />
E’ un po’ il problema che mi sono trovata davanti ad alcuni vecchi amici che fanno gli artisti. Personalmente amo osservare le opere e le mostre altrui: non mi toglie nulla, non è che il successo di uno tolga qualcosa a me, anzi: sono molto felice della riuscita altrui e grazie all’arte di un’altra persona posso arricchirmi interiormente in un modo tale che se ne rimanessi estranea non mi capiterebbe. Eppure, chissà perché, da parte degli altri non è mai così. Mai che ti diano una soddisfazione, mai che vengano a vedere quello che hai realizzato perché sarebbe, forse, come ammettere che tu hai realizzato una cosa a cui loro non hanno mai pensato. Ma è normale che sia così, è bello che sia così: siamo tutti diversi, abbiamo passioni e interessi e capacità diverse, se no sai la noia? E invece…Ecco, forse è anche questo che ho ritrovato nei due testi sopra citati: qualcosa che appartiene anche a me, un non poter mai ricevere una piccola soddisfazione da persone che ti circondando tutti i giorni e che sarebbe bello se volessero collaborare per realizzare qualcosa insieme. Forse l’ego ele incomprensioni a causa di questo è davvero uno dei peggiori mali di questa realtà fisica. Il vero motivo per cui anche tanti gruppi si sciolgono, lasciano tanta amarezza in bocca. Un esempio che mi viene in mente è anche la fine di MadreDea….Un vero peccato. Da quel che riporta il sito [2] dell’associazione culturale – tra l’altro tutto al femminile – con delibera dell’8 settembre 2008 del direttivo, è stata presa la decisione di chiudere l’associazione. I motivi citati nel testo sarebbero la mancanza di tempo per gestire gli eventi da parte della maggioranza dei membri del direttivo – cosa, questa, piuttosto comprensibile – e anche per “inconciliabili diversità di opinione tra le socie fondatrici”. Per favore, vi prego, ditemi che non è per una questione di ego che anche un gruppo di questo tipo si è sciolto. E’ il male del nostro movimento e sapere che si infiltra ovunque come una malattia endemica non ci fa bene, non fa bene a nessuno di noi. Siamo esseri umani, è vero, quindi è naturale non trovarsi sempre d’accordo. Ma lo scopo di realizzare qualcosa in comune dovrebbe essere più alto dei singoli punti di vista, ci sarà un modo per venirsi incontro … almeno, io lo spero.<br />
Sempre l’ego è la causa anche del fatto che ci sia tanta competizione tra tradizioni e gruppi neopagani diversi invece che la collaborazione. Gente che pensa a strani complotti, al mettersi i bastoni tra le ruote a vicenda per far concorrenza ad un gruppo piuttosto che ad un altro, un modo per spendere energia in rabbia e antagonismo che uccide il movimento e che ci rende vulnerabili e attaccabili troppo facilmente dall’esterno, soprattutto da quelle forze e da quei poteri tradizionalisti di certa matrice cattolica che non vedono l’ora di trovare i nostri punti deboli per farci apparire gente priva di serietà. Un grosso baraccone, insomma. Eppure, ci sono persone che vogliono evitare di dare questa immagine e vanno avanti, credendo nel proprio sogno, scrivendo e cercando di divulgare idee e informazioni il più possibile. Occorre andare avanti, proprio come vogliono continuare a fare gli autori de I quaderni di Ipazia e come hanno fatto, anche con altre pubblicazioni, persone che provenivano dall’esperienza di Sacre Radici. E come vorrei fare io. L’ego, l’indifferenza e il troppo individualismo sfrenato uccidono, uccidono tutto lasciando dietro di sé solo odore di bruciato, speranze infrante, amarezza in bocca e mancanza di coesione all’interno del movimento neopagano. Per questo non ringrazierò mai abbastanza le poche persone che seguono con interesse Labrys e che collaborano a realizzarlo: perché anche se rimarranno solo una o due varrà la pena andare avanti, anche solo per loro. Grazie. Significa che qualcosa resta, che non tutto è perduto.<br />
Ma pensiamoci, per favore. Non lasciamo che l’indifferenza vinca su tutto. E ditemi cosa ne pensate, per piacere, non rimanete in silenzio…</p>
<p>Vai alla Terza parte: <a href="http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-3/">Il movimento Neopagano (parte 3)</a></p>
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		<title>Riflessioni sul movimento NeoPagano (parte 4)</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 08:37:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarahdeglispiriti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esoterismo]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie]]></category>
		<category><![CDATA[neopaganesimo]]></category>

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		<description><![CDATA[Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte IV) Un’altra questione da sollevare, a mio parere, è legata alla cultura pagana. In questo senso, è interessante questo passo dell’editoriale dei “Quaderni di Ipazia”: “[…] Le fiction televisive “Pompei”, “L’inchiesta” ed i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come apparso su Rivista Labrys anno III, n. 12, Samhain-Yule 2008, &#8220;Una Piccola Riflessione personale sul Movimento Neopagano&#8221; di Sarah Bernini. (Parte IV)</p>
<p><span id="more-711"></span></p>
<p>Un’altra questione da sollevare, a mio parere, è legata alla cultura pagana. In questo senso, è interessante questo passo dell’editoriale dei “Quaderni di Ipazia”: “[…] Le fiction televisive “Pompei”, “L’inchiesta” ed i vari dibattiti che ne sono seguiti si sono rivelati poco accurati dal punto di vista storico e, soprattutto, alquanto impietosi verso quella che consideriamo l’unica cultura, spiritualità e religione in grado di vibrare nella nostra anima: il mondo dell’antico Paganesimo. Fa piacere che fra i vari argomenti verso i quali i/le nostri/e concittadini/e mostrano interesse vi siano quelli storici, eppure pensiamo sia quantomeno doveroso, da parte nostra, denunciare i vari errori sul piano storico e, soprattutto, difendere la memoria di quelle che consideriamo le nostre uniche radici. Ecco, dunque, una cosa che ci spinge a non rimanere con la bocca chiusa e ad andare avanti con i nostri bollettini: il desiderio di fare chiarezza in mezzo a tanto ciarpame storico e culturale. Di lavoro da fare ce n’è tanto, nel caso qualcuno decida di unirsi a noi, non potremmo che esserne lieti. […]”<br />
[Testo tratto dall’editoriale di I Quaderni di Ipatia, n.10 – Primavera 2783 – 2821 – 2760 ab Urbe condita tratto da http://anticamadre.net/testipdf/I_Quaderni_di_Ipatia_10.pdf, 2007]<br />
A mio avviso, noi neopagani abbiamo il dovere morale e culturale di informare, evitando le mistificazioni, sulla cultura pagana antica e contemporanea. E questo per evitare che si creino atteggiamenti di rifiuto verso la nostra cultura e il nostro modo di sentire e vivere, per evitare che vi siano atteggiamenti di intolleranza verso le cose minime. Mi vengono in mente, tra le altre cose, i recenti divieti di far festeggiare Halloween in diverse città italiane, come riportato ad esempio su “La Tribuna di Treviso” del 25 Ottobre 2008 [3], in cui si diceva che il sindaco della città di Oderzo avrebbe negato la celebrazione della festa di Halloween nelle strutture di proprietà pubblica, cosa avvenuta anche a Venezia da parte del Sindaco Cacciari. Infatti, come riporta Dafne Eleutheria nel suo blog per quanto riguarda il primo articolo, sulla negazione della festa ad Oderzo, si diceva che “Nessuna festa di Halloween sarà permessa in città, non per lo meno nelle strutture di proprietà pubblica. E’ la decisione del sindaco Pietro Dalla Libera che, in linea con quanto già accaduto negli ultimi due anni, ha deciso di non concedere spazi comunali alle feste del 31 ottobre dedicate alla ricorrenza tipica del mondo anglosassone. Obiettivi: tutelare le tradizioni religiose ed evitare vandalismi.” […]“La nostra è una scelta ben precisa &#8211; sottolinea il primo cittadino &#8211; siamo contrari alla celebrazione di feste che nulla hanno a che vedere con la nostra tradizione culturale e religiosa come nel caso specifico. Il nostro è uno spirito che intende tutelare i santi ed i defunti puntando a consolidare le tradizioni locali”. […] Quello che propongono le nostre liste civiche è un cambio di mentalità contro la dilagante perdita di valori &#8211; chiude il sindaco Dalla Libera &#8211; è essenziale proporre iniziative che rafforzino le nostre tradizioni, soprattutto religiose. Al di là di essere favorevoli alle feste, non crediamo che Halloween sia una ricorrenza che si sposa con la nostra cultura. Come può un giovane festeggiare fino alle 3 o 4 del mattina e poi alzarsi per andare in cimitero a celebrare la festività religiosa dell’ 1 novembre? Abbiamo fatto una scelta ben precisa e finché ci saremo noi non intendiamo cambiare rotta”.<br />
Dunque, partiamo dal fatto che scelte di questo tipo siano piuttosto liberticide anziché no, come già faceva notare la nostra cara Dafne. E su questo, credo non vi sia molto altro da dire. Aggiungiamo anche che l’usanza di Halloween, per quanto sia divenuta anglosassone per ovvi motivi (nei paesi anglosassoni le antiche tradizioni pagane si sono mantenute vive più a lungo che da noi e quindi si sono poi evolute nelle festività più moderne e commerciali), ha origini antiche di stampo celtico, essendo il Samhain una festa legata a quella cultura. Non staremo a ripeterci sui suoi significati, già approfonditi in tanti libri ed articoli anche apparsi in questa rivista [4], noi sappiamo che una festa del genere ha forti e antichi legami con la nostra civiltà, per quanto la versione moderna americana sia stata “corrotta” da puri scopi commerciali (ma quale festa non la è, pensiamo al Natale …).<br />
Sul tutelare le tradizioni religiose: quali? Solo quelle cattoliche, immagino. Come se in Italia fossimo tutti, dal primo all’ultimo, cattolici. Tutti gli altri, infatti, non esistono, ovvio. Mi sembra una posizione talmente arrogante che si commenta da sola.<br />
I vandalismi? Come rispondevo nel blog di Dafne, inutile dire che se i vandali vogliono agire non aspettano di certo la notte di Halloween&#8230;insomma, voglio dire, le mele marce ci sono 365 giorni all&#8217;anno, purtroppo. Per quanto poi riguarda il fatto di andare al letto alle tre di notte e poi alzarsi per andare in cimitero, come rispondevo nel blog sopra citato, tra le varie opzioni che si possono trovare tra le molte altre è che la festa possa essere fatta e chi voglia andare (cristiano o meno) possa andare, mentre chi non voglia andare non ci vada a prescindere che la festa ci sia o meno, perché non gli interessa a priori. Dare, quindi, la possibilità di fare una festa piuttosto che un&#8217;altra non incide per niente sulla mentalità e &#8220;moralità&#8221; (???) delle persone. Se sei cristiano cattolico nel sangue non ti dovrebbe toccare minimamente che vi sia una festa non cattolica in giro e viceversa perché questo non dovrebbe creare in te dubbi o altro&#8230;se credi in un modo, le altre credenze o modi di vivere non ti causano scompensi interiori, al massimo un po&#8217; di curiosità o, al contrario, indifferenza. O, per lo meno, dovrebbe essere così. Io sono pagana e non mi tange che tutte le domeniche la gente vada a messa, non ci vado perché non è più la mia via da quel dì, ma rispetto le scelte altrui (senz&#8217;altro, invece, mi infastidisce il campanile vicino a casa che batte ogni ora, anche di notte, ma questo è un altro discorso&#8230;).</p>
<p>Vai alla Quinta parte: <a href="http://www.unknown.it/ipotesi/movimento-neopagano-5/">Il movimento Neopagano (parte 5)</a></p>
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